Il Vero Natale e l'Eredità di Padre Pino Puglisi

Il Natale: Un Evento che Trasforma la Storia

Il protrarsi della pandemia ci ha portato a vivere un Natale particolare, segnato da non poche limitazioni imposte dall’autorità pubblica per il bene comune, prima fra tutte il non poter vivere pienamente, in famiglia e insieme ai nostri cari, questi giorni. E non tutti quelli che avrebbero voluto essere qui in basilica sono potuti venire. Tutto questo non ci impedisce di “fare” Natale, di lasciar risuonare nel nostro cuore e nelle nostre famiglie la bella notizia di questo giorno: «…il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv, 1,14).

Gesù: Luce e Speranza per l'Umanità

Il Natale è la festa di Gesù, il Figlio di Dio che nasce bambino dal grembo di una donna, il Dio-con-noi. Lui è la pienezza della vita; è la luce che risplende e non può essere vinta dalle tenebre, da nessuna delle tenebre che ci avvolgono e ci angustiano e che nascono dalla menzogna, dal mentire a sé e agli altri. Lui è la luce e chi non ha da temere nulla agisce nella luce, non nelle tenebre; è Lui che ci rivela il mistero di Dio e ce lo rende finalmente accessibile e avvicinabile. Gesù è luce degli uomini, è luce che splende nelle tenebre; nasce di notte, per sconfiggere le tenebre. Dalla luce del Natale scaturisce una nuova speranza e una nuova gioia, speranza e gioia “cristiane” che il Bambino, nato a Betlemme, ci restituisce.

Gesù Bambino nella mangiatoia con Maria e Giuseppe, illuminato da una luce calda

Il Natale oltre le Limitazioni e il Consumismo

È importante che, come cristiani, cogliamo questo Natale faticoso e la dolorosa occasione della pandemia per riflettere e “liberare” il Natale stesso da quelle immagini fuorvianti e da quei contenuti mondani di cui era stato rivestito. Il Natale, da tempo, aveva infelicemente assunto forme non sue. Il Natale autentico, il Natale di Gesù, non è quello ristretto nei criteri commerciali e consumistici del lusso, dei regali costosi, delle grandi abbuffate, delle feste smodate o della vacanza in località esclusive in cui neppure si nomina o ricorda il festeggiato. La nascita di Gesù a Betlemme ci racconta tutt’altro.

Un Messaggio di Redenzione e Rinnovamento

Se ci lasciamo toccare ed illuminare dalla luce del Natale, dalla Verità vivente che è Gesù Cristo, cambia e riparte la nostra vita, cambia e riparte la nostra storia, quella delle nostre famiglie, delle nostre città, della società intera che ha bisogno e ha nostalgia sempre più forte di pienezza e redenzione di vita, di vicinanza solidale, di riconciliazione, di giustizia, di verità, di luce, di pace, di speranza. Il Natale di Gesù è luce, speranza, opportunità di ripartenza e rinnovamento per tutti, non solo per noi o per il nostro gruppo: non solo per i bambini e i ragazzi, per i giovani, gli adulti e gli anziani presi singolarmente, ma per le comunità e la società.

Accogliendo questa luce, cambiano anche le priorità, le direttrici, gli stili di vita a livello economico, sociale, culturale e politico: la persona torna al centro - con le sue esigenze e le sue fragilità - e così anche, per tutti, il diritto ad una vita dignitosa, al lavoro. Il bene comune non rimane un’utopia ma la ricerca di soluzioni, perseguendo la libertà, la giustizia, l’equa distribuzione delle risorse e la pace ad ogni livello. A Natale scopriamo il volto del Dio-con-noi e lo percepiamo vero e vicino, capace perciò di dare senso e speranza alla nostra vita e di liberarci anche di tanti retaggi pagani, di antichi timori o di superstizioni. Il cristiano non è un uomo che maledice, è un uomo che benedice. E il Natale non è Dio che entra nel mondo per maledire, ma per benedire.

