Ricorre oggi la IV Giornata mondiale dei poveri e Papa Francesco ha celebrato la Messa nella Basilica Vaticana di fronte a una rappresentanza di indigenti di tutto il mondo. Durante la sua omelia, il Pontefice ha offerto profonde riflessioni sulla parabola evangelica dei servi a cui il padrone affida i talenti, richiamando al dovere di far fruttare i doni ricevuti attraverso l'amore verso i poveri.
La Messa e il richiamo ai doni
Il Papa ha ricordato che i poveri sono al centro del Vangelo, ed è in loro che Gesù si identifica. Francesco ha esortato i fedeli a essere coraggiosi e creativi nel fare il bene. Con riferimento al Vangelo, ha sottolineato una delle frasi più conosciute: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3).
Nel corso della celebrazione, rivolgendosi ai presenti, il Santo Padre ha espresso la sua gratitudine: "Io vi ringrazio per la vostra presenza. La Basilica diventa un po’ piccola… Voi fate parte della Chiesa e potete seguire la Santa Messa anche dagli schermi. Dio vi benedica tutti."
La speranza nel "Giorno del Signore" e la Chiesa
Le ultime domeniche dell’anno liturgico sollecitano a guardare la storia nei suoi esiti finali. Prendendo spunto dalla prima Lettura, il profeta Malachia intravede nell’arrivo del “giorno del Signore” l’ingresso nel tempo nuovo. Questo "sole di giustizia che sorge" è Gesù stesso. Il giorno del Signore, infatti, non è solo il giorno ultimo della storia, ma è il Regno che si fa vicino a ogni uomo nel Figlio di Dio che viene.
Nel Vangelo, usando il linguaggio apocalittico tipico del suo tempo, Gesù annuncia e inaugura questo Regno: Lui stesso infatti è la signoria di Dio che si rende presente e si fa spazio negli accadimenti drammatici della storia. Questa, fratelli e sorelle, è la speranza a cui siamo ancorati, pur dentro le vicende non sempre liete della vita. Anche oggi «la Chiesa prosegue il suo pellegrinaggio tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, annunciando la morte del Signore finché Egli venga» (Lumen gentium, 8).
Nelle persecuzioni, nelle sofferenze, nelle fatiche e nelle oppressioni della vita e della società, Dio non ci lascia soli. Egli si manifesta come Colui che prende posizione per noi. Di tale anno di grazia partecipiamo in modo speciale ancora noi, proprio oggi, mentre celebriamo, con questa Giornata mondiale, il Giubileo dei poveri. Tutta la Chiesa esulta e gioisce, e in primo luogo ai più bisognosi, il Papa ha desiderato trasmettere con forza le parole irrevocabili dello stesso Signore Gesù: «Dilexi te - Io ti ho amato» (Ap 3,9). A fronte della nostra piccolezza e povertà, Dio ci guarda come nessun altro e ci ama di amore eterno. E la sua Chiesa, ancora oggi, vuole essere «madre dei poveri, luogo di accoglienza e di giustizia».

L'urgenza di una "cultura dell'attenzione" contro la solitudine
Quante povertà opprimono il nostro mondo! Sono anzitutto povertà materiali, ma vi sono anche tante situazioni morali e spirituali, che spesso riguardano soprattutto i più giovani. Il dramma che in modo trasversale le attraversa tutte è la solitudine. Essa ci sfida a guardare alla povertà in modo integrale, perché certamente occorre a volte rispondere ai bisogni urgenti, ma più in generale è una cultura dell’attenzione quella che dobbiamo sviluppare, proprio per rompere il muro della solitudine.
Il Papa ha messo il dito nella piaga della solitudine che, afferma, attraversa le varie forme di povertà nelle società contemporanee, quelle materiali e spirituali, e colpisce soprattutto i giovani. Perciò l'esortazione è di essere attenti all’altro, a ciascuno, lì dove siamo, lì dove viviamo, trasmettendo questo atteggiamento già in famiglia, per viverlo concretamente nei luoghi di lavoro e di studio, nelle diverse comunità, nel mondo digitale, dovunque, spingendoci fino ai margini e diventando testimoni della tenerezza di Dio.
Interpellanza della povertà e appello alla responsabilità
L'apprensione del Pontefice non può non andare agli scenari di guerra in diverse regioni nel mondo che, sottolinea, "sembrano confermarci in uno stato di impotenza. Ma la globalizzazione dell’impotenza nasce da una menzogna - scandisce -, dal credere che questa storia è sempre andata così e non potrà cambiare. Il Vangelo, invece, ci dice che proprio negli sconvolgimenti della storia il Signore viene a salvarci."
La povertà interpella i cristiani, ma interpella anche tutti coloro che nella società hanno ruoli di responsabilità. Perciò il Papa ha esortato i Capi degli Stati e i Responsabili delle Nazioni ad ascoltare il grido dei più poveri. Non ci potrà essere pace senza giustizia e i poveri ce lo ricordano in tanti modi, con il loro migrare come pure con il loro grido tante volte soffocato dal mito del benessere e del progresso che non tiene conto di tutti, e anzi dimentica molte creature lasciandole al loro destino.
Agli operatori della carità, ai tanti volontari, a quanti si occupano di alleviare le condizioni dei più poveri, il Santo Padre ha espresso la sua gratitudine e, nel contempo, il suo incoraggiamento ad essere sempre più coscienza critica nella società. Ha ricordato che la questione dei poveri riconduce all’essenziale della nostra fede, che per noi essi sono la stessa carne di Cristo e non solo una categoria sociologica. È per questo che «la Chiesa come una madre cammina con coloro che camminano. Impegniamoci tutti.» Il tema del bene comune è da considerare l'obiettivo che deve guidare società sempre più segnate da profonde diseguaglianze.
