L'Epifania del Signore celebra la manifestazione di Gesù, Figlio di Dio, ai popoli pagani, rappresentati dai Magi. Questi, giunti a Betlemme per adorare il re dei Giudei, sono figure centrali nella riflessione teologica sulla festa.
L'Epifania nel Pensiero di Don Tonino Bello
Come disse don Tonino Bello nell’omelia pronunciata il 6 gennaio 1991 durante la concelebrazione eucaristica nella parrocchia di San Bernardino in Molfetta, i Magi «sono scienziati, studiosi, persone che avevano approfondito le scritture orientali ed ebraiche e avevano decifrato che la nascita del Messia sarebbe dovuta coincidere con l’apparizione di una stella misteriosa nel firmamento». Alcuni sapienti, che cercano un re-Dio, trovano un bambino e lo adorano.
Don Tonino Bello sottolineava che «il Natale non è festa per soli intimi». L’Epifania è un momento di rivelazione universale. Non facciamo neppure in tempo a svuotare il presepe che già sentiamo l’annuncio della Pasqua. L’Epifania è infatti il racconto della Pasqua in altra chiave, la manifestazione della divinità di Gesù Cristo, il centro della storia, verso il quale convergono le carovane di tutti i secoli, di tutti i tempi, di tutti i popoli. Cade il velo del tempio e il Signore si manifesta a tutti i popoli. «Le carovane muovono verso di Lui. È il simbolo della nostra vita: carovane di popoli vanno verso di Lui».

I Magi: Cercatori Incessanti e la Fede Come Nomadismo
I Magi, questi stranieri provenienti da Tarsis, dall’Arabia, dall’Oriente, dall’Iraq, dall’Iran, da Samaar, che si muovono verso il Signore, sono descritti non tanto da una fede religiosa, quanto da una grande curiosità scientifica, un'attenzione propria di tutti gli uomini che sanno di essere profondamente infelici. Essi sono, secondo le parole di don Tonino Bello, gli «infaticabili cercatori di Dio, gli inarrestabili pellegrini dell’assoluto, incamminati verso cieli nuovi e terra nuova».
Don Tonino esortava anche noi a metterci in cammino come i Magi, nonostante tutto quello che sperimentiamo di buono nella nostra vita - salute, consolazioni, conforto di amici. La nostra fede deve avere la sensibilità del nomadismo. Dobbiamo essere nomadi, uomini del "cammina-cammina", persone che si mettono in viaggio. La fede non è qualcosa di stabilizzato per sempre; a volte ci tuteliamo con gli stabilizzatori, cercando una vita uniforme senza soprassalti, stupori o sussulti. Questo è malinconico, significa non vivere, non sperimentare più la gioia del cammino, l’ansia della ricerca, la tribolazione, la difficoltà, la preoccupazione, la paura e poi il soprassalto di gioia quando si sperimenta che la strada che si sta percorrendo è quella giusta.
«È ora che ci si metta in cammino pure noi. Lasciamo le accademie dei nostri studi, delle nostre ricerche intellettuali. La nostra fede sa troppo di tavolino, di banco. La nostra fede non ha molta polvere sulle scarpe, non sa di polvere, non ha profumi di strada, non ha sapori di piazza, non ha odori di condomini. Ha solo il profumo dell’incenso delle nostre chiese. Pericoli della strada noi non ne affrontiamo molti: gli unici pericoli della strada che affrontiamo sono quelli delle processioni.»

L'Epifania Come Preludio alla Pasqua Annunciata
Un antico proverbio popolare recita: «La Pasqua-Epifania tutte le feste si porta via». Ciò che un tempo poteva sembrare uno strano accoppiamento dell’Epifania con la Pasqua, rivela in realtà un profondo significato teologico. Il Gesù Bambino adorato dai Magi (Mt 2,1-12) richiama già il Gesù crocifisso e risorto. Il Figlio di Maria e Giuseppe, ancora infante, cede idealmente il posto al Cristo Signore, Alfa e Omega della storia, Parola unica ed ultima dell’amore universale del Padre.
