Il Padre Nostro è indubbiamente la preghiera cristiana più conosciuta, unendo tutte le confessioni e denominazioni. Viene recitata da cattolici, protestanti, ortodossi e persino dai membri delle nuove Chiese libere. La preghiera è riportata nei vangeli in due versioni: quella di Matteo (Mt 6, 9-13) e quella di Luca (Lc 11, 2-4). Tuttavia, non tutti si rendono conto che essa possiede anche un carattere squisitamente ebraico.
Nella presente riflessione ci soffermeremo sulla quarta, e quindi centrale, richiesta contenuta nel Padre Nostro: la richiesta del pane. Matteo esprime questa richiesta con le parole: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Mt 6,11), mentre Luca, al posto di "oggi", usa "ogni giorno": "Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano" (Lc 11, 3).
Sorge spontanea la domanda se Gesù stesse esortando a pregare unicamente per ottenere il nutrimento giornaliero. Potrebbe invece darsi che il termine "pane" nella preghiera insegnata da Gesù debba essere inteso in un altro modo? E se così fosse, in quale senso? Infine, cosa significa quell'enigmatico, a prima vista, termine epiousios, tradotto di solito come "quotidiano" o "di ogni giorno"?
L'Interpretazione del Termine "Epiousios"
I biblisti, nel tradurre il complesso termine "quotidiano" o "di ogni giorno", seguono la linea tracciata dalla traduzione liturgica di San Girolamo, basata sulla frase evangelica di Luca: "Panem nostrum quotidianum da nobis hodie". Esistono però delle perplessità riguardo a questa traduzione.
Criticità della Traduzione Tradizionale
- In primo luogo, la parola greca che significa "quotidiano" o "giornaliero" è efēmeron. Eppure, l'evangelista non ha scelto questo termine.
- In secondo luogo, se la richiesta si riferisse esclusivamente al pane quotidiano, essa sembrerebbe in contrasto con l'insegnamento di Gesù stesso, riportato nel contesto immediato della Preghiera del Signore: "Per la vostra vita non affannatevi per quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?" (Mt 6,25; Lc 12, 22).
- In terzo luogo, l'aggettivo "quotidiano" o "odierno" appare superfluo, dato che nella stessa domanda utilizziamo già i termini "oggi" o "ogni giorno".
Si potrebbe obiettare che si tratti semplicemente di un'enfasi sul giorno di oggi. Tuttavia, proviamo a esplorare altre interpretazioni, prendendo in considerazione un altro frammento che parla del pane e che presenta uno sdoppiamento dello stesso termine: l'annuncio veterotestamentario riguardante la raccolta giornaliera della manna. Dio annunciò agli Israeliti, in cammino verso Canaan: "Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno" (Es 16, 4).
A livello stilistico, la frase "ogni giorno la razione di un giorno" contiene una ripetizione che appare superflua. A livello teologico, sappiamo che la manna era un nutrimento sia naturale che soprannaturale.

Proposte Interpretative del Termine "Epiousios"
Esistono diverse proposte per spiegare il significato di epiousios:
1. Pane Necessario/Indispensabile per la Vita
Questa interpretazione si fonda sull'etimologia della parola: il prefisso epi viene tradotto come "per" e la radice ousia come "esistenza" / "vita". Una richiesta simile si trova nel Libro dei Proverbi: "Tieni lontano da me falsità e menzogna, non darmi né povertà né ricchezza; ma fammi avere il cibo necessario" (Prov 30, 8).
2. Pane Soprannaturale
Un'ulteriore proposta interpreta il prefisso epi come "sopra" e la radice ousia come "natura", "sostanza". Questo termine fu scelto da San Girolamo per la versione di Matteo della Preghiera del Signore: "Panem nostrum supersubstantialem da nobis hodie". Se intendiamo il termine come "soprannaturale", troviamo una spiegazione soddisfacente della ripetizione del motivo del "giorno di oggi". L'intera richiesta del Padre Nostro potrebbe quindi essere tradotta come: "Dacci oggi il nostro pane soprannaturale".
