Isaac Newton si staglia come una figura di assoluto primo piano sulla scena della sua epoca. La pubblicazione dei Philosophiae Naturalis Principia Mathematica (1687) e dell'Opticks (1704), due capolavori destinati a cambiare per sempre la storia della scienza, rivelò ai contemporanei un genio eclettico e versatile, che aveva scoperto le leggi dell'universo e la natura composita della luce solare. La fama che Newton si era conquistato con i risultati delle sue ricerche fu così pervasiva da sconfinare ben oltre le sue competenze scientifiche, tanto che nel corso della sua lunga carriera ricoprì cariche prestigiose e di potere: consigliere di fiducia del governo, direttore della Zecca, presidente della Royal Society. Eppure, questa immagine pubblica faceva da schermo a un altro Newton, che nascondeva in privato delle convinzioni religiose in contrasto con la legge e la dottrina anglicana tali che, se fossero state rese note, avrebbero messo in pericolo non solo il suo lavoro, ma perfino la sua vita.
Il Lato Nascosto di Isaac Newton: Il "Sacerdote della Natura"
Religione e fede dominarono il pensiero di Newton. Le migliaia di pagine manoscritte dedicate all'esegesi biblica e all'interpretazione delle profezie testimoniano che le sue posizioni teologiche, a partire dalla negazione del concetto centrale di Trinità, erano quelle di un vero e proprio eretico. Non stupisce quindi che lui stesso e gli eredi le avessero deliberatamente occultate, rimanendo per secoli pressoché inaccessibili.
"Priest of Nature" di Rob Iliffe: Una Ricostruzione del Mondo Religioso di Newton
In questa ricerca Rob Iliffe, professore di Storia della Scienza a Oxford e co-direttore dello “Oxford Centre for the History of Science, Medicine and Technology”, specialista del pensiero di Newton, ci introduce al pensiero religioso di Newton, facendoci capire la stretta connessione tra fede e scienza in uno dei momenti cruciali della storia e della cultura moderna. Il suo saggio scientifico, Priest of Nature. The Religious World of Isaac Newton, consta di un’introduzione e dodici capitoli e si presenta come un testo dalla duplice vocazione.
Da una parte, il libro di Iliffe rappresenta uno studio accademico ricco e dettagliato, teso a ricostruire il “mondo religioso” dello scienziato inglese, ovvero l’insieme di componenti ed elementi religiosi che fecero parte delle sue convinzioni filosofiche, scientifiche, morali e deontologiche. Sotto questo aspetto, Iliffe cerca dunque di chiarire i termini di una questione su cui si è lungamente dibattuto all’interno del panorama accademico e culturale internazionale. Nel far ciò si avvale di un materiale preziosissimo, reso disponibile soltanto a partire dagli anni ’70 del Novecento: gli scritti inediti di Newton, testi destinati perlopiù a un uso privato, che contengono numerosi appunti e riflessioni su temi di carattere teologico e religioso.
Dall’altra parte, tuttavia, Priest of Nature è anche un’inusuale biografia dell’uomo Newton, un ritratto della sua vita e della sua opera inquadrate proprio a partire dall’angolo prospettico costituito dal suo rapporto con la materia religiosa e teologica, nonché dalle sue convinzioni e credenze. In tal modo, numerosi snodi importanti della sua vicenda umana e della sua opera sono chiariti attraverso le posizioni che definirono la sua professione di fede, privata e pubblica.

L’espressione che fornisce il titolo a questo libro, che in italiano può essere tradotta come “il sacerdote della natura”, fa riferimento all’atteggiamento di fondo che, secondo Iliffe, descrive il modo in cui Newton intese la propria “missione” scientifica. Egli infatti, sulla scorta della dottrina della prisca theologia, «credette che la filosofia naturale fosse in larga parte un’impresa religiosa, per mezzo della quale si può approdare a una comprensione del modo in cui Dio ha creato il mondo». Conseguentemente, se il mondo e l’universo possono essere comparati al «tempio di Dio», ciò vuol dire che chi dedica la propria vita al loro studio, come Newton, si presenta come un vero e proprio «sacerdote della natura».
