Padre Domenico Pulimeno: Una Vita di Fede e Servizio

La figura di Padre Domenico Pulimeno, frate francescano e storico parroco, è stata un punto di riferimento importante per diverse comunità nel Salento. La sua vita, dedicata al ministero sacerdotale, ha lasciato un segno profondo, specialmente a Lecce e Galatina.

Biografia e Percorso Sacerdotale

Le Origini e la Vocazione

Nato a Corigliano D'Otranto (Le) il 31 ottobre 1938, Fra Domenico ha intrapreso il suo percorso religioso fin da giovane. Ha indossato l’abito francescano il 15 agosto 1956, emettendo la professione temporanea il 16 agosto 1957 e la professione perpetua il 21 agosto 1960. Fu ordinato Presbitero il 29 giugno 1964.

Formazione Accademica e Incarichi

Dopo aver ottenuto la licenza in Sacra Teologia a Roma presso il Pontificio Ateneo "Antonianum", ricoprì diversi incarichi all'interno dell'Ordine Francescano. Fu definitore provinciale in più periodi. Tra i suoi ruoli, si annoverano quelli di economo locale a Francavilla Fontana e di vicario parrocchiale a Lecce.

Il Ministero Pastorale

Padre Domenico profuse con generosità e dedizione le sue energie nel ministero pastorale. Fu parroco a Squinzano dal 1978 al 1984, per poi servire per lunghi anni come parroco a Lecce, presso la chiesa di Sant'Antonio a Fulgenzio, dal 1984 al 2008. Successivamente, fu vicario parrocchiale a Galatina dal 2008 al 2022, ricoprendo anche il ruolo di Guardiano. Dal 2022, tornò nuovamente a Lecce, dedicandosi con generosità al ministero della riconciliazione.

La "Via Matris Vivente" e l'Impegno Comunitario a Galatina

Nella suggestiva cornice biblica della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria in Galatina, la rappresentazione della “Via Matris Vivente” ha aperto la settimana santa di preparazione alla Pasqua 2019. Questo evento ha rivissuto la via dolorosa della Croce, gli ultimi momenti di vita terrena di Gesù, attraverso il dolore di Maria.

Borgetto via Matris 2025

La Rappresentazione

La Via Matris è stata realizzata partendo dall’“Eccomi” di Maria dinanzi all’annunciazione dell’angelo Gabriele, ed immaginando i suoi sussulti davanti ai segni avuti nel tempo, come la profezia di Simeone durante la presentazione al tempio e successivamente lo smarrimento di Gesù all’età di dodici anni ritrovato poi dopo tre giorni a Gerusalemme tra i dottori della Legge. I partecipanti hanno assistito al primo miracolo di Gesù durante le nozze di Cana, e hanno rivissuto il dolore di Maria in tutti i momenti della via verso il calvario, partecipando all’istinto materno di protezione quando vede il figlio che cade sotto il peso della croce, e accompagnando le sue struggenti lacrime e urla di dolore ai piedi della croce. Infine, si è partecipato al doloroso momento della deposizione, lì tra le sue braccia, lì sul suo grembo, per l’ultima volta, momento in cui si è arrivati a sfiorare la raffigurazione vivente della pietà. L’interpretazione del Magnificat dopo l’apparizione di Gesù risorto davanti al sepolcro, indicata dagli angeli a Maria di Magdala, ha chiuso poi la rappresentazione.

Collaborazione e Partecipazione

Un’alternanza di meditazioni e interpretazione ha dettato i tempi, facendo meditare sulle difficoltà e sulle debolezze che attanagliano la vita quotidiana, indicando la via per cercare di vivere e superare le avversità seguendo l’esempio di Maria. Un corposo gruppo teatrale si è impegnato nella realizzazione del progetto, diretto scenograficamente da Pierluigi Romano, con coreografie curate dalla moglie Sonia Diso. Molti parrocchiani, inclusi genitori, bambini e immigrati accolti nella comunità parrocchiale, si sono avvicinati per la prima volta a questa esperienza. Altrettante persone si sono dedicate ai costumi, completamente realizzati a mano e studiati appositamente per ogni personaggio, al recupero dei materiali e degli oggetti di scena, al supporto tecnico dell’illuminazione e del suono. Questo gran numero di persone, con entusiasmo e gratuità, ha fatto in modo che il tutto si realizzasse, facendo vibrare con forti e sincere emozioni l’intera comunità parrocchiale e non solo.

