Il Monte Amiata, un'antica terra di boschi e roccia, è forgiato dal fuoco di un vulcano ormai spento, il cui calore vive ancora nell'oscurità della terra. Quest'area, prima di un vulcano, è stata un'isola rocciosa in mezzo al Mar Tirreno, quando quasi tutta la Toscana era mare e isole. Una profonda connessione con la natura ha ispirato nei secoli varie forme di spiritualità negli uomini, che hanno eretto monumenti alle proprie divinità.
Considerati sacri in molte civiltà, i boschi amiatini sono ambienti magici di per sé: gli Etruschi che abitavano la zona consideravano la montagna, e in particolare la sua vetta, come dimora del dio Tinia (o Tunia), la loro divinità più importante, da cui l'antico nome Mons Tuniatus.
David Lazzaretti, il Profeta dell'Amiata

La figura di David Lazzaretti, conosciuto anche come il Profeta dell'Amiata, è centrale nella storia spirituale del Monte Amiata.
La Vita e le Visioni di David Lazzaretti
Davide Lazzaretti nacque ad Arcidosso, sul Monte Amiata, il 6 novembre 1834, nella povera famiglia contadina di Giuseppe Lazzaretti e di Faustina Biagioli. Conduceva una vita umile, che alternava con periodi in cui raccontava di avere spesso delle visioni. Ben presto il giovane Davide iniziò a raccontare agli amici e alla famiglia di sogni e visioni, mostrandosi un giovane fuori dal comune e dotato di particolari capacità. Queste visioni, nella prima giovinezza, non modificarono una vita di ordinaria povertà, anche se da giovane estroverso. Lavorò come barrocciaio e comprese da subito le ingiustizie e le umiliazioni che era costretta a subire la casta povera e indigente della popolazione.
Dal 1873, egli stesso mutò il proprio cognome da Lazzeretti in Lazzaretti, in riferimento non solo al personaggio evangelico, ma anche a quello del romanzo di Giuseppe Rovani Manfredo Pallavicino, un Lazzaro Pallavicino preteso discendente dei re taumaturghi di Francia. Egli raccontava che, da visioni avute a partire dal 1868, ebbe l'annuncio di una grande missione da compiere, che egli avrebbe dovuto esporre al Papa, per poi condurre una vita di eremitaggio e di predicazione.
Si arruolò in guerra per l'unità d'Italia e al suo ritorno disse di aver avuto una visione molto potente e che doveva urgentemente parlare con il Papa sulla sua visione di una nuova Chiesa. La sua missione presso Pio IX, nel 1869, un anno prima della presa di Porta Pia e della fine del potere temporale del papato, non ebbe alcun successo, poiché non riuscì ad incontrarlo. Così tornò sull’Amiata e si rifugiò nell'eremo quattrocentesco abbandonato di Sant'Angelo, presso Montorio Romano, dove iniziò a predicare valori di comunione e umiltà.
La Nascita del Movimento Giurisdavidico
Tornato ad Arcidosso e raccolti fra la popolazione di quelle montagne numerosi seguaci, in breve tempo, dal 1870 al 1872, Lazzaretti fondò tre istituti religiosi con il consenso delle autorità ecclesiastiche, che videro in lui «lo strumento per una resistenza culturale, popolare, al nuovo Stato italiano». Intorno a lui si creò un movimento consistente, fondando tre chiese che avevano un potere assistenziale per i bisognosi e spingevano i membri a mettere in comunione i loro averi per aiutare chi aveva meno. La sua comunità, chiamata Giurisdavidica, ossia del diritto di Davide, sembrò assumere i caratteri di un socialismo mistico e utopistico: egli prese le difese della Comune di Parigi e raccolse consensi anche da figure che, nella Chiesa, avevano posizioni sociali favorevoli ai ceti più deboli e diseredati, come San Giovanni Bosco, che lo ospitò e lo sostenne.
Predicò nei piccoli borghi di Zancona e delle Macchie e poi fece proseliti in tutta la Toscana e persino in Francia, dove si recò nel 1873: il suo pensiero si collegava infatti ad un filone rivelazionista e messianico tipicamente francese, che auspicava la restaurazione della monarchia capetingia. Viaggiò molto per portare il suo messaggio e fece lunghi periodi di isolamento in varie zone della Toscana. Si proclamava "Re dei re" e "Unto del Signore", mettendo in atto un carisma di grande rilievo. Dal suo eremo sull'isola di Montecristo, dove si ritirava più volte, un giorno ritornò ad Arcidosso con una bandiera rossa sulla quale era scritto "La Repubblica è il Regno di Dio". Si proclamò "Cristo Duce e Giudice", affermando di essere venuto a completare la rivelazione cristiana, in una forma di autoesaltazione non insolita nei predicatori inclini ad esigenze mistiche e ad attese religiose. Sul Monte Labbro sorse una comunità che si diede dettagliati statuti a base solidaristica, che fu chiamata Nuova Sion e che sarebbe dovuta essere il primo nucleo di una messianica "repubblica di Dio" basata essenzialmente sui movimenti medievali che venivano ispirati alle teorie di Gioacchino da Fiore. Nella sua permanenza all’interno della grotta David ricevette una particolare sorta di stigmata, costituita da una croce centrale con due lettere C rovesciate ai lati.