3. Pane del Giorno Futuro
La terza proposta di San Girolamo parla del pane di un "giorno futuro". Secondo questa interpretazione, il termine epiousios deriverebbe da una frase greca che significa "ciò che deve avvenire", con il sostantivo "giorno" rimasto implicito. Nel suo commento al Vangelo di Matteo, l'autore della Vulgata scrive: "Nel Vangelo, che viene chiamato Vangelo degli Ebrei, ho trovato, al posto del pane 'sovrasostanziale', la parola maar, che significa 'del domani'. Quindi il senso è il seguente: 'Dacci oggi il nostro pane di domani, o di futuro'".
Nel Vangelo ebraico secondo Matteo, si legge: "Dacci oggi il nostro pane di domani", intendendo quindi: "dacci oggi quel pane che ci darai nel tuo regno". Il Vangelo degli Ebrei appartiene agli scritti giudeo-cristiani.

Riferimenti Storici ed Esegetici
Se il ragionamento sulla traduzione di epiousios come "domani" o "il giorno dopo" è corretto, un aiuto nell'approfondire questa interpretazione ci viene da Tertulliano. Egli intuì l'eccellente somiglianza terminologica tra la manna dell'Antico Testamento e il pane per il quale Gesù ci dice di pregare.
Nella sua opera "Contro Marcione", Tertulliano si rifà al libro dell'Esodo, annotando la terminologia correlata tra i versetti sulla manna e la quarta richiesta del Padre Nostro. I termini ricorrenti sono "pane", "dare", "giorno", "quotidiano". Un'altra somiglianza riguarda l'origine della manna e del pane: durante le peregrinazioni nel deserto, fu Dio a dispensare la manna; i discepoli di Gesù devono quindi chiedere il pane a Dio.
Un passo dall'Apocalisse siriaca di Baruc suggerisce che la venuta del Messia e l'avvento del suo regno sono legati al dono della nuova manna, con una natura "quotidiana". Come gli Israeliti nel deserto venivano nutriti ogni giorno con una nuova porzione di manna, così nell'era messianica questo miracolo si ripeterà quotidianamente.
Implicazioni Eucaristiche e Teologiche
Ognuna delle tre proposte di traduzione è legittima e in tutte e tre possiamo vedere un riferimento all'Eucaristia:
- La prima proposta parla del pane quotidiano o di tutti i giorni, ma la ripetizione di questo motivo nella stessa richiesta porta a interpretare il simbolo del pane su due livelli: quello naturale e quello soprannaturale.
- La seconda proposta menziona esplicitamente il pane soprannaturale.
- La terza indica il pane del giorno che verrà, ovvero il nutrimento dei tempi finali.
L'Eucaristia, pur avendo le sembianze del pane comune, è in fondo un cibo soprannaturale, un nutrimento sulla via verso la vita eterna, un cibo dell'età futura.
Le Altre Richieste del Padre Nostro
Il testo di Matteo presenta le prime quattro richieste rivolte a Dio, mentre le rimanenti quattro riguardano il genere umano. Solo il Vangelo secondo Matteo include le frasi "sia fatta [obbedita] la tua volontà" e "Liberaci dal male (maligno)".
"Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra"
La richiesta "sia fatta la tua volontà" è per molti la più difficile, poiché si tende a identificarla con gli eventi tristi e luttuosi della vita. In realtà, il verbo utilizzato indica l'agire divino, il compiersi del Suo disegno d'amore sull'umanità. L'espressione "come in cielo così in terra" ingloba tutte le richieste, non solo quella della volontà.
In Paradiso si trovano soltanto i santi: angeli fedeli a Dio, pochi assunti al cielo in anima e corpo, e le anime dei giusti salvati. La richiesta diviene che anche in terra il genere umano, ancora peccatore e bisognoso di salvezza, adegui il proprio volere a quello di Dio, in pensieri, parole e opere.
