Il Mercoledì delle Ceneri segna l'inizio della Quaresima, un periodo liturgico di grande importanza e significato per la Chiesa. È una cerimonia speciale e molto significativa che ci introduce in un tempo altrettanto speciale e significativo, la nostra preparazione alla Settimana Santa. La Quaresima è un tempo forte per la conversione, la metanoia, che è un cambio di rotta, di ritmo, di prospettiva. Essa indica la dimensione pellegrinante del popolo di Dio, ricordandoci il “passo”, la Pascha, il passaggio dal nulla all’esistenza, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, da ciò che è insignificante alla vita sempre rigogliosa e abbondante in Dio per la sua grazia.

Il Profondo Simbolismo dell'Imposizione delle Ceneri
L'imposizione delle ceneri è un rito che ci tocca in profondità. Ci rammenta che noi siamo poca cosa, fragili e limitati, anche se quella polvere di cui siamo fatti è abitata dal soffio dello Spirito, e rimane il capolavoro più bello di Dio. Ed è proprio perché Dio ci tiene tanto a noi che ogni anno, in Quaresima, ci invita a “riconciliarci con Lui” (2Cor 5,20-6,2), a raddrizzare quel che è storto e a rivitalizzare ciò che è smorto e opaco, perché la sua luce possa trasparire in maniera vivida dalla nostra vita.
Su questo sfondo, prendiamo atto dell’attualità dell’ammonimento del profeta Gioele, riecheggiato nella prima Lettura (Gl 2, 12-18): ai gesti esteriori deve corrispondere la sincerità dell’animo e la coerenza delle opere. Non serve lacerarsi le vesti se il cuore rimane lontano dal Signore, cioè dal bene e dalla giustizia. Ecco ciò che conta veramente: ritornare a Dio con animo sinceramente pentito, per ottenere la sua misericordia. Questo è il programma quaresimale: aspirare a un cuore nuovo e a uno spirito nuovo, capace di infondere nuova linfa alla nostra vita cristiana e alla testimonianza che è chiamata ad offrire al mondo.
Mercoledì delle Ceneri storia, simboli e curiosità che forse non conosci
Il segno delle ceneri si accomuna così ai precetti della Chiesa per questo giorno, ossia il digiuno e l'astinenza: dalle carni, ma più ancora «dai nostri vizi». La cenere ricorda cosa eravamo, che ora abbiamo la vita, e che cosa diventeremo. Commentando l'opera divina della creazione, sant'Ambrogio diceva: «Guarda nei sepolcri e vedi cosa rimane dell'uomo: solo cenere e ossa. È quello che rimarrà pure del tuo corpo!» (Hexaemeron VIII, 51: PL 14, 263). Più volte, poi, sant'Agostino cita il Siracide che ironicamente s’interroga: «perché mai si insuperbisce chi è terra e cenere?» (10,9).
Ma il segno della cenere non è soltanto questo. In una sua meditazione, Thomas Merton faceva notare che la croce segnata sul nostro capo in questo giorno ha la forma della croce e proprio per questo non può essere soltanto un ricordo della morte, ma è pure una promessa di risurrezione. La croce tracciata con la cenere su di noi è il segno della vittoria di Cristo sulla morte. Nel porre sulla nostra fronte quella piccola croce di cenere, la Chiesa desidera toglierci dalle spalle tutti gli altri pesanti fardelli: il peso schiacciante del senso di colpa, ossessivo e tormentoso, e il peso morto dell’amore per noi stessi. La penitenza è concepita dalla Chiesa non tanto come un peso, quanto piuttosto come una liberazione. Diventa un peso soltanto per quelli che se ne caricano di malavoglia. L’amore la rende leggera e piena di letizia, ed è per questo che il Mercoledì delle Ceneri è colmo della luminosità gioiosa dell’amore.
Il Combattimento Spirituale e le "Armi" della Quaresima
Se il cuore umano e lo spirito nuovo sono un dono da chiedere al Signore, Egli, a sua volta, chiede la nostra collaborazione. È ciò che emerge dall'odierna orazione "colletta" che, con un linguaggio militaresco, parla di “armi” della penitenza e di “combattimento” contro lo spirito del male. La Quaresima, infatti, ci ricorda che l’esistenza cristiana è un combattimento spirituale con il peccato e con il tentatore per eccellenza, Satana. È una lotta che investe l’intera persona e che richiede un’attenta e costante vigilanza. È per questo motivo che, di fronte alla necessità di lottare ogni giorno contro la presenza tentacolare del Male, san Benedetto afferma che «la vita del monaco deve in ogni tempo conformarsi all’osservanza quaresimale» (RB 49). Purificare il nostro cuore dai vizi per non cadere nelle insidie del diavolo, e dirigerlo verso il bene è, infatti, un compito che dovrebbe tenerci impegnati ogni giorno della vita. Le “armi” per supportare questo nostro impegno sono, come ci ha ricordato la pagina evangelica, il digiuno, la preghiera e l'elemosina.
