Gabriele Amorth: Il Decano degli Esorcisti e la sua Vita tra Fede e Resistenza

Un'Esistenza Dedicata alla Lotta contro il Male

Padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti, si è spento il 16 settembre 2016 al Policlinico Gemelli di Roma, all'età di 91 anni. Per decenni, il suo telefono ha squillato in continuazione: migliaia di persone lo hanno cercato, chiedendo di vederlo e sottoponendo a lui e alle sue preghiere il caso di un parente, un amico o un conoscente.

Il sacerdote della Società San Paolo, nato a Modena, ha trascorso gli ultimi trent'anni della sua vita a combattere il diavolo, diventando celebre in tutto il mondo per il suo delicato ministero. Raccontava: «Oggi faccio esorcismi su cinque o sei persone al giorno. Fino a qualche mese fa ne facevo molti di più, anche dieci o dodici». Ha esorcizzato sempre, anche di domenica e a Natale, convinto che il diavolo sia sempre pronto a dar battaglia, ma che sia destinato alla sconfitta e che il male non prevarrà.

Ritratto di Padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti

Gli Anni della Resistenza Partigiana e il Riconoscimento

Padre Gabriele Amorth ha vissuto una vita intessuta di mille esperienze. Appena diciottenne, diede il suo sostegno incondizionato alla Resistenza, militando nelle fila dei partigiani cattolici della "Brigata Italia" con il nome di battaglia "Alberto", sotto la guida di Ermanno Gorrieri ("Claudio"). Fu proprio alla Resistenza in Emilia che il futuro Gabriele Amorth diede il suo sostegno incondizionato, scampando a una condanna a morte da parte dei fascisti. Sua madre era convinta che la Regina degli apostoli, a cui i Paolini sono devoti, avesse salvato la vita a tutti loro. Successivamente divenne Vice Comandante di piazza a Modena e Comandante, a 20 anni, del III Battaglione della 2ª Brigata Italia. L'impegno durante la guerra gli valse la Medaglia al Valor Militare.

L'8 settembre 2016, data che coincide con la festa della Natività di Maria a cui don Amorth era profondamente devoto, gli è stata insignita la Medaglia della Liberazione dal Prefetto di Roma, Paola Basilone, alla presenza del ministro della Difesa Roberta Pinotti. Questo riconoscimento è stato un'occasione per riflettere sulla sua straordinaria vita di fede e la sua missione di esorcista, vedendo in essa una continuazione della sua dedizione a liberare le persone dal male e da ogni forma di schiavitù, proprio come aveva lottato per la liberazione dalla tirannia.

Formatosi in gioventù nell'ambiente dell'antifascismo democristiano, lavorò a fianco di importanti personaggi dell'epoca come Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Amintore Fanfani e Giuseppe Lazzati, dai quali ricevette stima e rispetto. Milito anche nelle fila della Democrazia Cristiana, insieme a Giulio Andreotti e Alcide De Gasperi, facendosi notare per acume, intelligenza e capacità organizzative.

Formazione, Vocazione e Ministeri Precedenti

Gabriele Amorth è nato a Modena il 1° maggio 1925 in una famiglia molto religiosa, legata all'Azione Cattolica. Dopo aver terminato il liceo classico e la guerra, entrò nell'Azione Cattolica e poi nella Fuci, laureandosi in giurisprudenza, seguendo le orme del padre e del nonno, entrambi avvocati.

Nonostante i richiami della politica, il giovane Gabriele antepose la vocazione religiosa, maturata grazie a «una fede respirata in casa ogni giorno», la frequentazione della parrocchia con la mamma e la santità dei genitori. L'incontro con don Giacomo Alberione, fondatore della Società di San Paolo e oggi beato, e con San Pio da Pietrelcina fu determinante per la sua vita. Entrò nella congregazione dei Paolini il 25 agosto 1947, a 22 anni, e fu ordinato presbitero a Roma il 24 gennaio 1951 dall'allora vescovo di Norcia, Monsignor Ilario Roatta.