L'Integrazione di Fede e Scienza
Questa impostazione si riflette sull’importanza che, secondo Iliffe, bisogna accordare agli studi newtoniani di materia religiosa. Differentemente da quanti hanno sostenuto la marginalità o lo scarso interesse degli scritti sulla religione dello scienziato, l’autore sostiene che «i suoi studi religiosi erano tanto ampi e tecnicamente impegnativi quanto lo erano le sue ricerche nell’ambito delle scienze naturali». Pertanto, Iliffe può correggere il “mito”, sorto in età illuminista, secondo cui lo scienziato si sarebbe occupato di teologia soltanto nel momento in cui si accorse che le sue capacità creative si erano prosciugate. Al contrario, l’interesse per la religione attraversa come un fil rouge la sua intera esistenza di uomo e di scienziato.
A dimostrazione di ciò sta la sorprendente lettera del 28 novembre 1679 inviata da Newton in risposta a quella di Robert Hooke, segretario della Royal Society di Londra, che ne sollecitava l’opinione in merito a diverse teorie e scoperte naturalistiche al centro del dibattito scientifico dell’epoca. Nella lettera, Newton confessa di non avere alcuna idea in merito, avendo dedicato gran parte degli ultimi anni alla prosecuzione di «altri studi» che ne avevano catalizzato l’attenzione. Lo studio di tematiche teologiche e metafisiche era «ai suoi occhi altrettanto “razionale” del suo lavoro in ambito fisico e matematico», scrive Iliffe. L’autore dei Principia (scritti appena prima del suo trattato sull’Apocalisse), «sentiva di essere, per così dire, in missione per conto di Dio. Di essere un interprete del tutto speciale delle scritture profetiche, e quindi di avere l’obbligo morale di diffondere la parola di Dio in prossimità della fine del mondo».

Formazione e Contesto Religioso
Isaac Newton nasce a Woolsthorpe-by-Colsterworth, nel Lincolnshire, in una famiglia di allevatori. Il Lincolnshire era una roccaforte dei puritani e in questo contesto Isaac trascorse l’infanzia e formò il suo pensiero. La sua devozione religiosa era molto forte, influenzata dal culto presbiteriano di Grantham, infarcita di puritanesimo e grande senso del peccato. Nel 1653, con la morte del patrigno, Isaac ereditò i suoi oltre duecento libri di teologia, segnando un’ulteriore impronta sulla sua formazione. Anche se è vero che si interessò anche di alchimia, dopo anni di studi non pubblicò mai nulla a riguardo.
Il suo puritanesimo, frutto dell’educazione ricevuta e del contesto storico, unito agli studi portati avanti dal 1670 sui testi biblici, spinse Newton a un forte anticattolicesimo e a considerare i cattolici dei degenerati. La colpa ai suoi occhi era tutta degli eventi successivi al Concilio di Nicea (325) e di Atanasio, promotore di tale perversione. Questi contrasti con la dottrina ufficiale anglicana rendevano la sua posizione delicata.
Ai tempi di Newton, tutti i fellow di Cambridge avevano l'obbligo di prendere gli ordini sacri entro sette anni dalla nomina. Newton fece un primo tentativo di evitare l'ordinazione cercando invano di procurarsi un posto vacante di fellow in giurisprudenza, poiché in questo caso si era esentati dall'obbligo. Verso la fine del 1674 Newton si adoperò, assieme all'amico Francis Aston, per ottenere la dispensa dall'obbligo di prendere gli ordini. Mentre Aston non riuscì nell'intento, Newton ottenne la dispensa dall'ordinazione a chierico anglicano, firmata dal re Carlo II in data 2 marzo 1675. Questo episodio sottolinea l'importanza delle sue convinzioni private che lo portarono a evitare un impegno che avrebbe contraddetto la sua fede interiore.

