Papa Francesco ha offerto in diverse occasioni profonde riflessioni sulla parabola dei vignaioli omicidi (Mt 21, 33-46) e sulla metafora di Gesù come vite e i fedeli come tralci (Gv 15,1-8). Queste omelie e meditazioni, spesso pronunciate in momenti significativi dell'anno liturgico o in contesti specifici, hanno costantemente sottolineato il pericolo di appropriarsi del dono di Dio, l'importanza dell'umiltà e della preghiera, e la necessità di rimanere uniti a Cristo per portare frutti di giustizia e amore.

La Parabola dei Vignaioli Omicidi: Un Monito sul Possesso della Parola di Dio
La Denuncia dell'Appropriazione Indebita
Il 21 marzo 2014, durante la Messa celebrata a Casa Santa Marta, Papa Francesco ha evidenziato un atteggiamento pericoloso che può colpire tutti: la volontà di impadronirsi della Parola di Dio, disponendone a proprio piacimento. Prendendo spunto dalla Lettura del Vangelo (Mt 21, 33-43. 45), il Santo Padre ha sottolineato che Gesù racconta la parabola dei vignaioli omicidi ai farisei, agli anziani e ai sacerdoti per fargli capire che in loro la Parola di Dio era diventata morta, imprigionata, e lo Spirito Santo era ingabbiato nei loro desideri.
Questo fenomeno, ha detto il Papa, si verifica in ognuno di noi oggi quando "non siamo aperti alla novità della Parola di Dio, quando non siamo obbedienti alla Parola di Dio". Il dramma di questa gente, e anche nostro, è che "si sono impadroniti della Parola di Dio. E la Parola di Dio diventa parola loro, una parola secondo il loro interesse, le loro ideologie, le loro teologie… ma al loro servizio". Ognuno la interpreta secondo la propria volontà e interesse, e per conservare questo, uccidono. La Parola di Dio, tuttavia, non finisce, perché è viva nel cuore dei semplici, degli umili, del popolo di Dio. L'atteggiamento di chi vuole ascoltare la Parola di Dio, secondo Francesco, è duplice: primo, umiltà; secondo, preghiera. Questa gente non pregava, si sentiva sicura e forte, quasi "dei". Con umiltà e preghiera, nella Chiesa, si può andare avanti per ascoltare la Parola di Dio e obbedirle.
Parabola dei vignaioli omicidi
La Parabola come Profezia della Passione e Rifiuto del Dono
Le letture del Vangelo sono una profezia della Passione del Signore, richiamando Giuseppe venduto come schiavo. La parabola di Gesù parla simbolicamente dell’uccisione del Figlio. La storia di "un uomo che possedeva un terreno, vi piantò una vigna - la cura con cui l’aveva fatto -, la circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre - l’aveva fatto bene -. Poi la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano" rappresenta il popolo di Dio, un popolo dell’elezione, della promessa fatta ad Abramo e dell’alleanza fatta al Sinai. Il popolo deve sempre custodire nella memoria l’elezione, la promessa e l’alleanza, che sono un dono di Dio.
Nella parabola, però, i contadini si sono dimenticati di non essere i padroni e hanno maltrattato e ucciso i servi inviati per riscuotere i frutti, e infine anche il figlio. Gesù fa vedere qui come i dottori della legge hanno trattato i profeti. "Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!" - dissero, rubando un’eredità che non era loro. Questa è una storia di infedeltà all’elezione, alla promessa e all’alleanza, tutte doni di Dio. Non comprendere che era un dono e prenderlo come proprietà è il grande peccato. La gente si è appropriata del dono, trasformandolo in proprietà "mia". Il dono, che è ricchezza, apertura e benedizione, è stato chiuso e ingabbiato in una dottrina di leggi, ideologizzato, diventando un’ideologia moralistica piena di precetti, a volte ridicola.
L'Origine del Clericalismo e della Rigidità
In questo atteggiamento, Papa Francesco vede l’inizio del clericalismo, una perversione che rinnega la gratuità dell’elezione, dell’alleanza e della promessa di Dio. Dimentica la gratuità della rivelazione, che Dio si è manifestato e fatto dono per noi, e che noi dobbiamo darlo, farlo vedere agli altri come dono, non come possesso nostro. Il clericalismo e la rigidità non sono fenomeni solo dei nostri giorni, ma erano presenti già al tempo di Gesù. Il Vangelo, nei capitoli successivi, mostra l'ira di Dio contro coloro che prendono il dono come proprietà e riducono la sua ricchezza ai capricci ideologici della loro mente. Il Papa chiede la grazia di ricevere il dono come dono e di trasmetterlo come dono, non in modo settario, rigido o "clericalista".
