Orazio e il Profondo Significato delle Ceneri dei Nostri Padri

L'espressione "ceneri dei nostri padri" evoca un senso profondo di eredità, memoria e identità, che può essere interpretato sia in chiave storica e eroica, sia in un contesto spirituale e tradizionale. Questo concetto si riflette sia nelle gesta di figure leggendarie come Publio Orazio Coclite, sia nelle radici culturali e religiose di una comunità, come evidenziato dalle interviste e descrizioni del calendario liturgico di Don Orazio.

Orazio Coclite: L'Eroe Difensore della Patria

La storia di Publio Orazio Coclite, un eroe mitico romano del VI secolo a.C., rappresenta l'epitome della difesa della patria e del sacrificio per la propria gente. Le sue gesta si svolgono in un momento cruciale per Roma, quando la città stava per essere invasa dall’esercito del re Porsenna. Per penetrare a Roma, gli Etruschi dovevano attraversare l’unico ponte esistente vicino alla città, il ponte Sublicio, costruito dai Romani.

Quando gli uomini di Porsenna stavano per attraversarlo, Orazio Coclite si parò innanzi a loro. Avanzò impavido, da solo, sul ponte e, con incredibile sprezzo del pericolo, tenne testa a tutti gli Etruschi, impedendo loro il passaggio. Il suo gesto eroico permise ai Romani, dietro di lui, di abbattere il ponte a colpi di scure. Quando rimase da demolire solo una piccola parte del ponte, Orazio ordinò ai suoi di mettersi in salvo, rimanendo a combattere da solo.

Al termine della demolizione, Orazio si gettò nel Tevere con tutta l’armatura. Secondo lo storico Polibio, affogò, mentre Tito Livio narra che riuscì ad attraversare il fiume nuotando e a rientrare in quella città a cui aveva evitato, con il suo eroico gesto, un infausto destino. La sua figura incarna la volontà di un popolo di non lasciarsi rubare la libertà e la dignità della vita e della propria terra, difendendo ciò che i "padri" avevano costruito e tramandato.

Orazio Coclite difende il ponte Sublicio contro gli Etruschi, un'illustrazione storica

La Tradizione e il Culto: Le Riflessioni di Don Orazio

Il significato delle "ceneri dei nostri padri" si estende oltre l'eroismo bellico, abbracciando la sfera spirituale e le tradizioni che plasmano l'identità di una comunità. Un'intervista a Don Orazio, avvenuta nella sua casa di Via Vittorio Veneto il 13 agosto 1991, ha rivelato un profondo sguardo sul calendario liturgico locorotondese e sul sentire religioso dei contadini di Locorotondo.

L'intervista ha evidenziato come l'opera di sfrondamento e sintesi sia stata necessaria, analogamente a quanto fatto per altre testimonianze sulla temporalità, per cogliere l'essenza della spiritualità locale.

Il Calendario Liturgico: Pasqua al Centro

Secondo Don Orazio, l'intero calendario liturgico è sempre stato regolato dalla Pasqua. La sua fissazione condizionava l'intero ciclo liturgico, mentre il Natale, fissato al 25 dicembre, non aveva variazioni. La Pasqua era un momento di capitale importanza, preceduta da quaranta giorni di preparazione, la Quaresima. Questo periodo era caratterizzato da una predicazione straordinaria, offerta al popolo, e da momenti di digiuno e preghiera. L'astinenza e il digiuno del venerdì, un tempo estesi anche al mercoledì, e l'astinenza dalle carni, praticata anche tutto l'anno, erano pratiche comuni, con il digiuno che prevedeva un solo pasto al giorno.

Don Orazio ha sottolineato l'antica celebrazione delle Tempora, molto sentita. Quattro volte all’anno la Chiesa celebrava le Tempora (i tempi) con messe e benedizioni dei campi, attraverso processioni che coinvolgevano clero e popolo. Queste processioni giravano il paese, fermandosi ad ogni angolo corrispondente al sorgere e al tramonto del sole, e ai punti cardinali Sud e Nord, con preghiere specifiche per benedire i campi. Anche le Tempora erano determinate in base al ciclo pasquale.

