San Kevin di Glendalough: Storia, Leggende e Luogo di Pellegrinaggio

Introduzione a San Kevin

San Kevin è la versione in lingua inglese del nome irlandese Caoimhín (Coemgen in irlandese antico, latinizzato Coemgenus). Nato nel Leinster, in Irlanda, era discendente di una famiglia nobile, forse addirittura dai re del Leinster, figlio di Coemlog e Coemell. La leggenda che lo riguarda è inverosimile, ma ci restano poche notizie sue contemporanee. Fu battezzato da San Cronan di Roscrea ed all'età di sette anni fu mandato in Cornovaglia per essere educato da San Petroc. Fece vita monacale dall'età di 12 anni. Studiò per l'ordinazione a Cell na Manach (Killnamanagh), fu discepolo di San Eonagh, suo zio paterno, e fu ordinato sacerdote dal vescovo Lugidus (Lugaidh). Conobbe i maggiori santi irlandesi suoi contemporanei.

La Vita Eremitica e la Fondazione del Monastero

Dopo la sua ordinazione, poiché San Eonagh doveva trasferirsi nell'Irlanda settentrionale, voleva nominare Kevin abate del monastero, ma Kevin scappò. Visse da eremita per sette anni a Glendalough, "la valle tra i due laghi", in una grotta sulle rive del lago superiore (Lago Superiore), nota come "il letto di San Kevin", verosimilmente una tomba dell'età del Bronzo. La leggenda dice che vi fu condotto da un angelo. Visse di stenti, cibandosi di erbe selvatiche e passando il tempo in preghiera.

Grotta del letto di San Kevin a Glendalough

Nei dintorni si sparsero voci sulla sua virtù e santità che attirarono seguaci da tutta Irlanda: San Moling fu suo seguace. Allora Kevin fondò a Glendalough un monastero, attorno al quale crebbe un villaggio. Fu abate del monastero fin quando questo non fu ben avviato e poi tornò ad una vita di solitudine. Ma, quattro anni dopo, i suoi monaci lo supplicarono di tornare a Glendalough, dove fu abate fino alla sua morte.

Le Reliquie e i Viaggi di San Kevin

San Kevin si recò un giorno a Roma per procurare sante reliquie per il suo monastero. Già anziano, gli nacque il desiderio di tornare a Roma, ma non era sicuro che fosse giusto abbandonare il suo monastero. Allora chiese consiglio a San Ciarán di Clonmacnoise, che gli rispose che sarebbe stato meglio non abbandonare i suoi monaci, quando non erano ancora pronti per la missione: «le uova degli uccelli non si schiudono mentre questi volano». Pertanto Kevin rinunciò al suo desiderato viaggio a Roma.

L'Amicizia con San Ciarán

San Ciarán di Clonmacnoise era grande amico di San Kevin. Sapendo che Ciarán stava per morire, Kevin lo andò a trovare a Clonmacnoise, ma arrivò tre giorni dopo la sua morte. Allora lo spirito di san Ciarán rientrò nel suo corpo così che poté abbracciare l'amico ospite. Stettero insieme molto tempo in conversazione. Ciarán regalò a Kevin una campana d'argento come segno di amicizia.

La Purezza e il Rapporto con gli Animali

La leggenda dice che San Kevin visse fino all'età di 120 anni. San Kevin era famoso per la sua purezza: fino al XIX secolo il suo nome in Irlanda era usato per indicare un uomo freddo con le donne. Si racconta che una volta, allorché una donna volle mettere alla prova la sua castità, egli l'abbia spinta in un cespuglio di ortiche. Un'altra sua pretendente fu gettata da una scogliera.

Illustrazione di San Kevin con gli animali

Al contrario, San Kevin amava la compagnia delle bestie selvatiche, ed era da loro ricambiato. Una volta durante una quaresima, mentre stava con le mani giunte in preghiera, un merlo depose un uovo tra le sue braccia. San Kevin rimase in quella posizione, lasciando che il merlo lo covasse, finché l'uovo si schiuse e il santo tornò al monastero per celebrare la Pasqua. Il merlo nutrì il santo per tutto il periodo della quaresima, portandogli bacche e noci.

Durante il suo isolamento, quando d'inverno Kevin scendeva sulle rive del lago e vi si immergeva fino al collo per pregare, una lontra gli portava del pesce. Quando gli cadde il breviario nel lago, la lontra glielo riportò intatto con la bocca. Durante un periodo di carestia, la lontra sfamò i monaci di San Kevin con del salmone.

Una mucca vagabonda soleva recarsi presso il luogo di preghiera di San Kevin e leccare i suoi piedi e le sue vesti. Quando la mucca tornava dal suo fattore alla sera, dava tanto latte quanto altre 50 mucche. Il fattore, un pagano di nome Dima, seguì allora la mucca fino alla grotta del santo e quando comprese il prodigio cadde ai piedi di Kevin e si convertì al cristianesimo.

