Omelia in Piazza San Pietro: Un Appello alla Cultura dell'Attenzione e alla Solidarietà

Nella solenne Messa celebrata in Piazza San Pietro per la Giornata Mondiale dei Poveri, Papa Francesco ha lanciato un vibrante appello a coltivare una "cultura dell'attenzione" per spezzare le catene della solitudine che affliggono molte persone, soprattutto i giovani, e che si manifestano in diverse forme di privazione, sia materiali che spirituali. L'invocazione a non lasciar vincere l'indifferenza ha risuonato nell'omelia, che ha attinto a piene mani dall'Esortazione apostolica Dilexi te, dedicata all'amore per i poveri.

La supplica affinché i governanti contribuiscano alla crescita di ogni individuo e alla costruzione di una comunità più solidale si è levata dal Popolo di Dio, con il Pontefice che si è fatto portavoce di questa istanza, proseguendo sulla scia del suo predecessore, Papa Francesco. Prima della celebrazione eucaristica, il Santo Padre ha incontrato diverse persone impegnate nell'aiuto ai bisognosi. Tra queste, padre Tomaz Mavrič, superiore generale della Congregazione della Missione, che ha consegnato le chiavi di tredici case destinate ai senzatetto in occasione del Giubileo. Circa mezz'ora prima della Messa, il Pontefice è apparso sul sagrato, salutando una Piazza San Pietro gremita da circa 12.000 persone, promettendo di tornare per l'Angelus.

Vista generale di Piazza San Pietro gremita di fedeli durante la celebrazione

La Parola di Dio come Faro nella Tribolazione

Riferendosi al Vangelo, Papa Francesco ha ricordato la beatitudine dei poveri in spirito, sottolineando come la vita stessa sia un dono di Dio da accogliere con gratitudine. Ha espresso il suo ringraziamento per la presenza dei fedeli, invitando coloro che non potevano accedere alla Basilica a seguire la Santa Messa dagli schermi, poiché tutti sono parte della Chiesa.

In un mondo segnato da accadimenti drammatici che mettono a dura prova le speranze umane, il Pontefice ha indicato nel Signore l'ancora salda a cui aggrapparsi, ricordando le parole del Vangelo di Luca: "Egli non fa perire nemmeno uno dei capelli del nostro capo". L'omelia di quest'anno liturgico, ormai al termine, ha evidenziato questo tratto fondamentale della fede cristiana, infondendo coraggio nella certezza che l'opera degli empi sarà estirpata e che splenderà un sole di giustizia. La perseveranza e la veridicità delle testimonianze salveranno la vita.

Nelle persecuzioni, nelle sofferenze, nelle fatiche e nelle oppressioni, Dio non abbandona i suoi figli, ma si manifesta come Colui che prende posizione per loro. Tutta la Scrittura è percorsa da questo filo conduttore: un Dio sempre dalla parte del più piccolo, dell'orfano, dello straniero e della vedova.

Illustrazione che rappresenta un faro che illumina una tempesta, simbolo di speranza

Affrontare la Solitudine e Sviluppare una Cultura dell'Attenzione

Il Papa ha posto l'accento sul problema della solitudine, una piaga che attraversa le diverse forme di povertà nelle società contemporanee, sia materiali che spirituali, colpendo in modo particolare i giovani. È necessario guardare alla povertà in modo integrale, rispondendo ai bisogni urgenti ma, soprattutto, sviluppando una "cultura dell'attenzione" per rompere il muro della solitudine. Questo atteggiamento di attenzione verso l'altro deve essere trasmesso in famiglia e vissuto concretamente nei luoghi di lavoro, di studio, nelle comunità e nel mondo digitale, spingendosi fino ai margini e diventando testimoni della tenerezza di Dio.

L'apprensione del Pontefice si è rivolta agli scenari di guerra che affliggono diverse regioni del mondo, descrivendoli come un "stato di impotenza". Tuttavia, ha sottolineato che la globalizzazione dell'impotenza nasce da una menzogna, dal credere che questa storia sia immutabile. Il Vangelo, al contrario, ci insegna che il Signore interviene proprio negli sconvolgimenti della storia per salvarci.

La povertà interpella non solo i cristiani, ma anche coloro che detengono ruoli di responsabilità nella società. Il Papa ha esortato i Capi di Stato e i Responsabili delle Nazioni ad ascoltare il grido dei più poveri, ricordando che non ci potrà essere pace senza giustizia. I poveri, attraverso le loro migrazioni e il loro grido spesso soffocato dal mito del benessere, ci ricordano questa verità.

