San Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, comunemente noto come Padre Pio, è stato un presbitero e mistico italiano, religioso dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. La sua vita rappresenta una straordinaria storia di fede, amore e dedizione al prossimo. Fu destinatario, ancora in vita, di una venerazione popolare di imponenti proporzioni, anche in seguito alla fama di taumaturgo e per il dono delle stigmate.
Nascita e vocazione precoce
Francesco Forgione nacque a Pietrelcina, provincia e diocesi di Benevento, il 25 maggio 1887, quarto figlio di Grazio Forgione (detto anche Zi' Razio o Orazio) e Maria Giuseppa De Nunzio (detta anche zi' Giuseppa). I suoi genitori erano piccoli possidenti; avevano, a due chilometri dal paese, nella località chiamata Piana Romana, una masseria e delle terre, da cui ricavavano il necessario per vivere. Al tempo dei raccolti potevano anche permettersi di assumere qualche bracciante. Il giorno dopo la sua nascita, il 26 maggio, fu battezzato con il nome di Francesco nella chiesa di Sant'Anna. La sua infanzia trascorse serenamente tra i campi, la casa, la chiesa e la scuola, ma sin da piccolo Francesco mostrò una profonda inclinazione verso la preghiera e il sacro.
Già all'età di cinque anni, Francesco sentì la vocazione religiosa, quando promise di consacrarsi per sempre al Signore. A quella stessa età già si sottoponeva a dure penitenze, si difendeva dagli attacchi dei diavoli ed era consolato da estasi e celestiali apparizioni. Padre Agostino da San Marco in Lamis, uno dei suoi primi direttori spirituali, raccontò come il giovane Francesco avesse sperimentato estasi e visioni divine. Il giovane non frequentò le scuole in maniera regolare perché doveva rendersi utile in famiglia lavorando la terra. Solo quando ebbe dodici anni cominciò a studiare con metodo, sotto la guida del sacerdote Domenico Tizzani che, in un biennio, gli fece svolgere tutto il programma delle elementari. Il 14 giugno 1897, a soli dieci anni, ricevette il sacramento della Prima Comunione e, il 27 settembre 1899, all’età di dodici anni, quello della Cresima.
Il desiderio di diventare sacerdote si manifestò molto presto e fu sollecitato dalla conoscenza di un frate del Convento di Morcone, Fra Camillo da Sant'Elia a Pianisi, che periodicamente passava per Pietrelcina a raccogliere offerte. La scelta di Francesco si delineava con chiarezza: voleva diventare «frate con la barba», come fra Camillo. Le pratiche per l'entrata in convento furono iniziate nella primavera del 1902, quando Francesco aveva 14 anni, ma la sua prima domanda ebbe esito negativo. La notte del 5 gennaio 1903, l'ultima che passava con la sua famiglia, disse di aver avuto un'altra visione in cui Dio e Maria lo incoraggiavano assicurandogli la loro predilezione.
La formazione religiosa e i primi anni di sacerdozio

Con una fede ardente e il desiderio di servire il Signore, il 6 gennaio 1903 Francesco Forgione entrò nel noviziato dei Cappuccini della Provincia religiosa di Sant’Angelo-Foggia (oggi denominata di Sant’Angelo e Padre Pio), a Morcone, sempre in provincia di Benevento, a pochi chilometri da Pietrelcina. Nel noviziato dei Cappuccini, dove non c'erano posti disponibili, parenti e amici tentarono invano di convincerlo a provare con qualche altra famiglia religiosa. Veste l’abito, da novizio, il 22 gennaio successivo e prende il nome di fra Pio. Concluso l'anno del noviziato, Pio emise la professione dei voti semplici (povertà, castità e obbedienza) il 22 gennaio 1904, un atto che rafforzò ulteriormente il suo legame con l’ordine cappuccino e con Dio.