Durante la sua vecchiaia il re O'Tool di Glendalough addomesticò un'oca, che col tempo invecchiò e si indebolì, finché non fu più in grado di volare. Saputo dei poteri miracolosi di San Kevin, il re pagano lo mandò a cercare affinché gli ringiovanisse l'oca. Kevin chiese in cambio di avere tanta terra quanta l'oca fosse stata in grado di sorvolare. Poiché il re vedeva che l'oca non poteva più volare, accettò la richiesta del santo.

Mancando il latte per sfamare l'unico figlio sopravvissuto del re Colman di Fælan, che gli era stato affidato, Kevin pregò il cielo per un aiuto e subito una cerva giunse in suo soccorso. A Glendalough si trova ancora la cosiddetta Deer stone (la pietra della cerva), una specie di mortaio al centro di alcuni massi, dove la leggenda afferma che Kevin trovasse il latte procurato dalla cerva.

Un giovane epilettico ebbe una visione che gli rivelava che sarebbe guarito mangiando una mela, ma non c'erano meli nei suoi dintorni. Allora Kevin soccorse il giovane ordinando a un salice di produrre mele: subito sull'albero spuntarono 20 mele.

Un gruppo di cacciatori, con i loro cani, stava cacciando un cinghiale. Questo corse dove Kevin sedeva pregando, sotto un albero, e si accucciò al suo fianco per farsi proteggere. Quando i cani da caccia videro il santo in preghiera, si sdraiarono senza avvicinarsi al cinghiale. I cacciatori tentarono ugualmente di uccidere il cinghiale, allora uno stormo di uccelli si posò sull'albero del santo.

Un giorno che Kevin, ancor giovane, guardava il gregge dei suoi genitori, vedendo venire alcuni mendicanti in cerca di cibo, regalò loro quattro pecore. Un giorno d'autunno, quando ancora stava da San Petroc in Cornovaglia, San Kevin era addetto alle cucine del monastero e gli si presentarono alcuni pellegrini affamati. Kevin, preso da compassione, li sfamò con il cibo destinato ai frati che tornavano dal raccolto nei campi. Per questo fu rimproverato dai superiori. Allora disse ai presenti di riempire tutte le giare della birra con acqua e di metterle assieme alle ossa spolpate.

Glendalough: La Valle dei Due Laghi

Il nome inglese Glendalough deriva dal gaelico Gleann Dá Locha, che significa “La valle dei due laghi”. Questo luogo mistico sorge in una conca formata dall’ultima glaciazione ed è circondato da querceti che ricoprono un fitto tappeto di erba verde che contrasta con i colori delle acque dei due laghi adiacenti. Qui, visse il suo fondatore, un asceta ed eremita. Il vero gioiello di Glendalough, quindi, è il suo complesso monastico o “città monastica”. Per lo più in rovina, accoglie antiche croci e tombe, rendendolo un posto altamente suggestivo.

Vista panoramica della valle di Glendalough con i due laghi

Nel corso degli anni, principalmente tra il X e l’XI secolo, molti discepoli e devoti si unirono a lui, ampliando Glendalough con la costruzione di luoghi di culto, come ben 7 chiese, abitazioni, ecc. e facendone un vero e proprio centro culturale ecclesiastico. Così, il borgo fiorì per molti secoli, fino al 1398, quando fu tristemente devastato dagli inglesi, che lasciarono dietro di sé vere e proprie rovine.

Visitare Glendalough

Per quanto riguarda quando visitare a Glendalough, è possibile andarci in ogni momento dell’anno, poiché il complesso monastico è sempre aperto (tranne sotto Natale). Ovviamente, il periodo migliore è la tarda primavera e l’estate, quando la possibilità di godere di un tempo migliore è maggiore e le giornate sono lunghe. Tuttavia, in questa stagione si registra il maggior numero di visitatori, sia locali che stranieri, soprattutto nel fine weekend. Anche in autunno è piacevole visitare Glendalough. Gli alberi autoctoni cambiano colore e, sebbene possa essere un periodo tendenzialmente freddo, di solito è abbastanza tranquillo. Glendalough in inverno è decisamente fredda e umida, ma non per questo meno bella. Il vantaggio è quello di avere l’intera zona quasi tutta per sé.

Trovandosi a 50 km da Dublino, il complesso monastico è facilmente raggiungibile. Non esistendoci però un servizio ferroviario in prossimità, ci sono tre modi per andare a Glendalough: in auto, in autobus o con un tour in pullman.

Come Raggiungere Glendalough

In Auto: Provenendo da Dublino, percorri la N11 in direzione di Wexford e prendi l’uscita R755 a Kilmacanogue. Da Kilmacanogue, segui le indicazioni per Glendalough via Roundwood e Laragh. Una volta arrivato sul posto, puoi parcheggiare nell’attiguo parcheggio.

