La Festa di Tutti i Santi nel Rito Ambrosiano: Significato e Riflessioni

La celebrazione eucaristica della solennità di tutti i Santi si apre con l'esortazione "Rallegriamoci tutti nel Signore", un invito che la liturgia estende a condividere il gaudio celeste dei Santi e ad assaporarne la loro gioia. I Santi, infatti, non sono una esigua casta di eletti, ma una folla senza numero, verso la quale la liturgia esorta a levare lo sguardo. È una bella festa in cui si celebra la fedeltà di Dio nei confronti degli uomini e quella degli uomini verso Dio; da questo felice connubio nasce e sgorga la santità.

Origini e Senso Profondo della Solennità

La festa di Tutti i Santi è una delle più care al popolo cristiano. Essa si diffuse nell’Europa latina nei secoli VIII-IX, iniziando a essere celebrata anche a Roma dal IX secolo, dove era conosciuta come Pasqua di Ognissanti. Questa solennità nacque dall'esigenza di far festa a Cristo vittorioso e risorto nella storia dei suoi Santi.

Festeggiare tutti i Santi significa guardare a coloro che già posseggono l’eredità della gloria dell’Eterno. La Chiesa invita a elevare lo sguardo fino a raggiungere la Gerusalemme celeste, dove «l’assemblea dei nostri fratelli glorifica in eterno» il Signore. La Solennità di Tutti i Santi apre uno spiraglio sulla città del cielo, la patria comune verso cui siamo incamminati e che tanti nostri fratelli hanno già raggiunto, la casa paterna dove si celebra in eterno la festa di Dio con i suoi amici. I Santi manifestano in diversi modi la presenza potente e trasformante del Risorto, avendo lasciato che Cristo afferrasse così pienamente la loro vita da poter affermare con san Paolo: «non vivo più io, ma Cristo vive in me».

La storia della celebrazione dei Santi ha radici antiche. Nel IV secolo, diocesi vicine cominciarono a mettere in comune le feste, a scambiarsi reliquie e a riunirsi in una festa comune. Inizialmente, solo i martiri e San Giovanni Battista avevano una celebrazione particolare. Le prime tracce di una celebrazione generale sono attestate ad Antiochia, nella Domenica successiva alla Pentecoste, mentre ad Edessa una festa analoga aveva luogo il 13 maggio. Fu proprio la data del 13 maggio a imporsi, e per il tramite delle comunità italo-greche, venne scelta da Papa Bonifacio IV per la dedicazione del Pantheon nel 609, consacrandolo come basilica cristiana alla Beata Vergine Maria e a tutti i martiri con il nome di Sancta Maria ad Martyres. Questa celebrazione anniversaria attirava un numero straordinario di pellegrini.

Un ulteriore impulso al culto tributato in Roma a tutti i santi venne dato da papa Gregorio III (731-741), che fondò un oratorio nella Basilica di San Pietro dedicandolo "in onore del Salvatore, della Santa Madre di Dio e sempre vergine Maria nostra signora, e dei santi apostoli, nonché dei martiri e dei confessori di Cristo, dei giusti perfetti". Fu poi Papa Gregorio IV (827-844) che nell'835 chiese a Ludovico il Pio di estendere la celebrazione della festa di Tutti i Santi al 1º novembre in tutti i suoi stati. Questo decreto fu emanato con il consenso di tutti i Vescovi, e da quel momento la celebrazione si diffuse rapidamente in tutta l'Europa latina, diventando una festa generale. Il Sacramentario di Padova del IX secolo già ne conteneva le orazioni. Le ragioni della scelta del 1º novembre non sono certe, ma si ritiene che potesse essere legata all'apertura del periodo invernale.

Moltitudine di santi in paradiso che lodano Dio e l'Agnello

La Visione Apocalittica della Moltitudine

L'idea di onorare i santi ha la sua radice nella Sacra Scrittura, soprattutto nell'Apocalisse, dove si possono leggere varie descrizioni della gloria dei Santi, cioè dei fedeli che hanno raggiunto la Gerusalemme celeste. La visione di Giovanni ci offre un'immagine potente di questa moltitudine gloriosa: «Io, Giovanni, vidi nella mano destra di colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?». Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo. Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo. Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. E l'Agnello giunse e prese il libro dalla destra di colui che era seduto sul trono. E quando l'ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all'Agnello, avendo ciascuno un'arpa e coppe d'oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi. Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi.»