Mani che si uniscono in un gesto di solidarietà e pace

Il Natale: L'Evento che Cambia la Storia

Il Natale ci fa vivere l’evento che cambia la storia. E quando Dio assume la fragile carne umana è l’Eterno che irrompe nel tempo e, da quel momento, la speranza assume un volto umano concreto, un nome preciso. Non è più solo un desiderio o una illusione; è la realtà che accade e chiede di essere accolta, chiede la nostra conversione. Il sacramento del Battesimo ci libera da ogni paura, da ogni incrostazione pagana e mondana; è, in fondo, questo il senso delle “promesse” battesimali per cui, rivestiti di Cristo, siamo inseriti nella Verità vivente che è la sua persona; è Lui che ha dato inizio alla famiglia umana, alla Chiesa, alla fraternità universale. Dobbiamo ripensare la festa del Natale e soprattutto recuperarla nel suo vero significato: il Dio-con-noi che ci rende “fratelli tutti”. Non c’è verità se non c’è amore e non c’è amore senza verità.

Interroghiamoci se il nostro cuore ama; solo allora celebriamo davvero il Natale che, quest'anno, ci offre l’opportunità di diventare sempre più discepoli del Bambino nato a Betlemme e che chiede di essere da noi riconosciuto e adorato, chiede amore e dona amore. In questo cammino, ci accompagni la Vergine Maria che, con il suo sì, ha reso possibile il Natale e ha dato alla luce Gesù, donandolo al mondo.

La Nascita a Betlemme e il suo Annuncio

La nascita di Gesù avvenne all’aperto, nei dintorni di Betlemme, in un contesto di grande semplicità. L'annuncio della Sua venuta fu rivolto ai pastori, uomini spesso considerati ai margini della società, quasi come degli schiavi, per cui spesso vivevano di furti e di omicidi. A questi umili fu data la lieta notizia: «Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore che è Cristo Signore» (Lc 2,11).

Natività di Gesù con i pastori che adorano il Bambino

Il Messaggio Angelico e la Gloria di Dio

L'angelo, annunciatore di questa notizia spesso indifferenti, proclamò che Gesù è nato per noi. Tra l'angelo e noi si realizza questo incontro di salvezza. Dopo l'annuncio, una moltitudine dell'esercito celeste lodava Dio, dicendo: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14).

È significativo notare come nel 2008 il tradizionale riferimento agli “uomini di buona volontà” abbia abbandonato il riferimento agli “uomini che egli ama”. Questo sottolinea che la pace promessa da Dio non dipende principalmente dalla "buona volontà religiosa" degli uomini, o da ciò che essi avrebbero ottenuto di fronte a Dio, ma piuttosto dall’amore che Dio ha per gli uomini, un amore gratuito e incondizionato. Questo amore divino si manifesta nei confronti di tutti gli uomini, anche di coloro che potrebbero sembrare privi di “buona volontà religiosa” ma che sono disposti all’invito rivolto loro da Dio.

Coloro che per la prima volta si fanno annunciatori di questo messaggio di pace e amore, prefigurano la Chiesa, la quale verifica l’oggi di salvezza e la trasmette agli altri con l’annunzio. Si delinea così una chiesa di poveri e umili, come l’annunciato stesso, il cui scopo è glorificare e lodare il Signore, esseri più vicini a Dio.

Padre Pino Puglisi: Testimone della Speranza e del Vero Natale

La figura di Padre Pino Puglisi, beatificato il 25 maggio 2013, incarna profondamente i valori del vero Natale, non attraverso omelie dirette sull'evento, ma con la sua vita, la sua testimonianza e il suo martirio, che riflettono la luce, la speranza e la giustizia che il Natale autentico porta nel mondo. Le sue riflessioni e il suo operato sono un monito potente a vivere il messaggio cristiano nella sua pienezza.

