Le Omelie sui Vangeli rappresentano una delle opere più significative di san Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa. Attraverso questi testi, Gregorio non si limita a un'esegesi tecnica, ma offre una guida spirituale e pastorale profonda, analizzando le responsabilità del clero e la tensione amorosa dell'anima verso Dio.

La missione dei predicatori e la crisi della messe
Nel commentare le parole del Signore sull'invio dei predicatori, Gregorio Magno riflette sulla celebre sentenza: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai per la sua messe!» (Mt 9, 37-38). Per una grande messe gli operai sono pochi; non possiamo parlare di questa scarsità senza profonda tristezza, poiché vi sono persone che ascolterebbero la buona parola, ma mancano i predicatori.
L’analisi del pontefice si fa stringente riguardo alla situazione del tempo: il mondo è pieno di sacerdoti, e tuttavia si trova di rado chi lavora nella messe del Signore. Molti hanno assunto l’ufficio sacerdotale, ma non compiono le opere che l’ufficio comporta. Gregorio esorta i fedeli a pregare per i pastori, affinché siano in grado di operare come si conviene e la loro lingua non resti inceppata nell’esortare, evitando che il silenzio diventi una condanna presso il giusto giudice.
Gli ostacoli alla predicazione
Secondo il pensiero di san Gregorio, la parola può venire meno per diverse ragioni. Spesso la lingua dei predicatori perde la sua scioltezza a causa delle loro colpe personali, come indicato dal salmista: «All’empio Dio dice: Perché vai ripetendo i miei decreti?» (Sal 49, 16). In altri casi, la possibilità della predicazione viene tolta a coloro che sono a capo per colpa dei fedeli stessi.
Citando il profeta Ezechiele, Gregorio sottolinea come il silenzio del pastore possa essere un castigo per il popolo: «Ti farò aderire la lingua al palato e resterai muto... perché sono una genìa di ribelli» (Ez 3, 26). Se il popolo non è degno di ascoltare l’esortazione della verità, al predicatore viene tolta la parola. È certo, tuttavia, che il silenzio del pastore nuoce talvolta a lui stesso, e sempre ai fedeli a lui soggetti.

La responsabilità del pastore e i pericoli del mondo
In un passaggio di grande umiltà, Gregorio accusa se stesso per denunciare il modo di vivere dei pastori travolti dalle preoccupazioni secolari. Egli confessa di trovarsi al soglio pontificio non per libera scelta, ma costretto dai tempi calamitosi. La denuncia è chiara: ci si ingolfa in affari terreni, mostrando nei fatti qualcosa di diverso dall'ufficio sacerdotale assunto.
L'abbandono del ministero della predicazione porta a possedere il titolo onorifico di vescovo senza averne le qualità. Quando coloro che sono affidati ai pastori abbandonano Dio, il silenzio dei capi diventa complice. Gregorio osserva amaramente:
- I fedeli giacciono nei loro peccati e i pastori non tendono loro la mano per correggerli.
- È impossibile emendare la vita degli altri se si trascura la propria.
- L'attenzione ossessiva agli affari esteriori rende insensibili interiormente.
A tal proposito, la santa Chiesa dice delle sue membra malate: «Mi hanno messo a guardiana delle vigne; la mia vigna, la mia, non l’ho custodita» (Ct 1, 6).
La caduta dell' Impero Romano
La perseveranza dell'amore: l'esempio di Maria Maddalena
Spostando l'attenzione sulla figura di Maria Maddalena al sepolcro, Gregorio esplora la dinamica del desiderio spirituale. Dopo che i discepoli se ne erano tornati a casa, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. In questo fatto dobbiamo considerare quanta forza d’amore aveva invaso l’anima di questa donna, che non si staccava dal sepolcro del Signore.
Maria cercava colui che non aveva trovato e, accesa di vivo amore per lui, ardeva di desiderio. Poté vederlo essa sola proprio perché era rimasta per cercarlo; perché la forza dell’opera buona sta nella perseveranza, come afferma la Verità: «Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» (Mt 10, 22).
La crescita dei santi desideri
Gregorio insegna che i santi desideri crescono col protrarsi della ricerca. Se nell’attesa si affievoliscono, è segno che non erano veri desideri. Questo ardente amore è testimoniato da Davide e dalla sposa del Cantico dei Cantici:
| Soggetto | Espressione di desiderio |
|---|---|
| Davide (Salmista) | «L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente» |
| La Chiesa (Cantico) | «Io sono ferita d’amore» / «L’anima mia è venuta meno» |
Quando Gesù chiede: «Donna perché piangi? Chi cerchi?», lo fa perché il desiderio cresca. Chiamandola infine per nome - «Maria!» - Gesù la invita al riconoscimento definitivo. Dopo averla chiamata con l’appellativo generico del sesso senza essere riconosciuto, la chiama per nome come se volesse dire: Riconosci colui dal quale sei riconosciuta.
