La figura di Padre Pio da Pietrelcina, proclamato Santo nel 2002 da Papa Giovanni Paolo II, continua ad affascinare e ispirare, in particolare le nuove generazioni. Diversi approcci moderni cercano di avvicinare i giovani a questo venerato frate cappuccino, mostrando la sua attualità e la profondità della sua fede.
L'approccio cinematografico: Padre Pio attraverso gli occhi dei giovani
Il regista, compositore, scrittore e sacerdote Jean-Marie Benjamin ha scelto di dedicare il film "Ci alzeremo all’alba", Evento speciale del Festival del cinema europeo, proprio all'intento di avvicinare le giovani generazioni alla figura del Santo. Benjamin ha tenuto a precisare: "Non è un film biografico", anche perché vent'anni prima aveva già scritto, prodotto e realizzato il primo film fiction dedicato alla vita e opere di San Pio da Pietrelcina, intitolato "Padre Pio: la notte del profeta", trasmesso da RAI1 nel 1998.
"Ci alzeremo all’alba": una prospettiva laica
Jean-Marie Benjamin ha dichiarato: "Ho scritto e realizzato Ci alzeremo all’alba con l’intento di presentare Padre Pio con un approccio laico, per chi ne sa poco o nulla, attraverso gli occhi di due ragazzi." Seguendo questi giovani nella loro inchiesta, si scopre "la straordinaria figura di Padre Pio, ma anche la sua opera sociale nell’ospedale 'Casa Sollievo della Sofferenza'". Il film rappresenta anche un viaggio attraverso la vita di due famiglie, socialmente diverse, e della Puglia, con le sue tradizioni e la sua cultura, offrendo "un altro volto del Sud Italia, fatto di persone e famiglie normali, così diverse dalle solite immagini proposte dalla cronaca, che fanno molta audience, ma non corrispondono alla quotidianità di questi splendidi luoghi".

La trama e i giovani protagonisti
Nel film, Luca è un dodicenne di San Giovanni Rotondo, sveglio e determinato. Un giorno, dopo essersi recato nella chiesetta e museo di Padre Pio, progetta di fare un’inchiesta presso gli anziani del paese che hanno conosciuto Padre Pio, e grazie alle testimonianze raccolte, scrivere un libro sul santo del Gargano. Luca, che ha una sorella, Miranda, di otto anni, chiede all’amico Sebastiano di collaborare all’iniziativa. Sebastiano è un tredicenne disponibile, a volte scherzoso, malgrado la difficile situazione familiare: la madre gravemente malata e il padre in conflitto con il figlio.
Il loro progetto inizia intervistando tre persone che nella vita reale hanno da giovani conosciuto e parlato con Padre Pio, autentici testimoni dei suoi presunti miracoli e delle sue sofferenze. Tra un’intervista e l’altra, i due ragazzi scambiano le loro impressioni, con discussioni e battute. Nel frattempo, la salute della mamma di Sebastiano peggiora, così come quella del padre a causa dell’alcool. Durante un litigio, Sebastiano riceve uno schiaffo dal papà e si rifugia nella chiesetta antica di Padre Pio, dove lo raggiunge Luca per consolarlo e aiutarlo. Viaggiando sulle loro biciclette per la pianura tra San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo, Sebastiano annuncia a Luca che i suoi genitori sono d’accordo di lasciarlo andare con lui a Pietrelcina, accompagnati dallo zio, in una nuova avventura che li aspetta.
Contesto della produzione
Le riprese del film sono state effettuate in Puglia nel giugno 2018, in particolare a San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis e Pietrelcina, sotto l’alto patrocinio della Fondazione Opera Padre Pio, Casa Sollievo della Sofferenza.
Padre Pio nell'era del Terzo Millennio: Un Santo per tutte le generazioni
È sorprendente come, all'alba del terzo millennio, un’era di clamorosi progressi scientifici e tecnologici, l’era della mappatura del genoma e delle reti informatiche che uniscono il pianeta, il santo che lo simboleggia sia un povero fraticello che aveva una fede semplice e disadorna, quasi banale nella sua semplicità. Eppure, San Pio da Pietrelcina è indubitabilmente il santo più significativo di questo nuovo millennio, un santo che muove masse di fedeli mai viste nei secoli.