Una Vita tra Scienza, Innovazione e Controversie
Dalla Nascita all'Anno Mirabile
Isaac Newton nasce il 25 dicembre 1642 secondo il Calendario giuliano, adottato in Inghilterra fino al 1752. Nei Paesi cattolici invece era il 4 gennaio 1643, perché era già avvenuta la correzione degli errori del calendario giuliano. Suo padre, anch'egli di nome Isaac, morì tre mesi prima della sua nascita. Tre anni dopo sua madre, Hannah Ayscough, si risposò, lasciando il piccolo Isaac alle cure dei nonni materni. Nel 1652, con la morte del patrigno, Newton ereditò un'eredità non indifferente con cui poté pagarsi l'istruzione alla King's School, a Grantham, alloggiando presso la famiglia Clarke. Sembra che abbia avuto una relazione sentimentale con Catherine Storer, probabilmente l'unica relazione sentimentale della sua vita. Durante quel periodo aveva iniziato a costruire meridiane, clessidre ad acqua e modelli di mulini funzionanti.
Alla fine del 1658 la madre lo costrinse ad abbandonare gli studi e lo richiamò a casa per accudire i campi, ma si rivelò un pessimo agricoltore. Alla fine il suo maestro convinse la madre a fargli proseguire gli studi al Trinity College di Cambridge, dove si trasferì nel 1661. Come studente, Newton dovette fare il cameriere alla mensa del college e prendersi cura delle stanze di altri studenti. A quel tempo gli insegnamenti universitari a Cambridge erano basati su Aristotele, Euclide e Tolomeo, ma Newton vi aggiunse la lettura e lo studio di pensatori moderni come Copernico, Keplero, Cartesio e Galileo. Nel 1665 ottenne il Bachelor of Arts; nel 1666 fu eletto Junior Fellow. Durante la chiusura del College per via della peste (1665-1666), Newton approfittò di questa interruzione per proseguire gli studi per conto proprio. È in questo periodo che dimostrò il teorema binomiale, cominciò i lavori sul calcolo infinitesimale (anticipando di circa dieci anni quelli di Leibniz), e pose le basi per la teoria della gravitazione universale e la natura della luce.
Isaac Newton Documentario sul più grande scienziato della storia
Le Grandi Opere e le Scoperte Fondamentali
I "Principia Mathematica"
Newton contribuì significativamente a più branche del sapere, occupando una posizione di preminente rilievo nella storia della scienza e della cultura. Il suo nome è associato a leggi e teorie ancora oggi insegnate: si parla di dinamica newtoniana, di leggi newtoniane del moto, di legge di gravitazione universale. Nella sua opera Philosophiae Naturalis Principia Mathematica (Principia) del 1687, che segna la fine della rivoluzione scientifica, definì le regole fondamentali della meccanica classica attraverso le sue leggi del moto. Contribuì inoltre al progresso della teoria eliocentrica: a lui si deve la dimostrazione delle leggi di Keplero sul movimento dei pianeti. Oltre a dedurle matematicamente dalla soluzione del problema della dinamica applicato alla forza di gravità (problema dei due corpi), generalizzò le leggi di Keplero dimostrando che le orbite delle comete potevano essere non solo ellittiche (come quelle dei pianeti), ma anche iperboliche o paraboliche.
L'Ottica e la Natura della Luce
Fu il primo a mostrare che la luce bianca è composta dalla somma di tutti i colori dello spettro, avanzando l'ipotesi che la luce fosse composta da particelle. Tra il 1670 e il 1672 si occupò di ottica, studiando la rifrazione della luce e dimostrando che un prisma può scomporre la luce bianca in uno spettro di colori, mentre una lente convergente e un secondo prisma possono ricomporre lo spettro in luce bianca. L'Opticks, del 1704, sarà un altro testo scientifico di riferimento per tutto il XVIII secolo. La teoria corpuscolare della luce era in contrapposizione alla teoria ondulatoria della luce, patrocinata dall'inglese Thomas Young e dall'olandese Christiaan Huygens e corroborata, alla fine del XIX secolo, dai lavori di Maxwell e Hertz. La tesi di Newton trovò invece conferme, circa due secoli dopo, con l'articolo di Albert Einstein (1905) sull'interpretazione dell'effetto fotoelettrico a partire dal quanto di radiazione elettromagnetica, poi denominato fotone.