Foto di gruppo della comunità parrocchiale o degli attori della

Il Ruolo del Sacerdote Durante la Pandemia

Durante il periodo della pandemia, molti sacerdoti hanno condiviso le loro esperienze, mostrando come le attività pastorali siano state improvvisamente interrotte ma, dopo l’iniziale smarrimento, tutti hanno cercato la voce di Dio in questo tempo particolare. La preghiera, la prossimità e la vicinanza eucaristica, dove possibile, sono diventate centrali. I sacerdoti si sono distinti per aver vegliato come sentinelle sul popolo loro affidato, reinventandosi per amore delle proprie comunità. Un sacerdote, parroco da 20 anni di San Lanfranco Vescovo in Pavia, ha espresso la sua vicinanza alla sua comunità di 4050 persone, ricca di ogni bene e di grandi difficoltà per famiglie e persone disorientate, camminando insieme, sostenuti dalla fede del Signore. In questi giorni difficili, ha riscoperto la sua vocazione, confermando la sua fede nel Signore che lo ha chiamato ad essere testimone del Suo amore, pregando meglio e col cuore e scoprendo che il Signore gli vuole sempre bene nonostante le sue mancanze, difetti e infedeltà. Ha sempre cercato nella sua vita sacerdotale di avere buone relazioni con tutti, con accentuata attenzione per i piccoli, i deboli, i diversamente abili, gli ammalati ed anziani, le famiglie, l’oratorio dei bambini, ragazzi, adolescenti e giovani. Gli è mancato tanto l'Eucarestia domenicale, appuntamento per tutti, sacerdoti, suore, collaboratori, catechisti, volontari, per l’ascolto della Parola di Dio, guida per il nostro cammino e della Eucarestia, l’Amore che si dona. Sente settimanalmente malati e anziani, famiglie con disagio, collaboratori e volontari, e in questo momento così particolare riscopre ancora di più che la sua comunità è “una miniera d’oro”, per l’amicizia che sa donare con gesti di solidarietà, condivisione, dialogo, vera fraternità. Ha gioito con i volontari della San Vincenzo per la grande generosità dimostrata nella raccolta alimentare a favore delle famiglie in difficoltà fatta al supermercato Unes, con un risultato ben oltre le aspettative.

Innovazione Pastorale e Prossimità

Un altro parroco ha raccontato che la Quaresima appena iniziata, l'8 marzo, ha subito un cambiamento di rotta che passerà alla storia. Prevedendo una lunga quarantena, con i catechisti e collaboratori, hanno pensato di valorizzare i mezzi della tecnologia per non far mancare a nessuno quel poco che si riesce a trasmettere attraverso la Parola e la catechesi, esercitando l’ascolto: video messaggio settimanale del parroco per i ragazzi, audio lectio divina settimanale per gli adulti; video commento al Vangelo del giorno; Celebrazione Eucaristica e Via Crucis in streaming; incontro in videoconferenza con gruppi della parrocchia e genitori dei ragazzi della catechesi. Non è stato un periodo facile, in quanto l'essere preti all’interno di una comunità è caratterizzato da molteplici attività, iniziative, incontri, ed è stata l’occasione per vivere il sacerdozio in maniera diversa. È stato il tempo del discernimento dello Spirito, lasciandosi guidare da domande come: "cosa il Signore ci sta chiedendo? Dove vuole portarci?". Questa crisi ha fatto riscoprire stili di vita nuovi e più autentici. Un altro sacerdote ha affermato che il tempo è galantuomo, e ha assaporato la veridicità di queste parole, regalandosi un tempo perché le sensazioni, le idee, gli stati d’animo potessero sedimentare per far venire fuori la bellezza e la preziosità di questi giorni. Ha celebrato l’Eucaristia ogni domenica e ogni giorno, rendendosi conto che questo è un tempo speciale, ricco, un momento unico: nessun canto ad accompagnare la liturgia, nessun abbraccio condiviso e nessuno sguardo, nessuna carezza e nessun bacio. Niente di tutto questo. La chiesa sempre vuota, eppure piena di una Presenza, di un Silenzio che fa rumore. Sta vivendo, e stiamo vivendo un tempo di una possibilità possibile, un trampolino di lancio per ricominciare e ripartire. Sta imparando che il digiuno dal “popolo”, dalle troppe parole, dai complimenti facili è forse una possibilità, in un mondo pieno di cose che non contano, per ricentrare la vita su ciò che conta veramente. Ritornare ad ascoltare silenzi perduti, e fermarsi per dare il tempo a Dio, è l’essenza di questi giorni. Sta imparando che essere vicini non ha a che fare con l’unità di misura, ma con lo slancio del cuore che supera lo spazio e il tempo. Sta imparando ad apprezzare quello che non ha saputo o potuto scegliere ma che la vita gli ha messo davanti, e a dire grazie a Dio per la sua famiglia, la sua comunità, gli amici che gli ha donato, l’impegno generoso di ognuno.