Il cammino di Padre Pio non fu però privo di prove. Negli anni successivi di studio e formazione, dal 1904 al 1909, si spostò tra vari conventi per approfondire la teologia e prepararsi al sacerdozio. Tuttavia, la sua salute fragile lo costrinse più volte a tornare a Pietrelcina, dove affrontò le sue sofferenze con pazienza e abbandono alla volontà divina. Più volte, per motivi di salute, il giovane frate fu costretto a lasciare il convento e gli studi. I medici gli consigliarono di tornare a Pietrelcina per respirare l’aria del paese nativo, non riuscendo a individuare rimedi più efficaci. In quel periodo, insieme ai malanni fisici, cominciarono a manifestarsi fenomeni inspiegabili: di notte, nella sua stanza, si udivano rumori sospetti, a volte urli o ruggiti. Negli anni giovanili padre Pio fu anche colpito da "bronchite asmatica", di cui continuò a soffrire fino alla morte. Aveva anche una calcolosi renale grave, con coliche frequenti. Un'altra malattia molto dolorosa fu una specie di gastrite cronica, che poi si trasformò in ulcera.
Nonostante le sfide, Padre Pio continuò il suo cammino con determinazione. Il 18 luglio 1909, nella chiesa del convento di Morcone, ricevette il sacramento del diaconato da monsignor Benedetto Bonazzi. Il 10 agosto del 1910, nel sacello dei canonici del Duomo di Benevento, il Cappuccino, appena ventitreenne, grazie a una dispensa della Santa Sede, venne ordinato sacerdote dall’arcivescovo Paolo Schinosi. La cerimonia fu resa ancora più intensa dalla presenza della madre, mentre il padre Orazio, emigrato in America per sostenere gli studi del figlio, non poté essere presente. Questo evento segnò l’inizio del ministero sacerdotale di Padre Pio. Quattro giorni dopo, il 14 agosto 1910, Padre Pio celebrò la sua prima Messa solenne nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina. Nell’immaginetta-ricordo scrisse a Gesù: «Per Te sacerdote santo... vittima perfetta».
Le prime stigmate e le prove della guerra

Non furono solo parole di circostanza quelle scritte sull'immaginetta-ricordo. Più volte, infatti, si offrì al Signore «vittima per i poveri peccatori e le anime purganti». A distanza di poche settimane, si verificò la prima apparizione delle stimmate «visibili, specie in una mano». Il fenomeno, descritto anche in una lettera dell'8 settembre 1911 al padre spirituale di San Marco in Lamis, andava ripetendosi da quasi un anno. Tuttavia, poiché «quest’anima a tal fenomeno» restava «assai esterefatta», pregò il Signore di ritirare «un tal fenomeno visibile». La preghiera venne esaudita. Scomparvero «le trafitture», ma non «il dolore acutissimo che si fa sentire, specie in qualche circostanza ed in determinati giorni». Nello stesso periodo Gesù concesse al frate di condividere la sua coronazione di spine e la sua flagellazione. Non distante dal paese, tutti i giorni dopo aver celebrato la Messa, si recava in una località detta Piana Romana, dove il fratello Michele aveva costruito per lui una capanna e dove aveva la possibilità di pregare e meditare all'aria aperta, che giovava molto ai suoi polmoni malati.
Il 6 novembre 1915, durante la Prima Guerra Mondiale, iniziò la sua esperienza militare, segnata da tre lunghi periodi di convalescenza a causa del riacutizzarsi della sua misteriosa malattia con febbre fino a 52 gradi. Il 6 dicembre fu assegnato alla decima compagnia sanità di Napoli. Durante uno di questi periodi di convalescenza Padre Pio dimorò in convento a Foggia. Lo obbligò il suo ministro provinciale e padre spirituale, Benedetto da San Marco in Lamis, convinto che la sua malattia fosse un fenomeno diabolico per tenerlo lontano dal chiostro. A Foggia, però, il giovane Frate soffrì molto per il gran caldo. L'esperienza militare fu faticosa, intervallata da lunghe licenze a causa di gravi crisi di salute, fino al congedo definitivo avvenuto il 16 marzo 1918.