Padre Puglisi: "Segno di Contraddizione" e Martire della Speranza

Durante la celebrazione eucaristica in memoria di Don Pino Puglisi, tenutasi nella Cattedrale il 15 settembre 1997, fu ricordato come un «segno di contraddizione». Così il vecchio Simeone definisce quel bimbo che Maria gli offre fra le braccia il giorno della presentazione al tempio, una profezia che accomuna la Madre al Figlio: Lui, Gesù, sarà «un segno di contraddizione» e a lei «una spada trafiggerà l’anima». Questa profezia avrà il suo pieno compimento sul Golgota, dove il Figlio sarà inchiodato sulla Croce e la Madre sarà presso la croce del Figlio, dritta e dignitosamente consapevole di divenire, nella persona di Giovanni per esplicito affidamento da parte del Figlio, la Madre di tutta l’umanità, in modo particolare dell'umanità sofferente e dolorante.

Partecipe all'esaltazione e alla glorificazione del Figlio suo sulla Croce, l'Addolorata si presenta al cospetto della storia come la Regina dei martiri e la Madre di Speranza. Non sono dei titoli in contrasto, perché se la speranza nasce dalla croce, dal martirio del suo Figlio, Lei è Madre di speranza perché pienamente associata al martirio del Figlio, come ricordiamo continuamente nella recita della "Salve Regina" e come la Liturgia ci invita a meditare.

Ritratto di Padre Pino Puglisi sorridente

La Speranza che Non Delude: Coerenza e Coraggio

Il sacrificio di Cristo rimane un mistero che solo alla luce della fede può avere una spiegazione. L’autore della Lettera agli Ebrei non nasconde l’aspetto umano di questo mistero, affermando che «Cristo nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà». Ma subito ne mette in luce l’aspetto divino aggiungendo «pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per coloro che gli obbediscono». Gesù è un segno di contraddizione: segno di risurrezione per coloro che credono in lui, segno di rovina per coloro che lo rifiutano o lo rinnegano. Questo accade perché Lui si è presentato come la via, la verità e la vita, e, nel discorso della montagna, ha indicato la via maestra perché l’uomo cammini nella verità e abbia la pienezza della vita nel rispetto della vita propria e di quella altrui.

Oggi, purtroppo, c’è poco rispetto per la vita umana. Dal suo sbocciare al suo termine naturale, essa è sottoposta ad aggressioni senza numero e tragicamente in forme sempre nuove e inedite. Su questo diritto primario dell’uomo, fonte di ogni altro suo diritto, si abbatte una cultura nichilista, che, negando le ragioni stesse della vita, soffoca ogni residuo di speranza, in una società divenuta asfittica per mancanza di amore, perché corrosa da un soggettivismo esasperato che porta all’individualismo senza aperture e a un relativismo etico che scompagina le regole fondamentali della convivenza sociale. Ridare le ragioni della speranza è un tratto caratteristico e ineludibile della fede cristiana che le trae costantemente dalla logica della Croce di Cristo, dalla quale - come canta la Liturgia - è venuta la salvezza e la gioia del mondo, e perciò la speranza che non delude.

Di questa speranza che non delude, noi cristiani dobbiamo essere testimoni credibili e coraggiosi. Testimoni credibili per la coerenza tra la fede e la vita che non ammette ipocrisie e compromessi con nessuna forma palese o occulta di illegalità, di ingiustizia, di corruzione. Testimoni coraggiosi, che non si lasciano blandire dalle promesse né intimidire dalle minacce degli operatori del male, i quali, scardinando le regole fondamentali della convivenza sociale, rendono difficile la vita e spengono le ragioni della speranza. Di testimoni coerenti e coraggiosi ha bisogno oggi la società, il cui risanamento economico, sociale e politico è possibile solo se passa attraverso il risanamento culturale, morale e religioso dei suoi membri.

Padre Puglisi: Esempio di Testimonianza e Martirio

Testimone credibile e coraggiosa della speranza che non delude è stata Madre Teresa di Calcutta, che nell’accogliere il grido sgorgato dal cuore di Cristo morente sulla croce: «Ho sete», lo ha riconosciuto e accolto nel gemito di ogni creatura umana ridotta a un rudere, a un rottame, a un rifiuto dall’egoismo imperante, donando la ricchezza dell’amore del Padre, incarnato nella sua fragile persona che oggi giganteggia nella storia.