Liturgia: Il Senso dell'Opera del Popolo

L'allusione al significato del termine 'liturgia' è fondamentale: deriva dai termini greci "laòs + érgon" (popolare + opera), che nella Grecia classica indicava un "servizio pubblico" istituito dalla Polis. Nella tradizione cristiana, invece, diventa la "funzione del popolo (di Dio)" composta dall’insieme delle funzioni sacre della chiesa cristiana. Così come i rintocchi delle campane scandiscono il tempo quotidiano, la liturgia punteggia minuziosamente il ciclo annuale, inscrivendolo in riti e cerimonie che sono estensione di una liturgia originaria basata sull'iterazione della messa domenicale.

Don Orazio ha espresso la sensazione di un affievolirsi della grande influenza esercitata in passato dallo spirito religioso sulla vita della comunità dei fedeli, una possibile ripartenza della Chiesa verso una visione meno collateralista e più aperta.

Riti e Tradizioni della Settimana Santa

Nella Settimana Santa, numerosi riti animavano la comunità. A partire dalla Domenica delle Palme, il paese e la campagna si univano: i contadini portavano rami di ulivo per la benedizione, ponendoli poi nelle campagne e sui trulli come buon augurio. La benedizione avveniva in diversi punti, anche nelle campagne dove si celebrava la Messa domenicale (San Marco, Sant’Elia, le Lamie, Trito), e poi in paese, verso le 11, nella Chiesa Madre con una benedizione solenne e più completa.

Il significato delle Palme era profondamente sentito: la celebrazione non esisteva se non per portare questo segno di pace all'amico, al nemico e ai morti. C'era un afflusso considerevole al Cimitero per portare la Palma ai defunti. Il giorno delle Palme, nel pomeriggio, il Santissimo Sacramento veniva esposto e rimaneva così per l'intera Domenica delle Palme, il giorno seguente e il Martedì Santo.

Il Venerdì Santo era il giorno delle processioni. Un tempo, ogni confraternita - a Locorotondo ce n’erano quattro: quelle di San Rocco, del Sacramento, della 'Nunziata e dell’Addolorata - faceva la propria processione. Attualmente, con il nuovo stile introdotto da tempo, c'è una sola processione unificata. Anticamente, la processione del Sacramento avveniva la mattina presto, quella dell’Addolorata verso le 10, e quella dell’Annunziata nel pomeriggio.

I sepolcri erano delle istituzioni curate dalle quattro Confraternite, per rappresentare i Misteri della Passione di Cristo. Erano altari predisposti in ogni chiesa, dove il Giovedì Santo il Santissimo Sacramento e le statue rappresentanti la Passione venivano esposti alla venerazione popolare. Il canto solenne del 'Passio', eseguito da un protagonista seguito dalla Schola Cantorum, veniva recitato quattro volte durante la Settimana Santa, particolarmente il Venerdì, il Mercoledì, il Martedì e la Domenica delle Palme, con letture delle Passioni secondo i diversi Evangelisti.

Il Sabato Santo, a mezzogiorno, si celebrava la Messa di Resurrezione, la Pasqua. Oggi, la messa si tiene nella notte tra sabato e domenica, per rispecchiare più fedelmente il momento della Resurrezione di Cristo. Prima del Concilio Vaticano II, non c'erano celebrazioni nelle ore vespertine e serali; l'introduzione di queste ha agevolato la partecipazione popolare, anche se le chiese erano comunque frequentate da molti.

La Settimana Santa in Puglia a RAI3 Puglia

Il Culto dei Santi: San Giorgio e San Rocco

San Giorgio, celebrato il 23 aprile, non è stata sentita a Locorotondo come festa 'esterna' per molto tempo. Questo culto, particolarmente diffuso nella Chiesa orientale, denota le origini greche della comunità, portato da gente venuta dall’Oriente. Si ritiene che i "padri" abbiano proclamato San Giorgio protettore particolare del paese, tanto che si narra che in origine Locorotondo si chiamasse Casal San Giorgio. La chiesa del '500, con dati storicamente validi, era già dedicata a San Giorgio. La cerimonia laica per San Giorgio non ha mai avuto vera importanza, essendo la festa celebrata con manifestazioni di culto più solenni, con preparazione, celebrazione e un'Ottava.