L'arrivo a San Giovanni Rotondo e le stigmate permanenti

Il 28 luglio 1916 il guardiano del convento di San Giovanni Rotondo, padre Paolino da Casacalenda, lo portò con sé nel paesino garganico, dove trovò refrigerio. Per questo ottenne l’autorizzazione a tornarci «provvisoriamente» il 4 settembre successivo. Vi rimarrà, invece, per tutta la vita. Nei primi anni trascorsi a San Giovanni Rotondo, Padre Pio consolidò la sua vocazione alla guida spirituale. Con amore e pazienza, mantenne una fervente corrispondenza con i suoi direttori spirituali e accolse le anime in cerca di conforto. Questo periodo vide nascere quel nucleo di fedeli che avrebbe poi dato vita ai “Gruppi di Preghiera”, un movimento cresciuto negli anni fino a diventare un pilastro della devozione cristiana.
L’anno 1918 segnò un punto di svolta, rendendo visibili i segni del suo cammino mistico. Tra il 5 e il 7 agosto 1918, egli sperimentò il fenomeno mistico della trasverberazione, mentre il 20 settembre del medesimo anno, nel coro dell’antica chiesa conventuale di San Giovanni Rotondo, si rinnovò la stimmatizzazione. Ma, questa volta, sarà permanente. Le ferite di Cristo si impressero nelle sue mani, nei piedi e nel costato, rendendolo per cinquant’anni un segno vivente della Passione. In mezzo al palmo delle mani era apparso un po' di rosso, grande quanto la forma di un centesimo, accompagnato da un forte e acuto dolore. Questo dolore era più sensibile alla mano sinistra.
La notizia delle stimmate si diffuse già dall’anno successivo e cominciò l’afflusso dei pellegrini. Dal 1919 al 1920, per ordine dei superiori, Padre Pio si fece visitare da tre luminari della medicina dell’epoca: i professori Romanelli e Bignami e il dott. Clamore. Il primo medico a studiare le stigmate di Padre Pio fu il professore Luigi Romanelli, primario dell'ospedale civile di Barletta, per ordine del padre superiore Provinciale, nei giorni 15 e 16 maggio 1919. Le lesioni che presentava alle mani erano ricoperte da una membrana di colore rosso bruno, senza alcun punto sanguinante, niente edema e niente reazione infiammatoria nei tessuti circostanti. Due mesi dopo, il 26 luglio, arrivò a San Giovanni Rotondo il professore Amico Bignami, ordinario di patologia medica all'Università di Roma. Le sue considerazioni mediche non si discostarono da quelle del prof. Romanelli. Altri medici, osservando il fenomeno, non furono in grado di determinarne la causa con certezza, ma parlarono in ogni caso di un possibile fenomeno artificiale e/o patologico.
Prove, divieti e la riabilitazione
La Storia di Padre Pio (parte 1) - RAI Storia
La fama dell’uomo di Dio dava fastidio a chi viveva nell’ombra del peccato. Lettere, anonime e firmate, vennero inviate in Vaticano per diffamare il frate. Il Sant’Uffizio seguì la linea della prudenza, con tale rigore da apparire punitiva. Nel 1920 padre Agostino Gemelli, medico, psicologo e consulente del Sant'Uffizio, fu incaricato dal cardinale Merry Del Val di visitare padre Pio ed eseguire "un esame clinico delle ferite". Il Gemelli volle invece esprimersi compiutamente in merito e volle incontrare il frate, nonostante una malcelata ritrosia di questi. Il frate rifiutò la visita adducendo che mancava l'autorizzazione scritta del Sant'Uffizio. Come risultato di questa vicenda, il 31 maggio 1923, arrivò un decreto vero e proprio in cui si pronunciava la condanna esplicita. Il Sant'Uffizio dichiarava il non constat de supernaturalitate circa i fatti legati alla vita di padre Pio, ed esortava i fedeli a non credere e a non andare a San Giovanni Rotondo. I divieti e le calunnie produssero tentativi di trasferimento di Padre Pio ad altro convento. Ma la reazione popolare ne impedì l’attuazione. L'inchiesta sul frate si chiuse con l'arrivo del quinto e definitivo decreto di condanna (23 maggio 1931) con l'invito ai fedeli di non considerare come sovrannaturali le manifestazioni psichiatriche certificate dal Gemelli, ma i più fedeli sostenitori di Padre Pio non considerarono il divieto di Roma vincolante.