La devozione di massa e l'impatto mediatico
Per la sua beatificazione, il 2 maggio del 1999, Roma temette di essere messa sotto assedio per l’invasione dei suoi devoti, tanto che il sindaco scrisse una lettera ai cittadini consigliando di non uscire di casa o di andare in vacanza. Per la canonizzazione, 300mila persone furono ammesse ad assistere alla cerimonia - la più vista della storia - in piazza San Pietro, mentre milioni e milioni, in tutto il mondo, la seguirono via radio e TV. Ogni sceneggiato, giornale, libro che parla di lui diventa un caso per i record di ascolti e di vendite. Basta mettere il suo volto in copertina per aumentare la tiratura di un giornale. Paolo Occhipinti, direttore del settimanale Oggi, ha spiegato: "È semplice: se parliamo di lui, vendiamo". Su internet, i siti che parlano del frate con le stimmate sono ben 40.500. Un santo per l’era del web, nonostante la sua fosse una fede semplice, quasi di altri tempi, fatta di poche cose essenziali: preghiere, messe, rosari (aveva costantemente tra le mani la corona della Madonna).

I Gruppi di Preghiera: Un ponte tra Padre Pio e i giovani
Nonostante l'attenzione mediatica si concentri spesso sulla fama di prodigi che circonda la sua immagine, Giovanni Paolo II stesso, il giorno dopo la sua beatificazione, sottolineò che "la testimonianza di padre Pio costituisce un potente richiamo alla dimensione soprannaturale, da non confondere con il miracolismo, deviazione da cui egli sempre si difese con fermezza". Sono proprio i Gruppi di Preghiera, voluti da Padre Pio, che rendono la sua figura presente e concreta in tutto il mondo, evitando che il suo sia solo un devoto ricordo.
Origini e sviluppo dei Gruppi
Il cardinale Agostino Casaroli, allora segretario di Stato vaticano, ricordò l'importanza dei Gruppi quando, il 3 maggio 1986, dopo anni di gestazione, presentò a San Giovanni Rotondo i loro statuti. Sono stati proprio loro a contribuire ad innalzarlo alla gloria degli altari, una vera task force spirituale che si è sviluppata sorprendentemente e continua a crescere. Se nel 1960 i Gruppi di preghiera erano qualche decina, e alcune centinaia nel 1980, oggi sono migliaia e migliaia. Fabio Comparato, responsabile del Centro internazionale Gruppi di preghiera, l’organismo che li coordina, afferma: "Attualmente sono 2.739: 2.332 in Italia e 407 all’estero." Le regioni italiane in cui sono più diffusi sono la Sicilia (240), la Puglia (220) e il Lazio (190). Sono presenti in 34 Stati, dal Gambia allo Sri Lanka, dal Perù all’Australia, e ogni gruppo conta dai 30 ai 300 membri, centinaia di migliaia di persone diffuse nei cinque continenti.
Comparato, che è stato vicino a Padre Pio sin dall’inizio di questa avventura, spiega: "Non siamo in grado di dire il numero dei partecipanti ai Gruppi, perché non abbiamo tessere né vincoli associativi. La fede, per sua natura, è libera." Già negli anni Quaranta, Padre Pio incitava i suoi "figli spirituali" a pregare assieme. Nel 1947 c’era un gruppo a Roma, nel ’49 uno a Udine. Nel 1951 ce n’erano in Inghilterra, in Svizzera, negli Stati Uniti, portando alla creazione di una struttura provvisoria di coordinamento.
Scopo e funzionamento
I Gruppi crebbero di pari passo con l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, ma non servivano, come erroneamente si ripete spesso, per raccogliere fondi per esso. Padre Pio "ha voluto che l’opera sociale, l’ospedale, che serve per alleviare le sofferenze fisiche, fosse affiancata dai Gruppi di preghiera, che “lavorano” sul piano spirituale. I due aspetti si completano a vicenda: è difficile dire chi svolga il lavoro più proficuo. Sono le due braccia con cui padre Pio continua ancora oggi ad esercitare il suo ministero".