In Autobus: L’autobus per Glendalough parte ogni giorni dal centro di Dublino e più precisamente dalla fermata n. 181 in Street Stephen’s Green North. Salvo cambiamenti, l’ora di partenza è alle 11:30 del mattino, passando per Bray, Roundwood e Laragh, e l’arrivo al Visitor Centre di Glendalough è alle 12:50. Il viaggio si snoda in alcuni dei migliori paesaggi della contea di Wicklow, quindi è un’ottima occasione per rilassarsi ed ammirare il paesaggio.

Tour Organizzati: Purtroppo, tutte le escursioni sono in inglese. Ma c’è un tour organizzato per Glendalough con guida italiana che parte da Dublino. La partenza è di mattina e dura 8 ore circa.

Il Visitor Centre e il Sito Monastico

Accanto al parcheggio, il Centro Visitatori è a tua disposizione per conoscere Glendalough. Il centro offre una panoramica sul luogo e sul suo fondatore, San Kevin, attraverso video, modelli 3D e commenti audio. Dispone anche di aree dedicate ai bambini, tra cui uno spazio interattivo dove i piccini possono ascoltare registrazioni di storie su San Kevin e sugli animali. Ovviamente, non è necessario passare di qui per vedere la città monastica e i due laghi, tuttavia è un buon punto di partenza per contestualizzare ciò che si incontra.

Il sito monastico, di libero accesso, interamente visitabile a piedi, è un luogo dall’incredibile potere evocativo. Ci si imbatte immediatamente in molte tombe, contrassegnate da lastre o croci celtiche splendidamente intagliate, che fungono da pietre miliari funerarie. Spicca, in mezzo a queste, l’edificio più grande e importante di Glendalough, ossia la Cattedrale. Costruita in più fasi tra il X e il XIII secolo, fu eretta in onore di San Pietro e San Paolo.

La Torre Circolare di Glendalough

Altri edifici significativi sono sparsi intorno alla grande Torre circolare di 33 metri d’altezza e di 16 metri di circonferenza. Risalente all’XI secolo, fu ricostruita nel 1876 utilizzando la pietra originale. La sua funzione era difensiva e di avvistamento e veniva specialmente utilizzata per proteggere libri rari e reliquie.

Non molto distante, si trova la St Mary’s Church, una chiesa del X secolo ben conservata. Dietro di essa si erge la Priest House (“Casa del Sacerdote”), risalente al XII secolo e quasi interamente ricostruita con le pietre originarie sulla base di un disegno del 1779. Sembra che servisse come oratorio o camera mortuaria.

A completare gli edifici intorno alla grande torre di Glendalough c’è la chiesa di San Kevin, comunemente nota come Saint Kevin’s Kitchen, che prende il nome dalla piccola torre conica che si pensava fosse il camino di una cucina piuttosto che di una chiesa. Questo oratorio (uno dei pochi ancora in piedi) è dell’XI-XII secolo ed è annesso a una piccola sacrestia.

Successivamente, vedrai la Trinity Church (XI-XII sec.) e i resti della Saint Saviour’s Priory. Quest’ultima è la chiesa più recente che incontrerai nella tua visita a Glendalough. Fu costruita nel XII secolo.

Da non perdere, poi, la Croce di San Kevin, un’enorme croce scolpita da un unico pezzo di granito, uno dei più bei esempi di croce celtica. I suoi bracci sono lunghi più di un metro ed è insolita poiché non è forata nel mezzo come la maggior parte delle croci irlandesi.

Proseguendo per il sentiero che porta all’Upper Lake (Lago Superiore), subito dopo il Lower Lake (Lago Inferiore), ci sono una serie di croci, molte delle quali si ritiene essere state poste in occasione di pellegrinaggi. Qui si trova uno dei misteri di Glendalough, chiamato Caher. Si tratta di un recinto circolare in pietra, con un diametro di circa 20 metri. Il suo scopo e il periodo di costruzione rimangono un enigma, ma costruzioni simili sono presenti in tutta l’Irlanda.

Andando oltre, sono presenti i resti della Reefert Church, una chiesa utilizzata successivamente come mausoleo della dinastia irlandese degli O’Toole. Il nome Reefert deriva dal gaelico Righ Fearta, che significa “luogo sacro dei re”, in riferimento proprio agli O’Toole.

Più avanti scorgerai una cavità tra le rocce, nota come Letto di San Kevin. Secondo la leggenda, il santo era solito ritirarsi in questa grotta artificiale, profonda appena 2 metri, per meditare.