Il Digiuno: Per una Maggior Lucidità Spirituale
Il digiuno al quale la Chiesa ci esorta all’inizio della Quaresima ha come scopo ultimo una più viva percezione o lucidità spirituale, un’acutizzazione dello spirito, un affinamento del nostro occhio interiore. Questo ci permette, da una parte, di riconoscere e smascherare il male, e dall’altra di compiere scelte illuminate dall’amore di Dio e dal desiderio del bene, per noi e per gli altri.
Il digiuno, inteso in senso lato, e non solo come astensione dal cibo, è dunque un segno del nostro desiderio di non lasciarci schiavizzare dalle cose materiali e mondane, di qualunque genere esse siano. È un segno di amore nei confronti della verità e della felicità della nostra vita, ed esprime l’attesa del ricongiungimento con Gesù, lo Sposo, la cui venuta finale la Chiesa attende con pazienza e speranza.
La Preghiera: Espressione di Comunione con Dio
L’altro aspetto che caratterizza il periodo quaresimale è la preghiera, la quale va intensificata non tanto nella quantità quanto nella qualità. Una preghiera, quindi, non fatta di molte parole («Non in multiloquio, sed in puritate cordis et conpunctione lacrimarum» - Regola di Benedetto 20,3), ma che sia espressione di un cuore desideroso di sperimentare la comunione con Dio, al quale si rivolge con umile fiducia e speranza.
La preghiera è un modo eminente per riconoscere la bontà di Dio e la sua presenza amorosa nella nostra vita, e sostiene il nostro cammino, soprattutto nei momenti difficili. È anche importante che la preghiera sia intimamente connessa con l’ascolto della Parola di Dio, la quale, nutrendo la stessa preghiera, finisce col forgiare anche la vita dell’orante.
L'Elemosina: La Carità Discreta e Vera
Nella sua grande sapienza, la Chiesa ci invita a verificare la qualità del nostro impegno quaresimale anche alla luce della carità, espressa dalla pagina evangelica attraverso l’elemosina. Ciò che non deve mai venir meno nel nostro cuore e che deve brillare al di sopra di tutto, è proprio la carità, perché tutto un giorno avrà fine, ad eccezione della carità (cf. 1Cor 13,8).
Una carità discreta, umile, che non fa chiasso e non attira l’attenzione, ma che opera nel segreto - lo stesso, dice Gesù, vale per il digiuno e la preghiera - per non inquinare la gratuità del gesto. L'impegno specifico del tempo quaresimale è anche l'esercizio di una carità evangelica più fattiva, più attenta alle necessità dei fratelli, più capace di praticare la difficile arte della comprensione e del perdono.

La Quaresima come Momento Favorevole di Riconciliazione e Amore
“Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza” (2 Cor 6, 2). Sono le parole dell’apostolo Paolo che, oggi, avvertiamo rivolte proprio a noi. Queste parole non possono che farci sussultare di gioia perché oggi inizia un momento favorevole: inizia un tempo nel quale abbiamo la grazia di poter ritrovare la bellezza esaltante dell’amore di Dio per noi. La Quaresima ci è data per questo, perché possiamo assaporare l’amore del Signore, ritrovare Dio che è Padre e che custodisce la nostra vita. Non a caso, all’inizio della celebrazione, la Chiesa ci ha invitato a pregare: “O Dio, nostro Padre”. Oggi inizia il giorno della salvezza perché ci è data l’opportunità di ritrovare in tutto il suo splendore la paternità di Dio sulla nostra vita.
Il tempo della Quaresima non dovrebbe essere altro che questo: un cammino rinnovato dentro l’esperienza della paternità e dell’amore di Dio, un cammino dentro la nostra figliolanza, la nostra dipendenza dall’amore del Signore. Una figliolanza che, a volte, rinneghiamo nei fatti, se non con le parole. Una dipendenza da cui ci ribelliamo nei fatti, se non con le parole, pretendendo un’insana e stolta autonomia. Ecco, dunque, la vera conversione: tornare ad avere dipendenza dall’amore di Dio, tornare al nostro essere figli di un Dio che ci è Padre.
Le Tre Indicazioni di Papa Francesco: Camminare, Insieme, nella Speranza
Il Santo Padre Francesco, con il Messaggio della Quaresima, ha offerto tre indicazioni preziose, che equivalgono ad altrettanti cammini nell’amore di Dio, che siamo chiamati a ritrovare e ad approfondire. Lo ha fatto attraverso tre parole:
- Camminare: Questo verbo ci ricorda che la vita della fede non può essere statica. La fede non può rimanere sempre uguale a se stessa quando è vera, perché è una relazione di amore col Signore che cresce continuamente. Dobbiamo riconoscere che non sempre è stato così, ci siamo adagiati. Ma può essere mai sufficiente il grado dell’amore? No! Quando l’amore è autentico sente il desiderio di andare più in là, di fare di più, di rispondere meglio, cioè di camminare.