Più vicino a noi, testimone credibile e coraggioso della speranza che non delude, è stato Padre Puglisi, ucciso quattro anni fa dalla più feroce e disumana organizzazione criminale: quella della mafia. Il sorriso rivolto al suo killer che, proditoriamente lo uccideva con un colpo di pistola alla nuca, e le ultime sue parole: «me l’aspettavo», se da una parte rivelano la consapevolezza di questo sacerdote di andare incontro al martirio proprio perché fedele al suo ministero di evangelizzatore e di formatore delle coscienze, dall’altra hanno il significato di un invito ad aprire il cuore alla speranza.

Beato Giuseppe Puglisi | DOCUMENTARIO COMPLETO

Le sue parole sono un invito alla speranza per i suoi uccisori e per quanti nell’organizzazione mafiosa si sono messi a servizio della morte, perché, convertendosi al Dio della vita, ritrovino le vere ragioni della vita per sé, per i loro familiari, per la società intera. Quel «me lo aspettavo» oggi risuona come attesa di una conversione che non può, non deve tardare e che per il pastore si fa ogni giorno preghiera. Una preghiera avvalorata da quella certamente più diretta e più efficace di chi ha suggellato col sangue il suo silenzioso ma fecondo impegno educativo di mobilitazione delle coscienze, soprattutto giovanili, per sottrarli ai maestri del crimine, i quali per questo e solo per questo, per loro stessa ammissione, lo hanno ucciso.

Un invito alla speranza per noi sacerdoti, suoi confratelli, che anche in situazioni difficili o a rischio, anche di fronte a provocazioni e minacce, non possiamo, non dobbiamo scoraggiarci, non dobbiamo desistere: non solo perché abbiamo la certezza che il Signore è sempre con noi secondo la sua promessa e che lui è la nostra forza, ma anche perché la vocazione al martirio cruento o incruento, è un aspetto ineliminabile della vocazione al sacerdozio ministeriale, come prolungamento della presenza e dell’amore del Buon Pastore, che ha dato la vita per il suo gregge, confitto sulla Croce. «Dalla testimonianza al martirio - ha lasciato scritto Don Puglisi - il passo è breve, anzi è proprio questo che dà valore alla testimonianza».

È un invito alla speranza per tutti gli uomini e le donne di buona volontà, che non possono, non debbono rassegnarsi di fronte al prevalere delle forze del male, perché quelle del bene, presenti numerose e vive nel nostro territorio, se unite da un unico intento, quello del bene comune, che non ammette divisioni, polarizzazioni, protagonismi, strumentalizzazioni di comodo o di interesse, hanno la capacità di sconvolgere la logica perversa della illegalità, dell’omertà, della sopraffazione, del ricatto, della provocazione, della ingiustizia, della vendetta, del rancore e dell’odio con quella evangelica dell’amore, che è rispetto per la vita, pace, benevolenza, dominio di sé, condivisione, collaborazione, comprensione, aiuto, perdono, nel rispetto della giustizia e della legalità, come fondamento del vivere sociale. Questo è stato l’insegnamento di Don Puglisi reso credibile da una testimonianza coerente sino al martirio.

L'Insegnamento di Don Puglisi sulla Speranza

In una lucida riflessione sul tema: «Testimoni della speranza», da lui proposta ad un’affollata assemblea di giovani ed adulti, così si esprimeva: «Siamo testimoni della speranza. Ma il testimone per eccellenza è Gesù, il testimone fedele e verace. S. Paolo dice che Gesù tale testimonianza l’ha resa donando la sua vita per la salvezza di tutti, perciò la sua testimonianza è testimonianza dell’amore di Dio per gli uomini. Ma con Gesù testimone ci sono e ci devono essere testimoni di Gesù… Tutti i cristiani sono chiamati ad essere testimoni perché ricevono l’annunzio e si mettono in comunione con la Chiesa che è evangelizzatrice… Essere testimoni della speranza; ma speranza di che cosa? Speranza di un futuro che mentre è un’utopia per chi non crede, diventa invece una realtà per il cristiano…».

