A quasi ottant'anni dalla sua scomparsa, la figura di Padre Giovanni Battista Manzella continua a riscuotere una devozione inalterata, specialmente in Sardegna. La sua tomba, situata nella cripta della chiesa del Santissimo Sacramento a Sassari, è meta di un pellegrinaggio quotidiano di fedeli che si raccolgono in preghiera. La notizia della sua morte, avvenuta il 23 ottobre 1937, ebbe una risonanza tale che centinaia di persone vegliarono la salma per un giorno e una notte. Al suo funerale in San Nicola partecipò una moltitudine di fedeli e il settimanale Libertà, a distanza di un mese, pubblicò un'edizione straordinaria di quindicimila copie, esaurite in pochi giorni. Per i sassaresi, non era scomparso solo un sacerdote molto amato, ma era morto il "Santo Manzella". L'allora vescovo Arcangelo Mazzotti, che celebrò le esequie, concluse l'omelia funebre con parole rimaste famose: «Era l'incarnazione della misericordia, della bontà e della carità».
La Vita e l'Opera di Padre Manzella
Giovanni Battista Manzella nacque il 21 gennaio 1855 a Soncino, in provincia di Cremona. Dopo aver terminato gli studi tecnici, lavorò come materassaio con il padre e poi come commesso in un negozio di ferramenta a Cremona. All'età di ventinove anni, entrò nell'Istituto Villoresi di Monza, dove frequentò gli studi per tre anni, e successivamente fu indirizzato alla Congregazione della Missione.
La Formazione Vincenziana e i Primi Incarichi
Il 2 novembre 1887, Manzella si presentò alla Casa della Missione di Torino e il 21 novembre fece la vestizione vincenziana nel Noviziato di Chieri. Qui si lasciò plasmare dalle Regole di San Vincenzo, imperniate sull’ascesi dell’umiltà, semplicità, mansuetudine, mortificazione e zelo per la salvezza delle anime. Durante i sei anni di formazione al sacerdozio, progredì talmente in queste virtù che tutta la sua vita e apostolato ne sarebbero rimasti caratterizzati profondamente, diventando una viva immagine del santo fondatore. I primi sette anni di sacerdozio lo videro impegnato quasi totalmente nella formazione dei giovani, accettando i molteplici trasferimenti. Fu Direttore della Scuola Apostolica di Scarnafigi (CN) per otto mesi del 1893, quindi a Chieri (1893-1898) come Direttore dei Novizi. A Como (1898-1899) gli fu affidata la predicazione delle missioni al popolo, ma dopo circa due anni fu nuovamente trasferito a Casale Monferrato (1899-1900) come direttore disciplinare ed economo del Seminario Diocesano.
L'Arrivo in Sardegna e l'Apostolato Missionario
Nel novembre 1900, Padre Manzella fu trasferito in Sardegna, al Seminario Tridentino di Sassari, in qualità di Direttore Spirituale. L'isola, all'epoca, era descritta dalla stampa nazionale come una terra infestata dalla malaria e lacerata dalle faide, con una profonda povertà e difficoltà, e in cui non si era ancora sviluppata una lingua comune, ma prevalevano numerosi dialetti. Nonostante le difficoltà, Manzella la percorse con ogni mezzo disponibile, non solo con spirito da autentico missionario, ma anche con l'intento di istituire le cosiddette Confraternite Vincenziane di Carità, associazioni di volontari che si adoperavano per assistere derelitti e indigenti. Al suo arrivo, questi sodalizi erano una decina, concentrati a Cagliari e Sassari. Nel 1909, grazie al suo impulso, divennero settanta e nel 1925 se ne contavano più di 150. Furono la base per la creazione di nuove opere: a Sassari, grazie al suo impegno, videro la luce l'Istituto della Divina Provvidenza, il "Rifugio Gesù Bambino", l'Istituto per i Sordomuti e quello per i ciechi. In molti altri centri, dietro sua ispirazione, sorsero opere analoghe, soprattutto orfanotrofi e asili, sempre con la preziosa collaborazione delle Dame di San Vincenzo e delle Suore del Getsemani. Il suo stile di apostolato, in un tempo fortemente segnato dal socialismo anticlericale, seppe realizzare in pieno il principio vincenziano dell’“evangelizzare in parole e in opere”. Questo impegno caritativo portò la Sardegna ad avere il primato nazionale nel 1923 e nel 1924.

