Il "Padre Nostro" è la preghiera per eccellenza, insegnata da Gesù stesso ai suoi discepoli. È una preghiera altamente missionaria, che racchiude in sé l'essenza del Vangelo e le fondamenta della fede cristiana. La sua importanza è tale che Sant'Agostino la definì un compendio di tutte le preghiere della Sacra Scrittura, mentre San Tommaso d'Aquino ne lodò la perfetta armonia e la capacità di plasmare i nostri affetti.
I Vangeli offrono due versioni del "Padre Nostro": una più breve in Luca (11,2-4) e una più estesa in Matteo (6,9-13). Quest'ultima, in particolare, è entrata a far parte della liturgia della messa, collocata nei riti preparatori alla comunione, sottolineando lo stretto legame tra le richieste della preghiera e il sacramento dell'Eucaristia.

L'invito alla Preghiera e il Rapporto con Dio
La recitazione del "Padre Nostro" nella messa si articola in tre sequenze rituali: l'invito alla preghiera, il testo recitato insieme da sacerdote e fedeli, e l'embolismo "Liberaci, o Signore". L'invito del sacerdote enfatizza che la recita del "Padre Nostro" è un atto di obbedienza a Gesù Cristo e un "coraggioso ardimento". Questo ardimento è la condizione necessaria per chiamare Dio familiarmente "Padre", non solo come "Dominatore" o "Signore", ma con la libertà, la fiducia e l'intimità di figli, consapevoli di essere amati. Siamo figli nel Figlio Gesù e fratelli tra noi, grazie allo Spirito Santo che grida nei nostri cuori "Abbà! Padre!".
Dio, Padre universale
La preghiera si rivolge a Dio Padre ("che sei nei cieli") ed è formulata al plurale ("Padre nostro"), esprimendo la comunione dei figli. La paternità divina ha un valore specifico per coloro che hanno creduto in Gesù, ma si apre anche a un valore universale, riconoscendo Dio come Padre di tutti gli uomini, sue creature. Il "Padre Nostro" è la preghiera dei battezzati, ma anche di tutti gli uomini che riconoscono in Dio la propria origine.
L'aggettivo "Nostro" non indica un possesso, ma una relazione totalmente nuova con Dio, comune a più persone. Indica Dio come comune a più persone: non c'è che un solo Dio ed è riconosciuto Padre da coloro che, mediante la fede nel Suo Figlio unigenito, da Lui sono rinati mediante l'acqua e lo Spirito Santo. Questo modo di rivolgersi a Dio, familiare e intimo, è costante nel Nuovo Testamento, dove Gesù stesso si rivolge a Dio come "Padre" e invita gli uomini a fare altrettanto. La consapevolezza che Dio è Padre di tutti e che Gesù è morto per tutti alimenta la fraternità e la carità, che non può tollerare che vi siano fratelli nell'indigenza.
Le Invocazioni del Padre Nostro
Il "Padre Nostro" si divide in due parti: la prima dedicata alla glorificazione di Dio Padre, la seconda alle esigenze materiali e spirituali dei credenti.
1. "Sia santificato il tuo Nome"
La prima invocazione è "Sia santificato il tuo Nome". Questo significa mostrare, di fronte al mondo, la presenza di Dio. La santificazione del nome di Dio è un evento che coinvolge la sua azione e la risposta dell'uomo. Non si tratta solo di pronunciare parole precise, ma di vivere con sobrietà e umiltà. Il Signore si manifesta santo in mezzo agli israeliti e indica tutti i tratti essenziali della santificazione: purificazione, raduno, legame, appartenenza e trasparenza. L'uomo deve vivere in modo tale che la sua vita, i suoi rapporti e la sua organizzazione mostrino il volto del vero Dio. La santificazione del nome di Dio deriva dalla fedeltà a Dio, che è paradossalmente fedeltà all'amore, e si riconosce nel movimento dell'amore e della solidarietà. È un desiderio ardente che il Nome di Dio sia rispettato e amato da me e dal mondo intero, anche attraverso il mio impegno a dare il buon esempio e a far conoscere il Suo Nome a chi ancora non lo conosce veramente.
2. "Venga il tuo Regno"
La seconda invocazione, "Venga il tuo Regno", esprime il desiderio che si affretti la venuta del Regno di Dio, un desiderio che sgorga dal cuore stesso di Cristo. Gesù ha iniziato la sua predicazione proclamando: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Queste parole non sono una minaccia, ma un lieto annuncio di salvezza e gioia. Gesù non spinge alla conversione con la paura, ma annuncia la Buona Notizia della signoria di Dio che si è fatta vicina ai suoi figli. I segni di questo Regno sono molteplici e positivi: Gesù si prende cura degli ammalati, degli esclusi sociali, dei peccatori, manifestando misericordia e universalità.
