La liturgia quotidiana, specialmente nel peculiare Rito Ambrosiano, offre un ricco spunto di meditazione e preghiera, guidando i fedeli attraverso le Sacre Scritture e le riflessioni omelitiche. Ogni celebrazione è un momento per rinnovare la fede e l'impegno cristiano.
Invocazioni e Lodi Iniziali
La celebrazione si apre con l'invocazione a Cristo Signore:
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
L'Antifona, posta all'inizio, preannuncia la potenza della Parola e la grazia dello Spirito:
Il Signore gli ha aperto la bocca in mezzo alla sua chiesa, lo ha ricolmato dello Spirito di sapienza e d'intelletto, lo ha rivestito di un manto di gloria.
Un momento centrale di gratitudine è espresso attraverso la preghiera:
È veramente cosa buona e giusta renderti grazie, o Dio di misericordia infinita. Il Signore Gesù nel mistero della Pasqua ci indusse a lasciare la vecchia vita del peccato per camminare nella nuova realtà dello Spirito. Per Cristo nostro Signore.
Le Letture Bibliche del Giorno
Prima Lettura: La Fede dei Tessalonicési (1Ts 1,1-5.8b-10)
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési, si ascoltano le parole di Paolo, Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési. Essi salutano con grazia e pace e esprimono costante gratitudine a Dio per tutti i fedeli, ricordandoli nelle preghiere.
Vengono continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene. La vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.

Salmo Responsoriale: Lode al Signore (Sal 149)
Il Salmo Responsoriale invita alla gioia e alla lode, sottolineando l'amore di Dio per il suo popolo:
Il Signore ama il suo popolo. Cantate al Signore un canto nuovo; la sua lode nell’assemblea dei fedeli. Gioisca Israele nel suo creatore, esultino nel loro re i figli di Sion. R. Lodino il suo nome con danze, con tamburelli e cetre gli cantino inni. Il Signore ama il suo popolo, incorona i poveri di vittoria. R. Esultino i fedeli nella gloria, facciano festa sui loro giacigli. Le lodi di Dio sulla loro bocca: questo è un onore per tutti i suoi fedeli.
Acclamazione al Vangelo
Il grido di gioia introduce la lettura evangelica:
Alleluia, alleluia. Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore, e io le conosco ed esse mi seguono.
Vangelo: I Guai agli Ipocriti (Mt 23,13-22)
Nel Vangelo secondo Matteo, Gesù pronuncia parole severe contro gli scribi e i farisei:
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita.

La Cecità Spirituale e la Gloria di Cristo
Un'ulteriore riflessione evangelica mette in luce la difficoltà di credere, citando il profeta Isaia:
In quel tempo. Sebbene il Signore Gesù avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: «Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?». Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: «Ha reso ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca!». Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga.
Meditazioni Omelitiche e Specificità Ambrosiane
Il Processo di Paolo: Giustizia e Appello a Cesare
La vita di san Paolo offre un potente esempio di fedeltà e coraggio. Anche in prigione, l'apostolo non cede, difendendo la sua innocenza e la sua fede:
Trascorsi due anni, Felice ebbe come successore Porcio Festo. Volendo fare cosa gradita ai Giudei, Felice lasciò Paolo in prigione. Festo dunque, raggiunta la provincia, tre giorni dopo salì da Cesarèa a Gerusalemme. I capi dei sacerdoti e i notabili dei Giudei si presentarono a lui per accusare Paolo, e lo pregavano, chiedendolo come un favore, in odio a Paolo, che lo facesse venire a Gerusalemme; e intanto preparavano un agguato per ucciderlo lungo il percorso. Festo rispose che Paolo stava sotto custodia a Cesarèa e che egli stesso sarebbe partito di lì a poco. «Quelli dunque tra voi - disse - che hanno autorità, scendano con me e, se vi è qualche colpa in quell’uomo, lo accusino». Dopo essersi trattenuto fra loro non più di otto o dieci giorni, scese a Cesarèa e il giorno seguente, sedendo in tribunale, ordinò che gli si conducesse Paolo. Appena egli giunse, lo attorniarono i Giudei scesi da Gerusalemme, portando molte gravi accuse, senza però riuscire a provarle. Paolo disse a propria difesa: «Non ho commesso colpa alcuna, né contro la Legge dei Giudei né contro il tempio né contro Cesare». Ma Festo, volendo fare un favore ai Giudei, si rivolse a Paolo e disse: «Vuoi salire a Gerusalemme per essere giudicato là di queste cose, davanti a me?». Paolo rispose: «Mi trovo davanti al tribunale di Cesare: qui mi si deve giudicare. Ai Giudei non ho fatto alcun torto, come anche tu sai perfettamente. Se dunque sono in colpa e ho commesso qualche cosa che meriti la morte, non rifiuto di morire; ma se nelle accuse di costoro non c’è nulla di vero, nessuno ha il potere di consegnarmi a loro. Io mi appello a Cesare».

