La storia dell'abito di Padre Pio è profondamente intrecciata con il suo percorso spirituale, dalla sua vestizione come novizio all'indumento macchiato dalle stimmate, divenuto reliquia di grande devozione. Questo saio non è solo un indumento, ma un potente simbolo della sua totale dedizione a Cristo e della sua partecipazione alla Passione.
La Vestizione: L'Ingresso nella Vita Monastica
La mattina del 6 gennaio 1903, giorno dell'Epifania, il quindicenne Francesco Forgione, di ritorno dalla Messa, trovò ad attenderlo in casa la mamma e alcune donne del vicinato. Al momento di congedarsi, Francesco si inginocchiò e chiese la benedizione a sua madre, la quale, pur sentendosi il cuore "squarcià 'u core", lo esortò: «Figlio mio… mi sento squarcià ‘u core…, ma San Francesco ti chiama e devi andare». Ripresasi dopo un breve svenimento, lo benedisse, gli donò una corona, lo abbracciò e lo congedò dicendo: «Figlio mio, in questo momento non pensare al dolore di tua madre. Devi partire e vai». Sebbene l'abbandono fosse completo, nel cuore del giovane Francesco si impresse indelebilmente il ricordo di quei luoghi a lui tanto cari.
Francesco Forgione fu accolto nell’antico convento di Morcone, in provincia di Benevento, costruito nel 1603, dal maestro dei novizi, padre Tommaso da Monte S. Angelo. Morcone era un convento austero, immerso in una zona ricca di piante e vegetazione, separata dall’abitato e allietata dallo scrosciare di abbondanti acque. Esprimeva tutta la severità della vita monastica, protetta dal silenzio e distaccata dal mondo per meglio meditare sulla nullità dell’uomo e sulla bontà infinita di Dio. La vita al suo interno era altrettanto austera: una cameretta piccola, bianca, con lo stretto necessario; un lettino di tavole con un materasso di foglie di granturco; un tavolino, una sedia, un catino con la brocca d’acqua; una finestra sul chiostro; silenzio, studio, meditazione, obbedienza, coro, penitenza. La porta della cella era sempre aperta alle visite non preannunciate del maestro dei novizi; il riposo notturno avveniva nel ruvido saio, con il risveglio a mezzanotte per la recita in coro, a piedi scalzi, del Mattutino e delle Lodi.

Prima della "vestizione", i ragazzi conservavano i propri abiti borghesi per circa mezzo mese. In questo periodo si ambientavano alla nuova vita, apprendendone gli usi e abituandosi alle relazioni con i confratelli e i superiori. Veniva loro lasciata anche un po’ di libertà per conoscere la casa in cui avrebbero dovuto fare il loro tirocinio.
Finalmente, sedici giorni dopo il suo arrivo, giunse il giorno della vestizione: il 22 gennaio 1903, alle ore 9 del mattino. Attorno all’altare della chiesina del convento stavano i giovani novizi e, ad assistere alla solenne cerimonia, tutta la comunità, compresi i novizi anziani. Nel silenzio profondo, si udirono soltanto le parole gravi del cerimoniale, ripetute dal Maestro dei Novizi, padre Tommaso, per ognuno dei giovani ammessi ai "panni di probazione". Allorché ciascuno deponeva i panni secolari, la voce ripeteva: «Ti spogli il Signore dell’uomo vecchio…»; e quando indossava la tonaca: «Ti rivesta il Signore dell’uomo nuovo». Il Forgione depose i poveri vestiti che lo indicavano contadino, e vestì il povero abito cappuccino che lo avrebbe indicato, per sessantacinque anni, figlio di S. Francesco d’Assisi.
