Padre Pio e il Mistero del Calice: Sofferenza, Redenzione e Direzione Spirituale

La figura di Padre Pio da Pietrelcina è indissolubilmente legata al concetto del "calice", inteso non solo come oggetto liturgico, ma soprattutto come simbolo della Passione di Cristo e della chiamata alla condivisione della sofferenza per la salvezza delle anime. La sua vita, segnata dalle stimmate e da continue prove, fu un'offerta ininterrotta a Dio, un'immedesimazione profonda con il Cristo Crocifisso. Attraverso le sue Messe, il suo ministero di confessore e le sue direzioni spirituali, Padre Pio ha mostrato come il mistero del dolore innocente e del sacrificio possa condurre alla gioia della Risurrezione e alla piena configurazione con il Salvatore.

Il Calice della Passione di Cristo: Un Invito alla Condivisione

Gesù stesso, rivolgendosi ai discepoli Giacomo e Giovanni tramite la loro madre, dichiarò: «Potete bere il calice che io bevo e ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mt 10,35-45). Il battesimo del Cristo e il calice del Cristo sono la sua Passione, la sua Morte, e la gioia del Risorto, l'Uomo nuovo, trovata attraverso il Sacrificio di sé fino all'effusione del suo Sangue. Configurato a Gesù nel sacramento del Battesimo e nell'Eucaristia, suo perenne Sacrificio, il cristiano è abilitato a bere fino in fondo questo calice del suo Maestro crocifisso, a completare, come scrive san Paolo (cf. Col 1,24), ciò che manca alla Passione di Cristo.

Non possiamo restare indifferenti di fronte al suo Sacrificio, come se non ci riguardasse. Quello della Croce è il nostro posto, perché noi siamo i malfattori, gli adulteri, i negatori, non certo il Figlio di Dio, tutto innocente e tutto santo, Gesù, l'uomo-Dio. La Passione del Cristo dobbiamo farla nostra, riviverla in noi nella sua interezza e nel suo dramma, in uno sforzo continuo di offerta della nostra esistenza, delle nostre energie, della nostra sofferenza, a Dio Padre, con Gesù, per la salvezza del mondo e la redenzione di ciascuna anima.

Qui assume significato il dramma disperante del dolore innocente. Il cristiano che soffre diventa segno vivo della presenza di Dio e del suo amore per gli uomini. Gesù soffre, è crocifisso, salva il mondo in tutti coloro che accettano e abbracciano la croce e con Lui ne bevono il "calice amaro". Il credente sa, per dono di Dio, che Dio è sempre Padre, vede nel dolore innocente, nella sofferenza accettata per amore, la "scala" che porta a Dio, la "scala" d'oro che traghetta e fa salire a Dio, anche chi ha peccato e chi è vissuto lontano da Dio.

«Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). Nel piano di Dio, Gesù è stato "l'uomo dei dolori": «Il castigo salutare per noi si abbatté su di Lui e per le sue piaghe siamo stati guariti» (Is 53,5). Così l'innocente che soffre è un privilegiato che Gesù associa a sé nell'espiazione, facendone un piccolo con-redentore con Lui che è l'unico Redentore. Gesù chiede a coloro che ritiene disponibili e capaci di collaborare con Lui a espiare il peccato che dilaga sulla terra per ristabilire l'ordine dei valori.

Gesù che porge il calice ai discepoli in un contesto biblico

Padre Pio: Un'Anima Configuratasi al Cristo Crocifisso

Le Sante Messe e le Estasi del Frate Stigmatizzato

Padre Pio portava in sé, nella carne, i segni della passione e redenzione, compresa una corona di spine invisibile. Durante le sue messe, che potevano durare anche tre ore, il santo andava in estasi e riceveva grazie su grazie, non per sé, ma per i fratelli bisognosi. Riviveva tutto l'orrore del Calvario, moriva simbolicamente ma con estremo dolore al momento dell'elevazione, e resuscitava alla Comunione.

Il frate santo distingueva tra "amore compiacente" egoistico, mondano, e "amore compassionevole", lo stesso di Cristo e Buddha.

La Persecuzione e la Forza della Fede

Dal 1930 al 1933 il Sant'Uffizio gli proibì l'esercizio delle funzioni sacerdotali, la celebrazione eucaristica e la confessione. Tenuto in carcerazione, non poteva vedere i suoi parrocchiani né nessun altro. Nondimeno, il sentimento del Frate fu di sconforto. In questo periodo di "segregazione", il suo desiderio di edificare l'ospedale, la Casa Sollievo della Sofferenza, cresceva con ferma volontà di non arrendersi. Questo sogno venne inaugurato oltre vent'anni dopo, nel 1956. Era il suo lavoro assiduo, con più di responsabilità, anche nelle ore notturne, a portare il peso della sua missione.