La Festa nel Rito Ambrosiano

Le comunità di Rito Ambrosiano, dal 1976 fino al 2008, hanno celebrato l'Eucaristia lungo l'anno con un Messale Ambrosiano rinnovato, completo e autonomo, sebbene il Lezionario fosse ancora incompleto e supplementare rispetto a quello Romano. Durante la solennità di Tutti i Santi, le letture erano identiche a quelle del Rito Romano. Il messale ambrosiano antico riporta la solennità con la denominazione IN FESTO OMNIUM SANCTORUM. Tra i testi liturgici, spiccano il Psalmellus: «Timete Dominum, omnes Sancti ejus: quoniam nihil deest timentibus eum. Venite ad me omnes, qui laboratis, et onerati estis: et ego reficiam vos.» (Temete il Signore, voi tutti suoi Santi: nulla manca a coloro che lo temono. Venite a me, voi tutti che siete tribolati e stanchi: e io vi ristorerò) e l'Halleluja: «Justorum animæ in manu Dei sunt, et non tanget illos tormentum malitiæ.» (Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, e nessun tormento li toccherà).

Le Beatitudini: La Via Maestra alla Santità

La pagina del vangelo che proclama le beatitudini di Gesù, ascoltata durante la festa, tratteggia un aspetto, una dimensione, un volto della santità, che in definitiva è un aspetto del volto di Cristo. Il discorso della montagna è una delle pagine più rivelative della verità cristiana e tra le più coinvolgenti di tutto il Nuovo Testamento, tracciando la via del discepolo sulle orme del Regno. Il monte è il luogo della rivelazione sia per la trasfigurazione gloriosa di Gesù sia per la sua parola.

Le Beatitudini non possono essere lette solo come un testo poetico o dai forti contenuti morali, o ancora come un brano sapienziale: esse sono buona notizia, Vangelo, in quanto atteggiamenti vissuti radicalmente da Gesù e, come tali, devono diventare lo stile di vita del cristiano. Per nove volte Gesù proclama beati quanti vivono alcune precise situazioni in grado di facilitare il loro cammino verso la piena comunione con Dio. La novità che Gesù immette nelle Beatitudini è Lui stesso: è Lui che partecipa della debolezza umana, compatisce la fragilità e la salva amandola. Egli è il povero, il mite, l’operatore di pace, il perseguitato per la giustizia. Le Beatitudini sono un programma di vita sicuramente difficile eppure hanno un grande fascino, mostrando la fisionomia spirituale di Gesù e così esprimendo il suo mistero, il mistero di Morte e Risurrezione, di Passione e di gioia della Risurrezione.

Gesù che pronuncia le Beatitudini ai suoi discepoli

Il beato Carlo Acutis, per esempio, ha vissuto in pienezza, nonostante la sua giovane età, le beatitudini del Vangelo. Parlando di lui, il Papa ha detto che «egli non si è adagiato in un comodo immobilismo, ma ha colto i bisogni del suo tempo, perché nei più deboli vedeva il volto di Cristo».

André Chouraqui, traducendo il Nuovo Testamento in francese, rese il «beati» con en marche, ossia «incamminiamoci»! Ecco, dunque, che le virtù richiamate dalle beatitudini evangeliche divengono come delle strade che conducono all’incontro con Dio. Il «beato» del Vangelo non è uno che può starsene tranquillo a godersi i propri meriti, ma è una figura «inquieta», cioè impegnata nella costante sequela di Gesù. La Chiesa stessa è un popolo pellegrino.

La Comunione dei Santi: Un Popolo in Cammino

Consideriamo che l’en marche è un’esclamazione al plurale e questo vuol dire che nessun «beato», nessun santo è «un’isola». Esiste invece una comunione di santi. Dio, infatti, come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium, «volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità».

La «santità» non è frutto nostro, ma il risultato di un travaso di misericordia per cui le energie di Cristo guariscono la nostra debolezza e fragilità. Cristo ci ama non perché siamo buoni e bravi. Con Dio è diverso: «Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi… Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi».

A questo si aggiunge l’universalità della santità, che non rende superflue le voci più piccole e nascoste. La meraviglia della santità è proprio in questo essere in sé piccoli e deboli, ma grandi e forti quando si è immersi nell'immensità del Dio, che dà la forza. Egli guarda all'umiltà dei suoi servi e fa per noi quello che ha fatto per Maria, la madre santa del suo Figlio, con la forza feconda e corroborante dello stesso Spirito, che inondò lei. Sicché nel grande coro dei santi, anche chi è piccolo e secondario sullo scacchiere politico del mondo e persino delle strutture ecclesiastiche è prezioso per la perfezione del numero dei centoquarantaquattromila segnati dal sangue dell’Agnello, cui sia gloria nei secoli.

Perché Onorare i Santi? Le Risposte di San Bernardo e Oltre

«A che serve dunque la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perché ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi?». Con queste domande comincia una famosa omelia di san Bernardo per il giorno di Tutti i Santi. È una domanda ancora attuale, e la risposta che il Santo ci offre è altrettanto valida: «I nostri santi - egli dice - non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. È chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro.»