L’Epifania del Dio-Bambino ai Magi, la sua manifestazione ai lontani e ai pagani, è già un primo squarcio di luce che lacera il velo del tempio, il quale separava e nascondeva il Santo dei Santi. La lacerazione di quel velo sarà totale e definitiva nell’evento pasquale, quando l’urto dell’onda luminosa del Risorto romperà le anguste barriere di separazione tra cielo e terra, tra vita e morte, tra uomo e uomo. Così, l’Epifania del Natale è il primo bagliore di una Pasqua ormai annunciata, e la Pasqua è l’annuncio della totale Epifania di Dio finalmente realizzata. Non per nulla, nel giorno dell'Epifania si annunciano solennemente le date festive ruotanti attorno alla Pasqua del Signore.
A qualunque popolo, razza, religione e cultura appartengano, tutti possono trovare Dio, perché egli, che è la meta, si è fatto anche strada. La liturgia del Venerdì Santo include una splendida preghiera per coloro che, «pur non credendo in Dio, vivono con bontà e rettitudine di cuore»: «Dio, tu hai messo nel cuore degli uomini una così profonda nostalgia di te, che solo quando ti trovano hanno pace: fa’ che, al di là di ogni ostacolo, tutti riconoscano i segni della tua bontà e, stimolati dalla testimonianza della nostra vita, abbiano la gioia di credere in te, unico vero Dio, e padre di tutti gli uomini».
I Magi: Pellegrini, Lettori di Segni e Simboli di Inclusione
I Magi sono il simbolo di tutti coloro che affrontano un lungo percorso ad ostacoli senza cedere ai tentativi di depistaggio o disorientamento, senza lasciarsi catturare dagli ambigui sorrisi del potere. Il loro viaggio non termina, come ci aspetteremmo, con il raggiungimento del traguardo sognato. «Videro il Bambino con Maria sua Madre» e poi, si potrebbe concludere, vissero felici e contenti. Ma no. Dopo aver offerto i loro doni, «per un’altra strada fecero ritorno al loro paese». Da allora sarà sempre così per chi ha trovato Gesù e vuole rimanere con Lui: bisogna saper cambiare strada, per non perderlo, anzi, per non perdersi.
L’Epifania è anche la festa dei lontani, degli stranieri, degli esclusi dal sistema. L’apparire della luce di Dio tra le nostre tenebre capovolge i sistemi dei pesi e delle misure da noi stabiliti, trasformando i meccanismi di esclusione e inclusione. Ci sono lontani che diventano vicini e primi che diventano ultimi. Non è l’etichetta che conta; le vecchie carte d’identità, per Lui, sono tutte scadute e vanno rinnovate con altri criteri. Se i Magi riescono a incontrare e adorare Gesù, è perché Dio, per rivelarsi, non fa preferenze di persone, non chiede tessere di appartenenza politica o religiosa, non discrimina in base ai titoli di studio. Egli va incontro e svela il suo volto a quanti si spingono sulle piste del futuro e aprono i varchi dell’esodo. Si fa trovare nella casa di ogni uomo reso infante, senza capacità o diritto di parola e di difesa, e si fa identificare da chi ha già deciso di assomigliargli. E gli si può assomigliare solo lasciando la nostra strada, oltre che la sicurezza della nostra casa, per seguire i suoi sentieri e le sue tracce.
È la festa di chi sa leggere i segni. Una stella guidava i Magi nel loro faticoso cammino. Quanti segni anche per noi, nella natura, negli eventi del tempo, nel cuore dell’uomo, possono diventare frecce direzionali, raggi luminosi che, discretamente, nel cuore della notte, orientano i nostri timidi passi verso un paese sempre incompiuto, dove c’è spazio per ogni uomo: quell’uomo che è lo spazio stesso di Dio. Soprattutto il Bambino, scoperto e adorato nella povertà di un villaggio da questi curiosi investigatori del mistero, è il segno che dobbiamo indagare tra le case e le baracche della terra, se vogliamo rintracciare i preziosi lembi del cielo. È Lui il vero cielo, e ne dobbiamo intuire la presenza oltre il velo di ogni persona, dietro le quinte di ogni scena storica.
