Il Monte Sacro, noto nell'antichità come Mons Sacer, è una collina situata sulla riva destra del fiume Aniene, a nord-est di Roma. La sua altitudine sul livello del mare è di circa 50 metri. Nella Roma antica, il Monte Sacro si trovava ben al di fuori delle mura cittadine, posizionato a metà strada tra l'Urbe e il borgo di Ficulea, lungo il percorso della via Nomentana. Oltre a essere un luogo legato a funzioni religiose, rappresentava un importante punto di riferimento geografico, immerso in un vasto latifondo agricolo in età repubblicana.
Con l'avvento di Roma, la leggenda narra che sul Monte Sacro si recassero gli àuguri per effettuare i loro vaticini, osservando il volo degli uccelli, da cui deriverebbe la sacralità del luogo. Sempre sul Monte Sacro (o sull'Aventino) si ritirò la plebe nel 494 a.C. e nel 448 a.C. in una vera e propria rivolta contro il patriziato. Questo evento storico portò all'istituzione dei tribuni della plebe, degli edili plebei e di un'assemblea rappresentativa, il concilium plebis, che eleggeva i tribuni e gli edili plebei. Per ricordare tale avvenimento, fu edificata una grande Ara a Iuppiter Territor, accrescendo ulteriormente l'aura di sacralità del luogo.
La caduta dell'Impero Romano vide la sostituzione delle ville romane con i casali medievali e un generale spopolamento del territorio. Tuttavia, la zona rimase presidiata per motivi di difesa, grazie alla presenza del ponte Nomentano, un avamposto e punto di passaggio strategico verso il nord del territorio laziale. La lontananza dalle mura cittadine trasformò inoltre il territorio del quartiere e il Monte Sacro in un luogo prediletto per le "scampagnate" fuori porta, un'usanza che perdurò fino alla fine del 1800.

Il Monte Sacro come Luogo di Ritiro e Simbolismo
Il Monte Sacro è noto per essersi rifugiati i plebei romani in rivolta. Furono ricondotti all'ordine dal senatore di rango consolare Menenio Agrippa con il famoso apologo pronunciato nel 494 a.C. Utilizzando una metafora simile a quella di Esopo, Agrippa paragonò l'ordinamento sociale romano a un corpo umano, in cui tutte le parti sono essenziali. Egli spiegò che se le braccia smettessero di lavorare, lo stomaco non si nutrirebbe, e viceversa, se lo stomaco languisse, le braccia non riceverebbero la loro parte di nutrimento. La plebe, rimanendo sulla collina per alcuni giorni e rifiutandosi di contribuire alla vita della città, ottenne l'istituzione dei tribuni della plebe e degli edili della plebe, oltre all'istituzione di una propria assemblea, il concilium plebis, che eleggeva i tribuni e gli edili plebei. Le delibere dei concilia plebis (plebisciti) acquisirono valore di legge per i plebei.
Nel tempo, il Monte Sacro avrebbe iniziato ad essere abitato, inizialmente come zona residenziale. Uno dei ritrovamenti più significativi ha portato alla luce la villa di Faonte, un liberto di Nerone citato da Svetonio come molto vicino e devoto alla famiglia dell'imperatore. Dopo l'età romana, presumibilmente a causa della difficoltà di difenderlo militarmente, la zona del monte divenne disabitata e rimase tale fino a tempi ben più recenti, con l'espansione della città che avvenne in altre direzioni.
Il Monte Sacro nel Contesto Moderno e le Figure Storiche
Proprio a seguito degli eventi storici che hanno reso il Monte Sacro un luogo di ritrovo e di importanza strategica, il giardino pubblico sito su quello che era l'antico Monte Sacro, dove Simón Bolívar fece il suo giuramento, è stato a lui dedicato. Durante la campagna del 1867 per la liberazione di Roma, Giuseppe Garibaldi con i suoi volontari si accampò brevemente sul Monte Sacro, da cui era possibile osservare diverse zone della città. A chi gli chiedeva cosa sarebbe accaduto, l'Eroe dei Due Mondi rispose: "Attendiamo un segnale di là (...). Appena il segnale sia dato, intenderemo che l'insurrezione è scoppiata in città; passeremo l'Aniene, e ce la faremo a correre".

Negli anni '20, l'architetto Gustavo Giovannoni progettò e realizzò, al di fuori del Piano Regolatore di Roma, una città giardino. Questo progetto si orientava alla tipizzazione della "garden city" d'oltremanica, ed era composto da costruzioni con struttura a villini immersi nel verde, dotati di servizi indipendenti come scuola, chiesa, ufficio postale e parco pubblico.
Durante l'occupazione tedesca, gli abitanti e gli studenti del quartiere parteciparono attivamente alla Resistenza. Due di loro, Ferdinando Agnini e Orlando Orlandi Posti, studenti, furono tra le vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. La città giardino, nella sua impostazione originale, resistette meno di trent'anni: già negli anni '50 iniziarono le sostituzioni, con l'abbattimento di numerosi villini per far spazio a unità residenziali intensive.
Agli inizi del 1953 fu inaugurato il "Cinema Teatro Espero" (oggi Sala Bingo), situato in via Nomentana Nuova, di fronte alla Pinetina, storico polmone verde del quartiere. Questo spazio aveva, al di là del Ponte Vecchio, il suo naturale proseguimento con l'originale giardinetto di Monte Sacro.
Uluru: Un Monte Sacro nella Lontana Australia
In un contesto geografico e culturale completamente differente, il termine "Monte Sacro" evoca anche la sacralità di Uluru, un monolite situato nel Northern Territory dell'Australia. Uluru, conosciuto anche come Ayers Rock, è un luogo di profonda importanza spirituale per le popolazioni aborigene Anangu, considerati i padroni di questa terra. La storia di Uluru ha radici antichissime, sia dal punto di vista scientifico che mitologico. Molti studiosi concordano sul fatto che possa derivare da un asteroide caduto più di tre miliardi di anni fa, come suggerisce l'enorme superficie rocciosa che si estende al di sotto del massiccio per circa 7 chilometri di profondità.