Tra il 1931 e il 1933, Padre Pio visse quello che probabilmente fu il momento più difficile della sua vita religiosa: una profonda segregazione spirituale. L’11 giugno 1931, in seguito al decreto del Sant’Uffizio, iniziò la sospensione di Padre Pio da ogni ministero pubblico; gli fu permesso soltanto di celebrare la Santa Messa in solitudine, all’interno della cappella del convento, senza la presenza dei fedeli. Questo periodo di isolamento, durato fino al 16 luglio 1933, fu per Padre Pio un tempo di prova e di purificazione. La sua giornata fu scandita da un rigido ritmo di preghiera e silenzio. I divieti decaddero il 14 luglio del 1933, quando Papa Pio XI revocò le restrizioni precedentemente imposte a padre Pio, riammettendolo gradualmente alla pienezza del ministero. Il santo Frate tornò alla sua vita di sempre: la santa Messa al mattino, poi in confessionale, fino a 16 ore al giorno, per «prosciogliere i fratelli dai lacci di satana».
La facoltà di confessare gli fu restituita gradualmente: il 25 marzo 1934 riprese ad assolvere gli uomini e, poco dopo, il 12 maggio 1934, anche le donne. Questo fece sì che le folle crescessero rapidamente, costringendo i superiori del convento a organizzare un sistema di prenotazioni per gestire la moltitudine di fedeli desiderosi di incontrare il frate. La Messa di Padre Pio, carica di devozione, attirò talmente tante persone che, a partire dal 5 giugno 1954, si vide costretto a celebrarla spesso all’aperto, sul piazzale della chiesa.
La "Casa Sollievo della Sofferenza" e i Gruppi di Preghiera

Nel 1940 si delineò, in Padre Pio, l’idea di fondare “Casa Sollievo della Sofferenza”, un ospedale diverso dagli altri, che fosse un «tempio di scienza e di preghiera». La prima pietra venne posata il 16 maggio del 1947. Nello stesso periodo nacquero i gruppi di preghiera. Il cappuccino fece proprio il desiderio di papa Pio XII di vedere «falangi di uomini e di giovani» che, almeno una volta al mese, si riunissero in preghiera, «ricevano il pane di vita e inducano anche altri a seguire il loro esempio». Su sollecitazione del frate, gruppi di fedeli di ogni parte d’Italia spontaneamente cominciarono a incontrarsi mensilmente «con l’assistenza di un sacerdote». Nel febbraio del 1951 il dottor Guglielmo Sanguinetti scrisse il primo statuto. Il 5 maggio 1956 venne inaugurata Casa Sollievo della Sofferenza. L’anno successivo Padre Pio chiese a papa Pio XII che, alla sua morte, la Sede apostolica volesse accettare in donazione tutti i beni della sua opera ospedaliera. Il Santo Padre accolse la richiesta.
L'impegno sociale di Padre Pio non si fermò all'ospedale. Appena due mesi dopo l'inaugurazione della Casa Sollievo, il 2 luglio 1956, iniziarono i lavori per la costruzione di una nuova chiesa, capace di accogliere il numero sempre crescente di devoti che si riversavano a San Giovanni Rotondo. La chiesa, dedicata a “Santa Maria delle Grazie” (oggi nota come il Santuario o Chiesa Grande), fu consacrata il 1° luglio 1959 dal vescovo di Foggia, mons. Paolo Carta, segnando un momento di grande gioia per i fedeli.
Padre Pio comprese che la cura della persona non si limita alla salute fisica o al conforto spirituale. Tra il 1956 e il 1958, egli diede un impulso decisivo all’istruzione inaugurando asili, scuole e un centro di formazione professionale. Padre Pio volle fortemente che l’educazione dei bambini fosse affidata alle Suore Apostole del Sacro Cuore di Gesù. Si racconta che il frate amasse incontrare i bambini dell’asilo, che chiamava affettuosamente i suoi “piccoli angeli”, esortando le maestre a non impartire solo nozioni, ma a “plasmare i cuori” con la gentilezza. In un’epoca in cui molti ragazzi erano costretti a emigrare, Padre Pio sostenne la creazione di laboratori professionali. Voleva che i giovani di San Giovanni Rotondo imparassero un mestiere (meccanici, falegnami, sarti) per poter lavorare dignitosamente nella propria terra.