La commemorazione dei santi suscita in noi due grandi desideri. Il primo è quello di godere della loro dolce compagnia e di meritare di essere concittadini e familiari degli spiriti beati: «di trovarci insieme all’assemblea dei patriarchi, alle schiere dei profeti, al senato degli apostoli, agli eserciti numerosi dei martiri, alla comunità dei confessori, ai cori delle vergini, di essere insomma riuniti e felici nella comunione di tutti i santi.» Ci attende la primitiva comunità dei cristiani, e noi non ce ne disinteresseremo? I santi desiderano di averci con loro e noi non ci mostreremo indifferenti? I giusti ci aspettano, e noi non ce ne prenderemo cura? «No, fratelli, destiamoci dalla nostra deplorevole apatia. Risorgiamo con Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, quelle gustiamo. Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipiamo con i voti dell’anima la condizione di coloro che ci attendono. Non soltanto dobbiamo desiderare la compagnia dei santi, ma anche di possederne la felicità. Mentre dunque bramiamo di stare insieme a loro, stimoliamo nel nostro cuore l’aspirazione più intensa a condividerne la gloria. Questa bramosia non è certo disdicevole, perché una tale fame di gloria è tutt’altro che pericolosa.»

Vi è un secondo desiderio suscitato dalla commemorazione dei santi, ed è quello che Cristo, nostra vita, si mostri anche a noi come a loro, e noi pure facciamo con lui la nostra apparizione nella gloria. Frattanto il nostro capo si presenta a noi non come è ora in cielo, ma nella forma che ha voluto assumere per noi qui in terra. Lo vediamo quindi non coronato di gloria, ma circondato dalle spine dei nostri peccati. «Si vergogni perciò ogni membro di far sfoggio di ricercatezza sotto un capo coronato di spine. Comprenda che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo espongono al ridicolo. Giungerà il momento della venuta di Cristo, quando non si annunzierà più la sua morte. Allora sapremo che anche noi siamo morti e che la nostra vita è nascosta con lui in Dio. Allora Cristo apparirà come capo glorioso e con lui brilleranno le membra glorificate. Allora trasformerà il nostro corpo umiliato, rendendolo simile alla gloria del capo, che è lui stesso. Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Ne abbiamo ogni diritto. Ma perché la speranza di una felicità così incomparabile abbia a diventare realtà, ci è necessario il soccorso dei santi. Sollecitiamolo premurosamente.»

La Santità Quotidiana e le Sfide Contemporanee

Negli ultimi decenni sono stati proclamati tanti santi e beati, una stagione ricca di canonizzazioni, segno di un’estesa cattolicità raggiunta dalla testimonianza cristiana. Eppure, molti hanno la sensazione di non conoscere dei santi “vicini”, di non riuscire a discernere “l’amico di Dio” nella persona della porta accanto, nel cristiano quotidiano. La festa di tutti i santi viene in aiuto proprio in questa ricerca della santità attorno a noi, celebrando la comunione dei santi del cielo e della terra. Questa consapevolezza ha nutrito la fede e il cammino di santità di molti credenti, uomini e donne nascosti, capaci di vivere quotidianamente la lucida resistenza a sempre nuove idolatrie, nella paziente sottomissione alla volontà del Signore, nel sapiente amore per ogni essere umano, immagine del Dio invisibile.

Il santo diviene una presenza efficace per il cristiano e per la chiesa: «Noi non siamo soli, ma avvolti da una grande nuvola di testimoni», con loro formiamo il corpo di Cristo, con loro siamo i figli di Dio, con loro saremo una cosa sola con il Figlio. In Cristo si stabilisce tra noi e i santi una tale intimità che supera quella esistente nei nostri rapporti terreni: essi pregano per noi, intercedono, ci sono vicini come amici che non vengono mai meno. La loro vicinanza è capace di meraviglie, perché la loro volontà è ormai assimilata alla volontà di Dio manifestatasi in Cristo, unico loro e nostro Signore: «Non la mia, ma la tua volontà sia fatta, o Padre».

Sostenuti da quanti ci hanno preceduto, scopriremo anche i santi che ancora operano sulla terra, perché il seme dei santi non è prossimo all’estinzione: caduto a terra si prepara ancora oggi a dare il suo frutto.

La Sfida di Halloween e i Santi non Canonizzati

Purtroppo oggi, questa memoria dei santi, così come quella dei morti il giorno seguente, è svuotata dalla celebrazione, sempre più popolare, di Halloween: un altro, triste segnale di come nella nostra società si scivoli con facilità e insensibilmente dal reale al virtuale. A un mondo invisibile, autentico e reale, il mondo della comunione dei santi, viene sostituito un mondo invisibile ma immaginario, una fiction fabbricata con le nostre mani per autoconsolazione.

