Monsignor Georg Gänswein: Biografia, Servizio a Benedetto XVI e Rapporti con Papa Francesco

Monsignor Georg Gänswein è una figura di spicco nella Chiesa cattolica contemporanea, noto per essere stato segretario particolare di Papa Benedetto XVI e prefetto della Casa Pontificia. La sua vita e il suo servizio sono stati profondamente intrecciati con la storia recente del Vaticano, in particolare durante il pontificato di Benedetto XVI e nel periodo di coesistenza con Papa Francesco.

Biografia e Formazione

Nato a Riedern am Wald, un villaggio della Foresta Nera in Germania, il 30 luglio 1956, Georg Gänswein è il figlio primogenito di Albert Gänswein, fabbro, e di Gertrud. È il primo di cinque figli. Dopo aver conseguito la maturità, intraprende gli studi di teologia a Friburgo in Brisgovia e a Roma. Viene ordinato presbitero per l'Arcidiocesi di Friburgo in Brisgovia il 31 maggio 1984. Dopo aver svolto per due anni le funzioni di viceparroco nella propria diocesi, ha proseguito gli studi in diritto canonico a Monaco di Baviera, dove ha ottenuto il dottorato nel 1993 con la tesi "Ecclesiologia secondo il Concilio Vaticano II" presso l'Università Ludwig Maximilian. Ottiene poi anche una cattedra di diritto canonico presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma, appartenente all'Opus Dei.

Foto di Georg Gänswein in abiti sacerdotali

Al Servizio del Cardinale Ratzinger e di Papa Benedetto XVI

Nel 1995, Georg Gänswein si trasferisce a Roma come collaboratore della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. L'anno successivo, nel 1996, l'allora cardinale Joseph Ratzinger lo nomina collaboratore della Congregazione per la Dottrina della Fede. Dal 2003, Gänswein diviene assistente personale del cardinale Joseph Ratzinger, una carica che gli sarà riconfermata dopo l'elezione di Ratzinger al soglio di Pietro il 19 aprile 2005. Come segretario particolare di Joseph Ratzinger, prima come cardinale e poi come Papa Benedetto XVI, Gänswein è stato il suo braccio destro negli ultimi due anni all'ex Sant'Uffizio e, successivamente, durante il Pontificato e nei circa dieci anni di Papa emerito.

Il 7 dicembre 2012, Benedetto XVI lo nomina prefetto della Casa Pontificia, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Urbisaglia, con la dignità di arcivescovo. Ha ricoperto questo incarico succedendo a padre James Michael Harvey. Per Joseph Ratzinger, Gänswein è stato più che un segretario particolare, quasi un figlio, rimanendogli accanto fino al momento della morte.

Foto di Georg Gänswein accanto a Benedetto XVI

La Rinuncia di Benedetto XVI: Un Momento Storico

Monsignor Gänswein ha vissuto in prima persona la storica rinuncia di Benedetto XVI al ministero di Vescovo di Roma e Successore di San Pietro, avvenuta il 28 febbraio 2013, alle ore 20:00, dal palazzo di Castel Gandolfo. Gänswein era presente sull'elicottero che portò via il Papa dal Vaticano. Ha ricordato il congedo dal Palazzo Apostolico, dove è stato l'ultimo a lasciare l'appartamento e a spegnere le luci, un atto definito "molto commovente, ma anche molto triste".

Inizialmente, Gänswein espresse al Santo Padre la sua contrarietà alla decisione: "Santo Padre, no. Si deve e si può pensare a ridurre gli impegni, questo sì. Ma lasciare, rinunciare è impossibile." Papa Benedetto lo ascoltò e poi rispose che aveva "pensato bene a questa scelta, riflettuto, pregato, lottato" e che si trattava di "una decisione presa, non una tesi da discutere". L'annuncio, fatto l'11 febbraio, giorno della Madonna di Lourdes, avvenne direttamente in latino, "la lingua della Chiesa, la lingua madre". Gänswein ha descritto il Papa come "commosso e affaticato" in quel momento.

Alle 11:46, la notizia fece il giro del mondo, rivelando la fragilità umana del Pontefice di fronte al peso di reggere la Chiesa universale. Gänswein ha osservato la reazione dei cardinali, inizialmente attoniti e poi gradualmente consapevoli della straordinarietà dell'evento. Benedetto XVI decise personalmente di non tornare cardinale, ritenendo che, di fronte a una decisione così eccezionale, sarebbe stato "poco naturale".