I Gruppi godono di notevole indipendenza: la responsabilità è del sacerdote che li segue. Il Centro internazionale, composto da 30 persone che si riuniscono in seduta plenaria una volta all’anno, prepara sussidi per aiutare la catechesi, e i Gruppi rendono periodicamente conto al Centro dell’attività svolta. Talvolta esiste anche la figura del coordinatore diocesano. Messa, meditazione, preghiera e catechesi sono le attività dei Gruppi, con incontri che si svolgono una volta al mese. Comparato spiega: "Questa è l’indicazione che diamo, anche se poi i Gruppi possono decidere diversamente. Ma è bene non fare cose troppo stressanti perché la gente non ha tempo." Il nome Gruppi di preghiera comparve per la prima volta sul bollettino della Casa Sollievo della Sofferenza nel giugno 1950, scritto da Guglielmo Sanguinetti, che tutte le sere riceveva da Padre Pio nella sua cella istruzioni per l’Opera che nasceva.

Regole e fedeltà
Secondo le indicazioni di Padre Pio, i Gruppi di preghiera dovevano distinguersi per la loro fedeltà alla Chiesa, al Papa e ai vescovi, per la formazione cristiana integrale, per la vita di preghiera e per la carità generosa verso i sofferenti. Possono nascere spontaneamente, ma hanno una regola inderogabile: devono essere guidati da un sacerdote e ricevere l’approvazione del vescovo locale. Comparato rammenta: "Niente benestare senza il sacerdote, niente benestare senza il vescovo: erano queste le direttive che ci aveva dato Padre Pio", aggiungendo: "Lo faceva anche perché voleva evitare degenerazioni e un culto esagerato nei suoi confronti."
Attualmente, ogni sera, nella cripta del convento di San Giovanni Rotondo, fra Modestino, il frate che è stato più vicino a Padre Pio, si riunisce in preghiera con i suoi confratelli recitando il rosario in comunione spirituale con tutti i Gruppi di preghiera sparsi nel mondo. È diventata un’abitudine che chi partecipa ai Gruppi e vuole chiedere qualche grazia a Padre Pio, la chieda proprio in quel momento. Fra Modestino ha confidato: "Padre Pio fece una promessa. Vincolò il suo Paradiso alla felicità dei suoi figli. “Non entrerò in Paradiso fino a quando non ci sarà entrato l’ultimo dei miei figli spirituali”, disse. E lui, le promesse le manteneva. Sempre."
Il Gruppo di Preghiera Padre Pio Giovani all'Università "La Sapienza"
Un esempio concreto del legame tra Padre Pio e i giovani è il Gruppo di Preghiera Padre Pio Giovani, nato nel 1999 all’Università “La Sapienza” di Roma. Questo gruppo è frutto del desiderio e delle preghiere di un figlio spirituale di Padre Pio, Mons. Pierino Galeone, e delle opere di un giovane sacerdote, Don Carmine Pellegrino. Essi animano un incontro settimanale presso la Cappella universitaria dell’Università “La Sapienza” di Roma e ogni giovedì alle ore 14 partecipano alle iniziative con la pastorale universitaria e a tutti gli incontri e i servizi proposti dalla Pastorale Giovanile del Vicariato di Roma, come ad esempio la Giornata Mondiale della Gioventù (GMG).
Le testimonianze dei giovani: Fede e trasformazione
Contrariamente all'idea che i Gruppi di preghiera siano frequentati solo da "vecchiette pie e devote" o "persone che recitano rosari in sacrestie male illuminate", sono migliaia e migliaia i giovani che ne fanno parte in ogni angolo del pianeta. Questi ragazzi vivono la loro fede con passione ed entusiasmo, come dimostrano le loro esperienze.
