Le circostanze di una morte improvvisa e tragica, come quella causata da un incidente, lasciano spesso un senso di sconforto, rabbia e un profondo dolore nella comunità e nei familiari. In questi momenti, la ricerca di senso e consolazione diventa impellente, e l'omelia funebre assume il compito delicato di offrire una luce autentica e duratura.
Il Dolore Inatteso e la Ricerca di Senso
Dinanzi a una storia così triste, l'atteggiamento più opportuno potrebbe sembrare il silenzio, un invito a entrare in noi stessi e riflettere su dove ci stia portando una società che sempre più si disegna su stili di violenza e sopraffazione. Tuttavia, il silenzio doloroso che abita nei nostri cuori viene squarciato dalla Parola di Dio, che ci rivela il pensiero del Signore sulla sorte di chi affronta una dipartita inaspettata. La mente si riempie di domande, ma le risposte non arrivano con la sola ragione, incapace di fare luce nell'intimo e fornire la consolazione attesa.
Questi pochi, ma intensi versetti che troviamo alla fine del libro dell’Apocalisse ci mostrano la meta del cammino cristiano, della nostra fede in Gesù, aprendo una finestra sul giardino eterno del Padre nel quale si rivela in pienezza la novità del suo amore. È in questi momenti che la citazione da Il Signore degli Anelli, nel dialogo tra il saggio Gandalf e Pipino, risuona con particolare forza quando si parla della morte come non-fine: «Finita? No, il viaggio non finisce qui. La morte è soltanto un’altra via. Dovremo prenderla tutti. La grande cortina di pioggia di questo mondo si apre e tutto si trasforma in vetro argentato. «Cosa, Gandalf? «Bianche sponde, e al di là di queste, un verde paesaggio sotto una lesta aurora». «No. No, non lo è». La morte è una via che fa parte della vita, è un appuntamento al quale ci si arriva con più o meno travagli e forse mai pronti, ma rimane un passaggio. Sì, perché la morte non è la fine!

La Parola di Dio come Roccia nella Tragedia
La nostra fede ci chiede di vivere ogni momento importante della nostra vita, ricorrendo alla roccia della Parola del Signore, perché è una parola che non passa, è una parola sulla quale possiamo fondare la nostra esistenza. Non è una parola vuota, insufficiente, vanamente consolante come quella degli uomini che, specie in queste circostanze, non riescono ad andare oltre la lista dei “perché”.
La Consapevolezza del Dolore e la Compassione Divina
Come ci ricorda papa Francesco: “Nei momenti di tristezza, nella sofferenza della malattia, nell’angoscia della persecuzione e nel dolore del lutto, ognuno cerca una parola di consolazione. Sentiamo forte il bisogno che qualcuno ci stia vicino e provi compassione per noi.” Egli prosegue: “Sperimentiamo che cosa significhi essere disorientati, confusi, colpiti nel profondo come mai avevamo pensato. Ci guardiamo intorno incerti, per vedere se troviamo qualcuno che possa realmente capire il nostro dolore.”
Promessa di Speranza nelle Scritture
Nella prima lettura, tratta dal libro dell’Apocalisse, il Signore ci dice: “Beati i morti che muoiono nel Signore. Essi riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono”. Il Vangelo che abbiamo ascoltato fa parte di uno dei capitoli più articolati del Vangelo di San Giovanni. Il Signore, donandosi a noi, è segno della volontà tangibile del Padre di non voler perdere nessuno, ma di provvedere alla salvezza di tutti. Così Gesù stesso afferma: «Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori; perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno. Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Il Signore risorto non perde nessuno di quelli che il Padre gli ha dato nelle mani. La morte è soltanto un sonno, più profondo del sonno comune e giornaliero, ma un sonno che solo un amore sovrumano può rompere. Gesù ha assicurato che chi vive credendo in lui non muore per sempre, mostrando nella morte non l'annientamento angoscioso e crudele, ma il tramonto di una giornata, non un portone di uscita, ma una porta di ingresso.

La Presenza di Dio Anche nelle Tenebre
La storia del profeta Giona, gettato in mare nel mezzo di una tempesta implacabile e inghiottito da un grosso pesce, ci ricorda l’audacia delle vie di Dio che vincono le strade corte dell’uomo. Nella profondità degli abissi, Giona eleva una preghiera e Dio ascolta la sua voce. Questa fede nella presenza costante di Dio si riflette anche nel Salmo 139: «Tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando seggo e quando mi alzo. ... Dove fuggire lontano dal tuo sguardo? Dove andare lontano da te? ... se scelgo negli inferi, eccoti. ... Anche all'estremità del mare, anche là mi guida la tua mano. ... nemmeno le tenebre per te sono oscure e la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono come luce.» Anche nel buio della morte, Dio non è assente, ma presente, guidando e afferrando con la sua destra. Dio ci accompagna dovunque, anche nella notte.
Affrontare Incidenti e Responsabilità Umane
Di fronte a un incidente, non solo si cerca consolazione nella fede, ma si è anche chiamati a una riflessione più profonda sulle responsabilità umane e sociali che spesso ne sono all'origine.
La Tragedia di Mimmo e la Sicurezza sul Lavoro
Nelle esequie del caro Mimmo, vittima di un terribile incidente nelle acque del Mar Grande, non possiamo rassegnarci all’idea che la vita possa essere subordinata a qualsiasi altro principio, né tantomeno relegare alla fatalità quello che è accaduto. Questa ennesima morte è un’altra lezione dolorosa e insopportabile di come le politiche industriali e la complessità del sistema di questo grande stabilimento non siano ancora allineati con il vero benessere dell’uomo. Basta al rimpallo di responsabilità, agli impianti fatiscenti, alla logica del puro profitto, e alla vergognosa strumentalizzazione di questo dolore. Chi ha competenza si senta responsabile di dare delle risposte e delle soluzioni immediate, senta l’impegno bruciante e scomodo di metterci la faccia e di rischiare veramente per Taranto, dove a rischiare e a perire sono solo i poveri lavoratori. Essi, prima di ogni strategia economica e politica, vogliono solo lavorare, ma con sicurezza e dignità, difendendo la salute e l’ambiente. Lo dobbiamo alla famiglia di Mimmo e a tutte le vittime sul lavoro.

