La Forza Trasformatrice dello Spirito Santo nella Vita della Chiesa

Nell'udienza generale del 23 maggio 2018 in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha dedicato la sua catechesi al Sacramento della Confermazione, o Cresima, proseguendo le sue riflessioni sul Battesimo. Dinanzi a circa quindicimila fedeli, inclusi numerosi bambini e pellegrini dall'Ucraina, il Santo Padre ha esplorato il ruolo dello Spirito Santo come forza impetuosa di cambiamento, capace di rinnovare i cuori e le vicende, animando la Chiesa e spingendola verso la missione.

Lo Spirito Santo: un Vento Impetuoso che Cambia la Realtà

Nella prima lettura della liturgia del giorno, la venuta dello Spirito Santo a Pentecoste è paragonata a «un vento che si abbatte impetuoso» (At 2,2). Questa immagine, ha spiegato il Papa, suggerisce una forza grande e dinamica, non fine a sé stessa, ma orientata al cambiamento della realtà. Proprio come il vento porta trasformazioni nel clima, così lo Spirito Santo è la forza divina che cambia il mondo e i cuori.

La Sequenza di Pentecoste ci ricorda che lo Spirito è «nella fatica, riposo; nel pianto, conforto» e lo supplichiamo: «Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina», perché Egli «cambia i cuori». Gesù stesso aveva detto ai suoi Apostoli: «Riceverete la forza dallo Spirito Santo […] e di me sarete testimoni» (At 1,8). Ed è avvenuto proprio così: quei discepoli, inizialmente paurosi e rintanati a porte chiuse anche dopo la risurrezione del Maestro, furono trasformati dallo Spirito. Come annunciato da Gesù nel Vangelo odierno, essi “gli danno testimonianza” (cfr Gv 15,27), diventando da titubanti a coraggiosi, spingendosi da Gerusalemme ai confini del mondo.

Il vento impetuoso come metafora della forza dello Spirito Santo

Lo Spirito sblocca gli animi sigillati dalla paura, vince le resistenze e prospetta slanci di dono a chi si accontenta di mezze misure. Egli dilata i cuori ristretti, spinge al servizio chi si adagia nella comodità, fa camminare chi si sente arrivato e fa sognare chi è affetto da tiepidezza. Ecco il vero cambiamento del cuore.

Il Cambiamento Interiorizzato: La Giovinezza del Cuore

Molti promettono stagioni di cambiamento, nuovi inizi e rinnovamenti portentosi, ma l'esperienza insegna che nessun tentativo terreno di modificare le cose soddisfa pienamente il cuore dell'uomo. Il cambiamento operato dallo Spirito è radicalmente diverso: non rivoluziona la vita attorno a noi, ma cambia il nostro cuore; non ci libera di colpo dai problemi, ma ci libera interiormente per affrontarli; non ci dà tutto subito, ma ci fa camminare fiduciosi, senza farci mai stancare della vita.

Lo Spirito mantiene il cuore giovane, prevenendo l'unico invecchiamento malsano, quello interiore. Questo avviene rinnovando il cuore, trasformandolo da peccatore in perdonato. Questo è il grande cambiamento: da colpevoli ci rende giusti e così tutto si trasforma, perché da schiavi del peccato diventiamo liberi, da servi figli, da scartati preziosi, da delusi speranzosi. Papa Francesco ha invitato a imparare cosa fare quando abbiamo bisogno di un cambiamento vero, soprattutto quando siamo a terra, affaticati dal peso della vita, oppressi dalle debolezze e quando amare sembra impossibile. In questi momenti, la forza di Dio, lo Spirito che «dà la vita», è il "ricostituente" di cui abbiamo bisogno ogni giorno.

Papa Francesco - lo Spirito Santo

Lo Spirito che Trasforma le Vicende e Anima la Chiesa

Non solo i cuori, ma anche le vicende vengono cambiate dallo Spirito. Come il vento soffia ovunque, Egli raggiunge anche le situazioni più impensate. Negli Atti degli Apostoli, libro in cui lo Spirito è protagonista, si assiste a un dinamismo continuo e ricco di sorprese. Lo Spirito invia i discepoli ai pagani, apre vie nuove, come nell'episodio del diacono Filippo, sospinto su una strada deserta da Gerusalemme a Gaza, dove predica e battezza un funzionario etiope, per poi essere portato ad Azoto e Cesarea, diffondendo sempre la novità di Dio. Anche Paolo, «costretto dallo Spirito» (At 20,22), viaggia fino agli estremi confini per portare il Vangelo a popolazioni sconosciute.

Quando le comunità cristiane attraversano periodi di "fiacca", preferendo la quiete domestica alla novità di Dio, è un brutto segno, indicando una tendenza a ripararsi dal vento dello Spirito. Vivere per l'autoconservazione, senza andare verso i lontani, non è un bel segno. Lo Spirito soffia, ma spesso noi ammainiamo le vele.

Eppure, lo Spirito ha operato meraviglie, suscitando la santità più luminosa proprio nei periodi più bui. Egli è l'anima della Chiesa, la rianima costantemente di speranza, la colma di gioia, la feconda di novità e le dona germogli di vita. Papa Francesco ha paragonato questo all'arrivo di un bambino in famiglia: scombina gli orari, fa perdere il sonno, ma porta una gioia che rinnova la vita e la dilata nell'amore. Lo Spirito porta un "sapore di infanzia" nella Chiesa, operando continue rinascite e ravvivando l'amore degli inizi. Egli ricorda alla Chiesa che, nonostante i suoi secoli di storia, è sempre una ventenne, la giovane Sposa di cui il Signore è perdutamente innamorato.