Elaborazione grafica dell'elicottero papale sopra il Vaticano

Il Ruolo di Segretario del Papa Emerito

Dopo la rinuncia, per Gänswein è iniziata una nuova "avventura" come fedele scudiero di Joseph Ratzinger. Lo ha accompagnato nelle sue preghiere da Papa Emerito, dalle Messe del Mattino alle meditazioni e alle passeggiate con la recita del Rosario, sia a Castel Gandolfo che nell'ex monastero Mater Ecclesiae in Vaticano. Quest'ultimo è diventato la residenza del Papa emerito, e la Grotta della Madonna di Lourdes era una meta preferita per la preghiera quotidiana. In questo periodo, Gänswein è stato il costante collegamento di Benedetto XVI con il mondo esterno, la sua voce, la sua parola e il puntuale testimone del suo servizio alla Chiesa con la preghiera, la meditazione e il silenzio. Non si è tirato indietro nel fornire interviste, diventando uno dei volti più popolari della Chiesa contemporanea.

Il suo primario interesse è sempre stato "servire fedelmente" Papa Ratzinger. Gänswein non si è mai risparmiato ogni qual volta sentiva la necessità di intervenire pubblicamente in difesa del Papa Emerito. Per anni ha dovuto rispondere a domande sul suo stato di salute, spiegando che "Benedetto XVI, pur essendo lucido, è una persona anziana che ha problemi di deambulazione, e col passare del tempo si sta spegnendo lentamente come una candela". Ha anche preso decise posizioni in risposta alle accuse di omesso controllo su un prete pedofilo mosse contro Joseph Ratzinger per gli anni in cui era arcivescovo di Monaco. Negli ultimi tempi, con l'aggravarsi delle condizioni fisiche di Ratzinger, è stato il suo segretario a far viaggiare le sue parole e i suoi pensieri. In un evento in Germania, Gänswein ha riferito, commosso, che il Papa Emerito gli aveva confidato di non aver "mai immaginato come fosse lunga la strada per arrivare alla porta del Paradiso". Benedetto XVI lo aveva anche scelto come suo esecutore testamentario.

Foto di Georg Gänswein in un momento di riflessione o preghiera

Tensioni e Incomprensioni con Papa Francesco

Il rapporto di Gänswein con Papa Francesco è stato complesso e segnato da periodi di tensione. Già all'inizio del pontificato di Bergoglio, vi fu una prima incomprensione, seppur "diplomatizzata", al momento di scegliere dove avrebbe abitato il nuovo Papa. Francesco, dopo aver visitato l'Appartamento riservato ai pontefici, confidò di aver dormito malissimo, mentre di solito dormiva bene. Mesi dopo, fu chiesto a monsignor Gänswein di restituire le chiavi dell'Appartamento riservato al Prefetto.

Nel gennaio del 2020, la sua posizione subì un brusco cambiamento. Dopo essere stato a pieno titolo il punto di raccordo e simbolo della continuità tra i due pontificati, Gänswein non fu più voluto alla destra di Francesco nelle udienze ufficiali. Fu "congedato" da Bergoglio. Nonostante non fosse stato diramato un comunicato ufficiale, il quotidiano cattolico tedesco Tagestpost fece filtrare la notizia di un "congedo a tempo indeterminato", spiegando che sarebbe rimasto in carica come capo della Prefettura, ma rilasciato per dedicare più tempo a Benedetto XVI. Matteo Bruni, direttore della sala stampa della Santa Sede, parlò di "ordinaria ridistribuzione dei vari impegni e funzioni", ma in realtà la ridefinizione del suo ruolo rappresentò uno spartiacque.

