Il Burundi, un piccolo stato nel cuore dell'Africa con una popolazione di circa 8 milioni di abitanti, si confronta con la drammatica realtà di circa 800.000 orfani. In questo contesto di profonda necessità, l'opera delle missionarie e dei missionari si rivela fondamentale per l'assistenza e il sostegno ai più vulnerabili. Diverse congregazioni religiose hanno dedicato la loro vita al servizio in questa terra, manifestando un amore incrollabile per Dio e per l'umanità.

Il Sacrificio delle Missionarie Saveriane: Olga, Bernardetta e Lucia
Il 7 e 8 settembre ricorre il decimo anniversario dalla brutale uccisione di tre missionarie saveriane a Kamenge, popoloso quartiere di Bujumbura: Olga Raschietti (83 anni), Bernardetta Boggian (79 anni) e Lucia Pulici (75 anni), originaria della Diocesi di Milano. Le loro parole, come quelle di Bernardetta "Non avere paura, ama molto", risuonano come un inno alla fiducia e alla speranza di pace, portando il profumo della Casa di Nazaret.
L'8 settembre, ricordando la Natività di Maria, la liturgia invita a riconoscere la loro morte nella trama della Storia della Salvezza. La genealogia di Gesù, sintesi della Storia di Salvezza, è segnata dal «Sì» degli uomini a Dio e dal «Sì» di Dio all'umanità, il suo voler essere «Dio con noi» con fedeltà incrollabile. I «Sì» di Olga, Lucia e Bernardetta, sostenuti da Maria, sono espressione di questa fiducia e speranza.
Nei loro scritti, emerge una profonda spiritualità e dedizione:
- Nel 1999, Olga scriveva: «Per capire la lavanda dei piedi di Gesù, ci vuole umiltà. Accettare con gioia e pace la volontà di Dio. Voglio abbandonarmi, o Gesù, alla tua volontà, anche se mi costa sangue. Dammi la tua forza, pace e gioia nel compierla. Ti offro la mia volontà, diventi un sacrificio gradito, anche se mi costa sangue. Maria, offrimi a Gesù».
- Nel 1992, Lucia annotava: «Non hai voluto sacrificio né offerta allora ho detto: “Ecco io vengo per fare la tua volontà”. Si rimane stupefatti nel vedere quanto Dio ha amato gli uomini. Un amore impossibile da comprendere. Con fede, Gesù, mi apro a te per accoglierlo».
- Nel 1994, Bernardetta scriveva: «Il Signore mi ha manifestato la sua volontà in molti modi. Il primo è quando il suo Spirito parla al nostro cuore e dialoghiamo col Signore. A volte Dio si manifesta in avvenimenti esterni: malattie, calamità, situazioni familiari di sofferenza, persecuzioni e ci è chiesto di vivere la fede nel perdono e nella misericordia. Son diverse le situazioni in cui mi è stata chiesta fede e disponibilità».
Alexander Schmemann scrive che «Maria è al cuore della vita della Chiesa come la più pura espressione dell’amore e della risposta dell’uomo a Dio. Donandosi l’amore dona vita, diviene fonte di vita. Il fine e il compimento di ogni vita e amore è accettare Cristo, dargli vita in noi». Nella vita di Olga, Lucia e Bernardetta, accogliere Cristo ha manifestato la pienezza del dono.
La Presenza e l'Opera dei Missionari Saveriani in Burundi
Dal 1960, i Saveriani lavorano in Burundi, distinguendosi per il loro lavoro apostolico svolto in équipe formate da missionari, religiose e laici. Si sono dedicati all'organizzazione di opere sociali e alla costante ricerca di una pastorale incarnata. La loro presenza si è rafforzata, con l'apertura di un centro di formazione per i giovani alla periferia della capitale.

L'Emergenza Orfani e le Iniziative di Sostegno
La grave situazione degli 800.000 orfani ha spinto diverse congregazioni e organizzazioni a intervenire con progetti specifici. Molte strutture sono in grado di accogliere un numero significativo di bambini, garantendo loro non solo un pasto caldo, ma anche vestiario, medicine e accesso alla scuola. In alcuni casi, i bambini sostenuti superano i 200, includendo anche quelli che, pur avendo una famiglia, vivono in condizioni di estrema povertà nel villaggio.
L'Impegno delle Suore Benedettine della Provvidenza
Le Suore Benedettine della Provvidenza gestiscono da oltre 40 anni un centro sanitario nella Provincia di Cibitoke, l'unico nella zona. Questo centro preventivo di malattie infantili si occupa quotidianamente di consultazioni, vaccinazioni ed educazione sanitaria e nutrizionale per gruppi di circa 120 bambini.
Dal 2013, Africaon sponsorizza un progetto a favore dell'alimentazione delle mamme e dei bambini, riconoscendo che la malnutrizione materna porta a bambini sottopeso e a rischio di complicazioni gravi.

L'Iniziativa delle Suore Francescane del Monte di Genova
Le Suore Francescane del Monte di Genova, che operano nella comunità di Kayongozy, hanno ideato un progetto zootecnico per rendere la propria comunità e l'orfanotrofio da loro gestito più autonomo. Il progetto prevede l'allevamento di galline per la produzione di uova e mucche per il latte, contribuendo alla sostenibilità alimentare della struttura.

