L'Omelia di Papa Francesco alla Chiusura del Giubileo della Misericordia: Pellegrini di Speranza

La chiusura di un Anno Santo è un momento di profonda riflessione e rinnovata speranza per la Chiesa. In particolare, l'Anno Santo Straordinario della Misericordia, indetto da Papa Francesco, ha rappresentato un periodo intenso di grazia e perdono, culminato con l'omelia del Pontefice che ha sigillato quest'esperienza spirituale. Con oltre 22 milioni di pellegrini che hanno varcato le Porte Sante, questo Giubileo ha richiamato fortemente a rendere "visibili i segni della presenza e della vicinanza di Dio", come affermato da Papa Francesco.

Foto di Papa Francesco che celebra la Messa di chiusura del Giubileo della Misericordia in Piazza San Pietro

La Regalità di Cristo e la Logica dell'Amore

L'omelia conclusiva del Giubileo della Misericordia, tenuta in occasione della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo, ha offerto una prospettiva sorprendente sulla regalità di Gesù. Il Vangelo presenta la sua regalità al culmine della sua opera di salvezza, non con potere e gloria mondani, ma sulla croce, dove "sembra più un vinto che un vincitore". Papa Francesco ha sottolineato che il regno di Gesù non è di questo mondo, ma proprio in esso "troviamo la redenzione e il perdono", poiché "la grandezza del suo regno non è la potenza secondo il mondo, ma l'amore di Dio, un amore capace di raggiungere e risanare ogni cosa".

Per questo amore, Cristo si è abbassato fino a noi, ha abitato la nostra miseria umana, ha provato la nostra condizione più infima: "l'ingiustizia, il tradimento, l'abbandono; ha sperimentato la morte, il sepolcro, gli inferi". In questo modo, il nostro Re si è spinto "fino ai confini dell'universo per abbracciare e salvare ogni vivente". Egli non ci ha condannati, né conquistati, né ha mai violato la nostra libertà, ma "si è fatto strada con l'amore umile che tutto scusa, tutto spera, tutto sopporta". Papa Francesco ha invitato a proclamare questa "singolare vittoria, con la quale Gesù è divenuto il Re dei secoli, il Signore della storia: con la sola onnipotenza dell'amore, che è la natura di Dio, la sua stessa vita, e che non avrà mai fine".

Accogliere la Regalità di Gesù: Popolo, Derisori e il Buon Ladrone

Credere che Gesù è Re dell'universo e centro della storia sarebbe poca cosa senza farlo diventare Signore della nostra vita. Il Vangelo odierno offre tre archetipi di risposta alla regalità di Gesù:

  • Il popolo che "stava a vedere": Distante, senza una parola, senza avvicinarsi. Di fronte alle circostanze della vita o alle attese non realizzate, anche noi possiamo essere tentati di prendere le distanze dalla regalità di Gesù, "di non accettare fino in fondo lo scandalo del suo amore umile". Il popolo santo, che ha Gesù come Re, è chiamato a seguire la sua via di amore concreto, domandandosi: "che cosa mi chiede l'amore, dove mi spinge?".
  • I capi, i soldati e il malfattore che deridono Gesù: Questi gli rivolgono la provocazione "Salva te stesso!", una tentazione peggiore di quella del popolo. Tentano Gesù perché rinunci a regnare alla maniera di Dio e lo faccia "secondo la logica del mondo: scenda dalla croce e sconfigga i nemici!". Questa è un'aggressione diretta all'amore, invitando a far prevalere l'io con la sua forza e gloria. Di fronte a questo attacco, Gesù "non parla, non reagisce. Non si difende, non prova a convincere". Per accogliere la regalità di Gesù, siamo chiamati a lottare contro questa tentazione, a "fissare lo sguardo sul Crocifisso", per diventargli sempre più fedeli. Quante volte, anche tra noi, "si sono ricercate le appaganti sicurezze offerte dal mondo", e si è stati tentati di scendere dalla croce.
  • Il malfattore che prega: Più vicino a Gesù, dice: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Questa persona, "semplicemente guardando Gesù, ha creduto nel suo regno". Non si è chiuso in se stesso, ma "con i suoi sbagli, i suoi peccati e i suoi guai si è rivolto a Gesù". Ha chiesto di essere ricordato e ha provato la misericordia di Dio: "oggi con me sarai nel paradiso".

Papa Francesco ha ricordato che Dio, "appena gliene diamo la possibilità, si ricorda di noi". Egli è pronto a "cancellare completamente e per sempre il peccato, perché la sua memoria non registra il male fatto e non tiene sempre conto dei torti subiti, come la nostra". Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, "di ciascuno di noi, suoi figli amati". Ha esortato a chiedere il dono di "questa memoria aperta e viva", la grazia di non chiudere mai le porte della riconciliazione e del perdono, "ma di saper andare oltre il male e le divergenze, aprendo ogni possibile via di speranza". Come Dio crede in noi, "infinitamente al di là dei nostri meriti, così anche noi siamo chiamati a infondere speranza e a dare opportunità agli altri".