L'esortazione del Successore di Pietro è stata quella di impegnarsi tutti, richiamando le parole dell'apostolo Paolo ai Tessalonicesi: una vita ripiegata su sé stessi o un "intimismo religioso" che si traduce nel disimpegno nei confronti degli altri e della storia non sono d'aiuto.

L'Operosità dei Volontari e la Dignità dei Poveri

Esiste un popolo che dedica cuore e mani ai più vulnerabili, a coloro che vivono come scartati. Agli operatori della carità, ai volontari e a quanti si adoperano per alleviare le condizioni dei poveri, il Papa ha espresso gratitudine e incoraggiamento a essere una coscienza critica nella società. Il tema del bene comune deve guidare società sempre più segnate da profonde diseguaglianze, acuite dallo sviluppo tecnologico senza scrupoli.

È fondamentale trattare i poveri liberandoli da etichette sociologiche o giudizi affrettati, considerandoli nella loro piena dignità. L'auspicio è quello di costruire una convivenza umana che sia spazio di fraternità, secondo il principio "nessuno escluso". Il pericolo di vivere come viaggiatori distratti, disinteressati verso chi condivide il cammino, è sempre in agguato.

Un volontario racconta: la testimonianza di Eleonora

L'Esempio dei Santi e la Speranza nel Giubileo

Il Pontefice ha citato l'esempio dei santi, che hanno fatto della loro opzione preferenziale per i poveri uno stile di vita e una vocazione. In questo Giubileo dei Poveri, ha invitato a lasciarsi ispirare dalla testimonianza dei Santi e delle Sante che hanno servito Cristo nei più bisognosi. In particolare, ha riproposto la figura di San Benedetto Giuseppe Labre, il "vagabondo di Dio", come patrono dei poveri senzatetto.

Il testo dell'omelia, benché frammentato e contenente anche riferimenti a discorsi di altri Pontefici, sottolinea l'importanza di un impegno concreto e continuo verso i più deboli, ispirato dalla fede e dall'amore di Dio.

Un Pontefice Vicino agli Ammalati

In un separato ma correlato evento, Papa Francesco ha dimostrato la sua vicinanza agli ammalati e al mondo della sanità, apparendo a sorpresa in Piazza San Pietro in sedia a rotelle. Nonostante la convalescenza, ha benedetto la folla, augurato buona domenica e compiuto un breve giro per salutare i fedeli. La sua voce, frutto di fisioterapia, è apparsa più sciolta, segno di un miglioramento graduale.

Il testo della sua omelia, letto dall'arcivescovo Rino Fisichella, ha evidenziato la condivisione dell'esperienza dell'infermità, della debolezza e della dipendenza dagli altri. La malattia, pur non essendo facile, è vista come una scuola di amore e di abbandono fiducioso in Dio. La camera d'ospedale e il letto dell'infermità possono diventare luoghi in cui sentire la voce del Signore e rafforzare la fede.

Affrontare insieme la sofferenza rende più umani e la condivisione del dolore è una tappa fondamentale verso la santità. Papa Francesco ha invitato a non ostracizzare il dolore o i fragili, ma a farne un'occasione di crescita e di speranza, grazie all'amore di Dio che rimane per sempre. Ha citato Benedetto XVI, sottolineando che la misura dell'umanità si determina nel rapporto con la sofferenza e che una società incapace di accettare i sofferenti è crudele e disumana.

Il Pontefice si è rivolto agli operatori sanitari, esortandoli a rinnovare la loro vita con gratitudine, misericordia e speranza, e a permettere che la presenza dei malati diventi un dono per guarire il loro cuore e riscaldarlo con la compassione.

Papa Francesco in sedia a rotelle benedice la folla in Piazza San Pietro

Preghiera per la Pace e la Solidarietà

Nel suo pensiero all'Angelus, il Papa ha invocato la pace per l'Ucraina, Gaza, il Medio Oriente, il Sudan, la Repubblica Democratica del Congo, il Myanmar e Haiti, chiedendo la cessazione delle ostilità, la liberazione degli ostaggi e il soccorso alla popolazione. Ha inoltre ringraziato le detenute del carcere femminile di Rebibbia per il loro biglietto.

Il testo dell'omelia, che includeva anche un riferimento a Papa Giovanni Paolo II e a un discorso del 2025 attribuito a un Papa Leone XIV, sottolinea la necessità di una Chiesa missionaria, fondata sull'amore di Dio e sull'unità, capace di rispondere alle domande e alle sfide del mondo contemporaneo. Il ministero di Pietro è caratterizzato dall'amore oblativo, dalla carità di Cristo, e la Chiesa è chiamata a essere segno di unità e fermento per un mondo riconciliato, costruendo un futuro di pace e fraternità.

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