Immagine di una celebrazione liturgica in streaming o di una chiesa vuota durante la pandemia

La Chiesa Domestica e la Carità

La mancanza del momento comunitario della Celebrazione Eucaristica è stata compensata dalla consolazione della Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II, Dei Verbum, che al n° 21 attesta che «La Chiesa ha sempre venerato le Divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane della vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli». Le mense per vivere una comunione intima ed efficace con il Signore Gesù sono due: l’ascolto delle Scritture e la comunione al pane e al vino consacrati. Per questo motivo, è stata proposta la possibilità di vivere un momento di preghiera domestica, in famiglia. Agli sposi è stato ricordato che, grazie al sacramento del matrimonio, sono diventati “piccola Chiesa domestica”. Nelle loro case, sono come il tabernacolo nelle chiese. Papa Francesco (Amoris Laetitia, 73) ha detto che “Con il sacramento del matrimonio Gesù stesso viene incontro ai coniugi cristiani e rimane con loro”, egli abita la loro relazione. Se è vero dunque che “la presenza del Signore abita nella famiglia reale e concreta, con tutte le sue sofferenze, lotte, gioie e i suoi propositi quotidiani” (Amoris Laetitia, 315), non c'è bisogno di Messe virtuali in streaming per sentire la presenza di Cristo in mezzo a loro: è sufficiente far “funzionare” il sacramento che li ha resi “una carne sola”. Questa è parte della lettera che accompagnava il primo sussidio per la liturgia domenicale vissuta in famiglia “Dies Domini in Domus Familiae” (Il Giorno del Signore nella Chiesa domestica), una vera e propria liturgia, che ha permesso a chi l’ha vissuta di nutrirsi della Parola di Dio unendosi spiritualmente a tutta la comunità.

Un parroco, in completa clausura, ha raccontato di aver vissuto la chiesa al mattino e la casa al pomeriggio. Eucaristia e Adorazione, al termine benedizione alla città, alla parrocchia. Al mattino, la Parola del giorno condivisa sui social. Al pomeriggio, consegna di alimenti alle famiglie. Ha vissuto tre benedizioni davanti alla casa dei defunti con pochi familiari. Rallegrandosi per il lavoro vario e ricco di altri, ha ringraziato il Signore. Un altro sacerdote ha condiviso il suo pensiero: di fronte all’emergenza sanitaria, si sta svelando il volto bello della Chiesa, di una Chiesa viva, fedele e silenziosa. La comunità cristiana, con grande senso di responsabilità e maturità, ha cercato di arginare la diffusione del virus rispettando le regole e rafforzando tutte le sue dimensioni, materiali e spirituali. Con l’iniziativa #restiamocomunità è stata creata una rete di lavoro e di comunicazione per non trascurare nessuno. Un’altra bella iniziativa #acasa ma #connessiconilmondo ha coinvolto intere famiglie nel realizzare nelle proprie abitazioni l’angolo della preghiera per vivere quotidianamente un tempo di intimità con il Signore.

La Sofferenza del Sacerdote Senza il Popolo

Quella sera della seconda domenica di Quaresima, un sacerdote comprese che quanto aveva condiviso durante l’omelia ai fedeli era diventato qualcosa di concretissimo. Bisognava scendere a valle come Gesù aveva invitato a fare ai suoi discepoli dopo la Trasfigurazione. E a valle c’era l’inizio di una pandemia che ci avrebbe portati a vivere in quarantena. Un modo per avere un contatto con i fedeli, ma che non potrà mai avere la stessa intensità della Celebrazione eucaristica celebrata insieme ad essi nella chiesa. È stata intensificata l’opera caritativa a favore delle persone bisognose, intervenendo sia con i pacchi alimentari sia con un piccolo sostegno economico per il pagamento di bollette, di medicinali e di altri bisogni concreti. Tuttavia, tantissime attività parrocchiali sono state interrotte. Al sacerdote manca la sua gente, i suoi ragazzi, gli animatori, le catechiste, il coro, la quotidianità. C’è più silenzio, più tempo per la preghiera, per la riflessione. “Parroco senza il mio popolo” è una sintesi emblematica di questi due mesi di pandemia. Nonostante le restrizioni, ha sentito forte nel cuore che la comunità è presente, nella figura del suo Pastore. Al mattino, come prima dell’emergenza, si reca in Chiesa, che è rimasta sempre aperta in questo periodo solamente per la preghiera personale. E in questo restare nella casa del Signore ha registrato la testimonianza più bella della sua comunità. Essendo la Chiesa situata in una zona centrale del paese, alcuni fedeli, con le dovute distanze e con gli opportuni dispositivi di protezione, si sono sempre fermati davanti al tabernacolo in preghiera nelle diverse ore della mattinata. Come sacerdote vive con sofferenza questo momento, percepisce la tristezza e il dolore dei fedeli per l’assenza dalla vita sacramentale offrendola al Signore, e ammira molto le persone che oggi sono in prima linea: i medici, gli infermieri, ma anche tanta gente che, nonostante il rischio da contagio, sta continuando il suo lavoro. Come tutti i sacerdoti, si è interrogato in che modo poter stare vicino alla gente, con responsabilità e nel pieno rispetto delle disposizioni. La prima risposta è stata la preghiera incessante di intercessione. Come Mosè pregava e implorava Dio per il Popolo, anche i sacerdoti sono chiamati a pregare per tutta la comunità.