Ulteriori indagini e gli ultimi anni

Nel 1960 nuove calunnie spinsero il Generale dei Cappuccini a chiedere al Papa, Giovanni XXIII, una visita apostolica al convento di San Giovanni Rotondo e a Casa Sollievo della Sofferenza. L’incarico fu affidato a mons. Carlo Maccari. Papa Giovanni XXIII ordinò ulteriori indagini su padre Pio, inviando monsignor Carlo Maccari: nello spirito del Concilio Vaticano II si voleva intervenire con decisione verso forme di fede popolare considerate arcaiche. All'inizio dell'estate 1960, papa Giovanni fu informato da monsignor Pietro Parente, assessore del Sant'Uffizio, del contenuto di alcune bobine audio registrate a San Giovanni Rotondo. Da mesi Roncalli assumeva informazioni sulla cerchia delle donne intorno a Padre Pio. «Ultimato l’esame degli atti della visita apostolica», scattarono alcune disposizioni, fra cui il divieto «ai Sacerdoti, ed a maggior ragione agli Ecc.mi Vescovi, di servire la Messa del Padre» e l’obbligo, per il Cappuccino, di celebrare «la S. Messa nei limiti di tempo che sogliono impiegarvi i sacerdoti devoti, vale a dire in mezz’ora o al massimo 40 minuti» e «di non celebrare invariabilmente ogni giorno allo stesso orario».
Nel 1964, il nuovo Papa Paolo VI concesse personalmente ma ufficiosamente a Padre Pio da Pietrelcina l'Indulto (reintegro) per continuare a celebrare, anche pubblicamente, la Santa Messa secondo il rito di San Pio V, sebbene, dalla Quaresima del 1965 fosse in attuazione la riforma liturgica. Nel 1966 si aggravarono le condizioni di salute di Padre Pio, che ottenne la facoltà di poter celebrare la Messa seduto. A marzo del 1968 fu costretto a muoversi su una sedia a rotelle. Alle cinque del mattino del 22 settembre 1968, in una chiesa gremita di fedeli giunti da ogni parte per il 50° anniversario della stimmatizzazione e per il Convegno internazionale dei gruppi di preghiera, il frate ottantunenne celebrò la sua ultima Messa, durante la quale stava per svenire a causa di un collasso. Portato in sagrestia ripeté con affanno: «Figli miei, figli miei!». Alle diciotto Padre Pio impartì la benedizione alla folla radunata in chiesa.
La morte e il processo di canonizzazione
La Storia di Padre Pio (parte 1) - RAI Storia
Alle 2:30 del mattino del 23 settembre 1968, Padre Pio morì pronunciando ripetutamente i nomi di Gesù e Maria. Durante il controllo ispettivo sul corpo del Cappuccino, appena spirato, si scoprì che le stigmate erano scomparse senza lasciare neppure una cicatrice. Non servivano più. La sua missione di sacerdote e vittima era finita. Per quattro giorni la salma venne esposta all’omaggio di tanti, figli spirituali, devoti o semplici fedeli, che invasero San Giovanni Rotondo appena la notizia della sua morte venne diffusa dai mezzi di comunicazione. Anche i funerali furono un tripudio di folla. La sera del 26 settembre, la salma venne tumulata nella cripta della nuova chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Le pratiche giuridiche preliminari del processo di beatificazione iniziarono un anno dopo la morte del Padre, nel 1969, ma incontrarono molti ostacoli. Furono ascoltati decine di testimoni e raccolti 104 volumi di disposizioni e documenti e nel 1979 tutto il materiale fu inviato a Roma al vaglio degli esperti del Papa. Il 12 febbraio 1990, presso la sala “San Lorenzo da Brindisi” della Curia Generale dei Frati Minori Cappuccini in Roma, fu aperto il processo di beatificazione e canonizzazione ad opera di mons. Giovanni Paolo II. Il 21 gennaio 1990 Padre Pio venne proclamato venerabile, fu beatificato il 2 maggio 1999 in Piazza San Pietro e proclamato santo il 16 giugno 2002 in piazza San Pietro da papa Giovanni Paolo II come san Pio da Pietrelcina. La sua memoria liturgica viene celebrata il 23 settembre, anniversario della morte. Oggi, Padre Pio è il santo dei record (104 volumi come esito dell’inchiesta diocesana sulla vita e le virtù, una folla ineguagliata alle celebrazioni di beatificazione e canonizzazione, un incalcolabile numero di libri e di monumenti, oltre a essere l’intercessore più invocato dagli italiani).