Foto storica di Padre Pio con i segni delle stimmate

Il Ruolo del Confessore e il "Lavaggio nel Sangue di Cristo"

Il confessionale di Padre Pio divenne un luogo di fervente attività spirituale. Le anime non vengono date in dono: si comprano con il sangue, diceva il frate, alludendo al costo della salvezza. Il confessore è chiamato a immergere i penitenti nel lavacro del sangue di Cristo, e ad amministrare quel sangue. Per Padre Pio, era un impegno che riviveva l'eterna verità della Morte e Risurrezione di Cristo, quasi inchiodandosi alle tavole di legno del confessionale. Tale era l'affollamento che a San Giovanni Rotondo c'era un vero e proprio "mercimonio" intorno al confessionale, con persone che vegliavano la notte per conto di altri per assicurarsi i primi posti.

Questa gran mole di lavoro fu assai sgradita al maligno, che un giorno decise di tirare al frate un brutto scherzo. Un signore alto, snello, vestito con raffinatezza e dai modi garbati, si presentò a Padre Pio confessando peccati di ogni genere contro Dio, il prossimo e la morale. Le sue argomentazioni peccaminose, esposte con abile sottigliezza e ovattata malizia, impressionarono il frate. Padre Pio, domandandosi chi fosse costui, gli disse con tono deciso e imperioso: «Di' viva Gesù, viva Maria». A queste parole, la figura demoniaca scomparve, lasciando una puzza insopportabile.

In un altro periodo, il 16 maggio 1931, il Sant'Uffizio dispose la cessazione di ogni rapporto tra Padre Pio e il suo direttore spirituale, Padre Benedetto Nardella da San Marco in Lamis, nonché la sospensione di tutte le facoltà ministeriali, eccetto la celebrazione della Messa, ma solo entro le mura del convento, in una cappella privata, con la sola presenza del chierichetto. Padre Pio, pur chinando il capo e non fiatando, si ritrovò molto abbattuto. Era la volontà di Dio, ma anche un duro colpo. La sua grata del confessionale rimase nel suo angolo a prendere polvere, poiché le confessioni crollarono di netto.

Successivamente, il 1° luglio 1933, il Sant'Uffizio notificò che gli veniva rimessa la facoltà di confessare anche i non religiosi, ma solo uomini, con norme di comportamento specifiche: il frate doveva recarsi direttamente al confessionale, e finite le confessioni, ritirarsi immediatamente in convento. Queste norme furono create per evitare disordini e assembramenti eccessivi. Dal 25 marzo 1934, gli fu nuovamente permesso di confessare le donne, anch'esse con regole precise di comportamento.

Diversi confessionali sono legati alla storia di Padre Pio. Il suo arrivo stanziale a San Giovanni Rotondo, nel settembre del 1916, lo vide utilizzare un confessionale che aveva una targhetta con l'indicazione "usato da P. Pio". Più tardi, un nuovo confessionale, in legno di noce, venne realizzato per lui, raffigurante le effigi di Cristo e del Serafico Padre incrociate con le mani trafitte. Questo confessionale fu anche protagonista di un suo "trasferimento" temporaneo a Larino (CB) e poi il ritorno a San Giovanni Rotondo.

Un confessionale antico di legno, simile a quello usato da Padre Pio

Testimonianze di Vita Accanto al Calice di Sofferenza

Cleonice Morcaldi: La Figlia Spirituale

Cleonice Morcaldi, nata a San Giovanni Rotondo il 22 gennaio 1904, lo stesso giorno in cui Padre Pio faceva la professione religiosa a Morcone, conobbe Padre Pio nel 1920. Le sue virtù e la sua devozione filiale determinarono, da parte di Padre Pio, una predilezione nei suoi confronti. Cleonice fu la figlia spirituale più vicina al cuore immenso di Padre Pio, mistico e veggente, taumaturgo, finalmente riconosciuto santo nel 2002. Presso la scuola del primo sacerdote stigmatizzato, la signorina Cleonice imparò a meditare, a pregare, ad amare Gesù e la Vergine Maria. Annotò diligentemente alcune risposte di ordine spirituale ricevute da Padre Pio, e dopo la sua morte divulgò ciò che aveva appreso da lui, ricevendo nella sua casa persone di ogni ceto e città. Cleonice, che era una maestrina a Monte Rotondo, stilò una biografia intitolata La mia vita vicino a Padre Pio (Dehoniane). Morì il 23 febbraio 1987.

