Padre Pio e la Solitudine: La Lotta con il Male e il Silenzio Celeste

Padre Agostino, nel suo diario, documenta la giornata del 24 novembre 1932, descrivendo come Padre Pio vivesse gli eventi che lo circondavano con una "meravigliosa indifferenza". Egli stesso affermò: "Avvenga quel che voglia avvenire, io mi sento calmo". La routine quotidiana del frate era scandita dalla preghiera e dallo studio. Partecipava all'ufficio corale con gli altri religiosi, per poi dedicare ore alla preghiera personale. Le sue messe mattutine, celebrate nella cappellina, si protraevano regolarmente per oltre un'ora.

Padre Agostino descrive Padre Pio come una figura costantemente "gioviale e buona" nei confronti dei confratelli e degli amici. La sua capacità di discernimento era straordinaria; come riportato da alcuni testimoni, Padre Pio era in grado di scoprire l'inganno. Pronunciando le parole "Viva Gesù", riusciva a far allontanare immediatamente lo spirito del male.

Illustrazione di Padre Pio in preghiera

Le Azioni del Maligno su Padre Pio

Nonostante la sua fede incrollabile, Padre Pio era oggetto di attacchi da parte delle forze oscure. La sua lotta quotidiana contro il maligno è documentata nelle sue lettere e nelle testimonianze dei suoi contemporanei. Egli scriveva a Padre Agostino, suo direttore spirituale, da San Marco in Lamis, descrivendo la violenza di questi assalti:

«Non vi dico poi in che modo mi vanno percuotendo quei disgraziati. Certe volte mi sento presso morire. Sabato mi sembrò che mi volessero proprio finire, non sapevo più quale santo votarmi.»

In questi momenti di estrema sofferenza, Padre Pio si rivolgeva al suo angelo custode, che però, a volte, non interveniva con la prontezza necessaria. Padre Alessio Parente, cappuccino e stretto collaboratore del frate, spiega che l'angelo custode, pur appartenendo all'esercito celeste, non era "abbastanza veloce" quando il padre necessitava urgentemente della sua presenza.

Rappresentazione artistica di un angelo custode

La Solitudine e il Silenzio Celeste

La solitudine di Padre Pio, come commenta Padre Alessio Parente, era resa ancora più amara dal ritardo con cui il suo angelo custode rispondeva alle sue invocazioni. Sembrava quasi che l'angelo, pur presente, trascurasse il suo amico, impegnato nel canto di lode al Signore. Questo silenzio celeste, in momenti di profonda angoscia, generava in Padre Pio un senso di abbandono.

Il frate descrive un episodio specifico in cui, dopo aver atteso a lungo l'intervento del suo angelo, quest'ultimo apparve solo dopo un considerevole lasso di tempo. Le condizioni di Padre Pio erano talmente gravi da farlo sentire "presso morire", completamente in balia delle forze infernali. La sua unica ancora di salvezza rimaneva la sua incrollabile volontà di fedeltà al Signore.

"Le Solite Scenate" con l'Angelo Custode

Le lettere di Padre Pio rivelano la natura ricorrente di questi episodi. Egli parla di "solite scenate" con il suo angelo custode, segno di una lunga e complessa relazione fatta di attesa e di rimproveri reciproci. In una lettera, Padre Pio racconta:

«Successe una di quelle solite scenate. Lo sgridai aspramente di essersi fatto così lungamente aspettare, mentre io non avevo mancato di chiamarlo in mio soccorso. Per castigarlo non volevo guardarlo in viso, volevo allontanarmi, volevo sfuggirlo.»

Tuttavia, l'angelo, pur sollecitato dal rimprovero, si mostrava "tutto spiacente" e cercava di riconquistare il favore del frate. Padre Pio, pur nella sua severità, non poteva resistere alla vista del suo angelo in pena:

«Ma egli poverino mi raggiunse quasi piangendo, mi acciuffa, finché sollevato lo sguardo, lo fissai in volto e lo trovai tutto spiacente.»

Le parole che seguirono dall'angelo custode furono così commoventi che Padre Pio non riuscì più a rispondere, evidentemente toccato dalla sua devozione e dal suo pentimento.

La Storia di Padre Pio (parte 1) - RAI Storia

Questi episodi, sebbene dolorosi, sottolineano la profonda umanità di Padre Pio e la sua costante lotta spirituale. La sua solitudine non era solo fisica, ma anche un'esperienza di attesa e di prova nella sua relazione con il divino e con i suoi messaggeri celesti.

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