I miracoli per la beatificazione e canonizzazione
Il primo fatto ritenuto miracoloso, avvenuto per intercessione di Padre Pio, fu la guarigione della signora Consiglia De Martino da "rottura traumatica del dotto toracico al collo", avvenuta il 3 novembre 1995. La Consulta medica della Congregazione delle Cause dei Santi, riunitasi il 30 aprile 1998, l'ha giudicata "scientificamente inspiegabile". La Commissione teologica, il 22 giugno 1998, l'ha qualificato un miracolo di terzo grado. Il Papa lo ha ufficialmente riconosciuto miracolo col Decreto del 21 dicembre 1998, portando alla Beatificazione di Padre Pio il 2 maggio 1999.
Il secondo fatto miracoloso, avvenuto per intercessione di Padre Pio, fu la guarigione del piccolo Matteo Pio Colella di San Giovanni Rotondo, di sette anni di età, affetto da meningite acuta nel gennaio 2000. Il 20 gennaio 2000, mentre si trovava a scuola, Matteo si sentì male. In serata venne ricoverato presso Casa Sollievo della Sofferenza, dove gli venne diagnosticata una “Meningite iperacuta in forma setticemica con una insufficienza funzionale multiorgano”. Il 21 gennaio il piccolo Matteo venne incubato e posto in respirazione assistita. Il quadro clinico precipitò e la prognosi fu infausta. In favore del bambino si sviluppò una catena di preghiere rivolte a Padre Pio, a cominciare dai genitori, devoti del frate. La madre riferì di aver avuto una visione di Padre Pio e la stessa cosa riferì Matteo una volta uscito dal coma. Contrariamente alle previsioni, il bambino cominciò a migliorare e il 25 febbraio fu dimesso. Il Papa ha ufficialmente riconosciuto il miracolo ed ha dichiarato Padre Pio Santo.
La traslazione e l'ostensione del corpo

Il sepolcro di Padre Pio venne aperto quarant’anni dopo la sua morte, il 2 marzo 2008, per la ricognizione canonica sul corpo di Padre Pio, già proclamato santo da sei anni. Al termine di un adeguato trattamento conservativo, quel corpo, ormai “insigne reliquia”, venne esposto per 17 mesi (24 aprile 2008 - 23 settembre 2009) alla venerazione dei fedeli. Richiuso in un sarcofago, il 19 aprile 2010, venne traslato nella nuova grande chiesa a lui intitolata, realizzata su progetto dell’architetto Renzo Piano e consacrata il 1° luglio 2004. Qui, accontentando le continue richieste dei fedeli, l’ostensione si rinnova dal 1° giugno 2013 e diventa permanente.
Nel 2016, quella “insigne reliquia” ricevette un onore unico e imprevisto: nel mese di febbraio, nel cuore del Giubileo straordinario della misericordia indetto da papa Francesco, per volontà dello stesso Pontefice, vennero esposti alla pubblica venerazione, nella basilica di San Pietro, i corpi dei due santi “martiri del confessionale”: Pio da Pietrelcina e Leopoldo da Castelnuovo di Cattaro, che vennero proposti dal Santo Padre come esempio ai 1.071 missionari della Misericordia. Rientrata a San Giovanni Rotondo, dal 2017 l’urna torna nella cripta del santuario di Santa Maria delle Grazie ogni ultima domenica di novembre, per garantire ai devoti più fragili un più agevole accesso durante le intemperie invernali, e nell’ultima domenica di Quaresima viene ricollocata nella chiesa inferiore del complesso progettato da Renzo Piano, in grado di accogliere i grandi flussi di pellegrini dei mesi estivi.