Davanti a Gesù i Magi non dicono nulla. Di fronte a Lui solo silenzio, ginocchia che si piegano, vita che diventa dono: mirra, oro, incenso. È Gesù crocifisso, risorto, glorificato, compendio dei misteri dolorosi, gaudiosi, luminosi e gloriosi della vita umana. Come monito per le nostre comunità, don Tonino Bello invitava a non indugiare, come popolo di «Magi pellegrini», nei palazzi di Erode, nelle accademie dell’immobilismo, nei labirinti delle ricerche a tavolino.

La Befana: Tradizione Popolare e Valori dell'Epifania
La figura popolare della Befana, frutto dell’immaginazione umana, si lega profondamente al significato dell'Epifania. Nonostante sia spesso rappresentata come vecchietta e bruttina, essa manifesta una «grande bellezza», soprattutto se confrontata con il Natale consumistico e falso, come richiamava Papa Francesco. Natale, come diceva don Tonino Bello, è la festa di Gesù, e spesso facciamo festa «senza il festeggiato».
La bellezza della Befana risiede nella sua pratica di giustizia: porta doni solo ai bambini che lo meritano, lasciando carbone a chi deve ravvedersi. Il suo volo notturno sulla scopa di paglia, in compagnia delle stelle che «le confidano le complesse strade dei desideri umani», simboleggia un giudizio saggio e giusto sui comportamenti, i sogni e le aspirazioni. Questo giudizio si basa sulla legge morale che è in ciascuno di noi e sul «cielo stellato sopra di noi» (I. Kant), suggerendo un incontro con «Colui che scende dalle stelle» e la scoperta della «grande bellezza» nella sua umanità.
La Befana rappresenta anche il volo ecologico e la povertà essenziale: «Mi piace perché voli: d’altronde ogni uomo che coltiva bontà e bellezza di vita dovrebbe concepirsi sempre in volo, immerso nelle altezze del pensiero contemplativo, disponendo così di quella vista d’aquila che permette di mirare lontano e in profondità. E la tua umile scopetta di paglia, anche quella mi piace: mi ricorda che la povertà, l’essenzialità, permette all’uomo di librarsi in alto con libertà, senza far rumore e senza recare danni a nessuna cosa creata.» La speranza è che la Befana continui a distribuire «dolcetti e caramelle», educando i bambini alle gioie semplici e ai sorrisi che non hanno prezzo, rammentando il viaggio dei Magi cercatori.

Il Cammino della Fede: Desiderio, Coraggio e Sfida al Potere (Riflessioni Contemporanee)
Il cammino dei Magi è un simbolo del cammino della fede, un invito a lasciarsi interrogare dall’avvenimento di Cristo e a scrutare, alla luce della Parola di Dio, le tracce della sua presenza nel mondo per discernere i segni dei tempi. I Magi, pur avendo ogni agio, si sono lasciati inquietare da una domanda e da un segno: la nascita di un bambino. Non si sono rinchiusi nell’apatia, ma si sono lasciati illuminare dalla stella, accendendo in loro la nostalgia di nuovi orizzonti.
Il viaggio della vita e il cammino della fede hanno bisogno di desiderio. Senza di esso, si rimane “parcheggiati”, privi di slancio verso l’ignoto che preannuncia novità. Occorre essere uomini dal cuore inquieto, in attesa, che non si compiacciono delle loro fragili sicurezze. «Bisogna essere “cercatori di Dio”». La ricerca nasce dal desiderio di cercare oltre l’immediato e il visibile, accogliendo la vita come un mistero. Sant’Agostino diceva: «La nostra vita è una ginnastica del desiderio».
I Magi rappresentano la «scuola di desiderio», la disponibilità a partire. Sono i desideri a permettere di alzare il capo verso l’alto, oltre le barriere dell’abitudine, della quotidianità appiattita dal consumo, della pratica religiosa stanca, dalla paura di mettersi in gioco. Nel nostro tempo, spesso siamo ripiegati su noi stessi, sazi di cose ma privi della nostalgia di Dio. La società consumistica soffoca ogni desiderio dell’invisibile e dell’eterno, ammalando il cuore quando i desideri coincidono solo con i bisogni. La fede, invece, eleva e purifica i desideri, risanandoli dall’egoismo e aprendoli all’amore per Dio e per i fratelli. Abbiamo bisogno di una fede coraggiosa, che non abbia paura di sfidare le logiche oscure del potere per diventare seme di giustizia e di fraternità.