In seno alla sua congregazione, don Gabriele Amorth svolse numerosi incarichi: fu professore liceale, delegato della Provincia, formatore dei giovani aspiranti Paolini e animatore spirituale di diversi istituti laicali della famiglia paolina. Dotato di una penna brillante, per molti anni ricoprì il ruolo di direttore del mensile «Madre di Dio» e fu collaboratore di «Famiglia Cristiana», «Credere», «Telenova» e «Radio Maria». Fin dall'inizio della sua missione sacerdotale si dedicò alla diffusione della devozione mariana con articoli, prediche, conferenze e libri.

Foto di Padre Gabriele Amorth in gioventù

La "Vocazione Adulta" all'Esorcismo

Quella da esorcista fu per Padre Amorth una vera e propria «vocazione adulta». Fino al giugno 1986, cioè fino all'età di 61 anni, aveva esercitato come giurista e mariologo. Fu il cardinale Ugo Poletti, allora Vicario del Papa per Roma, a proporgli di prendere il posto di Padre Candido Amantini, esorcista ufficiale della diocesi di Roma, presso il Santuario della Scala Santa, data la salute precaria di quest'ultimo. Per Amorth, questa richiesta, alla quale obbedì, significò un deciso e definitivo cambiamento di vita. «Eminenza, io…?!», furono le sue parole di stupore, a cui Poletti rispose: «Caro padre Gabriele, non occorre che dica nulla. Così ho deciso e così deve essere. La chiesa ha un disperato bisogno di esorcisti. Roma soprattutto. Ci sono troppe persone che soffrono perché possedute e nessuno è incaricato di liberarle. Padre Candido da tempo mi ha chiesto un aiuto. Io ho sempre tergiversato. Non sapevo chi mandargli. Quando lei mi ha detto che lo conosceva ho capito che non potevo indugiare oltre. Lei farà bene. Non abbia paura. Padre Candido è un maestro speciale. Saprà come aiutarla». Questa scelta lungimirante e profetica del Cardinal Poletti lo scelse come assistente del sacerdote passionista durante quella chiacchierata pomeridiana nel giugno 1986. Padre Candido Amantini trasmise a Don Amorth, nei circa sei anni di collaborazione, la sua lunga esperienza, rendendolo idoneo per quel delicato e difficile ministero.

Da quel momento, la lotta contro il demonio e la liberazione delle persone indemoniate divenne la sua quotidiana missione. «Chi sono io - diceva - per combattere il principe delle tenebre? Non sono nessuno. Ma Dio è tutto. Il demonio non si combatte con le proprie forze ma con quelle del cielo».

Il Ministero dell'Esorcista: Pratica e Insegnamenti

Padre Amorth è stato presidente emerito dell'Associazione Internazionale degli Esorcisti (AIE), da lui fondata nel 1990 e della quale fu presidente fino al 2000, quando divenne presidente onorario. Inizialmente erano 18 membri, ma quando lasciò l'incarico nel 2000, l'associazione contava trecento esorcisti. Fu proprio grazie a Don Gabriele Amorth che, due anni prima della sua morte, gli esorcisti di tutto il mondo furono formalmente riconosciuti in Associazione dalla Santa Sede.

In un'intervista del 2000 al Sunday Telegraph, dichiarò di aver effettuato più di 50 mila esorcismi (alcune fonti parlano di 70.000). Molti di questi, disse, durarono pochi minuti, mentre altri diverse ore. Nei suoi libri e in altre vecchie interviste affermò che solo un centinaio erano delle vere e proprie possessioni demoniache; i restanti casi, invece, erano da attribuire a "disturbi" demoniaci o a malattie mentali.

Tra le regole fondamentali che un esorcista deve seguire, Amorth ricordava che «non bisogna mai credere che tutti coloro che dicono di essere posseduti lo siano davvero. La maggior parte delle persone ha soltanto gravi problemi psicologici». Inoltre, «occorre avere molta prudenza, ma essere anche molto furbi. Il diavolo va stanato».

Se gli si chiedeva quali fossero i segni della presenza del demonio, rispondeva: «Parlare correntemente lingue sconosciute o capire chi le parla. Conoscere fatti distanti o nascosti. Dimostrare di avere delle forze superiori all’età e alla naturale condizione della persona indemoniata e altri fenomeni di questo genere».