Cosa significa veramente “Venga il tuo regno”?
Il Regno di Dio, pur essendo iniziato con la venuta di Gesù, è ancora incompiuto. Il mondo è ancora segnato dal peccato, dalla sofferenza, dalle guerre e dallo sfruttamento. La vittoria di Cristo non si è ancora attuata completamente, e molti vivono con il cuore chiuso. In queste situazioni, il cristiano ripete con insistenza: "Venga il tuo Regno!", chiedendo a Dio e a Gesù di essere Signore ovunque e per sempre.
La natura del Regno di Dio
Gesù parla del Regno di Dio con il linguaggio delle parabole. È simile a un campo dove crescono insieme il buon grano e la zizzania, suggerendo la pazienza di Dio e l'importanza di non intervenire con violenza. Il suo stile di propagazione è la mitezza. È una forza grande, ma non secondo i criteri del mondo, per questo sembra non avere la maggioranza assoluta. È come il lievito che fa fermentare la massa o un granello di senape che, pur piccolo, diventa il più grande degli alberi. Questo simboleggia la piccolezza con cui il Regno si manifesta nella storia, ma anche la sua forza dirompente e la sua capacità di crescita.
Il Regno di Dio è anche paragonato a un tesoro nascosto in un campo o a una perla di grande valore, per la quale un uomo vende tutto ciò che possiede. Questo rappresenta la gioia e il valore inestimabile del Regno, che dovrebbe riflettersi nella vita dei credenti. Il Regno è una pienezza di vita senza limitazioni, una felicità che si trova solo nello sguardo di Gesù e nella sua grazia. Quando preghiamo "Venga il tuo regno", noi eccitiamo il nostro desiderio verso quel regno, affinché venga per noi e meritiamo di regnare in esso.

Caratteristiche del Regno di Dio futuro
- Gesù Cristo è il Re: Il Regno avrà un Re meraviglioso, pieno di gloria e purezza. Egli dimorerà con il suo popolo, e tutti lo adoreranno e loderanno.
- Sarà sempre giorno: Non ci sarà più notte, perché la gloria di Dio illuminerà tutto. Le nazioni cammineranno alla luce di Dio.
- Abbonderà la benevolenza: Dio farà del bene al suo popolo, eliminando ogni sofferenza. I credenti saranno glorificati con Cristo e godranno della totale e eterna benevolenza di Dio.
- Una certa amministrazione: Il Regno avrà una perfetta amministrazione, senza barriere tra il Re e i cittadini. Ogni cittadino avrà accesso diretto al Re e sarà partecipe delle decisioni.
- La libertà: Sarà un luogo di vera e perfetta libertà, liberato dal peccato, dall'inganno e da ogni male. I credenti saranno liberati totalmente dal peccato e vivranno in modo che piacerà a Dio.
- Eguaglianza e fraternità: Il Regno sarà un luogo di vera eguaglianza e fraternità, senza rivalità o concorrenza. Tutti saranno amati in ugual modo dal Re e riccamente benedetti.
- Santità e giustizia: Sarà un regno di perfette leggi e perfetta giustizia, dove Dio sarà santo e giusto.
- La nostra dimora per l'eternità: La terra sarà la nostra dimora per tutta l'eternità, dopo la risurrezione di Gesù Cristo. Sarà un luogo di gloria e benedizione, dove staremo nella presenza di Dio stesso per sempre.
3. "Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra"
La terza invocazione è "Sia fatta la tua volontà". Questo non significa semplicemente compiere azioni buone, ma vivere in un modo che esprima l'obbedienza a Dio. Gesù stesso, nel Getsemani, prega dicendo: «Padre mio, se è possibile passi da me questo calice. Tuttavia non come voglio io, ma come vuoi Tu». L'obbedienza di Gesù è un modello per i credenti, che sono chiamati a protendersi senza distrazioni verso la volontà del Padre. Fare la volontà di Dio è come il cibo per Gesù, la sua libertà e la sua consistenza di Figlio.
Questa invocazione è anche missionaria: la volontà di Dio deve essere fatta in ogni angolo della terra. Il cristiano guarda al mondo non come alla sua pienezza, ma come a un riflesso del Regno. La sua origine viene da altrove, la sua regola di vita obbedisce a un'altra logica. Il mondo presente, pur non essendo la pienezza del Regno, può esserne il riflesso. I semi del mondo futuro si preparano qui e ora, e possiamo pregustarli, sia pure in modo incompiuto.
