Il Presepe: Storia, Paesaggio e Simbolismo della Natività

Il presepe è la rappresentazione della nascita di Gesù, realizzata tradizionalmente con statuette lavorate in vari materiali - legno, terracotta, cartapesta, cera - inserite in un'ambientazione di tipo naturalistico. È parte integrante della tradizione del Natale, e il suo nome deriva dal latino “praesepe”, che significa semplicemente “mangiatoia”. Questa usanza, che ha affascinato scultori, pittori e architetti, si è sviluppata e arricchita nel corso dei secoli, diventando un fenomeno culturale noto in tutto il mondo.

Scena della Natività con figure in terracotta in un paesaggio tradizionale

Le Radici Storiche e Simboliche del Presepe

Prime Rappresentazioni Cristiane e Influenze Apocrife

La storia del presepe comincia nei primi secoli del cristianesimo. Già nel 404, San Girolamo in una sua lettera racconta che Paola, una sua discepola, visitando la Terra Santa e Betlemme, aveva notato lo stabulum (la mangiatoia) scavato nella roccia dove Gesù era nato. La prima rappresentazione nota della Natività, datata III secolo D.C., è raffigurata nelle Catacombe di Priscilla a Roma, dove si vedono Maria con Gesù in braccio e un profeta che indica la stella cometa. Simili effigi parietali si ritrovano nel cimitero di S. Callisto, rivelando la precoce importanza dell'evento.

Fin dalle origini, data la sintetica descrizione fatta dai Vangeli canonici, si diffusero leggende intorno alla Natività, poi trascritte in testi come il Protovangelo di San Giacomo e lo Pseudo-Matteo, noti come Vangeli Apocrifi. Questi testi furono di particolare ispirazione, integrando dettagli che non compaiono nei Vangeli canonici.

  • Il bue e l’asinello, simboli immancabili di ogni presepe, furono aggiunti da Origene, derivando dal protovangelo di Giacomo o da un'antica profezia di Isaia: "Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone."
  • La stalla o la grotta in cui Maria e Giuseppe avrebbero dato alla luce il Messia non è menzionata esplicitamente nei Vangeli canonici. Tuttavia, a Betlemme, la Basilica della Natività sorge intorno a quella che la tradizione indica come la grotta della nascita di Cristo, un'informazione che trova riscontro nei Vangeli apocrifi.
  • I Re Magi, figure centrali, derivano principalmente dal Vangelo di Matteo e dal Vangelo Armeno dell’Infanzia, incarnando ambientazioni esotiche e simboleggiando le tre popolazioni del mondo allora conosciuto: Europa, Asia e Africa.

Questi avvenimenti, così familiari e umani, colpirono la fantasia dei paleocristiani, rendendo meno oscuro il mistero di un Dio che si fa uomo, e li sollecitarono a rimarcare gli aspetti trascendenti della divinità dell'infante e della verginità di Maria. A partire dal IV secolo, la Natività divenne uno dei temi dominanti dell’arte religiosa.

Il Presepe di Greccio e San Francesco d'Assisi (1223)

Il primo presepe della Storia fu quello vivente, messo in scena a Greccio da San Francesco nel 1223, un gesto profondo e umile che suscitò grande emozione tra i fedeli e diede inizio a una tradizione secolare. L'idea venne al Santo d'Assisi nel Natale del 1222, dopo aver assistito alle funzioni per la nascita di Gesù a Betlemme. Tornato in Italia, chiese e ottenne dal Papa Onorio III il permesso di ripetere le celebrazioni. La notte della Vigilia di Natale del 1223, a Greccio, in Umbria, San Francesco allestì il primo presepe vivente della storia. I contadini del paese accorsero nella grotta, i frati illuminavano il paesaggio notturno con le fiaccole, e all'interno della grotta furono posti una greppia riempita di paglia con accanto il bue e l'asinello.

Rappresentazione storica di San Francesco che allestisce il primo presepe a Greccio

Influenze Pre-Cristiane e Connessioni con Antiche Tradizioni

La tradizione del presepe ha radici che affondano anche in antiche usanze pagane. I Lari erano gli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia. Le loro statuette venivano collocate in nicchie e onorate con fiammelle, una consuetudine che in parte si riflette nell'illuminazione del presepe moderno. In prossimità del solstizio d’inverno, si svolgeva la festa detta Sigillaria (20 dicembre), durante la quale si scambiavano in dono i sigilla dei familiari defunti. I bambini avevano il compito di lucidare queste statuette e disporle in un piccolo recinto che rappresentava un ambiente bucolico in miniatura. Dopo l'assunzione del potere cristiano nell'Impero (IV secolo), molte feste tradizionali furono cristianizzate, mantenendo parte dei riti e delle date, ma mutando i nomi e i significati religiosi. Questo sincretismo ha contribuito alla ricchezza simbolica del presepe.