Un episodio significativo della sua vita riguarda il nipote Giovanni, fatto prigioniero durante l'ultima guerra e dato per morto. La disperazione dei genitori era immensa. Cleonice, dopo che la madre di Giovanni si gettò ai piedi di Padre Pio chiedendo notizie, si decise a fare una richiesta personale: «Padre io scrivo una lettera a mio nipote Giovannino, con il solo nome, non sapendo dove indirizzarla. Voi e il vostro Angelo Custode portatela dove egli si trova». Colma di felicità dopo aver ricevuto una risposta, Cleonice andò a ringraziare Padre Pio, il quale le disse di ringraziare la Madonna.

Storie di Grazia e Resurrezione

La storia di Giacomo Cadice, pubblicata sul giornale "Il Progresso Italo-Americano" il 24 ottobre 1949, racconta di un giovane fuggito di casa per arruolarsi nella Legione Straniera. Dopo aver firmato un contratto di cinque anni, si pentì e scrisse una lettera alla famiglia. Il padre, depresso, si rivolse a Padre Pio, che gli disse: «Va a pregare!». Una notte, Giacomo, di guardia in un avamposto, vide un frate che lo prese per mano e lo invitò a seguirlo. Il frate scomparve, e Giacomo si ritrovò a Marsiglia, poi in Sardegna e finalmente a Roma, con la sua famiglia. Quando il padre gli mostrò una foto di Padre Pio, il ragazzo, piangendo, riconobbe immediatamente il frate che l'aveva salvato.

Un'altra storia miracolosa è quella di Giuseppina Piccinini di San Giacomo Roncole (MO). Dopo aver perso due figli nati prematuri e un terzo morto a 7 anni per avvelenamento, Giuseppina sollevò il bambino al cielo gridando: «Padre Pio, se sei veramente un santo, ridammi il mio bambino e io servirò la Chiesa come suora in famiglia». In quel preciso istante, il figlio Riccardo aprì gli occhi e esclamò: «Mamma». Resuscitato e sano, il miracolo portò Giuseppina a servire la Chiesa come "suora in famiglia", dedicandosi alla conversione dei "rossi" e offrendosi come vittima d'olocausto.

Esempi di Collaborazione alla Passione di Cristo

L'autore della bozza ha profilato migliaia di servi di Dio e cristiani esemplari, citando in particolare due storie che ha visto con i propri occhi:

  1. Pietro Gonella (1931-1979): Nato ad Antignano d'Asti, entrò in seminario a 12 anni con il sogno di diventare sacerdote. Colpito a 18 anni da un male incurabile, divenne un malato a vita. Nonostante l'impossibilità di diventare sacerdote in modo tradizionale, visse un singolare "sacerdozio di sangue" nell'offerta a Dio, nella preghiera apostolica e nei rapporti con le anime. Papa Paolo VI, informato della sua storia, gli concesse di essere ordinato il 23 settembre 1978 nel suo letto di dolore, che divenne un altare. Don Pietro offrì per 15 mesi il suo sacrificio unito a quello di Gesù sul Calvario.
  2. Silvio Dissegna (1967-1979): Nato presso Torino, questo bambino apparve subito "speciale" per la sua intimità con Gesù. A 10 anni si ammalò di cancro alle ossa, affrontando dolori atroci e un lento disgregarsi del suo corpo per 20 mesi, con il sorriso sul volto e la certezza di rivivere in sé la Passione e il Calvario del suo "amatissimo Gesù". Morì a 12 anni, il 24 settembre 1979, nel fulgore della santità e del martirio.

Queste storie dimostrano che soltanto il Cristo, nella Chiesa Cattolica, con il suo calice amaro ma traboccante di salvezza e di gioia, con la sua vita offerta per amore, può compiere questi miracoli viventi. Quando Gesù ci chiama a condividere la sua avventura, preghiamo intensamente affinché la nostra debolezza e la nostra paura non ci facciano indietreggiare, ma ci rendano capaci di innalzare sul mondo, accanto alla sua grande Croce, la nostra piccola croce.

Padre Pio: l'uomo, il frate, il santo. (La vera storia di Padre Pio - 26 settembre 2023)

Incontri Spirituali: Padre Pio e Don Dolindo Ruotolo

Figure Simili, Destini Incrociati

Un incontro tra due uomini in "odore di santità", Don Dolindo Ruotolo, mistico napoletano, e Padre Pio, santo delle stimmate, avvenne a San Giovanni Rotondo. Si trattava di due figure molto simili, soprattutto per l'amore filiale verso la Chiesa e per l'immedesimazione in Gesù. Entrambi poi subirono un atteggiamento inquisitorio e punitivo da parte delle autorità ecclesiastiche, avendo tuttavia la forza e la capacità di offrire anche questa sofferenza a Dio e uscirne ancora più forti nella fede.