Il Calcolo Infinitesimale
I lavori sul calcolo infinitesimale alla metà degli anni '60 anticiparono di circa dieci anni quelli di Leibniz, ma Newton pubblicò le sue scoperte solo nel 1704, sostenendo di non aver pubblicato prima per timore di essere deriso. Dal 1699 alcuni membri della Royal Society accusarono Leibniz di plagio e cominciò una violenta contesa su chi avesse inventato il calcolo. Questa disputa amareggiò le vite di entrambi i contendenti fino alla morte di Leibniz nel 1716.
Le Controversie Scientifiche e Aneddoti
La Disputa con Hooke
Quando Robert Hooke criticò alcune delle sue idee sull'ottica, Newton ne fu così offeso che si ritirò dal dibattito pubblico e i due rimasero nemici fino alla morte di Hooke. Nel novembre del 1679 iniziò uno scambio di lettere con Newton, in cui Hooke gli chiese pareri su vari argomenti, inclusa la spiegazione del moto dei pianeti tramite il moto rettilineo lungo la tangente all'orbita più una forza attrattiva diretta verso il centro. Hooke elaborò il principio di attrazione gravitazionale nel 1665 e postulò chiaramente la mutua attrazione tra il Sole e i pianeti, con una intensità che cresceva con la vicinanza fra i corpi, insieme ad un principio di inerzia lineare, sostenendo inoltre che l’origine del moto curvilineo fosse l’azione di una forza attrattiva, ma non fornì prove e dimostrazioni matematiche soddisfacenti.
Nella prima edizione dei Principia (1687), l’ipotesi di Hooke sulla gravitazione universale non veniva citata. Pare che, dopo aver sentito delle rivendicazioni di priorità da parte di Hooke, Newton avesse eliminato molti riferimenti a Hooke dalle bozze del testo. «Egli [Hooke] non sapeva come metterci mano. Adesso non è invece molto elegante?» fu una delle frasi attribuite a Newton. Benché la frase "Se ho visto più lontano è perché stavo sulle spalle di giganti", coniata nel Medioevo da Bernardo di Chartres, appaia come segno di modestia, da alcuni è ritenuta pungente: Hooke era un uomo di bassa statura e Newton potrebbe aver alluso di essersi ispirato a studiosi di statura intellettuale ben maggiore di quella di Hooke.

La Leggenda della Mela
Si racconta che Newton nel 1666, il suo annus mirabilis, fosse seduto sotto un melo nella sua tenuta a Woolsthorpe, quando una mela gli cadde in testa. Ciò, secondo la leggenda diffusa da Voltaire nella quindicesima delle sue Lettere filosofiche (1733), lo fece pensare alla gravitazione e al perché la Luna non cadesse sulla Terra come la mela. Cominciò dunque a ipotizzare una forza che diminuisce con l'inverso del quadrato della distanza. La storia della mela è un'esagerazione di un episodio narrato da Newton stesso, secondo il quale egli sedeva a una finestra della sua casa a Woolsthorpe, quando vide una mela cadere dall'albero. A ogni modo, si ritiene che anche questa versione sia stata inventata da Newton, per dimostrare quanto egli fosse abile a trarre ispirazione da eventi quotidiani. Uno scrittore suo contemporaneo, William Stukeley, registrò nelle sue Memoirs of Sir Isaac Newton's Life una conversazione avvenuta a Kensington un anno prima della morte di Newton, nella quale ricordava «quando, per la prima volta, la nozione di forza di gravità si formò nella sua mente. Fu causata dalla caduta di una mela, mentre sedeva in contemplazione. Perché la mela cade sempre perpendicolarmente al terreno? pensò tra sé e sé».