Il monolite si trova all'interno del Parco Nazionale di Uluru-Kata Tjuta, vicino a un'altra formazione rocciosa, Kata Tjuta, costituita da una serie di cupole rosse. Questo immenso e silenzioso parco nazionale è un luogo dove si respira la cultura aborigena e si è a stretto contatto con le popolazioni locali, che qui si sono stanziate nel corso dei secoli. Gli Anangu conservano il loro sapere, diffondendolo soprattutto attraverso una colorata pittura che si basa sulla raffigurazione di esseri considerati sacri, come le lucertole. Questa arte utilizza pigmenti naturali come giallo e arancione, generati mescolando acqua, minerali e grasso animale.
La cultura Anangu è profondamente legata alla terra, che proteggono con grande rispetto, pur permettendo l'osservazione e, in alcuni casi, la scalata, sempre nel rispetto delle leggi del mito aborigeno. La mitologia di Uluru è legata a Tjukurpa, un periodo remoto durante il quale tutto si è formato e la civiltà è nata. All'interno di questo processo, Uluru diventa un luogo quasi magico, dove trovano spazio i miti di Tatji e Bellbird. Queste credenze derivano dalla conformazione del monolite, pieno di cavità e pozze nascoste, formate secondo la tradizione dall'opera di scavo della Lucertola Rossa Tatji o dalla lotta tra i Fratelli Bellbird e gli Uomini Lucertola Lungkata e Mita.
Il Monte Sacro di Novi Velia: Percorsi e Tradizioni
Il Monte Sacro di Novi Velia, nel Cilento, offre un percorso escursionistico affascinante che attraversa luoghi di pellegrinaggio e pastorizia. Il sentiero, che parte dal Santuario della Madonna di Novi sul Monte Gelbison, passa per la Croce di Rofrano, attraversa il Passo della Beta e termina lungo il sentiero che porta a San Menale. Il percorso si snoda attraverso splendide faggete e sorgenti.
Su questo tratto un tempo si svolgevano le attività del bosco, con la presenza di carbonai e antichi forni in pietra per la cottura del pane. Lungo il cammino si incontrano anche muretti a secco costruiti per il passaggio dei muli. Si giunge alla "Cugnola de li Lupi", dove si trova "La Preta de la Posta", una pietra che si narra fosse utilizzata per il controllo dei lupi. Proseguendo, si raggiunge la località "Crepavuoi" (Crepabuoi), che prende il nome da un'omonima sorgente, dove è presente un'area attrezzata. Il percorso prosegue attraverso un bosco di ontani con diversi punti panoramici, un'area con peri selvatici detta "u frutto de u piro" e infine "u tuozzo de le scaledde" (Cuozzo delle Scalelle).

Geologia e Evoluzione del Monte Sacro Romano
Il quartiere Monte Sacro di Roma, situato sulla collina all'interno del parco Simón Bolívar, offre un'interessante passeggiata a tema che intreccia la narrazione della sua geologia con la storia del luogo. L'evoluzione degli ambienti in corrispondenza della collina permette di comprendere le caratteristiche delle rocce affioranti in cima al parco e lungo il versante, testimonianza di un'avvincente storia di fiumi e vulcani.
Scendendo a piedi verso Ponte Nomentano, si affronta l'evoluzione geomorfologica della zona di Monte Sacro. Si analizza l'isolamento morfologico del rilievo su cui è edificato il quartiere, legato a fenomeni di erosione che si sono succeduti lungo la valle dell'Aniene e le valli dei fossi affluenti. Vengono presi in considerazione gli aspetti della dinamica fluviale e i rischi connessi, come alluvioni ed esondazioni. Questo tipo di esplorazione è aperto a persone di ogni età.
Simón Bolívar e il Memoriale del suo Giuramento
Durante il suo soggiorno in Europa nel 1805, Simón Bolívar visitò Roma. Per celebrare le sue gesta e come perenne memoria del giuramento, il 15 agosto 2005, in occasione del duecentesimo anniversario dell'evento, fu inaugurato nel Parco Bolívar sul Monte Sacro il Memoriale del giuramento di Bolívar. Quest'opera, dell'architetto venezuelano Jorge Castello con la collaborazione di Fruto Vivas, consiste in uno spiazzo ellittico con al centro una piattaforma circolare. Al centro di questa si erge una colonna attica di marmo iraniano tipo travertino, a base quadrata in granito, alta otto metri, che simboleggia il faro che illumina il futuro dell'umanità.
Il monumento è arricchito dal busto del "Libertador" Bolívar e da una serie di pannelli trasparenti che riportano il testo del giuramento in lingua italiana e spagnola. I committenti dell'opera includono i presidenti della Repubblica italiana (Ciampi) e venezuelana (Chavez), i rispettivi ministri degli Esteri, l'ambasciata del Venezuela a Roma e il Comune di Roma.

Claudio Baglioni, cantautore romano, ha dedicato al quartiere la canzone "Uno", nota anche come "51 Montesacro", in cui narra la sua infanzia trascorsa nel quartiere capitolino.