Forse per un altro motivo ci è cara la festa dei Santi: perché è la festa dei non canonizzati. Ognuno aggiunge un volto, come in una chiesa in America Latina dove la gente aveva fatto dipingere nell’affresco dei santi il Vescovo Romero assassinato vicino all’altare, il bambino schiacciato dai carri armati. È come se cancellassero dalla liturgia la festa di Tutti i Santi. Dal cielo di Dio e dal cielo della nostra memoria nessuno potrà mai cancellarli.

Dio Padre e la Moltitudine della Salvezza

Questa festa allarga la visione. Contro tutti i nostri restringimenti della salvezza e contro tutti i nostri pessimismi, essa viene a svelarci che la salvezza è moltitudine. «Una moltitudine immensa che nessuno poteva contare». La visione dilata il restringimento del numero e ci toglie la presunzione di contare: «sono tanti o sono pochi coloro che si salvano?». La salvezza è moltitudine, come Gesù stesso ha detto: «Il mio sangue sparso per voi e per la moltitudine».

La visione dilata non solo il restringimento del numero, ma anche il restringimento della provenienza: «Da ogni nazione, razza, popolo e lingua». C’è un’appartenenza che viene prima di tutte queste appartenenze, che sta all’albore di ogni vita, che sta al principio ed è la nostra appartenenza a Dio, l’appartenenza di ogni uomo, di ogni donna a Dio. Un’appartenenza di figli: Lui per noi è Padre. Non è semplicemente un nome - dice San Giovanni - non è un modo di dire: gli apparteniamo come figli, siamo realmente suoi figli. Chiamare Dio Padre è come ricordargli la sua responsabilità: gli altri possono anche chiamarsi fuori, ma tu Dio no, tu non puoi chiamarti fuori: «Tu, Signore, tu sei nostro Padre, da sempre ti chiami “nostro redentore”». Come a dire: sei tu che ci hai messo al mondo. Siamo argilla, siamo dannatamente imprecisi e imperfetti, ma ci hai fatto tu, siamo il prodotto delle tue mani e tu ne porti la responsabilità.

Mappa che mostra la diffusione del cristianesimo e della festa di Ognissanti in Europa

Preghiere e Invocazioni Liturgiche

In questa solennità, la Chiesa eleva numerose preghiere e invocazioni, chiedendo l'intercessione e la grazia divina attraverso i meriti dei Santi. Tra queste:

  • «Accresci in noi la tua grazia, o Dio, e donaci di condividere nella vita di fede la gioia di tutti i santi, dei quali celebriamo la festa gloriosa.»
  • «Educa, o Dio, il tuo popolo con i molti mezzi della tua grazia; e, poiché celebra la festa dei santi, rianima la sua pietà con la contemplazione dei loro esempi, e la sua interiore sicurezza con la persuasione della loro difesa.»
  • «O Dio forte ed eterno, che in questa celebrazione ci doni di venerare i meriti di tutti i santi, per l’intercessione di quest’immensa schiera che prega per noi, esaudisci largamente le suppliche dei tuoi fedeli.»
  • «Effondi, o Padre, la grazia del tuo Spirito sulla Chiesa, che celebra il mistero pasquale nei santi che hanno sofferto col Redentore e con lui sono stati glorificati, perché tutti i tuoi figli raggiungano la salvezza, e tu sia lodato in eterno.»
  • «O Dio, fonte di ogni santità, che hai dato ai tuoi santi una mirabile varietà di carismi e l’unica ricompensa del cielo, per loro intercessione donaci di rispondere degnamente alla nostra vocazione e di condividere con loro la tua gloria eterna.»
  • «Nei nostri cuori risplenda, Padre, la luce della tua verità, e sia distrutta per sempre la falsità del Nemico.»

Si invoca Cristo Re dei cuori, gioia di tutti i santi, con animo appassionato:

  • Signore Gesù, creatore e rinnovatore dell’universo, Kyrie eleison.
  • Tu che hai edificato la Chiesa sopra il fondamento degli apostoli, Kyrie eleison.
  • Figlio di Dio, fortezza dei martiri, Kyrie eleison.
  • Salvatore, speranza e premio delle vergini, Kyrie eleison.
  • Tu che tutti ci chiami nel numero dei tuoi discepoli, Kyrie eleison.
  • Principio della santità di tutti i tuoi servi, Kyrie eleison.

Ci si affida alla protezione di tutti i Santi e particolarmente dei nostri santi Protettori perché si facciano interpreti delle nostre attese e desideri di santità presso il trono dell'Altissimo. Affidiamo la santità della nostra vita e del nostro mondo anche alla Regina di tutti i Santi, la Vergine Maria, che «brilla innanzi al popolo di Dio peregrinante come segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando verrà il giorno del Signore», e «con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo ai pericoli e affanni del mondo, fino a che non siano condotti alla patria beata».

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