4. "Dacci oggi il nostro pane quotidiano"
La richiesta del "pane" simboleggia il vero necessario, il nutrimento terreno per il sostentamento e la liberazione dai desideri inutili. "Oggi" intende "nel tempo presente", chiedendo tutte le cose che ci bastano o il sacramento dei fedeli, necessario in questa vita per conseguire la felicità eterna. La preghiera esprime un vivo senso di sobrietà: nulla di più per oggi, nessun affanno per l'accumulo, che è idolatria. Dio provvede per ogni giorno, e non bisogna affannarsi per l'indomani, come nel caso della manna nel deserto.
5. "Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori"
Questa invocazione suppone che in noi sia vivo il senso della colpa. Il peccato non è solo una questione di beni materiali, ma un'offesa alla persona di Dio. L'uomo è debitore per essenza, e l'unica soluzione è la domanda del perdono. Il perdono di Dio è sempre disponibile, ma la nostra capacità di riceverlo è strettamente legata alla nostra capacità di perdonare gli altri. Il "come" tra i due perdoni è un legame stretto e decisivo.
Il perdono è missionario: neppure qui il cristiano si isola. La preghiera "rimetti a noi i nostri debiti" è al plurale per più motivi: è una preghiera corale della comunità, e le colpe sono spesso comunitarie, non solo individuali. Il cristiano è invitato a perdonare i nemici e a pregare per loro, manifestando amore, solidarietà e aiuto. La parabola del servo senza perdono (Mt 18,21-35) illustra l'importanza del perdono fraterno. Il perdono di Dio precede, è gratuito e senza misura, ma il perdono fraterno è il luogo della sua verità. Se non si comprende il perdono ricevuto, questo rischia di svanire.
6. "E non ci indurre in tentazione"
Questa richiesta, che a volte sorprende e infastidisce, va compresa nel suo significato autentico. Dio non tenta nessuno al male. Il termine greco significa sia "tentazione" che "prova". La vita è una prova, e si chiede a Dio di venirci in aiuto. Ci sono prove eccezionali e prove quotidiane, come il logorio della vita e la perdita subdola della fede. La preghiera si riferisce anche a una prova più precisa, guardando a Gesù Cristo, sottoposto alla prova della passione nel Getsemani. Dio non può evitarci questa prova, ma può aiutarci a non soccombere.
7. "Ma liberaci dal male"
L'ultima invocazione del "Padre Nostro" chiede la liberazione dal male, che ha molteplici significati. Il male nel mondo non si spiega solo con la cattiveria dell'uomo, ma con l'esistenza di un maligno che spinge al male. Il cristiano deve assumere umiltà, riconoscendosi peccatore, e confidare nel perdono di Dio. Il male è forte e conserva il suo fascino, per questo nessuno vince il male da solo. Occorre l'aiuto di Dio. Il verbo "liberaci" esprime l'urgenza di essere "incollati" a Dio per essere liberati dal male che ci appesantisce.
La parola "male" si riferisce anche al maligno, il tentatore, che ha tentato anche Gesù nel deserto, suggerendogli di svolgere il suo compito messianico con prestigio e potenza, anziché con la dedizione al Padre. La tentazione è sottile e si insinua nella furbizia del maligno, che cerca di farci deviare dalla gloria di Dio. La richiesta di liberazione dal male è un atto di fiducia in Dio, l'unica protezione contro il maligno.
Il "Padre Nostro" nella Liturgia
La recitazione del "Padre Nostro" nella messa comporta tre distinte sequenze rituali:
- L'invito alla preghiera: Il sacerdote pronuncia una breve monizione, sottolineando l'obbedienza a Gesù Cristo e il coraggioso ardimento di chiamare Dio "Padre".
- Il testo pregato insieme: Sacerdote e fedeli recitano insieme il "Padre Nostro" in piedi e, per gli ambrosiani, "a braccia allargate". Questo gesto manifesta la dignità dei figli, morti al peccato e risorti, ed esprime la tensione verticale della preghiera e il suo dinamismo trinitario.
- L'embolismo "Liberaci, o Signore": Il sacerdote riprende e sviluppa l'ultima domanda, chiedendo la liberazione da tutti i mali (fisici, psichici e spirituali) e la sicurezza da ogni turbamento, nel tempo che ci separa dal ritorno di Gesù Cristo nostro salvatore. L'embolismo si conclude con l'acclamazione "Tuo è il regno".
Conclusione
Il "Padre Nostro" è più di una semplice preghiera da recitare; è una sintesi del Vangelo e un programma di vita. Ogni frase e ogni parola racchiudono insegnamenti profondi sulla relazione con Dio, sull'amore, sul perdono, sulla fiducia e sulla speranza nel Regno che verrà. È una preghiera che ci invita a guardare in alto, a desiderare la venuta del Regno di Dio e a vivere in modo da riflettere la sua bellezza e la sua giustizia nel mondo.