La Condanna e la Tragica Fine
L'attività di Lazzaretti e della sua comunità mise evidentemente in allarme sia la Chiesa cattolica che lo Stato italiano. Nel marzo 1878, la Chiesa cattolica, per mano del Sant'Uffizio, lo condannò come eretico, lo scomunicò e mise all'Indice i suoi scritti; ovviamente questo movimento che prese sempre più consenso fu bandito dallo stato italiano e dalla Chiesa. La vita del Lazzaretti si sarebbe conclusa tragicamente il 18 agosto 1878 in seguito ad un'ispirazione profetica. Venne disposta una processione che dal Monte Labbro giungesse ad Arcidosso e lungo la strada si formò un corteo di 3000 persone, ma quando entrarono nell’abitato trovarono uno schieramento di carabinieri ed in un momento di particolare tensione aprirono il fuoco uccidendo, colpito alla fronte, il Lazzaretti ed altre persone. La vita di David Lazzeretti si concluse tragicamente il 18 agosto 1878, quando venne colpito a morte da un gruppo di militari all'ingresso del borgo di Arcidosso, mentre era alla testa di un'imponente e pacifica processione di oltre tremila persone.
L'interesse verso questa figura affascinante e misteriosa non si è tuttavia spento. Oggi è difficile stabilire se esistano ancora sull’Amiata seguaci di Davide Lazzaretti e della sua visione mistica e sociale. Certo è che il luogo della sommità del Monte Labbro è intensamente frequentato e non solo da turisti, ma anche da persone che vivono una visione mistica del luogo e della storia del Cristo dell’Amiata. Da segnalare inoltre che una piccola realtà religiosa, ispirata alla figura di Davide Lazzaretti, sopravvive a Roma, dove Elena Cappelli (1867-1953), moglie del sommo sacerdote Filippo Imperiuzzi, rielaborò il messaggio giurisdavidico unendolo con elementi derivanti dall'esoterismo e dalla Società Teosofica.
I Luoghi della Spiritualità Amiatina
Monte Labbro - l'Eremo di Davide Lazzaretti
L'Eremo e la Torre del Monte Labbro
La torre del Monte Labbro fu scelta da Davide Lazzeretti come centro della comunità giurisdavidica da lui fondata. Sulla sommità del Monte Labbro (1193 slm), nel versante sud-occidentale del Monte Amiata, sorgono i resti dell'eremo, della torre e della cappella di David Lazzaretti. Furono costruite tra il 1869 ed il 1975 ed erano il centro della comunità giurisdavidica. Il luogo è assolutamente suggestivo, sia per la sua posizione dominante sulle valli circostanti, sia per l’atmosfera di misticismo che ancora vi si respira. Vi restano le rovine degli edifici innalzati tra il 1869 ed il 1875, in particolare la torre a pianta circolare, l'eremo e la chiesa.
Il Centro Studi Davide Lazzaretti
Il Centro Studi Davide Lazzaretti è un'istituzione nata ad Arcidosso, volta a documentare e divulgare la storia inerente alla vicenda del movimento religioso ottocentesco di David Lazzaretti. Il centro dispone di una vasta raccolta di libri e documenti sulla figura del Lazzaretti e di una sezione espositiva aperta al pubblico situata nella Rocca Aldobrandesca di Arcidosso. Dal 2008, nel Castello Aldobrandesco di Arcidosso, si può ripercorrere la vicenda di David Lazzaretti e della sua comunità attraverso pannelli, immagini, oggetti, costumi e documenti originali.
Merigar: Il Cuore del Buddismo Tibetano sull'Amiata

Sopra Arcidosso c’è il magnifico centro Merigar, dagli anni Settanta il più importante centro di studi e pratica Dzogchen (buddismo tibetano) in Europa, fondato dal Maestro Norbu, che ha ospitato il Dalai Lama e Richard Gere. Sembra strano ma tra i monti dell’Amiata c’è la più grande comunità europea Dzogchen, un tipo di buddismo tibetano, portato in questo luogo davvero molto energetico da Chögyal Namkhai Norbu, purtroppo scomparso da qualche anno. Il centro organizza pratiche, incontri filosofici e spirituali di elevato livello culturale e scientifico, ha un’incredibile biblioteca di sacri testi tibetani ed ettari di verde curati con amore dalla comunità. In questo centro è possibile assistere a diversi eventi, c’è un calendario davvero molto fitto tutto l’anno e si può anche andare solo a visitarlo e chiedere di fare un tour illustrativo, in cui vi spiegheranno la filosofia e il simbolismo di questo luogo. La prima volta che l’ho visitato non potevo credere che ci fosse un pezzetto di Tibet tra le curve dell’Amiata, con bandierine delle preghiere e un enorme tempio per fare pratica.