Il pretesto ufficiale fu il "pasticcio editoriale" del libro del cardinale Robert Sarah, nel quale appariva anche uno scritto di Benedetto XVI critico sull'eventualità che fossero ammessi al sacerdozio uomini sposati, presentato come se Ratzinger fosse coautore. Nonostante Gänswein avesse fatto sapere di aver chiesto la rimozione del nome e della foto di Benedetto dalla copertina, nella cerchia di Santa Marta si decise di "regolare i conti" con il Prefetto, considerato un conservatore legato a circoli cattolici tradizionalisti. Gänswein divenne un "capro espiatorio" delle tensioni cresciute negli anni. Si parlò anche di lettere anonime a sfondo sessuale contro don Georg, che Papa Francesco, pur considerandole "robaccia", gli mostrò, affermando di avere fiducia in lui, ma intanto si ipotizzava un suo trasferimento o una ridimensionamento del suo ruolo nella riforma della Curia. Gänswein stesso osservò che il Papa emerito, pur non volendo, era diventato "un argine oggettivo e invalicabile" contro gli attacchi a Francesco. La sua presenza divenne anche un elemento di confusione, come quando accennò a un "papato allargato" e a un "Papa dell’azione e un Papa della preghiera", ricevendo critiche anonime. Anche gli "Appunti sulla pedofilia", attribuiti a Benedetto, generarono sospetti che fossero stati scritti da Gänswein, sebbene la malignità si rivelò infondata.

Foto che mostra Monsignor Gänswein tra Papa Francesco e Benedetto XVI

Il Libro di Memorie e le Dichiarazioni di Papa Francesco

Un momento di forte attrito si è verificato con la pubblicazione del libro di memorie di Monsignor Georg Gänswein, "Nient’altro che la verità. La mia vita al fianco di Benedetto XVI", immediatamente dopo la morte di Ratzinger. Papa Francesco ha definito questa scelta "una mancanza di nobiltà e di umanità". Nel libro-intervista "El sucesor", Francesco ha raccontato il suo rapporto con il predecessore e i problemi avuti con padre Georg, esprimendo "un grande dolore" per il fatto che "il giorno del funerale venga pubblicato un libro che mi ha messo sottosopra, raccontando cose che non sono vere". Ha sottolineato: "Mi ha fatto male che Benedetto sia stato usato."

Francesco ha riferito che Benedetto XVI "era un cavaliere", ma il suo segretario "a volte mi ha reso le cose difficili". Ha citato casi specifici, come quando Gänswein portò dal Papa emerito un responsabile del dicastero appena sostituito da Francesco, diffondendo poi la foto dell'incontro "come se Benedetto contestasse la mia decisione". Ha anche parlato delle "custodia" di Benedetto negli ultimi periodi della sua vita, da parte dei medici, e di un episodio in cui un medico apostrofò un infermiere di Ratzinger come "spione".

Riguardo al funerale di "basso profilo" per il Papa emerito, Francesco ha precisato di aver delegato "tutto a monsignor Georg Gaenswein", dicendo: "Quello che decide il segretario di Benedetto. Non volevo intromettermi". Nel medesimo libro, Papa Francesco ha annunciato una revisione delle esequie papali, spiegando che la veglia funebre per Benedetto XVI è stata l'ultima con il corpo del Papa fuori dalla bara e il catafalco con i cuscini, ritenendo l'attuale rituale "troppo impegnativo".

Nonostante le tensioni con Gänswein, Francesco ha sempre espresso grande stima per Benedetto XVI, definendolo "un grande" e affermando che "non era attaccato al potere" e che la sua rinuncia è stata segno di "onestà". Francesco ha ricordato che Benedetto XVI lo difese dalle accuse di alcuni prelati in merito alle sue affermazioni sulle unioni civili tra omosessuali: "Disse loro: ‘questa non è una eresia’. Come mi difese". Ha aggiunto che Ratzinger non era sempre d'accordo con le sue decisioni ma "con il suo silenzio le ha sempre rispettate". All'inizio del pontificato, i due Papi parlarono della questione degli abusi e Francesco "cambiai alcune delle persone come lui mi aveva suggerito di fare".

Ritratto di Papa Francesco in un momento di riflessione

Il Futuro di Georg Gänswein

Da gennaio del 2020, la posizione di Monsignor Gänswein è stata descritta come "ibernata", "imbalsamato da vivo nel limbo di un ruolo che ha mantenuto senza però che gli fosse permesso di svolgerlo". Dopo la morte di Benedetto XVI, la domanda sul suo futuro è diventata pressante. In Vaticano, si attendeva di conoscere quale destino Papa Francesco avrebbe voluto riservare alla persona che è stata più vicina, fino all'ultimo respiro, al Papa emerito.

tags: #padre #georg #benedetto #xvi