Padre Manzella dedicava gran parte del suo tempo al ministero delle confessioni, fulcro delle missioni popolari, arrivando a confessare anche 20 ore su 24 con estrema disponibilità. Durante il giorno, nei tempi liberi dalla predicazione, si dedicava alla "pesca a domicilio" in cerca delle "pecore smarrite", ammalate o anziane. La sera tardi era dedicata alle confessioni degli uomini, confessando anche fino alle undici e a mezzanotte. Per questo, decideva spesso di non andare a letto per quattro ore, preferendo riposare, in spirito penitenziale e per il buon esito della missione, sul seggiolone o sulla sedia dinanzi al tavolino. La sua fede risplendeva in tutta la sua persona e il suo comportamento portava a pensare a Dio. La sua missione non aveva limiti: in chiesa, nelle piazze, in treno o in carrozza, a cavallo o a piedi, dovunque sentiva la necessità di dare i tesori della fede a chi ne aveva bisogno. Era un vero amico dei sacerdoti, accettando volentieri qualsiasi predicazione nelle parrocchie, per le feste patronali o per Tridui di San Vincenzo, e animando i Gruppi delle Dame sparse ovunque nell'Isola.
La Trombetta e il "Trombettiere di Cristo"
Una caratteristica distintiva delle sue missioni fu la famosa trombetta, mutuata dal banditore che girava per il paese per dare gli avvisi importanti. Fu soprannominato "il trombettiere di Cristo" perché la rendeva familiare ai bambini nei paesi, ma anche negli stazzi e ovili delle campagne sarde. Ogni giorno usciva suonando la trombetta, i bambini lo seguivano e lui li portava in chiesa, dove, non essendoci banchi, li faceva sedere per terra e diceva loro: «Bambini, fate i bravi che il Signore vi guarda, vi vuol bene e vi protegge!».
La morte misteriosa di Papa Luciani - Doc ita (2011)
Le Suore del Getsemani: Il Carisma e la Fondazione
Nel 1927, Padre Manzella coronò un suo antico sogno, radunando le prime Suore del Getsemani attorno alla co-fondatrice Madre Angela Marongiu (1854-1936). Egli pensò a questa nuova istituzione religiosa soprattutto come risposta al problema di tante giovani che, per coronare il loro ideale di vita consacrata, si recavano nel continente, dove però, in una cultura e ambiente diverso, non si sentivano più a loro agio e rientravano deluse nei loro paesi. Madre Angela era una mistica sassarese, una donna del popolo di elevatissimo spessore spirituale, che già dai primi anni della sua giovinezza aveva dei colloqui spirituali con Gesù. In uno di questi colloqui, Gesù le mostrò delle ragazze vestite di bianco e le disse che quelle sarebbero state le Spose del Getsemani. Accadde quando incontrò Padre Manzella, che diventò il suo padre spirituale, il quale iniziò a rendersi conto che madre Angela era sicuramente un’anima da seguire. Per questo motivo la spinse in qualche modo ad iniziare una comunità religiosa che si occupasse delle opere di carità. L’ispirazione divina dalle Suore del Getsemani arriva quindi tramite Madre Angela, ma questo grande progetto di Dio non si sarebbe sicuramente realizzato senza la collaborazione di Padre Manzella.