Le Suore della Carità: A Masango e Buterere
La congregazione delle Sorelle della Carità è particolarmente attiva in Burundi. A Masango, una comunità montana nell'estremo Nord-Ovest del paese, hanno riattivato nel 2001 il Centro Sanitario di primo livello, chiuso da anni. Precedentemente, l'unico presidio sanitario di riferimento era a Caianza, a 46 km di distanza su una strada bianca e scivolosa durante il periodo delle piogge.
Il nuovo Centro Sanitario di Masango è oggi completamente attrezzato con laboratorio analisi, reparto maternità (con sala parto e 6 posti letto), degenza di medicina generale (con 20 posti letto), sale d'attesa, ambulatori per adulti e bambini, e una farmacia. Per garantire l'approvvigionamento idrico, necessario con l'apertura del Centro Sanitario e della Casa Alessia, è stata costruita una diga e installata una turbina, con il supporto del Rotary Club. Oggi Masango è servita da una rete idrica di 27 km, con oltre 130 fontanili.
A Buterere, una comunità di recente formazione alla periferia di Bujumbura, le Suore Sorelle della Carità hanno un'altra sede di missione. Qui, insieme alla loro abitazione, esiste un complesso che ospita bambine e maschi che vivevano in situazioni difficili o abbandonati. Questo centro, voluto dalla ONG VISPE e costruito con fondi del Ministero degli Affari Esteri Italiano, è ora gestito dalle Suore della Carità e accoglie numerosi bambini.

La Testimonianza e l'Opera di Padre Vittorio Blasi
Il sacerdote missionario Saveriano Padre Vittorio Blasi ha dedicato 40 anni della sua vita al Burundi, operando con una profonda dedizione ai più poveri e agli abbandonati, in particolare ai bambini della "Casa della Gioia" e della "Casa della Misericordia". Egli stesso si considerava un "soldato di combattimento", proiettato in prima linea dalle circostanze, pur sentendo la sua limitatezza.
La sua missione e il suo impegno quotidiano
Padre Vittorio iniziava la sua giornata alle quattro del mattino, celebrando la Messa con circa 50 persone e pregando il rosario. Con la preghiera per la difesa della vita contro l'aborto, invitava alla riflessione e alla sintonia con la vita di missione.
Le sue lettere ai benefattori e ai confratelli rivelano la sua incessante preoccupazione per i bambini. Maria, la "Rosa Mistica", era per lui la Mamma che lo accompagnava, sosteneva e incoraggiava. Padre Vittorio cercava costantemente aiuti per i suoi "piccolissimi", dicendo: "Sono nella miseria, non ho niente neanche per comperare un po’ di pane per i miei bambini", non per sé, ma sempre per i bambini che accudiva.
Era conosciuto come un "prete della misericordia". Aveva creato un luogo di preghiera in uno degli ospedali più poveri di Bujumbura, trasformando una piccola stanza in cappellina dove celebrava la Messa ogni mattina per malati e gente comune, per poi riconfortarli. Dedicava molte ore alle confessioni e visitava i prigionieri della prigione principale, portando loro la Confessione e la Parola di Dio.

L'opera di Padre Vittorio per gli orfani
Il suo lavoro con la "Casa della Gioia" e la "Casa della Misericordia" è stato il fulcro della sua missione. "Contemplando nella Casa della Gioia, tanti piccolini, possiamo constatare che Dio opera in mezzo agli uomini", scriveva. Sosteneva centinaia di bocche ogni giorno, attribuendo questa opera a Dio, di cui si considerava solo un "distributore", mentre Gesù era il "fornitore".
Nella "Casa della Gioia", affidata a Sandra Canyana, ospitava più di cento bambini, di cui una trentina sotto i cinque anni. Durante i momenti di tensione e chiusura delle scuole, Sandra organizzava maestri per aiutare i piccoli a rimanere attenti e aggiornati. I bambini, sempre puliti e ordinati nelle loro divise scolastiche, si amavano e si curavano a vicenda, facendo sentire a proprio agio anche i malati con le cure e l'amore fraterno. La preghiera era la loro anima, con le manine alzate per invocare la pace e parole come "Gesù pensaci tu!" o "Gesù perdonaci" per chi aveva organizzato misfatti.
La sua povertà e il suo ricordo
Padre Vittorio viveva in una piccola stanza nella parrocchia di San Michele, una stanza senza nulla, povera. La sua vecchia macchina, spesso malmessa, era il simbolo della sua vita povera; non perché non avesse soldi, ma perché tutto quello che riceveva lo dava agli orfani e ai poveri. Il suo amore per la Vergine Maria era profondo, portando sempre il Rosario tra le mani, anche nei suoi ultimi giorni di dolore in ospedale, recitando le preghiere fino all'ultimo.
Padre Vittorio Blasi è morto il 24 dicembre 2015 a Bujumbura, dopo essere stato ricoverato per un blocco renale. I suoi funerali sono stati una cerimonia molto sentita, presieduta dall'arcivescovo di Bujumbura e dal vescovo di Ruyigi, con la partecipazione di centinaia di preti, religiosi e una folla di persone. I bambini hanno circondato la sua tomba, versando fiori e cantando un canto d'addio, affidando il loro padre Vittorio nelle mani di Dio. Il suo ricordo è un ringraziamento a Dio per la testimonianza di vita e di servizio ai più poveri che Padre Vittorio ha lasciato.
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