La Speranza della Veglia Pasquale Ambrosiana
La liturgia ambrosiana, ricca di simbolismi, specialmente nella Veglia Pasquale, manifesta la forza della resurrezione. La città è ignara e distratta, ma Dio sta operando e chiama tutti a condividere la sua vita.
Un segno di speranza è l’intera Veglia concelebrata da una ventina di sacerdoti, tra cui il Capitolo metropolitano della Cattedrale al completo, esemplificata, all’inizio, dalla benedizione del lume e, poi, dall’accensione del cero pasquale, decorato, come ormai tradizione, dalle Clarisse del monastero di clausura “Santa Chiara”, presenti nel quartiere Gorla di Milano.
Finalmente è il triplice annuncio della Risurrezione, “Christus Dominus resurrexit” - anch’esso peculiare del Rito ambrosiano e in tutto simile al “Cristòs Anesti” della liturgia bizantina nella Pasqua ortodossa - a essere proclamato, con voce crescente, dal vescovo Mario Delpini ai tre lati dell’altare maggiore.
«I potenti della terra non lo sanno - osserva subito il vescovo -, non lo vogliono sapere, perciò si danno la morte a vicenda e seminano morte tra la povera gente: operano la morte, ma Dio dona la vita. Gli scienziati non lo sanno. Uomini e donne smarriti e angosciati percorrono i giorni e si domandano se sia possibile che su questo mondo frantumato e in queste vite tribolate ci sia un Dio potente e misericordioso.»
Accensione del cero Pasquale Sabato Santo
La Visione della Chiesa: Un Popolo in Cammino
Le riflessioni del vescovo si estendono alla natura della Chiesa nel tempo presente:
«Come sarà la Chiesa che Dio sta facendo, in questo nostro tempo e in questa nostra terra, come i rivelano i catecumeni? Ecco come è la Chiesa: un popolo che canta l’alleluia, una comunità in festa.»
Egli sottolinea il contrasto tra i conflitti mondiali e l'unità della comunità ecclesiale:
«Mentre in tanti Paesi della terra i popoli si scontrano, le tribù si odiano, la libertà di praticare la propria fede e la libertà della conversione sono minacciate, i migranti sono respinti come un pericolo, qui in questa nostra Chiesa, le genti si incontrano e si scambiano il segno della pace, sono chiamati a gareggiare nello stimarsi a vicenda, sono chiamati a essere servi gli uni degli altri sull’esempio di Gesù, che non è venuto per essere servito, ma per servire. Ecco come è la Chiesa, è un popolo in cammino. Laddove ricevono il battesimo, indossano la veste bianca e accendono una candela al cero pasquale.»
Peccato e Delitto: Continuità e Differenza
Un'ulteriore osservazione teologica distingue e collega concetti importanti:
Questi comportamenti rappresentano peccati e al tempo stesso delitti, una doppia natura di cui occorre saper riconoscere la continuità e la differenza.
In questo contesto, la vita di fede è intesa come un percorso di arricchimento:
Non un semplice periodo di svago, ma un’opportunità di arricchimento umano e spirituale.
Preghiere Conclusive
L'Antifona alla comunione riafferma la centralità di Cristo e la fraternità tra i credenti:
Dice il Signore: «Uno solo è il vostro maestro: il Cristo; e voi siete tutti fratelli».
La preghiera si conclude ribadendo la signoria di Cristo:
Per Cristo nostro Signore.
Per il tuo amore, per la tua fedeltà. Tutto ciò che vuole, egli lo compie, che ha fatto cielo e terra.