Borgetto via Matris 2025

Riflessioni sulla Fede e la Missione

Un pensiero frequente, che diventava preghiera, ha accompagnato un parroco nei giorni precedenti la Pasqua: “Dove vuoi Signore, che celebriamo la Pasqua quest’anno?”. Forse era anche di altri, soprattutto pensando al fatto che la gente non poteva partecipare in pienezza. Tutti i sacerdoti ‘in cura d’anime’ hanno fatto del loro meglio per stare vicino alla gente. Un sacerdote ha sentito la mancanza fisica della Comunità, anche se è venuto tutti i giorni in Chiesa a pregare per tutti, e ha celebrato la Messa anche da solo. La fede è stata messa alla prova, ma le prove purificano la fede! Pur con qualche momento di vuoto e tanta sofferenza per ciò che accadeva intorno, si è lasciato interpellare e ha rinnovato la fiducia nel Signore. Come tanti, ha cercato di far crescere la preghiera nelle famiglie, fornendo sussidi. Come disse papa Francesco nell’incontro di preghiera in piazza S. Pietro il 27 marzo, noi siamo in una tempesta e chiediamo a Dio di sedarla. Questa pandemia è stata come una tempesta, ma anche nelle nostre tempeste, come nel vangelo, il Signore è presente. Così ha invitato a fare anche ai catechisti con i ragazzi e agli animatori con l’oratorio. In un tempo dove siamo chiamati a “stare lontani” e a rispettare l’altro “evitandolo”, un sacerdote cerca quotidianamente di colmare questi confinamenti e queste chiusure e assenze, approfondendo il suo rapporto con “l’Eterno Presente”. Il dialogo con Dio, la preghiera (in modo particolare l’Adorazione Eucaristica quotidiana) scandisce, dà senso e significato tutta la giornata. Da diverse settimane ha sensibilizzato l’intera comunità parrocchiale a prestare particolare attenzione a chi “sta nel bisogno” e a portare generi di prima necessità da destinare a queste famiglie bisognose e ad extracomunitari. E così, ha scherzosamente detto: “Ho cambiato mestiere”! Ora faccio il magazziniere e l’addetto alle consegne. “Tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me…”. E così, tra pacchi di pasta e scatolame, trova il modo, non di soddisfare una mera gratificazione personale per quello che fa, ma di vivere il Vangelo incarnandolo nel quotidiano ed è felice! È vero, lui ci sta mettendo le braccia ma senza il loro cuore avrebbe potuto fare ben poco. Questo è un tempo prezioso dove ha potuto comprendere (come non mai) come un sacerdote ha bisogno della sua gente, del popolo di Dio. Celebrare da solo, ogni giorno, è una profonda sofferenza. È vero, i sacerdoti hanno la “fortuna” di potersi comunicare ogni giorno ma, quanto manca distribuire quel Pane di Vita Eterna. Il Signore, nel suo grande Amore, saprà colmare ogni vuoto e assenza.

Tre parole sono state sottolineate per la riflessione sul tempo del Covid19: Prossimità, Carità, Missionarietà. Siamo stati privati di baci e abbracci, ci è stato chiesto di stare lontani ma in tutto questo, per leggere i segni dei tempi con il Vangelo, siamo stati chiamati ad essere più prossimi. Il marito più prossimo della moglie e viceversa, i genitori più prossimi dei figli e così via. Una prossimità essenziale ma da riscoprire. La solidarietà e la carità sono state fondamentali: sono aumentate le fatiche del vivere quotidiano, sono aumentati i bisogni, è venuto meno il lavoro e quindi tutta una serie di problematiche economiche hanno afflitto le nostre famiglie. Siamo stati chiamati non solo come comunità ma tra tutte le famiglie ad esercitare la carità, ad essere solidali con il proprio vicino di casa. La missionarietà si è manifestata in una chiesa missionaria fatta di famiglie missionarie capaci di riscoprire il valore della preghiera in casa.

La Scomparsa di Fra Domenico Pulimeno

La città di Lecce ha pianto la scomparsa di fra' Domenico Pulimeno, storico parroco della chiesa di Sant'Antonio a Fulgenzio, il 26 febbraio 2024. Aveva 85 anni e si trovava a Leverano, nell'Istituto "San Francesco d'Assisi", sede dell'Infermeria provinciale. I funerali si sono svolti martedì 27 febbraio 2024, alle ore 16, nella chiesa di S. Antonio a Fulgenzio.

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