Il Carisma Getsemanico
Il significato del carisma delle Suore del Getsemani è contenuto nel titolo originario: "Spose del Getsemani", titolo voluto da Gesù e ispirato a Madre Angela, così come indicano le fonti. "Spose del Getsemani" perché la spiritualità si ispira alla passione di Gesù Agonizzante nel Getsemani e quindi alla meditazione e alla contemplazione di questo mistero della vita di Cristo. È un carisma di contemplazione e di carità che attinge alla spiritualità di Madre Angela, incentrata nella passione del Getsemani, e alla spiritualità tipicamente manzelliana, tesa ad evangelizzare i poveri, a soccorrerli materialmente e spiritualmente. La spiritualità getsemanica è partecipazione all’offerta e all'espiazione. Le Suore del Getsemani si raccolgono in adorazione davanti al SS. Sacramento, ogni giovedì, con questa speciale devozione, servendosi degli scritti spirituali della Fondatrice. Il primo giovedì del mese e tutti i giovedì di quaresima l’Ora Santa si celebra nella Chiesa del SS. Sacramento.
L'Attualizzazione del Carisma nel Contesto Sociale
Il carisma delle Suore del Getsemani si incarna nel contesto sociale ed ecclesiale attraverso un'attualizzazione continua, "seguendo i segni dei tempi e le indicazioni dei Fondatori" (Costituzioni delle SdG, art. 11), realizzando, attraverso la loro testimonianza di vita fraterna e l’apostolato nelle diverse forme, la carità manzelliana e, nell’attitudine orante e contemplativa, la spiritualità getsemanica di Madre Angela, in modo particolare con l’adorazione eucaristica quotidiana e con l’Ora Santa. La Congregazione nacque in risposta a un’esigenza locale, per offrire alla Chiesa un reale servizio pastorale, testimoniando e diffondendo il carisma attraverso opere di evangelizzazione, educazione alla fede cristiana, devozione, propagazione del culto, dell’adorazione eucaristica e promozione umana dei poveri e degli ultimi. I primi anni della fondazione furono anni di grande povertà. Le prime tre suore furono Madre Angela Marongiu, Speranzina Secchi e Veronica Delogu. Padre Manzella seguiva in tutti i sensi la comunità e si adoperò perché potesse crescere numericamente e avere una casa propria. Pian piano si costruì il cosiddetto “conventino” in Via Matteotti, a Sassari, e le suore iniziarono a crescere numericamente, avendo così la possibilità di intraprendere opere di carità anche al di fuori della casa. Per mantenersi, si dedicavano a lavori di laboratorio, maglieria, cucito e produzione di ostie, ma la congregazione dei religiosi chiedeva che le suore si spingessero all'esterno, "uscissero", come direbbe oggi Papa Francesco, per far conoscere la loro opera oltre i confini del convento. Le suore si recavano nelle periferie e nelle zone più disagiate, offrendo conforto, istruzione e catechismo, vivendo in condizioni di estrema povertà. Padre Manzella si rese conto della necessità di aiutare le donne a trovare un lavoro, promuovendo la loro autonomia economica e la possibilità di contribuire al bilancio familiare. Per supportare le madri lavoratrici, nacque l'idea di fondare gli asili infantili. Il primo asilo fu aperto a Torralba, poi a Sassari e, pian piano, si sviluppò questa importante opera di carità. Le scuole continuano ad esistere, anche se le condizioni di bisogno sono cambiate. Oggi, le Suore del Getsemani sono impegnate anche in missioni internazionali, come in Madagascar, dove operano da circa 15 anni nel sud del paese, una delle zone più povere e meno evolute. Qui gestiscono un Dispensario di prima assistenza, una scuola materna ed elementare, e collaborano con la Parrocchia, frequentata da molte persone, anche non battezzate. Il sito internet www.suoredelgetsemani.it, nato sei anni fa, offre molte informazioni sulla Congregazione e sui suoi fondatori, permettendo un contatto diretto con le suore e promuovendo la conoscenza del carisma, specialmente per coloro che vivono in realtà lontane.