Alle pendici del Monte Labbro, invece, vive e prospera il più grande centro tibetano d'Europa: a Merigar la spiritualità è trasportata in una ventata d'Oriente e crea un affascinante contrasto culturale perfettamente in sinergia con il territorio circostante.
Altri Siti Religiosi e Storici
- Abbazia di Abbadia San Salvatore: Tra le opere dell'uomo, l'Abbazia di Abbadia San Salvatore e la sua peculiare cripta sono tra le più antiche. La chiesa è stata di importanza fondamentale per lo sviluppo del borgo e ha conservato per anni notevoli reliquie e la preziosa Bibbia Amiatina.
- Chiesetta dell'Ermicciolo: Immersa nel verde è la chiesetta dell'Ermicciolo, situata all'interno dell'omonimo parco a Vivo d'Orcia, suggestiva frazione di Castiglione d'Orcia. La piccola struttura si rivela timida tra la vegetazione, quasi protetta dai faggi e dal silenzio mistico della natura.
- Croce monumentale del Monte Amiata: Imponente sulla vetta del Monte Amiata si staglia la Croce monumentale, voluta (insieme ad altre 19) da Papa Leone XIII per festeggiare l'Anno Santo e la fine del XIX secolo, che oggi osserva il panorama circostante ed è meta ambita dai fedeli come dagli escursionisti.
Esplorare l'Amiata: Natura e Cultura
Borghi e Attrazioni Culturali
- Santa Fiora: Il mio paese preferito dell’Amiata è Santa Fiora, un elegante borgo medievale, famoso per le numerose ceramiche dei Della Robbia sparse sia nelle chiese che nelle abitazioni private. Il borgo di Santa Fiora entra nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia; la parte alta ha il suo classico aspetto medievale con tante piccole case di pietra, ma la sua grande unicità è la meravigliosa Peschiera, creata nel XVI secolo per mano degli Sforza, sfruttando le sorgenti del fiume Fiora, visibili ancora nel pavimento della Chiesa della Madonna delle Nevi. Per molti secoli vi si allevarono pesci per la comunità, ora è un piacevolissimo luogo dove passeggiare.
- Museo delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata: Questo è uno dei musei più strani che vi troverete a visitare, è di creazione abbastanza recente, parliamo del ’98 ed è stato creato per ricordare l’importanza mineraria di questa zona e soprattutto il lavoro e la vita di tutti i minatori che ci hanno lavorato e spesso ci sono morti.
Trekking ed Escursioni

Il Monte Amiata offre numerosi percorsi per gli amanti del trekking e della natura. La Riserva Naturale Monte Labbro e il Parco Faunistico del Monte Amiata sono strettamente connessi e molto vicini, permettendo di organizzare escursioni in entrambi partendo dallo stesso punto. Durante i percorsi si può facilmente incontrare l’asinello amiatano, una razza autoctona davvero simpatica.
- Trekking al Monte Labbro: Uno dei trekking più belli è quello di circa 3 ore che attraversa tutto il Monte Labbro fino ad arrivare all’eremo. Il cammino non è difficile, il terreno è brullo, si raccomandano scarpe da trekking alte alla caviglia. L’eremo è davvero suggestivo, c’è una piccola torretta e la grotta dove è stato sepolto Lazzaretti.
- Dal Rifugio Cantore alla Vetta del Monte Amiata: Partendo dal rifugio Cantore è possibile camminare, non in inverno, fino alla vetta del Monte Amiata. È un trekking di difficoltà media, sono circa 5 km e ci si impiega 3 ore complessive, è un percorso ad anello. Sulla vetta c’è il Rifugio Pianello con punti di ristoro.
- Passeggiata nella macchia di faggi: Questo percorso tecnicamente è la prima parte per raggiungere la vetta, ma si può fare anche indipendentemente; è una passeggiata piuttosto facile attraverso una macchia di faggi.
Altri percorsi escursionistici:
- Dal Vivo d'Orcia all'Eremo e all'Ermicciolo fino alle sorgenti del Vivo [LUNGHEZZA: 10 Km circa. DURATA: 3 ore circa]
- Nei castagneti di Arcidosso [LUNGHEZZA: 6.2 Km]
- Attraverso i castagneti de "La strada della castagna" [LUNGHEZZA: 4.2 Km circa]
- Da Abbadia San Salvatore a Piancastagnaio [LUNGHEZZA: 13 Km circa]
- Attraverso la riserva naturale de "Il Pigelleto" [LUNGHEZZA: circa 10 Km]
- Dal parco faunistico del Monte Amiata alla cima del Monte Labbro [LUNGHEZZA: circa 6,5 Km]
- Da Bagno Vignoni, un'immersione nella Val d'Orcia [LUNGHEZZA: circa 12 Km]
- Da Semproniano al piccolo borgo di Rocchette di Fazio [LUNGHEZZA: circa 10 Km]
- Da Seggiano al castello di Potentino [LUNGHEZZA: circa 13 Km]
- Dal Prato delle Macinaie alla vetta del Monte Amiata [LUNGHEZZA: circa 7 Km]