Escursioni nella Valle dei Due Laghi

Passeggiare attorno ai due laghi è la risposta alla domanda su cosa fare a Glendalough. Il percorso ad anello ben segnalato attorno al Lago Inferiore e Superiore è di circa 4 km. L’escursione può essere completata facilmente in circa un’ora, ma è consigliabile concedersi un po’ di tempo in più per godersi le splendide viste sull’acqua e sulle montagne vicine. Diversi sono i sentieri da fare Glendalough. La vera chicca, se vuoi scriverti un appunto, è la salita che si trova tra i due laghi e che porta alla cascata di Poulanass. Non è un’escursione particolarmente difficile e si può fare facilmente anche con i bambini, ma è ripida e non asfaltata, quindi è necessario prestare molta attenzione ed indossare scarpe adeguate.

Sentiero escursionistico a Glendalough con vista sui laghi

Poesia e Leggende: San Kevin e la Natura

St. Kevin and the Blackbird è il titolo di una poesia di Seamus Heaney, Premio Nobel per la letteratura nel 1995. Tra le tante, la più famosa è giustappunto quella del merlo (così celebre da aver addirittura ispirato una ricetta: ve la propone oggi Mani di pasta frolla). Stando a quanto narra la storiella, il nostro amico Kevin, abate di Glendalough, decide di trascorrere la Quaresima lontano dal suo monastero, richiudendosi in un piccolo eremo immerso nella natura. Mentre prega con le braccia spalancate, in imitazione di Cristo in croce (una posizione orante che era effettivamente molto gettonata dai monaci dell’epoca), capita però che un merlo gli si posi in una mano. E siccome l’intera cosa è stata comunque immaginata, immagina tu d’essere Kevin. Ha le dita indolenzite? Avverte ancora le ginocchia? Oppure, il nulla ottenebrato dell’oltretomba s’è aperto un varco dentro di lui? “Lavorare e non cercare ricompensa,” questa è la sua preghiera. Leggenda narra che san Kevin resterà così per tutta la Quaresima, senza mai abbassare le sue braccia per non togliere riparo a quella famigliola di pennuti.

Agli occhi dell’agiografo, la storia aveva la funzione di esaltare le virtù della pazienza, dell’empatia e della compassione, da sempre considerate tra le più importanti per un monaco. L’idea assurda di starsene per quaranta giorni a braccia alzate per non dar fastidio a una famiglia di merli sottolineava la prontezza con cui Kevin s’era reso disponibile a morire a sé, a voler citare il linguaggio monastico dell’epoca; insomma, è probabile che con questa storiella l’agiografo volesse, innanzi tutto, fornire un esempio estremo e paradossale di tutto ciò che dovrebbe essere pronto a fare un buon religioso. Ma, probabilmente, non è questa l’unica chiave di lettura. Meglio faremmo a considerare la leggenda anche sotto un punto di vista ascetico: il santo è così immerso nella preghiera da non curarsi nemmeno di quel dettaglio per cui c’è un merlo che gli sta nidificando in mano; e tutto sommato, non sembra fare troppa fatica nel mortificare per quaranta giorni il suo corpo e la sua mente, costringendosi a stare dolorosamente impalato in quella posizione innaturale (oltretutto per futili motivi).

Gli agiografi irlandesi davano l’impressione di avercelo per davvero, un certo debole per il creato. Quel nutrito numero agiografie composte verso la fine del VII secolo (e spesso incentrate su santi monaci vissuti nell’arco dei duecento anni precedenti) «costituiscono il più grande corpus di testi a carattere religioso con un così alto numero di storie legate al mondo naturale». La comunione tra il santo e il creato è un elemento più che ricorrente nelle agiografie di quell’epoca. I monasteri, e ancor più gli eremi, sono frequentissimamente definiti come delle piccole oasi dal sapore edenico, in cui il Paradiso in Terra torna a rivivere in una comunione perfetta tra l’uomo di Dio e la natura selvaggia. Non si contano gli aneddoti in cui pii monaci, sante vergini e bambini predestinati sono risparmiati da belve feroci che improvvisamente s’ammansiscono di fronte a loro o addirittura si pongono al loro servizio in modo del tutto innaturale (per esempio, animali selvatici che accettano di farsi mungere), annichiliti al cospetto dell’aura di santità che li avvolge.

«Uno dei temi principali che appaiono in questo tipo di storie di santi è quanto questi uomini di Dio fossero intimi con gli animali, e quanto fosse alta la considerazione con cui guardavano al contributo che questi davano alla loro vita. Forse il loro messaggio sarà più complesso e sfaccettato di quello prettamente “animalista” che ci verrebbe da immaginare al primo sguardo; ma ciò non toglie che siano storie che sembrano state scritte apposta per attraversare i secoli, conservando immutata la loro attualità. O forse ancor meglio acquisendone una sempre nuova via via che la società cambia, chi lo sa.»

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