Nel 1679 Newton ritornò ai suoi studi sulla gravità, sulla determinazione delle orbite dei pianeti e sulle leggi di Keplero, consultandosi con Robert Hooke e con John Flamsteed, astronomo reale. Newton avrebbe probabilmente tenuto per sé la propria scoperta del 1680, se nell'agosto 1684 Edmund Halley non fosse andato a trovarlo, chiedendogli di dimostrare che dalla legge dell'inverso del quadrato della distanza derivano le orbite ellittiche di Keplero. Newton gli rispose di aver già dimostrato tale connessione anni prima, ma di non avere sotto mano gli appunti. Il testo dei Principia, pubblicato a spese di Halley in tre volumi, è considerato un capolavoro assoluto della storia della scienza.
Carriera Pubblica e Impatto
Newton fu anche un membro del Parlamento dal 1689 al 1690 e nel 1701, ma il suo solo intervento registrato fu per lamentarsi di una corrente d'aria fredda e la richiesta che venisse chiusa la finestra. Nel 1703 divenne presidente della Royal Society e un associato della Académie des Sciences. Nella sua posizione alla Royal Society, si inimicò John Flamsteed, Astronomo reale, tentando di rubare il suo catalogo di osservazioni.
Newton si trasferì a Londra per prendere il posto di guardiano della Zecca Reale nel 1696. Si fece carico del programma di nuova coniazione delle monete inglesi, seguendo la strada indicata da Lord Lucas. Divenne direttore della Zecca alla morte di Lucas nel 1699. Questi incarichi erano solitamente intesi come sinecure, ma Newton li prese seriamente, esercitando il suo potere per riformare la moneta e punire i falsari. Introdusse la zigrinatura del contorno delle monete in oro e argento per evitarne la limatura, finalizzata a ricavare polvere dei metalli preziosi, spendendo poi la moneta limata. La riforma monetaria di Newton anticipò il gold standard che l'Inghilterra adotterà per prima nel 1717, seguita da altre nazioni nei secoli successivi. Newton stabilì un cambio fisso fra la sterlina e l'oncia d'oro ed elaborò metodi per aumentare la produttività della zecca, riuscendo così a chiudere le filiali provinciali della Banca d'Inghilterra e a tornare a una produzione centralizzata della moneta.
Nel 1697 gli arrivò una copia del problema della brachistocrona che Bernoulli aveva ideato come una sfida a tutti matematici d'Europa. Newton risolse il problema in una notte e inviò la risposta in forma anonima al matematico svizzero.

L'Eredità di Newton
Nel XX secolo la concezione newtoniana dello spazio e del tempo è stata superata. Nella teoria della relatività di Albert Einstein lo spazio e il tempo assoluti non esistono, sostituiti dallo spazio-tempo. Tuttavia, l'influenza di Newton sul pensiero scientifico è stata immensa e duratura. Newton non si sposò mai, né ebbe figli riconosciuti. Morì a Kensington, Londra, all'età di 84 anni il 20 marzo 1726 secondo il calendario giuliano, ossia il 31 marzo 1727 del calendario gregoriano, e fu sepolto otto giorni dopo nell'Abbazia di Westminster. Voltaire, che era presente al funerale, disse che era stato sepolto come un re. Newton era a detta di molti un uomo scorbutico e sgradevole, tanto che si era sparsa la notizia - diffusa ancor oggi, sebbene il suo amico William Stukeley l'abbia smentita - che egli avesse riso solo una volta in vita sua: quando uno studente gli chiese se valesse la pena di studiare gli Elementi di Euclide. Era paranoico e temeva la povertà e le critiche. La sua personalità schiva, insofferente alle critiche, lo portava ad evitare il contraddittorio con altri scienziati, frustrato all’idea di dover spiegare ciò che per lui era chiaro.