Ingratitudine e Avidità: Le Radici della Violenza
Prima della preghiera dell’Angelus della XXVII domenica del tempo ordinario, Francesco ha meditato sulla parabola dei vignaioli omicidi, sottolineando che l’uomo, quando "si illude di farsi da sé" e dimentica la gratitudine, cioè "che il bene viene dalla grazia di Dio, dal suo dono gratuito", pensa "di non aver bisogno né di amore, né di salvezza", ma solo di "avere qualcosa in più degli altri" e di "emergere". Da ciò nascono insoddisfazioni e invidie, che possono portare alla violenza, perché "l’ingratitudine genera violenza, mentre un semplice ‘grazie’ può riportare la pace!". Francesco invita a chiederci se le piccole parole "grazie", "permesso" e "perdono", basi della convivenza umana, siano presenti nella nostra vita.
Il Papa ha descritto la parabola come "drammatica, con un epilogo triste". Il padrone fa tutto bene con amore, affidando la vigna a contadini in modo equo. Ma "nella mente dei contadini si sono insinuati pensieri ingrati e avidi", che sono alla radice dei conflitti. "Non abbiamo bisogno di dare nulla al padrone - dicono tra di loro i vignaioli - Il prodotto del nostro lavoro è solo nostro. Non dobbiamo rendere conto a nessuno!". La loro ingratitudine alimenta l’avidità e un progressivo senso di ribellione, portandoli a uccidere anche il figlio del padrone. Questo processo, avverte Francesco, "tante volte succede nel cuore della gente, persino nel nostro cuore". Quando si dimentica che il bene viene dalla grazia di Dio, ci si illude di non aver bisogno né di amore, né di salvezza, diventando prigionieri della propria avidità e del voler emergere sugli altri. Questo porta a rancore e violenza, poiché "l’ingratitudine genera violenza, ci toglie la pace e ci fa sentire e parlare urlando, senza pace, mentre un semplice ‘grazie’ può riportare la pace!".
La Via dei Fallimenti e la Vittoria dell'Amore
In un’omelia mattutina a Santa Marta, Papa Francesco ha affrontato la questione dei fallimenti come via della redenzione, dimostrata da Gesù nell’apparente "fallimento" della Croce, che si è rivelata la "vittoria dell’amore di Dio". Commentando la parabola, che sembra "il fallimento del sogno di Dio", il Papa ha osservato che i profeti, uomini di Dio scartati e non ascoltati, diventeranno la Sua gloria. "Il Figlio, l’ultimo inviato, che è stato scartato, giudicato, non ascoltato e ucciso, è diventato la pietra d’angolo". Questa storia, che "incomincia con un sogno d’amore" e sembra finire con una storia di fallimenti, si conclude con il grande amore di Dio che "dallo scarto tira fuori la salvezza; dal suo Figlio scartato, ci salva a tutti". La via della nostra redenzione è una strada di tanti fallimenti, ma "proprio lì l’amore vince". Francesco ci invita a fare memoria nella storia della nostra vita del seme d’amore che Dio ha seminato in noi e ad umiliarci come Gesù. Anche la nostra vita, se facciamo un esame di coscienza, ci mostrerà quante volte abbiamo "cacciato via i profeti".
Il Combattimento Spirituale e la Custodia della Vigna
Sabato 7 ottobre, alla Grotta di Lourdes nei Giardini vaticani, in occasione della festa di San Michele Arcangelo, Papa Francesco ha presieduto la celebrazione eucaristica, riflettendo sulla parabola dei vignaioli omicidi e sul tema del combattimento spirituale. Ha ricordato che questa è la "lotta di tutti i giorni" e che "uno che non lotta non è un cristiano, uno che non subisce le tentazioni non è cristiano". L’immagine della vigna fa pensare anche al lavoro dei gendarmi vaticani, chiamati a vigilare. La prima lettura parla del nemico che, mentre il contadino prepara bene la vigna, "di notte", semina "sporcizia per rovinare la vigna". Questo è "il dramma della vita", la "lotta del bene contro il male". Nella vita cristiana, "nessuno è distillato"; tutti siamo peccatori, ma pieni di fede e con voglia di andare avanti. Dobbiamo lottare "perché il diavolo non entri troppo nella nostra vita". San Michele, che "ha cacciato via il diavolo con la spada", ci aiuta a vigilare e custodire la vigna: quella di ognuno, delle famiglie, dei figli e quella in Vaticano, "perché non entrino tralci cattivi". Il cattivo spirito, il demonio, vuole "prendere possesso" e "distrugge" tutto. San Michele ci aiuta a cacciarlo via e sistemare bene le cose.