Messaggio di Papa Francesco nella Veglia di preghiera della Divina Misericordia

Il Giubileo si chiude, la Misericordia resta

Anche se si chiude la Porta Santa, "rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo". Tanti pellegrini "hanno varcato le Porte Sante e fuori del fragore delle cronache hanno gustato la grande bontà del Signore". Dobbiamo ringraziare per questo e ricordarci che "siamo stati investiti di misericordia per rivestirci di sentimenti di misericordia, per diventare noi pure strumenti di misericordia". Il Pontefice ha esortato a proseguire il cammino insieme, accompagnati dalla Madonna, "tenera Madre della Chiesa che tutti desidera raccogliere sotto il suo manto". Lei, "sotto la croce ha visto il buon ladrone ricevere il perdono e ha preso il discepolo di Gesù come suo figlio".

Infografica con i dati del Giubileo della Misericordia

La Speranza: Anima del Giubileo e Guida nel Mondo

L'Anno Giubilare ha richiamato fortemente i fedeli a essere "pellegrini di speranza". La riscoperta di questa virtù "come un'ancora sicura e salda, alla quale possiamo aggrapparci nelle prove della vita, è forse il dono più bello che ci è stato consegnato". La speranza è "generativa, non uccide ma fa nascere e rinascere". Come disse Papa Francesco, "sperare è generare". Il nostro compito è "generare, non derubare", e Dio ci invita a generare con Lui, nella speranza. La storia "è nelle mani di Dio e di chi spera in Lui".

La Famiglia di Nazareth, Icona di Speranza

Il Papa ha presentato la Famiglia di Nazareth come un esempio di questa speranza in cammino. Costretti a uscire dalla loro terra, Maria e Giuseppe mettono a rischio la loro vita per difendere quella del Figlio. La fuga in Egitto diventa "un atto di discernimento", prova di coraggio, umiltà e responsabilità. Papa Francesco, commentando questo brano, ha evidenziato come "nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono tanti passi", quelli di "intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire" o "sono espulsi dalla loro terra". In molti casi, questa partenza "è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza".

Illustrazione della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto

Il cammino della Santa Famiglia presenta tre tappe significative: l'uscita dalla terra di Israele, il ritorno dall'Egitto e la dimora a Nazaret. Giuseppe, figura della persona saggia e prudente, "capace di vegliare nella notte", ci insegna il coraggio di mettersi in ascolto della Rivelazione di Dio. Fuggire dall'Egitto per noi oggi significa "riconoscere gli idoli del denaro, del potere e della vanagloria che ci tengono prigionieri". La città di Nazaret, il "germoglio" che spunta dal tronco di Iesse, è il luogo dove si attende il tempo messianico. Ognuno di noi è chiamato a essere per gli altri un germoglio che annuncia il tempo in cui "il lupo dimorerà insieme all'agnello, in cui non agiranno più iniquamente né saccheggeranno".

La Chiesa Sinodale e la Cura della Fragilità

La chiusura del Giubileo coincide con la fase della recezione del Sinodo della Chiesa universale e della Chiesa italiana. La figura di Giuseppe è un bell'esempio per noi di una persona capace di "camminare insieme agli altri", aprendosi all'ascolto dello Spirito Santo. La sinodalità è infatti "il camminare insieme dei cristiani con Cristo e verso il Regno di Dio, in unione a tutta l'umanità". Questo cammino chiede di tradurre in azioni concrete le scelte individuate dalle comunità ecclesiali.

Papa Francesco ha anche toccato il tema della sofferenza, spesso sperimentata personalmente. Durante una celebrazione per il Giubileo degli ammalati e del mondo della sanità, pur affetto da bronchite, ha confidato la sua "esperienza dell'infermità, di sentirsi deboli, di dipendere dagli altri". Ha sottolineato che la malattia "è una delle prove più difficili e dure della vita", ma anche un luogo dove "sentire la voce del Signore che dice anche a noi: 'Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?'". Il Pontefice ha invitato a "non relegare chi è fragile lontano dalla nostra vita" e a non ostracizzare il dolore, ma a vederlo come "un'occasione per crescere insieme, per coltivare la speranza grazie all'amore che per primo Dio ha riversato nei nostri cuori". Ha ringraziato medici, infermieri e personale sanitario, ricordando che il loro servizio è "opportunità di rinnovare continuamente la vostra vita, nutrendola di gratitudine, di misericordia, di speranza".

Immagine di operatori sanitari che si prendono cura di un paziente, simbolo di misericordia

Appello alla Pace e l'Eredità del Giubileo

Il Pontefice ha ripetuto il suo accorato appello alla pace, invocando la fine delle guerre in Ucraina, Palestina, Israele, Myanmar, Medio Oriente, Kivu e Sudan. Ha sottolineato che il bene "può vincere nonostante tutto" e che "giustizia, lealtà e passione civile sono ancora oggi valori necessari" per creare "un mondo più umano, più giusto e più fraterno".

La chiusura dell'Anno Santo non è una fine, ma l'inizio di un nuovo impegno. "Il Giubileo volge al termine, non finisce però la speranza che questo Anno ci ha donato: rimarremo pellegrini di speranza!". Questo tempo di grazia ci ha consegnato un "germoglio da proteggere" perché possa espandersi e fruttificare, rendendoci "autentici artigiani di pace" e testimoni di quella misericordia che dal Cuore di Cristo continua a sgorgare.

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