Padre Amorth non era tenero con gli ecclesiastici che tendono a sottovalutare la presenza satanica: «i vescovi e i cardinali che non credono comunque dovranno rispondere della loro incredulità. Non credere e soprattutto non nominare esorcisti laddove ce ne è esplicito bisogno è, a mio avviso, un peccato grave, un peccato mortale». Secondo padre Amorth, «oggi nelle nostre chiese si parla poco di Satana e tanti, anche nel clero, non credono alla sua esistenza». Ribadiva che la fede è «un’iniezione di coraggio» che rende liberi dagli ostacoli interni ed esterni, permettendo di muovere passi certi nella sequela di Cristo.

Intervista a Padre Amorth

La Profonda Devozione Mariana

Padre Amorth sottolineava come la sua speciale devozione mariana lo avesse aiutato nella lotta contro il maligno. Raccontava un episodio in cui Satana, attraverso la voce di un posseduto, gli disse: «Prete vattene. Lasciami stare... Ti prego prete vattene. Contro di te non posso fare nulla». Alla domanda di Amorth sul perché, Satana rispose: «Perché tu sei troppo protetto dalla tua Signora. La tua Signora col suo manto ti circonda e io non posso raggiungerti».

Chi negli ultimi anni andava a trovarlo nella sua stanza a Roma, non poteva fare a meno di notare sulla piccola scrivania, oltre al rosario (che considerava un'arma potentissima contro il diavolo), l'immagine della Madonna di Medjugorje, una piccola pila di libri sull'argomento mariano e alcune effigi della Medaglia Miracolosa, che lui benediceva e regalava agli ospiti, invitandoli invariabilmente alla confessione e alla preghiera.

Don Amorth aveva per Maria un riguardo e una tenerezza che commuovevano. Diceva che i santuari mariani «sono le cliniche dello spirito» e dava grande attenzione alle apparizioni, in particolare a quelle di Medjugorje. Come ricordava don Luigi Secchi, il parroco di San Camillo de Lellis a Roma, chiesa dove don Amorth si recava per delle catechesi ispirate ai messaggi dei veggenti del santuario balcanico (che conosceva personalmente), egli sosteneva che «il vero miracolo di Medjugorje sono le tantissime confessioni e conversioni, perché anche lì, come sempre, Maria porta a Gesù».

Era stato il primo studioso, tra i sacerdoti italiani, a studiare il fenomeno Medjugorje e nel 1950 aveva promosso e organizzato la Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria. Al momento della sua nomina a esorcista da parte del cardinale Ugo Poletti, confessò di essere un "fifone" e, uscito dalla casa del cardinale, si recò davanti alla Madonna dicendole: «Avvolgimi nel tuo manto perché ho una gran paura».

Una Missione di Liberazione Completa

La vita di Padre Amorth è stata interamente dedicata a liberare le persone dal male e da ogni forma di schiavitù. Aveva preso alla lettera il mandato di Gesù agli apostoli: «Guarite i malati, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8), che al versetto 16 aggiunge: «Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi». Lui, così consapevole della sua debolezza, si faceva forte del dono ricevuto impegnandosi affinché tutti potessero attingere dalla medesima fonte di liberazione. Diceva che tutto ciò che non viene da Cristo o non è riportato a Cristo, può essere preda del diavolo e fonte di possibili schiavitù.

Da lui c'era la fila di persone schiavizzate dal male in ogni sua forma che chiedevano di essere liberate: c'erano i catturati dalle sette, gli ingannati da sedute spiritiche, i soggiogati dalla cattiveria altrui, gli schiavizzati da maghi o santoni orientali, gli incastrati in ogni forma di vizio come gioco, sesso, alcol e droga. C'erano anche i malati di malattie inspiegabili e irragionevoli che, come l'emorroissa del Vangelo, dai medici non avevano alcun conforto.