La Trappola della Casistica e la Schiavitù della Legge
In un’altra omelia mattutina, Papa Francesco ha invitato i fedeli a un breve esame di coscienza chiedendosi: "ho memoria dei doni del Signore? Sono capace di aprire il cuore ai profeti?". La trappola della casistica è il punto cruciale: Gesù si rivolge ai "dottori della legge, teologi che sempre vanno sulla via della casistica e non permettono la libertà dello Spirito Santo". A questi "la memoria non interessa. La profezia: meglio che non vengano i profeti. E la speranza?". A questa gente Gesù rimprovera: "Voi girate mezzo mondo per avere un proselito e quando lo trovate, lo fate schiavo". Questa "Chiesa così organizzata fa schiavi!", al contrario della libertà data dalla grazia. La parabola dei vignaioli omicidi invita ogni cristiano a chiedersi se è come quei vignaioli, se ha memoria delle meraviglie e dei doni del Signore, se è capace di aprire il cuore ai profeti o se preferisce chiudersi "nella gabbia della legge". La Chiesa non ha bisogno di cristiani chiusi nelle norme e nella legge rigida, ma deve fare memoria dei doni ricevuti da Dio, altrimenti si ricade in "un sistema religioso fatto di corruzione, di mondanità e di concupiscenza". Questo popolo, chiuso in sé stesso, che non si apre e non aspetta le promesse di Dio, è un "popolo senza memoria, senza profezia e senza speranza".
Gesù Vite, Noi Tralci: La Metafora del Legame Vitale
La Cura Amorevole di Dio e la Nostra Fecondità
Gesù è la vite, noi siamo i tralci. Dio, il Padre misericordioso e buono, è come un agricoltore paziente che ci lavora con premura perché la nostra vita sia ricolma di frutti. Per questo, Gesù ci raccomanda di custodire il dono inestimabile che è il legame con Lui, da cui dipende la nostra vita e la nostra fecondità. Egli ripete con insistenza: «Rimanete in me e io in voi. […] Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto» (Gv 15,4). Solo chi rimane unito a Gesù porta frutto. Nell’Ultima Cena, Gesù consegna ai suoi apostoli, insieme con l’Eucaristia, alcune parole-chiave, tra cui proprio questa: "rimanete", mantenete vivo il legame con me, restate uniti a me come i tralci alla vite.
Usando questa immagine, Gesù riprende una metafora biblica che il popolo conosceva bene, presente anche nel salmo che dice: «Dio degli eserciti, ritorna! / Guarda dal cielo e vedi / e visita questa vigna» (Sal 80,15). Israele è la vigna che il Signore ha piantato e di cui si è preso cura. Quando il popolo non porta i frutti d’amore attesi, il profeta Isaia formula un atto di accusa utilizzando proprio la parabola di un agricoltore che ha dissodato la sua vigna, l’ha ripulita dai sassi, vi ha piantato viti pregiate aspettandosi buon vino, ma essa, invece, dà soltanto acini acerbi. E il profeta conclude: «Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti / è la casa d’Israele; / gli abitanti di Giuda / sono la sua piantagione preferita. / Egli si aspettava giustizia / ed ecco spargimento di sangue, / attendeva rettitudine / ed ecco grida di oppressi» (Is 5,7).
La metafora della vite, mentre esprime la cura amorevole di Dio per noi, ci mette in guardia: se spezziamo questo legame con il Signore, non possiamo generare frutti di vita buona e noi stessi rischiamo di diventare rami secchi. Come disse Dio a Santa Caterina di Siena: "Io gli poto [i miei servi], acciò che faccino molto frutto, e il frutto loro sia provato e non insalvatichisca. Si come il tralcio che sta nella vite, che il lavoratore il pota perché facci migliore vino e piú; e quello che non fa frutto taglia e mette nel fuoco". Similmente, Dio pota i suoi servi con tribolazioni, affinché facciano più frutto e migliore.

Il Messaggio per Venezia e per Ogni Credente
Papa Francesco ha anche riflettuto su questa immagine in contesti specifici, come a Venezia, pensando alla lunga storia che lega la città al lavoro delle vigne e alla produzione del vino. La fede in Gesù, il legame con Lui, non imprigiona la nostra libertà, ma ci apre ad accogliere la linfa dell’amore di Dio, il quale moltiplica la nostra gioia, si prende cura di noi con la premura di un bravo vignaiolo e fa nascere germogli anche quando il terreno della nostra vita diventa arido. Venezia, città costruita sulle acque, è un tutt’uno con esse e senza la loro salvaguardia potrebbe cessare di esistere. Così è la nostra vita: immersi nelle sorgenti dell’amore di Dio, siamo stati rigenerati nel Battesimo, rinati a vita nuova dall’acqua e dallo Spirito Santo e inseriti in Cristo come i tralci nella vite. In noi scorre la linfa di questo amore, senza il quale diventiamo rami secchi, che non portano frutto. Il Beato Giovanni Paolo I, quando era Patriarca di Venezia, disse che Gesù "è venuto a portare agli uomini la vita eterna […] Quella vita sta in lui e da lui passa ai suoi discepoli, come la linfa sale dal tronco ai tralci della vite. Essa è un’acqua fresca, che egli dà, una fonte sempre zampillante".