La speranza è la risultante dell’amicizia nel senso più rigoroso del termine: chi è completamente solo è disperato; amicizia con Dio è amicizia con il proprio simile. Allora testimone della speranza è colui che testimonia questa amicizia con Dio, presente nella parola, nel sacramento, nel povero, in ogni uomo. Don Puglisi si domandava: «Testimone a chi? A chi nel profondo conserva rabbia nei confronti della società che vede ostile; a chi è concentrato su se stesso e non si apre agli altri; a chi è pieno di paura e di ansie, a chi non riesce ad abbandonare il proprio passato e andare liberamente verso il futuro.»

«Il testimone della speranza - concludeva don Pino e qui manifesta la sua interiorità spirituale che deve essere al primo posto quando si parla di lui - con il proclamare il perdono di Dio verso tutti, dovrà essere tale verso chi è preso dall’odio e dalla vendetta. Chi è testimone deve presentare il messaggio della speranza a chi chiede giustizia, ripetendo che essa passa attraverso la Croce. La teologia della speranza, nel suo modello più profondo, è la teologia della croce. Il testimone della speranza indica a chi è disorientato non che cosa è la speranza, ma Chi è la speranza. Testimone della speranza è quindi colui che, attraverso la propria vita, cerca di lasciare trasparire la presenza di Colui che è la sua speranza, la Speranza assoluta», ossia Dio. Questo è stato Don Puglisi in una coerente sintesi tra l’essere, il dire e il fare. Questo, per non dimenticarlo e perché il suo sacrificio non sia vano, dobbiamo essere anche noi, con l’aiuto di Maria, per offrire alla nostra società l’unica speranza che non delude: Cristo crocifisso e risorto, unico Salvatore del mondo, ieri, oggi e sempre. (S.E. Mons. Salvatore De Giorgi)

L'Attualità del Messaggio di Don Puglisi sul Natale

«Dio ama sempre tramite qualcuno»: potrebbe essere questa famosa frase di padre Pino Puglisi la morale per comprendere il messaggio di Natale (del vero Natale) che Salvo Ficarra e Valentino Picone hanno voluto lanciare col loro film. È il loro primo film natalizio e in esso emerge la ricerca del Natale vero che ponga l’uomo al centro e non il consumismo o il bigottismo di cui è impregnato il sacerdote Valentino all’inizio della pellicola, né il cinismo del ladro Salvo pronto a fare razzia di oggetti sacri.

Locandina del film di Ficarra e Picone che fa riferimento al Natale

Il Natale Vero nel Cinema e nella Vita Quotidiana

Nel pieno di un inseguimento, Ficarra e Picone si trovano proiettati all’anno zero e da lì comincia una spassosa escursione ai tempi della nascita di Gesù. Man mano che le disavventure si accavallano c’è una trasformazione: Salvo sarà sempre meno cinico e ladro, Valentino sempre meno bigotto. A un certo punto capirà che il Regno di Dio si costruisce qui in terra senza formalismi devozionali. E i miracoli non bisogna limitarsi ad aspettarli, chiedendosi quando cascheranno dal Cielo, ma si costruiscono «mettendo al centro l’uomo», i suoi diritti a cominciare dalla libertà, sbracciandosi e facendo ognuno il proprio dovere. «Dio ama sempre tramite qualcuno», appunto. Oppure: «Se ognuno fa qualcosa si può fare molto».

Valentino Picone è stato allievo di padre Pino Puglisi al liceo Vittorio Emanuele II di Palermo e, insieme con Salvo Ficarra, ha creato lo sketch dello «zio Pino che amava tutti». Agli amici non nasconde di portare con sé ogni giorno una immaginetta del sacerdote martire ucciso dalla mafia. Il profumo di tutto ciò lo ritroviamo nel film di Natale, insieme con la visione lucida di ciò che il cristianesimo dovrebbe veramente essere e operare nella nostra società. Il suo sacrificio è un monito e un'ispirazione per riscoprire il significato più profondo del Natale, focalizzato sull'amore, la giustizia e la solidarietà.

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