Le storie di Fabio, Caterina e Luca
- Fabio, 21 anni, di Bologna, racconta: "Ho incontrato il cristianesimo incontrando i Gruppi di preghiera. Prima pensavo fosse una cosa di altri tempi, o che andava bene per Papa Boys un po’ ebeti. Invece, l’incontro con chi aveva già conosciuto padre Pio mi ha cambiato la prospettiva di vita. A parte gli incontri di preghiera e di meditazione e un po’ di volontariato, faccio le stesse cose di prima. Ma è completamente nuovo il senso con cui le faccio, e nuovo il gusto con cui le vivo."
- Caterina, 23 anni, studentessa universitaria di Brindisi, ammette: "Devo ammettere che la figura di Padre Pio non mi affascinava. Quell’insistere sulle stimmate, il fanatismo che mi sembrava fosse generato dai suoi tanti miracoli, i fenomeni inspiegabili e un po’ inquietanti che lo circondavano. Poi, per caso, mi è capitato di leggere qualche sua lettera. Mi hanno colpito, ho cercato di saperne di più. E ho scoperto una persona completamente diversa dall’immagine che mi era stata proposta dai mass media. Un frate innamorato di Cristo che sapeva che Dio era concretamente presente accanto a lui, e con cui parlava a tu per tu, con confidenza. E mi ha stupito la tenerezza che aveva verso tutti, altro che quel personaggio scontroso e rude che mi era stato dipinto. Ne sono rimasta talmente colpita, che mi sono chiesta come si poteva fare la sua stessa esperienza. Ed eccomi qui, in un Gruppo di preghiera."
- Luca, 17 anni, di Roma, condivide: "Ho incontrato i Gruppi nella mia parrocchia. Mi ha invitato un mio compagno di classe. “Vieni, che ci si diverte un sacco” mi ha detto. Io ero scettico, ma lui era molto simpatico, e così, per prova, ci sono andato. Era febbraio. A marzo ho partecipato al Convegno annuale di tutti i giovani dei Gruppi. Eravamo tantissimi, e la fede per la prima volta mi è parsa una cosa concreta e non astratta. A mia volta ho invitato altri amici a venire, e adesso nella mia classe siamo in quattro, e tutti ci guardano con un po’ di stupore, perché tra noi siamo diventati davvero molto uniti, e anche i professori se ne accorgono."
Migliaia di questi ragazzi erano presenti in Piazza San Pietro per la canonizzazione, e tantissimi altri hanno vissuto quel momento con la stessa intensità, anche se sparsi nei cinque continenti. Monsignor Riccardo Ruotolo, presidente dei Gruppi di preghiera, ha spiegato: "I Gruppi di preghiera hanno vissuto l’attesa di questo momento nell’interiorità e nella preghiera. Ora è venuto il momento di gioire."
Il riconoscimento della santità e l'eredità spirituale
La Chiesa ha proclamato Francesco Forgione, San Pio da Pietrelcina, non per la sua eccezionalità o per i doni prodigiosi concessi dal Signore, ma per la sua fede umile e semplice, imparata dalla madre e mantenuta attraverso faticosissime prove, additata come esempio ai cristiani. La sua santità, crudelmente messa in dubbio e osteggiata durante la vita, spesso anche dai suoi confratelli e dalle autorità ecclesiastiche, è stata solennemente riconosciuta e indicata come modello per tutta la Chiesa.
Per i ragazzi e gli anziani dei Gruppi di preghiera, Padre Pio era già santo da tempo. E per loro ha messo in gioco la cosa che gli era più cara: la promessa di non entrare in Paradiso senza l'ultimo dei suoi figli spirituali. Il 16 giugno 2002, in piazza San Pietro, l'uomo vestito di bianco (Papa Giovanni Paolo II), che un giorno si era confessato da lui e che gli aveva chiesto, e ottenuto, un clamoroso miracolo per un'amica malata di cancro, forse sorrise mentre lo additava come modello a tutta la Chiesa, pensando che nemmeno San Pietro, che di quel Paradiso ha le chiavi, sarebbe riuscito a convincere ad entrare quel frate umile, buono e testardo, finché non avrà adempiuto quella promessa.