Ed ecco il solenne momento dell’imposizione del "capperone", stola e cappuccio, distintivo del noviziato, che doveva essere indossato per un anno e un giorno. La formula recitava: «Poni, Signore, il cappuccio della salvezza… per sconfiggere le insidie del demonio». Poi fu la volta del cingolo: «Ti cinga il Signore del cingolo della purezza; …rimanga in te la virtù della continenza e della castità». Infine, la candela accesa: «…Sorgi dai morti e t’illuminerà Cristo». Dopo le invocazioni allo Spirito Santo, ai novizi venne imposto il nome. Francesco, da quel momento, divenne fra Pio. Da questo momento egli entrava «in religione, per dedicarsi al servizio del Celeste Monarca» e per «esporsi alla lotta con quel misterioso uomo d’inferno con il quale aveva sostenuto la battaglia nella visione precedentemente avuta». Lasciò anche il nome di battesimo - il nome del santo d’Assisi che ora voleva seguire nella vita evangelica - e ricevette un nome nuovo, assegnatogli dai superiori: Fra Pio da Pietrelcina. L'attestato di vestizione recita: «Morcone 22 gennaio 1903. panni di probazione da me fra Tommaso da Monte S. ASSISI - “Il chierico fra Pio da Pietrelcina, che al secolo chiamavasi Forgione Francesco, con l’obbedienza del molto reverendo padre Pio da Benevento e dietro il decreto del reverendissimo padre generale del 21 gennaio 1903, fu vestito dei panni di probazione da me fra Tommaso da Monte S.”».

Il Saio delle Stimmate: Un Segno della Passione di Cristo
L'abito che San Pio da Pietrelcina indossava il 20 settembre 1918, giorno in cui il Signore gli concesse il dono delle stimmate nella chiesetta antica di Santa Maria delle Grazie, è divenuto un simbolo di straordinaria importanza. Come ha sottolineato il vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino: «La celebrazione di oggi si arricchisce di un segno importante: l’abito che San Pio da Pietrelcina portava quando ha ricevuto le stimmate dal Crocifisso». Monsignor Sorrentino ha aggiunto: «Dobbiamo vedere in questo abito le piaghe di Gesù e farle nostre».
Fra Carlos Acácio Gonçalves Ferreira, rettore del Santuario della Spogliazione, ha dichiarato: «Siamo davvero felici di accogliere l’abito delle stimmate di San Pio. Padre Pio è un esempio, un modello di chi veramente si è spogliato di se stesso per rivestirsi di Cristo, fino al punto di ricevere nel suo corpo i segni della Passione di Gesù. Il saio - prosegue il rettore - rappresenta il simbolo del rivestirsi di Cristo servitore e crocifisso per amore. È il nuovo abito che dobbiamo indossare dopo la nostra spogliazione. Questo ci ricorda che Francesco lo ha ideato riproducendo l’immagine della croce con il cingolo che indica la prontezza al servizio. È un segno importante che l’arrivo dell’abito delle stimmate di Padre Pio rafforza nei due simboli della spogliazione e vestizione ricordati nel Santuario».

La Peregrinatio del Saio delle Stimmate: Un Percorso di Fede
In occasione di importanti anniversari, il saio delle stimmate di Padre Pio è stato protagonista di una significativa peregrinatio, un pellegrinaggio che ha toccato diversi luoghi di fede, rafforzando la devozione dei fedeli. L'evento, organizzato nell’ambito di una peregrinatio iniziata il 10 marzo, è stato curato dal team dell’animazione giovanile vocazionale del Santuario di San Giovanni Rotondo. Questo percorso si è svolto nell’anno commemorativo del centenario della stimmatizzazione permanente di Padre Pio e del cinquantenario della sua morte (1968-2018).
Accoglienza ad Assisi
Il Santuario della Spogliazione di Assisi (chiesa di Santa Maria Maggiore) ha accolto l’abito di Padre Pio il 5 agosto, giorno del centenario della transverberazione di Padre Pio, ossia della condivisione della Passione del Signore nella ferita del costato. La celebrazione eucaristica ha concluso il pellegrinaggio del saio in questo luogo così simbolico per la spiritualità francescana. L’esposizione nel Santuario della Spogliazione è stata accompagnata da intensi momenti di preghiera e devozione. In particolare, il 3 agosto alle ore 15:15 si è tenuta l’ora nona nella Basilica di Santa Chiara, seguita dalla processione al Santuario della Spogliazione. Sia il venerdì che il sabato alle 17:00 è stato recitato il Santo Rosario e alle ore 18:00 è stata celebrata la Santa Messa. Il 4 agosto alle ore 21:00, Fra Luciano Lotti, segretario generale dei gruppi di preghiera di Padre Pio, ha trattato il tema “Francesco e Pio: spogliati dall’uomo vecchio, rivestiti di Cristo”.