Il Racconto dell'Incontro del 1953

Don Dolindo raccontava spesso in famiglia del suo incontro con Padre Pio, del quale, assicurava, aveva potuto «constatare dal vivo la santità». Si videro in tarda età, nell'autunno 1953, anche se spiritualmente si conoscevano da sempre. Don Dolindo giunse a San Giovanni Rotondo da Napoli alle 8 del mattino, celebrò la Messa e, dopo, chiese quale fosse il posto di Padre Pio nel refettorio, baciando quella tavola che raccoglieva il profumo delle sue penitenze. Il guardiano gli offrì due tarallini che trovò nel tiretto di Padre Pio, e Don Dolindo pensò subito di farli benedire per gli infermi.

Nonostante fosse l'ora del pranzo dei frati e l'incontro con Padre Pio sembrasse impossibile, Don Dolindo andò a bussare alla sua stanza per pregarlo di ascoltarli subito. La presenza del vescovo indusse Padre Pio ad accoglierli. Don Dolindo, incontrando Padre Pio, lo supplicò di ascoltarlo. Padre Pio si meravigliò di vederlo vecchio e scherzò sulla sua chioma imbiancata: «Ti sei imbiancato, t'è caduta la neve sul capo?». Dopo uno scherzo del guardiano riguardo al "furto" dei tarallini, Don Dolindo chiese a Padre Pio il permesso di fare altri "furti", e il frate rispose: «Va', e prendi quello che vi trovi!». Don Dolindo aggiunse: «Ma io voglio che me li benediciate voi». Rispose con mirabile intuizione: «E come non hai capito che dalle 4, ora della tua partenza da Napoli, vi ho posto tante cose per i tuoi infermi, e vi ho posto i ceci con i tarallini, perché tu potessi darne un poco a ciascuno? E ho benedetto ripetutamente tutto per fecondare il tuo desiderio». Questa affermazione dimostrava la sua luce soprannaturale, rispondendo a pensieri non confidati a nessuno.

La Profezia di Padre Pio sull'Anima di Don Dolindo

Sorridendo, Padre Pio disse a Don Dolindo: «Ma tu sei avido di benedizioni! tu non ti sazi mai!». E abbracciandolo, stringendolo al suo cuore, lo rassicurò sul percorso passato, presente e futuro della sua vita, dicendo in tono enfatico, innanzi ai frati che lo circondavano: «Ascoltami bene! tutto il paradiso è nell'anima tua, c'è stato sempre, c'è e ci sarà per tutta l'eternità». Questo gesto e linguaggio commossero Don Dolindo e sorpresero i frati, che chiesero se avesse compreso le parole di Padre Pio. Egli rispondeva allo scopo principale della visita, rassicurando che ciò che si era svolto nella vita travagliata di Don Dolindo era volontà divina, e il suo cammino lo portava all'eterna salvezza.

È in questo contesto di condivisione spirituale e di profonda sofferenza accettata che Padre Pio, come descritto nell'incontro con Don Dolindo, cammina "tra i fedeli con un calice", simbolo del suo ministero eucaristico e della sua unione con il sacrificio di Cristo.

L'Ultima Messa e la Morte di Padre Pio

Il 22 settembre 1968, Padre Pio da Pietrelcina portò a termine la sua estrema salita all'altare del suo Signore, per celebrare la sua Ultima Messa. Era talmente afflitto e debole da dover essere aiutato dai confratelli. Al termine della funzione, gli venne impartita l'assoluzione «sub conditione». Concluse con l'invocazione: «Signore, nelle tue mani raccomando il mio spirito», mentre i confratelli, inginocchiati all'intorno, pregavano. Padre Pio da Pietrelcina, ripetendo i nomi dolcissimi di Gesù e Maria, chinò la testa e spirò. Erano le ore 2,30 del 23 settembre 1968. Morì con l'abito cappuccino addosso, come desiderava. La sua dipartita lasciò un'eredità spirituale immensa a una moltitudine di gente, proveniente da ogni parte della Penisola e da ogni latitudine del globo, che ancora oggi cerca nella sua figura l'espiazione delle colpe innanzi al Dio fattosi carne.

Ritratto di Padre Pio in preghiera o durante la Messa

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