"Rimetti a noi i nostri debiti"
La richiesta di perdono dei peccati ha sollevato la questione se Gesù l'avesse proposta per sé stesso o per i suoi discepoli. Poiché sembrerebbe in contrasto con il dogma dell'impeccabilità di Gesù, tradizionalmente l'espressione è stata interpretata come una richiesta formulata per i discepoli. Il peccato è visto come un debito verso Dio, che può essere compensato con atti meritori e risarcitori. Rimetti i debiti equivale a perdonare i peccati, applicando un metro di giudizio basato sulla giustizia compensatoria.
La traduzione "come noi li rimettiamo ai nostri debitori" traduce col tempo presente un aoristo, indicante un'azione iniziata e non conclusa nel passato con conseguenze nel presente. Il termine ofeléimata è stato tradotto come "debiti", ma potrebbe anche significare "obblighi". Rimuovere i debiti equivale a rimuovere il rancore che corrode interiormente e causa sofferenza.
"Non ci indurre in tentazione"
Questa richiesta è stata oggetto di dibattito e diverse traduzioni. Il termine greco peirasmòn ha il significato di "prova". La traduzione letterale dal latino inducas, che deriva dal greco eis-phéro, è stata interpretata in vari modi. La versione della Conferenza Episcopale Italiana del 2008 propone la traduzione "non abbandonarci alla tentazione".
La richiesta potrebbe essere interpretata come: "Non permettere che cadiamo quando siamo tentati", chiedendo la forza necessaria per vincere la tentazione, piuttosto che esserne esentati. Dio, infatti, non tenta nessuno al male, ma permette che accada, come prova della fede.
"Liberaci dal male (maligno)"
Sia il latino malo (ablativo) sia il greco ponerou (genitivo) non permettono di distinguere con certezza se si tratti di un sostantivo neutro ("male" come concetto astratto) o maschile ("il Maligno", cioè il tentatore, Satana). Entrambe le interpretazioni rimangono legittime. La preghiera chiede di essere liberati dal Maligno, l'avversario di Dio.
«E non ci INDURRE IN TENTAZIONE»: Spiegazione del Padre Nostro
Il Padre Nostro nel Contesto Storico e Liturgico
La lingua parlata da Gesù era l'aramaico. I Vangeli sono stati scritti in greco e successivamente tradotti in latino. Per l'esegesi dei testi, è fondamentale fare riferimento al testo greco.
La preghiera del Padre Nostro è stata oggetto di numerose discussioni e revisioni nel corso dei secoli, con diverse traduzioni che hanno cercato di rendere al meglio il significato originale delle parole.
La Versione di Matteo e Luca
Il Vangelo di Matteo presenta una versione più ampia e dettagliata del Padre Nostro, inserita nel contesto del Discorso della Montagna. La versione di Luca, invece, è più breve e viene presentata in risposta alla richiesta dei discepoli di imparare a pregare.
La Traduzione della Vulgata
San Girolamo, nella sua traduzione latina (la Vulgata), affrontò la difficoltà del termine epiousios traducendolo in due modi: "supersubstantialem" in Matteo e "quotidianum" in Luca. La versione "quotidianum", più semplice e comprensibile, finì per prevalere nella traduzione liturgica, generando talvolta l'equivoco che la richiesta riguardasse solo il pane materiale.
Il Dibattito Contemporaneo sulla Traduzione
Il dibattito sulla corretta traduzione del Padre Nostro è proseguito fino ai giorni nostri, con la Conferenza Episcopale Italiana che ha proposto revisioni per rendere il testo più fedele ai significati originali e più aderente alla sensibilità contemporanea. In particolare, la frase "non ci indurre in tentazione" è stata oggetto di ripensamento, con la traduzione "non abbandonarci alla tentazione" che sembra cogliere meglio il senso teologico.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica offre una spiegazione approfondita di ogni singola richiesta, invitando a comprendere il profondo significato della preghiera, al di là delle mere parole.
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