Lui, che c'era sempre per ognuno - rispondeva a tutte le lettere, che erano migliaia, rigorosamente cartacee e con un francobollo per la risposta - accoglieva, sorrideva, sdrammatizzava con i suoi disegnini e le sue barzellette, ascoltava, dava consigli e, quando serviva, si preparava alla dura battaglia. Non smise mai di ricordarci che la santità è vivere dentro la storia e non è un'evasione dal mondo o dalla realtà, stimolandoci ad entrare nell'ottica del Vangelo e della Croce per restare stupefatti ed entusiasti da un amore che va oltre ogni logica ed aspettativa.

La Figura Pubblica e l'Eredità di Padre Amorth

Don Gabriele è stato spesso ospite di trasmissioni televisive per raccontare la sua esperienza o per commentare fatti di attualità dove gli sembrava evidente l'impronta demoniaca. È stato un "combattente del Vangelo", armato di coraggio non solo nel fronteggiare le innumerevoli sfide del demonio, ma anche le difficoltà che il suo servizio ha comportato, come il rischio di essere tacciato di eccessivo protagonismo. Non c'è stato libro, intervento in tv o a Radio Maria, articolo su «Famiglia Cristiana» o su «Credere» che lui non abbia fatto con lo scopo di sensibilizzare la Chiesa su questa delicata questione. A questo proposito, un paio di anni prima della sua morte, aveva scritto una lettera a Papa Francesco.

Nonostante tutte le crudeltà e le cose spaventose che vedeva e combatteva, era sempre animato da un forte spirito di ottimismo e da una vena di imbattibile umorismo. La sua immagine, solitamente ritratta in penombra e con un crocifisso in mano, circola spesso sui social network o su siti e blog, accompagnata da frasi tratte dai suoi scritti o interventi, il più delle volte estrapolate dal loro contesto. Questo, talvolta, alimenta il cliché del prete tenebroso, "nemico del diavolo", simbolo di un mondo oscuro e intellettivamente incomprensibile come quello degli esorcismi e delle possessioni sataniche. Tuttavia, un libro recentemente dato alle stampe dalle Edizioni San Paolo, “Don Amorth continua. La biografia ufficiale” a firma del giornalista Domenico Agasso jr., vaticanista de «La Stampa», aiuta a delineare un ritratto più dettagliato del sacerdote paolino.

In questo mondo dove sembra stiano crescendo uomini poveri non di povertà materiale, bensì di esperienza; uomini ingenerosi ed avari, chiusi nel loro egoismo; uomini svuotati ed esauriti nella loro essenza profonda, incapaci di comprendere la bellezza e di coinvolgersi con la storia e col mondo, di smascherarsi, mostrando chi realmente sono, guardare a questi testimoni della fede ci stimola ad entrare nell'ottica del Vangelo e della Croce per restare stupefatti ed entusiasti da un amore che va oltre ogni logica ed aspettativa.

Copertina del libro

"L'Esorcista del Papa": Realtà e Finzione Cinematografica

Con l'uscita del film “L’esorcista del Papa”, interpretato da Russell Crowe, si è generato interesse sulla veridicità degli eventi narrati. È importante chiarire che l'intreccio mostrato nel film nasce dalla penna degli sceneggiatori Michael Petroni ed Evan Spiliotopoulos e non è fedele alla realtà storica. Padre Amorth non ha mai compiuto un esorcismo nell'abbazia di San Sebastian, non ha mai collaborato con un prete di nome Esquibel e non ha mai affrontato un demone di nome Asmodeus. Né, tantomeno, il vero Padre Amorth è mai stato posseduto da alcun demone, come viene rappresentato nel film.

Tuttavia, il personaggio di Padre Amorth è realmente esistito e due dei suoi libri autobiografici, Un esorcista racconta e Nuovi racconti di un esorcista, sono serviti alla produzione per caratterizzare il protagonista. Le vere possessioni da lui affrontate e testimoniate sono lontane dalla rappresentazione cinematografica, sebbene Padre Amorth asserì di aver visto più di una volta un posseduto levitare. La sua morte, avvenuta per cause naturali all'età di 91 anni, non ha nulla di sovrannaturale e non è collegata al suo lavoro di esorcista.

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