L'Evoluzione Artistica e Culturale del Presepe

Le Prime Opere Scultoree e la Natività nell'Arte

Sebbene esistessero già immagini e rappresentazioni della nascita di Cristo precedentemente a San Francesco, queste erano per lo più "sacre rappresentazioni" liturgiche. Fu l'iniziativa del Santo d'Assisi a dare un impulso decisivo. Il più antico presepio d’Italia almeno in parte conservato è considerato quello dell’oratorio del Presepio nella cripta sotto la Cappella Sistina in Santa Maria Maggiore a Roma, scolpito nel legno intorno al 1280. Lo stesso artista, Arnolfo di Cambio, realizzò tra il 1288 e il 1291 il primo complesso scultoreo in marmo per la Basilica di Santa Maria Maggiore, un'opera semplice ed elegante composta da cinque figure. Da allora e fino alla metà del 1400, gli artisti modellavano statue di legno o terracotta, sistemandole davanti a un fondale pitturato che riproduceva un paesaggio per la scena della Natività, esposto nelle chiese durante il periodo natalizio.

La Natività è stata un tema ricorrente nell'arte, interpretata da grandi maestri. Tra il 1291 e il 1296, Pietro Cavallini realizzò uno splendido ciclo musivo nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, con una suggestiva scena della Natività su sfondo dorato all'interno di una grotta. Tra il 1488 e il 1490, Bernardino di Betto Betti, il Pinturicchio, decorò la Cappella del Presepio nella Basilica di Santa Maria del Popolo, con la Sacra Famiglia e i pastori adoranti in un paesaggio mattutino.

Altri esempi notevoli includono:

  • Il dipinto di Francesco Mancini del 1750, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, con colori caldi e uno stile barocco.
  • La predella della Pala dell'Incoronazione della Vergine di Raffaello (1502-1504), che mostra la capanna diroccata e i Re Magi in un paesaggio sfumato e naturale.
  • Il rilievo di inizio Seicento nella Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami al Foro Romano, che raffigura la Natività sotto il tetto poligonale della capanna, circondata da angeli.
  • L'Adorazione dei Magi di Sandro Botticelli (Galleria degli Uffizi), dove la grotta della Natività è al centro, con il Bambino su un giaciglio, la Vergine e Giuseppe, il bue e l'asinello.
  • La Natività Allendale di Giorgione, che divide la scena tra la grotta scura della Natività e un ampio paesaggio con episodi di quotidianità.
  • L'Adorazione del Bambino attribuita a Beato Angelico, con Santa Caterina d'Alessandria, la Vergine, San Giuseppe e San Pietro Martire che adorano il Bambino, con il bue e l'asinello in fondo alla capanna.
  • L'Adorazione del Bambino di San Vincenzo Ferrer di Filippo Lippi, un'opera del XV secolo in cui il Bambino è adorato dalla Madonna, San Giuseppe, San Giorgio e San Vincenzo Ferrer.
  • L'Adorazione dei pastori di Perugino, che segna un nuovo stile con angeli che annunciano la nascita ai pastori, la Sacra Famiglia in primo piano e un paesaggio essenziale sullo sfondo.
  • La Sacra Famiglia con un pastore di Tiziano Vecellio, nota anche come L'Adorazione dei pastori, un dipinto in cui la Sacra Famiglia riposa in un idilliaco paesaggio campestre.
  • L'Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, un capolavoro del gotico internazionale sfarzosamente decorato, con un corteo impressionante di Magi e dettagli esotici.
  • La composizione di Masaccio, in cui la Sacra Famiglia con le aureole scorciate in prospettiva adora il Bambino, mentre i Re Magi offrono i loro doni, con due personaggi strani (forse i committenti) sullo sfondo.
Mosaico raffigurante la Natività di Pietro Cavallini

Il Presepe Barocco e la Tradizione Napoletana

Nel ‘600 e ‘700, gli artisti napoletani diedero alla sacra rappresentazione un’impronta naturalistica, inserendo la Natività nel paesaggio campano, ricostruito con scorci di vita quotidiana e personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo nelle loro occupazioni. Questa tradizione, nata con San Gaetano da Thiene che per primo volle aggiungere alle figure classiche della Natività anche i personaggi del popolo, è diventata celebre grazie agli artigiani presepisti di San Gregorio Armeno a Napoli, una stretta stradina nel cuore della città che è un tripudio di botteghe artigiane.