L'Arrivo a Foggia
Il 9 febbraio 2025, Foggia, nel parco Iconavetere, ha accolto il saio delle Stimmate di Padre Pio, una reliquia importante e preziosa. L’abito che Padre Pio indossava il 20 settembre 1918, giorno in cui ricevette le stimmate, è stato portato dai frati di San Giovanni Rotondo per la prima volta a Foggia. Mons. Giorgio Ferretti, arcivescovo, ha affermato con emozione: «Questa sarà anche una terra difficile, ma è soprattutto una terra di santi. E tra questi santi vi è San Padre Pio di Pietrelcina, che è un po’ come una stella nel cielo per tutti noi. Padre Pio è il nostro grande protettore dal cielo».
Al termine della santa messa ad Assisi, sono seguiti i saluti e i ringraziamenti di padre Matteo Siro, ministro provinciale dei frati minori cappuccini dell’Umbria, e di fra Carlos Acácio Gonçalves Ferreira, rettore del Santuario della Spogliazione. È seguita anche la testimonianza di un cantante e musicista argentino che ha deciso di dedicare i suoi talenti per divulgare, tramite la musica, il messaggio di Gesù Cristo e in modo particolare di San Pio. Egli ha raccontato come «dal primo giorno in cui Padre Pio è apparso nella mia vita non se ne è mai andato e mi ha accompagnato fino ad oggi».
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Profondità Spirituale e l'Abito: La Meditazione sulla Passione
Tra la chiesa e la celletta numero 28, in preghiera e in prestazioni di lavoro, tra istruzioni spirituali e penitenze, il novizio Fra Pio si cimentò con coraggio e impegno nella nuova vita che lo consacrava al Signore. Tralasciando le descrizioni delle penitenze che lui stesso si imponeva, come flagellare il corpo, mangiare pochissimo, mortificare gli occhi e abituare la lingua al silenzio - penitenze che, pur non costituendo la santità, la aiutano e la dimostrano - è fondamentale sottolineare un aspetto della sua preghiera che colpì assai i suoi compagni: la meditazione sulla Passione di Gesù con tante lacrime. «Dopo la lettura della meditazione, che era sempre sulla passione di nostro Signore Gesù Cristo, si tratteneva in ginocchio nel tempo stabilito e anche dopo, quando gli era possibile, versando copiose lacrime».
«La sua meditazione era sempre sulle pene del Crocifisso. Anche durante il noviziato, come del resto nella natìa Pietrelcina, gli piaceva pregare e pregare a lungo. Per questo «chiedeva di frequente continui permessi di essere dispensato dalla ricreazione, dal passeggio e talvolta dalla cena per trattenersi in coro o in istanza».
Un aneddoto significativo, raccontato dal cronista del convento, il guardiano padre Carmelo da San Giovanni in Galdo, rivela la profonda umiltà di Padre Pio. Egli si commosse fortemente fino alle lacrime e volle fare pubblica confessione del suo "grande peccato" proprio nel giorno della sua vestizione: «Fratelli miei, l’ho fatta grossa davvero! Nacqui il 25 maggio 1887, alle ore 18:15 di sera; ebbi la grazia di ricevere il battesimo dopo 14 ore e cioè alle ore 8 del giorno successivo 26 maggio. Fino al giorno della mia vestizione religiosa - 22 gennaio 1903 - per 16 anni non ho mai ringraziato il Signore del dono del Battesimo e della Grazia ricevuta così presto, dopo le 14 ore!... L’ho fatta grossa, l’ho fatta grossa!…».