La Chiesa giovane e la sua missione nel mondo

La Duplice Forza dello Spirito: Centripeta e Centrifuga

La forza di cambiamento dello Spirito è unica, al tempo stesso centripeta e centrifuga. È centripeta perché spinge verso il centro, agendo nell'intimo del cuore. Porta unità nella frammentarietà, pace nelle afflizioni e fortezza nelle tentazioni. Come ricorda Paolo nella seconda Lettura (cfr Gal 5,22), il frutto dello Spirito è gioia, pace, fedeltà e dominio di sé. Lo Spirito dona intimità con Dio e la forza interiore per andare avanti.

Allo stesso tempo, Egli è forza centrifuga, spingendo verso l'esterno. Colui che porta al centro è lo stesso che manda in periferia, verso ogni periferia umana. Colui che ci rivela Dio ci spinge verso i fratelli. Invia e rende testimoni, infondendo - come scrive Paolo - amore, benevolenza, bontà e mitezza. Solo nello Spirito Consolatore possiamo dire parole di vita e incoraggiare veramente gli altri.

Il Sacramento della Confermazione: Dono dello Spirito

Il sacramento della Confermazione, o Cresima, è stato il fulcro della catechesi. Dopo le catechesi sul Battesimo, questi giorni successivi alla solennità di Pentecoste invitano a riflettere sulla testimonianza che lo Spirito suscita nei battezzati, mettendo in movimento la loro vita e aprendola al bene degli altri. Gesù ha affidato ai suoi discepoli la grande missione: «Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo» (cfr Mt 5,13-16). Solo lo Spirito di Cristo può renderci "sale che dà sapore e preserva dalla corruzione" e "luce che rischiara il mondo".

La Confermazione si chiama così perché conferma il Battesimo e ne rafforza la grazia. È anche chiamata Cresima perché si riceve lo Spirito mediante l'unzione con il "crisma" - olio misto a profumo consacrato dal Vescovo - un termine che rimanda a "Cristo", l'Unto di Spirito Santo. Se nel Battesimo è lo Spirito Santo a immergerci in Cristo, nella Confermazione è il Cristo a colmarci del suo Spirito, consacrandoci suoi testimoni, partecipi del medesimo principio di vita e di missione, secondo il disegno del Padre celeste.

Simboli della Cresima: il crisma e l'imposizione delle mani

Rinascere alla vita divina nel Battesimo è il primo passo, ma occorre poi comportarsi da figli di Dio, conformandosi al Cristo che opera nella Santa Chiesa e lasciandosi coinvolgere nella sua missione nel mondo. A ciò provvede l'unzione dello Spirito Santo, poiché «senza la sua forza, nulla è nell'uomo» (cfr Sequenza di Pentecoste). Senza la forza dello Spirito Santo non possiamo fare nulla; è Egli che ci dà la forza per andare avanti.

Gesù stesso, concepito dalla Vergine per opera dello Spirito Santo, intraprende la sua missione dopo essere stato consacrato dallo Spirito che scende e rimane su di Lui dopo il Battesimo nel Giordano (cfr Mc 1,10; Gv 1,32). Lo dichiara esplicitamente nella sinagoga di Nazaret: «Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (Lc 4,18). Gesù è pieno di Spirito Santo ed è la fonte dello Spirito promesso dal Padre (cfr Gv 15,26; Lc 24,49; At 1,8; 2,33).

La Pentecoste è per la Chiesa ciò che per Cristo fu l'unzione dello Spirito ricevuta al Giordano, ovvero l'impulso missionario a consumare la vita per la santificazione degli uomini, a gloria di Dio. Se in ogni sacramento opera lo Spirito, è in modo speciale nella Confermazione che «i fedeli ricevono come Dono lo Spirito Santo» (Paolo VI, Cost. ap., Divinae consortium naturae). Nel momento dell'unzione, il Vescovo pronuncia le parole: “Ricevi lo Spirito Santo che ti è stato dato in dono”, sottolineando che questo è il grande dono di Dio, lo Spirito Santo che tutti abbiamo dentro, nel nostro cuore e nella nostra anima. La testimonianza resa dai confermati manifesta la ricezione dello Spirito Santo e la docilità alla sua ispirazione creativa. Ci si domanda: come si vede che abbiamo ricevuto il Dono dello Spirito? Se compiamo le opere dello Spirito, se pronunciamo parole insegnate dallo Spirito (cfr 1 Cor 2,13).

Preghiera e Saluti Finali

Papa Francesco ha concluso la sua catechesi con una potente invocazione:

«Spirito Santo, vento impetuoso di Dio, soffia su di noi. Soffia nei nostri cuori e facci respirare la tenerezza del Padre. Soffia sulla Chiesa e spingila fino agli estremi confini perché, portata da te, non porti nient’altro che te. Soffia sul mondo il tepore delicato della pace e il fresco ristoro della speranza. Vieni, Spirito Santo, cambiaci dentro e rinnova la faccia della terra.»

Tra i pellegrini presenti in Piazza San Pietro vi erano anche alcuni provenienti dall'Ucraina per il 60° Pellegrinaggio Militare Internazionale a Lourdes.

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