San Rocco ha avuto una devozione più diffusa, avendo toccato più da vicino le problematiche dell’umanità di Locorotondo. È stato considerato difensore dalle epidemie, molto più frequenti in passato a causa delle diverse condizioni igieniche. La novena di San Rocco prevede un inno antico, "Ave Roche", ritenuto l’inno ufficiale. San Rocco aveva anche un altro momento di culto, il 'patrocinio di San Rocco', che si teneva in inverno, vicino alla Quaresima. Questo Triduo, con una processione che portava San Rocco nella chiesa all'inizio e lo riportava nella sua chiesa al termine, era più facile da seguire per la gente che non nei periodi estivi. Oggi il Triduo è rimasto, inclusa la processione, eccetto quando coincide con la Quaresima. La processione finale della novena, la sera del 15 agosto, ora è abbinata a quella dell'Assunta. La processione principale riguarda il trasporto di San Rocco dalla sua chiesa alla Chiesa Madre, con le autorità laiche che partecipano la sera del 16 agosto. Ci sono in realtà quattro processioni: il 15 sera, a mezzogiorno del 16 (per i contadini), la sera del 16 (la più solenne), e il 17 per riportare San Rocco nella sua chiesa.

Mappa delle chiese e dei percorsi processionali di Locorotondo

Il Culto dei Morti: Fede nell'Aldilà

Il Ritmo Ordinario delle celebrazioni continuava fino ai Santi e ai Morti. La devozione per i morti è molto sentita a Locorotondo, prolungandosi per tutto l’anno. Ciò è evidente dal numero di costruzioni sepolcrali nel cimitero, dove ogni famiglia si adopera per avere un proprio gentilizio o cappella. Don Orazio stesso ha introdotto una celebrazione al cimitero nel Giorno dei Morti, con una grande partecipazione popolare. In questo giorno, e soprattutto nel Giorno dei Santi, c'è un afflusso continuo di persone che vanno a trovare i propri defunti. Questo legame con i trapassati è considerato doveroso e un modo per esprimere la fede nell’Aldilà. Se si dovesse pensare ai nostri morti solo come un corpo marcio che non esiste più, sarebbe una grande sventura. In tutte le fedi religiose esiste un culto dei morti, poiché "noi non siamo fatti per finire: siamo fatti per durare!".

Le Feste Mariane e Natalizie

Don Orazio ha anche ricordato la vigilia dell’Immacolata, un tempo un modo molto sentito per esprimere devozione e fiducia nella Madonna. Questa usanza è quasi scomparsa con la riforma liturgica, che ha eliminato la maggior parte delle vigilie.

Il Natale era una festa molto sentita e vissuta, celebrazione della nascita di Cristo. Prevedeva una novena e la Messa di Natale, che un tempo avveniva di notte, ma molto tardi, non a mezzanotte come adesso, bensì alle prime luci dell’alba. Questo era dovuto a motivi di ordine pubblico e all'assenza di illuminazione pubblica, consuetudine sicuramente anteriore alla Seconda Guerra Mondiale. Il Concilio Vaticano II ha poi introdotto la celebrazione della Messa di Natale a mezzanotte.

La Messa di Natale era solenne, con l’intervento di tutta la comunità dei sacerdoti e musiche sacre. Un tempo, la messa si celebrava in latino e i canti erano presi da autori classici come Palestrina e altri maestri del Quattrocento, Cinquecento e Seicento. Una piccola Schola Cantorum animava queste celebrazioni, con figure come i Tentuòre, Pastore, Vetùccie Catarrìne. La tradizione di questi canti latini e non specificamente natalizi, ma scelti in base ai gusti del direttore della Schola Cantorum, si è in parte persa.

Interno di una chiesa pugliese durante una celebrazione natalizia, con presepe tradizionale

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