Le rappresentazioni napoletane sono scenografiche e ricchissime di dettagli, con statuine in terracotta ricoperte di stoffa. Le statue si trasformarono in manichini di legno con arti in fil di ferro, abbigliati con indumenti dell’epoca e muniti di strumenti tipici dei mestieri, il tutto riprodotto con esattezza. Questa verosimiglianza si estendeva all'ambientazione, che riproduceva luoghi tipici del paesaggio cittadino o campestre, con mercati, taverne, abitazioni e rovine di antichi templi pagani. Anche i sovrani, come Carlo III di Borbone, contribuirono a questa arte. Due esempi famosissimi sono il presepe di Cuciniello al Museo Nazionale di San Martino e quello della Reggia di Caserta, splendidi esempi dell’arte settecentesca napoletana. Il presepe napoletano è l’unico che esprima il gusto barocco e che animi episodi leggendari e pittoreschi, aggiungendo alla scena molti personaggi popolari e elementi palesemente anacronistici.

Botega artigiana nella via di San Gregorio Armeno a Napoli, con pastori e scene del presepe

Stili Regionali e Innovazioni

In Italia, i presepi si differenziano da regione a regione per i materiali utilizzati. Oltre al presepe napoletano in terracotta, troviamo:

  • Il presepe genovese, realizzato con pastori in legno.
  • Il presepe pugliese, che utilizza la cartapesta, spesso policroma o trattata a fuoco, drappeggiata su uno scheletro di fil di ferro e stoppa.
  • Il presepe siciliano, arricchito con prodotti tipici come rami d’arancio e mandarino, e che impiega materiali pregiati come corallo, madreperla e alabastro.

Già nel ‘700, si diffuse il presepio meccanico o di movimento, che aveva un illustre predecessore in quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588. La diffusione a livello popolare si realizzò pienamente nell’800, quando ogni famiglia iniziò a costruire un presepe in casa con statuine in gesso o terracotta, carta pesta e altri materiali forniti da un fiorente artigianato. Oggi, dopo un affievolirsi della tradizione negli anni ’60 e ’70, il presepe è tornato a fiorire grazie all’impegno di religiosi e privati, spesso riuniti in associazioni come gli “Amici del Presepe”, con musei e mostre dedicate.

Il Presepe come Microcosmo Domestico: Memorie e Bricolage

Per molti, "fare il presepe" è un rito che evoca memorie familiari e affetti domestici, un'esperienza che si rinnova ogni anno. La costruzione del presepe è un cimento che coinvolge tutti in famiglia, nella gioiosa ricerca di sugheri e muschi, rametti e aghi di pino, pietre, sabbie e vetri. Nulla di prezioso o particolarmente elaborato nei materiali e nelle tecniche, ma un'opera in progress, un teatro mobile e un racconto visivo. Lo spazio, spesso un angolo del soggiorno, diventa un “recinto sacro” animato da casette e sentieri, uomini e animali, che accoglie la Sacra Famiglia, il bue e l’asino, gli angeli e la cometa. Nel villaggio inventato si dispiega la dimensione quotidiana del vivere, l’umanità dei mestieri, l’immagine allegorica della comunità, spesso con anacronismi che ne accrescono il fascino.

Famiglia che costruisce un presepe in casa, con materiali naturali e figure tradizionali

Il Presepe Vivente delle Grotte di Postumia: Un Paesaggio Unico

Nascita di una Tradizione Rivoluzionaria

L’installazione del primo Presepe vivente nelle Grotte di Postumia, in Slovenia, fu una mossa coraggiosa e rivoluzionaria, che nel 1989 portò per la prima volta il presepe al di fuori degli edifici sacri in un’epoca di democratizzazione. Questo evento è riconosciuto come il più vicino al presepe originale che San Francesco d’Assisi allestì nel 1223 in una grotta. Esattamente 766 anni dopo, durante una visita a questa attrattiva slovena, il regista Gregor Tozon fu colto dall’ispirazione di creare un presepe vivente in questo ambiente carsico unico.

Il primo presepe vivente fu collocato in una sala fuori dal percorso turistico, accanto a una cascata chiamata Baldahin, che aveva ricordato al suo ideatore la stalla con la mangiatoia. Lo spettacolo, concepito come un omaggio al patrimonio etnologico e le cui scene erano state create secondo il concetto del “frozen theatre”, si avvalse della partecipazione di dodici attori locali.