Rimanere nel Signore: Crescita e Frutti del Vangelo
Ciò che conta è rimanere nel Signore, dimorare in Lui. Questo verbo - rimanere - non va interpretato come qualcosa di statico, ma ci invita a metterci in movimento, perché rimanere nel Signore significa crescere nella relazione con Lui, dialogare con Lui, accogliere la sua Parola, seguirlo sulla strada del Regno di Dio. Per questo Gesù dice che chi rimane in Lui porta frutto. E non si tratta di un frutto qualsiasi! Il frutto dei tralci in cui scorre la linfa è l’uva, e dall’uva proviene il vino, che è un segno messianico per eccellenza.
I cristiani, che sono tralci uniti alla vite, sono chiamati a portare i frutti del Vangelo nella realtà che abitiamo: frutti di giustizia e di pace, di solidarietà e di cura vicendevole; scelte di attenzione per la salvaguardia del patrimonio ambientale ma anche di quello umano. Le nostre comunità cristiane, i nostri quartieri, le città, devono diventare luoghi ospitali, accoglienti, inclusivi. Venezia, luogo di incontro e scambio culturale, è chiamata ad essere segno di bellezza accessibile a tutti, a partire dagli ultimi, segno di fraternità e di cura per la nostra casa comune. Venezia, terra che fa fratelli.
Il Vangelo dei Vignaioli Omicidi (Matteo 21, 33-46)
Ascoltate un’altra parabola:
- C’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: «Avranno rispetto per mio figlio!». Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: «Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!». Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?
Gli risposero:
- Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo.
E Gesù disse loro:
- Non avete mai letto nelle Scritture:
La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il Regno di Dio a sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato.
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.
Riflessioni Conclusive: Speranza e Misericordia di Dio
Man mano che si avvicina la fine della vita terrena di Gesù, i discorsi del Vangelo secondo San Matteo acquistano un tono più escatologico. Gesù stesso invita ad ascoltare con attenzione la sua parabola: il padrone di una proprietà piantò una vigna e la predispose accuratamente perché desse frutto. Ma i contadini non solo non fecero il loro dovere, ma disprezzarono e addirittura uccisero i servi e il figlio del padrone. Evidentemente agirono ingiustamente, da "malvagi". Con questa parabola, Gesù denuncia per contrasto l’atteggiamento dei capi del popolo, che disprezzarono e umiliarono i profeti che Dio aveva loro inviato, e soprattutto denuncia in anticipo il rifiuto che si apprestano a fare dello stesso Figlio di Dio.
Più in generale, la parabola denuncia l’atteggiamento indifferente e ostile che noi uomini possiamo mostrare davanti all’azione di Dio, sempre sollecito e interessato al nostro bene. La bontà divina, che ci offre la sua grazia, richiede da parte nostra la buona volontà di voler dare frutti di virtù e di santità, di trarre profitto dalla grazia e di non respingere chi richiede il suo frutto in noi.
Tuttavia, benché la parabola abbia tinte tragiche, le parole di Gesù offrono anche un messaggio di speranza. Come spiegava Papa Francesco, sebbene il padrone della vigna avesse il diritto di vendicarsi, e Dio avrebbe potuto vendicarsi della crocifissione di Suo Figlio, tuttavia «la delusione di Dio per il comportamento malvagio degli uomini non è l’ultima parola! È qui la grande novità del Cristianesimo: un Dio che, pur deluso dai nostri sbagli e dai nostri peccati, non viene meno alla sua parola, non si ferma e soprattutto non si vendica!».
«Fratelli e sorelle - dice ancora il Papa -, Dio non si vendica! Dio ama, non si vendica, ci aspetta per perdonarci, per abbracciarci. Attraverso le “pietre di scarto” - e Cristo è la prima pietra che i costruttori hanno scartato -, attraverso situazioni di debolezza e di peccato, Dio continua a mettere in circolazione il “vino nuovo” della sua vigna, cioè la misericordia; questo è il vino nuovo della vigna del Signore: la misericordia. C’è un solo impedimento di fronte alla volontà tenace e tenera di Dio: la nostra arroganza e la nostra presunzione, che diventa talvolta anche violenza! Di fronte a questi atteggiamenti e dove non si producono frutti, la Parola di Dio conserva tutta la sua forza di rimprovero e di ammonimento: “a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti” (v. 43)».