La Causa di Beatificazione
La beatificazione di Padre Giovanni Battista Manzella, ferma dal 1964, è finalmente ripartita, come richiesto dal cardinale Angelo Becciu due anni fa a Papa Francesco. Il "Summarium documentorum", l’insieme dei documenti più importanti relativi alla vita e all’opera di questo vincenziano, è quasi pronto e prossimo ad esser stampato. Questo rappresenta il primo traguardo dell'iter, e verrà consegnato ai teologi della Santa Sede. Il processo diocesano concluso a Sassari 57 anni fa aveva subito un'interruzione a causa della richiesta di ulteriori documenti per chiarire alcune dichiarazioni di una testimone. La Chiesa, come avviene per tante altre cause di beatificazione, preferisce evitare che la beatificazione o canonizzazione di un santo sia divisiva, suscitando reazioni che, per quanto possano essere ingiustificate, è meglio evitare, anche a costo di lunghi anni di ritardi e attese. Per Padre Manzella, finalmente, l’iter è ripreso a pieno ritmo. I tempi di una causa di beatificazione non sono mai brevi; per papa Paolo VI ci sono voluti 36 anni dopo la morte, 43 per Papa Luciani, 159 per Elisabetta Sanna e addirittura 411 anni per padre Francesco Zirano. Il più veloce è stato Giovanni Paolo II, con 6 anni. Il lavoro è lungo e si tratta di sostituire con una ricerca supplementare quello che sarebbe stato fatto nel processo apostolico, ormai non più richiesto.
L'Iter di Beatificazione presso la Santa Sede
L'iter della Causa di beatificazione prevede l’assegnazione della seduta della Consulta degli storici che esprimeranno i loro voti. In caso di votazioni affermative, si passerà alla Consulta dei teologi, i quali allo stesso modo saranno chiamati alla votazione e successivamente, in caso di votazioni positive, al Congresso dei Cardinali e Vescovi Membri del Dicastero riuniti in Sessione Ordinaria. Se il parere dei Membri sarà affermativo, la Causa verrà riferita al Sommo Pontefice per il suo giudizio definitivo. Il Sommo Pontefice è l’unico Giudice nelle Cause dei Santi, al quale spetta emettere la sentenza definitiva sulla santità del Servo di Dio e procedere alla sua beatificazione e canonizzazione. Spetta al Prefetto del Dicastero il compito di sottoporre all’approvazione del Papa le conclusioni della Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi Membri del Dicastero.
La Fama di Santità e le Grazie Ricevute
La "fama di santità spontanea, continua e diffusa" è un requisito fondamentale per far procedere una causa di beatificazione, e Padre Manzella l'ha conquistata sul campo. Sul sito delle Suore del Getsemani sono riportate numerose testimonianze di fatti prodigiosi accaduti grazie all’intercessione di Padre Manzella. La gente usa il termine “miracolo”, ma è importante ricordare che qualsiasi accadimento, per essere considerato miracoloso, debba essere documentato e passare al vaglio di una commissione che decide in base a determinati criteri. È più appropriato parlare di “grazia ricevuta”, e in questo caso le testimonianze sono tantissime. Molte di queste provengono da persone che non conoscevano Padre Manzella e che lo hanno riconosciuto solo dopo aver visto una sua foto, ma ci sono anche testimonianze che risalgono a quando era ancora in vita. La stima, l'affetto e la convinzione della santità del vecchio missionario sono tutt'altro che sminuite a distanza di decenni dalla sua morte. Il pellegrinaggio alla sua tomba è ininterrotto, e la fiducia nella sua intercessione ha un crescendo impressionante. Ogni anno, nella data di morte, la sua figura sacerdotale e missionaria viene ricordata con una celebrazione particolare presieduta dal vescovo, alla quale la popolazione sassarese e dei paesi vicini partecipa sempre con una particolare frequenza e devozione, che oggi, dopo tanti decenni, diventa davvero impressionante e profetica.

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