Immagine delle Grotte di Postumia con stalattiti e stalagmiti illuminate

Crescita e Spettacolarità dell'Evento

Il primo presepe vivente, ben accolto, diventò sempre più “vivo” nel corso degli anni. L’evento crebbe di dimensioni, con l’aggiunta di scene bibliche ed effetti musicali, e ben presto l’interesse del pubblico arrivò a tal punto che la rappresentazione venne spostata lungo il percorso turistico. Nel 1995, scene come l’Annunciazione, la Natività e il Censimento venivano rappresentate nel pittoresco paesaggio tra le stalattiti; gli interpreti recitavano le loro parti e il pubblico guardava il presepe mentre attraversava le grotte.

Gli organizzatori erano costantemente tentati dall’idea di creare un evento ancora più grande e maestoso. Così, al volgere del millennio, venne organizzato un raduno di cori, con oltre 1300 cantanti dilettanti che si esibirono per cinque giorni. Le Grotte di Postumia sono un ambiente pittoresco e imponente, ma allo stesso tempo estremamente impegnativo dal punto di vista logistico. Negli anni successivi, i registi e gli sceneggiatori arricchirono le scene bibliche con esibizioni di canto solista da parte dei migliori cantanti sloveni, che interpretavano i vari ruoli dei personaggi biblici.

Foto di un presepe vivente all'interno delle Grotte di Postumia, con personaggi in costume e illuminazione suggestiva

Il presepe vivente delle Grotte di Postumia

L'Impegno Comunitario e la Magia della Rappresentazione

Questo evento, che non sarebbe mai diventato quello che è senza il duro lavoro dei suoi primi creatori, ha superato, nei suoi oltre trent’anni di storia, i confini della Slovenia. Turisti da tutto il mondo vengono per ammirare il Presepe vivente delle Grotte di Postumia e prenotano i biglietti con un anno di anticipo. È riconosciuto come il più grande evento di Natale e Capodanno, che si estende sul percorso turistico all’interno delle grotte, lungo cinque chilometri. I visitatori possono ammirarne gran parte a bordo del trenino delle grotte, mentre una parte si vede a piedi. Con 18 scene bibliche e più di 100 artisti, tra cui ballerini, strumentisti e star internazionali del canto, il Presepe vivente delle Grotte di Postumia è il più grande palcoscenico sotterraneo del mondo.

La direzione, guidata da Marjan Batagel, rimane fedele alla tradizione, assicurandosi che l’evento rimanga una celebrazione e non diventi un “generico show di Natale”. La preparazione coinvolge attivamente la comunità locale: ogni ottobre, un gran numero di giovani con la barba si presenta alle audizioni, scoprendo spesso il loro talento e lavorando per la prima volta con professionisti. Dopo settimane di preparazione, gli artisti entrano nella grotta un’ora prima dello spettacolo, e lì avviene la magia, un'esperienza che non lascia indifferenti.

Il Simbolismo Profondo del Presepe

Oltre la Narrazione Evangelica: Il Lavoro di Maurizio Bettini

Il presepe è un artefatto densamente simbolico, un paradigma mitico che converte il caos in cosmo, presentifica lo spazio e rigenera la spirale del tempo. Maurizio Bettini, nel suo volume "Il presepio" (Einaudi 2018), intraprende un originale percorso di rilettura comparata delle Sacre Scritture e dei testi delle religioni precristiane, svelando la genesi dei vari elementi costitutivi del presepe. Il suo lavoro di scavo e scrutinio delle fonti rivela un ordito di echi e connessioni, di sedimentazione di substrati, di intrecci e contaminazioni che provengono da tempi lontani.

Bettini sottolinea che pastori e mangiatoie sono del tutto assenti nel Vangelo di Matteo e appaiono per la prima volta in quello di Luca, dove però mancano i Re Magi. Nel risalire alla preistoria del presepe, egli porta alla luce analogie che assimilano la Natività cristiana a quella di molti altri eroi mitici e dèi dell’antichità, rintracciandone incunaboli, ascendenze e ibridismi. La grotta, la culla improvvisata, le fasce, la protezione degli animali, le profezie, le offerte taumaturgiche e l’impiego delle stesse figurine antropomorfe rivelano insospettate parentele con il mondo mesopotamico e con quello greco-romano, mitemi che alimentano racconti esemplari e sostanziano la memoria figurale.