Testimonianza di fede e perseveranza nelle tribolazioni
Come scrive l’Apostolo Paolo ai cristiani di Tessalonica (cfr 2Ts 3,6-13), nell’attesa del ritorno glorioso del Signore non dobbiamo vivere una vita ripiegata su noi stessi e in un intimismo religioso che si traduce nel disimpegno nei confronti degli altri e della storia. Al contrario, cercare il Regno di Dio implica il desiderio di trasformare la convivenza umana in uno spazio di fraternità e di dignità per tutti, nessuno escluso.
Il Papa ha raccomandato di trattare i poveri liberandoli da etichette sociologiche o giudizi affrettati, ma considerarli nella loro piena dignità. Ha auspicato un’apertura tale da costruire una convivenza umana che sia spazio di fraternità, ribadendo: "Nessuno escluso". Ha evidenziato il pericolo di vivere come dei viaggiatori distratti, noncuranti della meta finale e disinteressati verso quanti condividono con noi il cammino. Da qui, il ricorso all'esempio dei santi che hanno fatto della loro opzione preferenziale per i poveri uno stile di vita, una vocazione.
In questo Giubileo dei poveri, ha invitato a lasciarci ispirare dalla testimonianza dei Santi e delle Sante che hanno servito Cristo nei più bisognosi e lo hanno seguito nella via della piccolezza e della spogliazione. In particolare, ha riproposto la figura di San Benedetto Giuseppe Labre, che con la sua vita di “vagabondo di Dio” ha le caratteristiche per essere patrono di tutti i poveri senzatetto.

Mentre l’anno liturgico volge al termine, il Vangelo di oggi (Lc 21,5-19) ci fa riflettere sul travaglio della storia e sulla fine delle cose. Poiché conosce il nostro cuore, Gesù, guardando a questi eventi invita anzitutto a non lasciarsi vincere dalla paura: «Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni - dice - non vi terrorizzate» (v. 9). Il suo appello è molto attuale: purtroppo, infatti, riceviamo quotidianamente notizie di conflitti, calamità e persecuzioni che tormentano milioni di uomini e donne.
Sia davanti a queste afflizioni, sia davanti all’indifferenza che le vuole ignorare, le parole di Gesù annunciano però che l’aggressione del male non può distruggere la speranza di chi confida in Lui. Per due volte, infatti, Cristo afferma che “a causa del suo nome” molti subiranno violenze e tradimenti (cfr v. 12.17), ma proprio allora avranno l’occasione di dare testimonianza (cfr v. 13). Sull’esempio del Maestro, che sulla croce rivelò l’immensità del suo amore, tale incoraggiamento ci riguarda tutti. La persecuzione dei cristiani, infatti, non accade solo con le armi e i maltrattamenti, ma anche con le parole, cioè attraverso la menzogna e la manipolazione ideologica. Nel loro stile profetico, le parole di Gesù attestano che i disastri e i dolori della storia hanno un termine, mentre è destinata a durare per sempre la gioia di coloro che riconoscono in Lui il Salvatore. «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita» (v. 19). Carissimi, lungo tutta la storia della Chiesa, sono soprattutto i martiri a ricordarci che la grazia di Dio è capace di trasfigurare perfino la violenza in segno di redenzione. Perciò, unendoci ai nostri fratelli e sorelle che soffrono per il nome di Gesù, cerchiamo con fiducia l’intercessione di Maria, aiuto dei cristiani.
Preghiere e Saluti: Un Cuore per il Mondo
Durante la celebrazione, Papa Francesco ha commentato come, anche oggi, in diverse parti del mondo, i cristiani subiscono discriminazioni e persecuzioni. Ha menzionato, in particolare, Bangladesh, Nigeria, Mozambico, Sudan e altri Paesi, dai quali giungono spesso notizie di attacchi a comunità e luoghi di culto, affermando: "Dio è Padre misericordioso e vuole la pace tra tutti i suoi figli!".
Il Pontefice ha accompagnato con la preghiera le famiglie in Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, dove in questi giorni c’è stato un massacro di civili, almeno venti vittime di un attacco terroristico. Ha seguito con dolore le notizie degli attacchi che continuano a colpire numerose città ucraine, compresa Kyiv, che causano vittime e feriti, anche tra i bambini, e ingenti danni alle infrastrutture civili, lasciando le famiglie senza casa mentre il freddo avanza. Ha assicurato la sua vicinanza alla popolazione così duramente provata, ribadendo: "Non possiamo abituarci alla guerra e alla distruzione!". Ha anche assicurato la sua preghiera per le vittime del grave incidente stradale avvenuto mercoledì scorso nel sud del Perù.
In questo giorno di celebrazione della Giornata Mondiale dei Poveri, il Papa ha ringraziato quanti, nelle diocesi e nelle parrocchie, hanno promosso iniziative di solidarietà con i più disagiati. Ha ricordato, inoltre, tutti coloro che sono morti in incidenti stradali, causati troppo spesso da comportamenti irresponsabili. Ha salutato i pellegrini polacchi, ricordando l’anniversario del Messaggio di riconciliazione indirizzato dai Vescovi polacchi ai Vescovi tedeschi dopo la seconda guerra mondiale. Infine, ha ricordato che ieri, a Bari, è stato beatificato Carmelo De Palma, sacerdote diocesano, morto nel 1961 dopo una vita spesa con generosità nel ministero della Confessione e dell’accompagnamento spirituale.