Il "Male di Erode" e le Sfide del Nostro Tempo
In tal modo, potremo vincere il «male di Erode», la terribile malattia del potere e del denaro che degenera nel regno della violenza e delle armi. Ancora oggi, tanti Erode seminano morte e fanno strage di poveri e innocenti, nell’indifferenza di molti. Numerose sono le guerre dimenticate.
Il Rapporto della Caritas sui conflitti dimenticati, "Il peso delle armi", fornisce dati allarmanti sui conflitti nel mondo, sulle loro cause e sugli effetti. Guerra e povertà sono un binomio inscindibile, e l’impatto dei cambiamenti climatici è causa di conflitti e migrazioni. L’industria delle armi prospera, e la loro disponibilità è una delle cause della profonda instabilità politica che colpisce grandi regioni in Africa, Asia, Medio Oriente ed Europa. È scandaloso che cinque dei sei principali Paesi esportatori di armi siano membri permanenti del Consiglio di sicurezza ONU, organismo concepito per prevenire le crisi e tutelare i diritti umani fondamentali nel mondo.

La Stella: Luce Guida e Fonte di Speranza
La stella che guidava i Magi brilla ancora oggi, orientando il cammino. Per l’Ucraina, ad esempio, il primo Natale in guerra ha reso quasi impossibile vivere le feste con gioia. In questo contesto, una significativa tradizione ucraina è addobbare l’albero con le ragnatele. Secondo la leggenda, i ragni addobbarono l'albero di una vedova povera, trasformando le loro tele in fili d'oro e d'argento. La speranza è che questo "miracolo" si avveri anche oggi, e le luci di guerra si trasformino in luce di pace. Mettiamoci in cammino con i Magi alla ricerca di Cristo, il «principe della pace» (Is 9,6).
Rinnoviamo la nostra fede e seguiamo la luminosa scia della stella. Essa rappresenta molti significati:
- Le persone buone che ci guidano a contemplare il mistero del Verbo incarnato.
- La sincera ricerca della sapienza, del senso della vita che solo la Parola di Dio può spalancarci.
- La luce del Signore stesso, l’Epifania del suo amore vero, reale e sostanziale dell’Eucaristia, sorgente e culmine di ogni gesto di carità e amore verso i fratelli.
La stella che sorge a Natale aprirà la mente e il cuore alle meraviglie di Dio, alla sorpresa di cui canta il poeta Ungaretti in una breve lirica: «Sorpresa / dopo tanto / d’un amore // Credevo d’averlo sparpagliato / per il mondo».

L'Universalità della Chiesa e la Ricerca Continua di Gesù
Paolo VI affermava che uno degli aspetti più considerati della festa dell’Epifania è l’universalità del cristianesimo: Gesù Cristo è venuto per tutti gli uomini, rompendo la barriera che ci divideva da Lui. L'Epifania è la festa della universalità della Chiesa, una Chiesa che «si allarga a tutti i popoli: che non si chiude nel suo campanile, non rifiuta l’altro, ma ha le porte e le finestre aperte, anzi spalancate». La Chiesa è il popolo di Dio che annuncia la salvezza con estrema liberalità, accettando la diversità.
La nostra missione è testimoniare Gesù, il Risorto, non solo con la parola, ma soprattutto con i gesti, con la vita. Se sono gesti buoni, la gente li vede, ed è impossibile che non li veda. Non resta che ringraziare Dio che siamo stati chiamati al suo Regno fin dall'inizio della vita, nel Battesimo. Non ci resta che fare della nostra vita un continuo cammino e una appassionata ricerca per trovare e vivere in Gesù e con Gesù. Questo è il senso vero della nostra appartenenza alla Chiesa di Dio.
Facciamo della nostra vita, come i Magi, una continua ricerca di Gesù, per conoscere e sperimentare la vera gioia.