Elementi Costitutivi e Loro Significato

Particolare spazio è dedicato alla natura e alla storia della culla: povera e improvvisata, mangiatoia nella natività cristiana, liknon (un setaccio per separare il grano dalla pula) in quella pagana. Tutti i particolari confluiscono in un contesto d’eccezione: la nascita di un bambino che segna un trapasso epocale da una fase di dolore e ingiustizia a una di pace e prosperità. Da qui anche il ruolo degli animali soccorrevoli - bue, asino, lupa, capra - che in diversi universi culturali assicurano all’infante divino l’alleanza con la natura, a testimonianza del fatto che la natura stessa ne comprendeva l’importanza.

Anche nelle figure dei Re Magi (il cui numero varia da 3 a 12) è possibile rinvenire antecedenti in testi di origine orientale che evocano profezie e poteri taumaturgici. La loro regalità si mescola alle suggestioni divinatorie, e la presenza di almeno un Mago nero notifica il cosmopolitismo della venerazione e il primato monoteista del cristianesimo. La cometa, che attraversa i cieli di tutte le Scritture, svolge nel racconto evangelico il ruolo di aiutante dei Magi, leggendo correlazioni simboliche con le culture mesopotamiche che codificavano il culto del fuoco nella luce delle stelle.

Le statuine che stanno dentro la capanna raccontano una storia, un’offerta narrativa. I pastori, invece - l’arrotino, il mugnaio o la lavandaia - rappresentano gli umani coinvolti nel rito, i beneficiari del divino. In questo microcosmo carico di simboli e memorie, si ricapitola non solo il tempo della nostra infanzia, ma anche lo spazio che è metafora del paese ideale, paesaggio immaginario e miniaturizzazione di un’utopia. Il presepe è la materializzazione di un paese “altro”, un luogo intimo e riparato, un orizzonte mitico dove si stemperano le asprezze della vita quotidiana.

Creare il Proprio Presepe Naturale: Idee e Materiali

Il presepe moderno, sia vivente che iconografico, riproduce tutti i personaggi e i luoghi della tradizione. Sebbene molti elementi siano riconducibili ai Vangeli canonici (la mangiatoia, l’adorazione dei pastori, gli angeli), molti particolari scenografici e personaggi traggono ispirazione dai Vangeli apocrifi e da altre tradizioni.

Per realizzare una versione con materiali naturali, la fantasia è l'unico limite. Oltre a elementi botanici come piante grasse, fiori secchi e rami, che creano un paesaggio naturale e una bellezza senza tempo, si possono usare molte soluzioni creative "green", amate anche dai bambini:

  • Carta e cartone: Versatili per scenografie e strutture.
  • Cartapesta: Materiale molto amato nella tradizione barocca leccese e salentina.
  • Legno: Usato soprattutto nelle zone montane.
  • Pigne e gusci di noci: Per dettagli e accessori.
  • Brattee di mais: Per vestiti e decorazioni.
  • Pasta, pasta di sale, pasta di pane: Per statuine e dettagli, come il famoso presepe realizzato ogni anno ad Olmedo (Sassari).
  • Semi e spezie: Per texture, profumi e dettagli minuti.
  • Argilla: Per modellare figure e paesaggi.
  • Sughero e corteccia: Ideali per ricreare rocce, grotte e alberi.
  • Lana e stoffa (pannolenci, feltro): Per abiti dei pastori e animali.
  • Juta e corda: Per dettagli rustici e tessuti.
  • Rocchetti di legno: Per piccole costruzioni.
  • Sassi piatti, piccole pietre e conchiglie: Per sentieri, laghetti e fondali.
  • Cera d’api: Per statuette e candele decorative.
  • Vasi di terracotta: Per creare livelli o elementi architettonici.

Esistono anche presepi molto particolari, come la natività luminosa più grande del mondo a Manarola (Liguria), con migliaia di luci, o i presepi di sabbia (come a Jesolo o Miami Beach), e i presepi sommersi, come quello di Laveno Mombello sul Lago Maggiore.

Numerosi musei e mostre in Italia celebrano l'arte presepiale, come il Museo Nazionale di San Martino a Napoli, il Museo della figurina di gesso e dell’emigrazione a Coreglia Antelminelli (Lu), il Museo del presepe e delle attività agricole a Usigliano di Lari (Pi), e la "Preseperia di San Salvi" a Firenze, a testimonianza di una tradizione viva e in continua evoluzione.

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