La Morte di Ilio e la Responsabilità Giovanile
La comunità di San Pietro Vernotico ha vissuto momenti di grande sconforto, rabbia e dolore per la morte improvvisa del 20enne Ilio Micello, vittima di un terribile incidente stradale. Nonostante fosse sopravvissuto a un precedente incidente, la tragedia lo ha strappato alla vita. Il dolore è ancora vivo e intenso, e ci si chiede perché. Nessuno può dare una risposta, non ci sono spiegazioni immediate. Ma serve una riflessione, serve soffermarsi sul valore della vita. Anche i parroci non sanno più cosa dire e cosa fare per far comprendere a tutti, non solo ai giovani, che la vita va preservata e vissuta in pienezza come dono di Dio, va custodita come il bene più prezioso perché una volta strappata non ritornerà più. Non sappiamo che cosa dire e che cosa fare per educare alla moderazione, alla prudenza, all’attenzione. I sogni buoni si realizzano soltanto nella luce e non al buio, non inseguendo il pericolo e il rischio, ma la saggezza e il consiglio dell’esperienza vissuta. Non è giusto che una mamma e un papà piangano in questa maniera, non è giusto salutare un ragazzo così, non è giusto assistere a una vita drasticamente interrotta. Dobbiamo arrabbiarci con noi stessi per non aver saputo trasmettere questi valori.

Il Ricordo di Raffaele e la Consapevolezza della Morte Tragica
Le circostanze che hanno accompagnato la morte penosa del povero Raffaele, vittima di una morte tragica in agguato a una curva della strada, sono troppo crudeli perché possano bastare le vuote parole degli uomini. Un figlio, orfano di padre, fulcro di tante ineffabili speranze per l'avvenire. La madre vedeva in lui dolore e debolezza, sacrificio e sofferenza, solitudine indicibilmente penosa. In questi momenti di profonda sofferenza, il racconto evangelico dell'ingresso di Gesù a Nain, dove incrociò un corteo funebre che portava al sepolcro il giovane figlio di una vedova, offre una profonda consolazione. Gesù vide la madre che andava tra le donne, piangendo con quel pianto attonito e rattenuto delle madri. «Non piangere» disse pieno di intima compassione. Poi si avvicinò alla bara e la toccò. «Giovinetto, ti dico lévati, su!» E quello, obbediente, si levò a sedere sulla bara. E Gesù lo rese a sua madre, che lo accolse tra le sue braccia. Di queste due frasi pronunciate da Gesù, "Non piangere", "Giovinetto, risorgi", la fede ci autorizza a ripetere l'una e l'altra. Non sciupare le tue lacrime: se le rivolgi al cielo, brillano come perle al sole, perché per Gesù la morte non è che un sonno, un passaggio verso la vita eterna.

La Storia di Enza: Riflessioni sulla Società e il Perdono
Alla notizia della morte di Enza, ennesima tragedia che ha umiliato e macchiato di vergogna la nostra comunità civile ed ecclesiale, abbiamo coltivato sentimenti di sdegno e di vendetta. Tuttavia, la Parola di Dio ci invita a superare questi sentimenti. Il chicco di grano che marcisce e muore diventa seme di vita per la spiga che nasce. Dio, Signore e amante della vita, ci perdoni se abbiamo coltivato sentimenti di sdegno e di vendetta. Lo preghiamo di accogliere tra le sue braccia nostra sorella Vincenza, di custodire con amore di Padre i suoi figli e di usare misericordia con quanti hanno causato dolore.

La Fede come Speranza e Liberazione
Quale dono straordinario è la fede! Anzitutto perché ci dona l’intima e solida certezza che la nostra vita ha un senso, una traiettoria ed un futuro eterno. Ma anche perché ogni volta che ci rivolgiamo al Signore con confidenza, Egli ci ascolta e, nella sua provvidenza, dispone per noi le cose più belle, quelle adatte a noi. Non solo per l’aldilà, dunque: la fede permette di sperimentare quanto Dio sia vicino ad ogni nostro desiderio o preoccupazione. Con il dono della fede accolta e coltivata, fin da ora viviamo con lui. L'amicizia di Gesù con Lazzaro, Marta e Maria ci mostra un amore che salva e fa vivere, un amore che spinge il Verbo di Dio a farsi uno di noi e ad abbracciare la croce come strumento di salvezza e di vita. A tenerci in vita è l'amore di quanti ci accolgono, e questo amore è il frutto e il pallido segno di un amore infinitamente più grande e potente, capace non solo di darci vita, ma di restituircela pienamente e definitivamente oltre la morte, per goderne eternamente in Dio.
Possiamo così concludere con le parole dell’apostolo Giacomo nella prima lettura: “Ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature.” (Giac. 1,12-16) Nonostante il dolore per il distacco, celebriamo questo rendimento di grazie nella certezza che il Signore è venuto per la nostra salvezza, per una speranza eterna e per una vita illuminata dalla fede. E come sulla bocca dei discepoli di Emmaus risuona il «Resta con noi, Signore, perché si fa sera», così Dio ci dice: «Ti ho trovato, torniamo a casa, sono dentro di te», perché il suo amore è più grande e abbraccia ogni cosa, anche la morte.