- Insieme: Questa parola richiama un elemento importante della nostra vita di fede, ovvero il fatto che siamo un corpo solo, un cuore solo, un’anima sola; una famiglia sola nella quale si vivono relazioni belle, di bene e di amore reciproco e fraterno. Dobbiamo ammettere che, a volte, anche questo lo abbiamo dimenticato e non abbiamo vissuto l’appartenenza al Signore come appartenenza alla Chiesa, quindi a una famiglia, a un corpo nel quale ciascuno di noi è un membro vivo, animato dalla carità.
- Nella speranza: La speranza per noi non è un vago attendere, ma è la certezza che le promesse del Signore divengono realtà, anche quando, umanamente, sembra che non sia così. Dobbiamo ammetterlo: tante volte non abbiamo sperato; tante volte abbiamo messo in dubbio la promessa di Dio; tante volte siamo stati catturati dalla paura, dal turbamento, dalla preoccupazione, perché non fondati sulla speranza vera, cioè sulla promessa di amore del Signore.
Il rito delle Ceneri significa che siamo penitenti, che riconosciamo di esserci ribellati all'amore del Signore, di non aver vissuto come figli alla dipendenza dalla sua paternità. Lo riconosciamo, chiediamo perdono ed esprimiamo lì, in quel momento, il desiderio di ripartire come figli amati da un Dio che è Padre. Il credente compie questo gesto nella gioia: una gioia che nasce dalla speranza. Sotto questo profilo, anche le ceneri, che oggi sembrano umiliare le nostre teste altere, sono invece un preannuncio della vittoria pasquale.
Al momento di ricevere la Comunione, quando ci verrà presentato il Corpo del Signore e ripeteremo “Amen!”, esprimeremo la nostra fede nella presenza di Cristo. Ma lo vogliamo ripetere anche tenendo presente i tre itinerari ricordati: «Amen! Sì, voglio camminare. Amen! Sì, voglio essere insieme con gli altri. Amen! Sì, voglio vivere nella speranza». In tal modo risponderemo all’invito bellissimo dell’apostolo che riecheggia sempre, ogni volta che iniziamo la Quaresima: “Lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5, 21). È un invito che siamo chiamati a custodire in noi, sentendo che questo invito trafigge e commuove il cuore.

La Croce: La Risposta di Dio all'Amore e alla Salvezza
Di fronte alle tragedie, ai mali, ai terremoti, alle ingiustizie, la risposta cristiana è quella di Dio: la croce, che ci presenta il mistero di un Dio vivo, che muore per un Bene più grande. È un "Io ti amo da morire!". L'amore di Dio è autodedizione assoluta e incondizionata per la nostra salvezza, ossia «perché noi avessimo la vita» divina. Gesù ha detto: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati» e «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando».
Il discepolo di Cristo deve trasferire questo atteggiamento del suo Signore nei suoi rapporti con gli altri: l’amore vero non è quello che gli altri si meritano, ma quello che noi sappiamo dare senza nessun calcolo e anche senza nessun merito. Citando un pensiero noto: "Amami quando non me lo merito, perché è quando ne ho più bisogno".
Papa Francesco, nell’Omelia della Domenica delle Palme 2013, diceva ai giovani: non lasciatevi rubare la speranza! Gesù prende su di sé il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, e lo lava con il suo sangue, con la misericordia, con l’amore di Dio. La croce di Cristo, abbracciata con amore, mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui nel giorno della sua morte. Perciò, digiuna dal pessimismo: apriti alla speranza.
La Quaresima: Un Appuntamento con la Pasqua
Con la Quaresima la Chiesa entra in una straordinaria stagione di grazia. Essa, che nella sua realtà - quale appare agli occhi di Dio - è tutta e sempre santa, è anche immancabilmente composta di peccatori. Perciò - come ci ricorda il Concilio Vaticano II (Lumen gentium 8) - persegue costantemente nel suo pellegrinaggio terreno il proposito di penitenza e di rinnovamento. La Chiesa, dal canto suo, come madre nostra amantissima, prende su di sé il compito e la responsabilità del pentimento e dell'espiazione delle nostre colpe, senza per questo venirne macchiata in sé stessa. Giovanni Paolo II diceva: "Essa riconosce sempre come propri i suoi figli peccatori" (Tertio millennio adveniente 33).
Questo è il "momento favorevole" a stabilire - ciascuno nel segreto del proprio cuore, dove vede soltanto il Padre (come ci ha ricordato Gesù) - un piccolo programma di ascesi spirituale, che dia serietà, sostanza e gusto alla nostra Quaresima. E sia un programma dove non manchi un più ampio spazio dato alla preghiera liturgica e personale, nonché all'ascolto della parola di Dio. La più generosa partecipazione a qualche messa dei giorni feriali potrebbe essere un eccellente esempio di questo proposito. Impegno specifico del tempo quaresimale è poi quello di rinunciare a qualcosa che pur sarebbe lecita, ma da cui ci si distacca per irrobustire la nostra volontà di bene; e anche come gesto di tacito dissenso nei confronti di una società che si dimostra tanto insaziabile di piaceri e di agi.
L'atto rituale dell'imposizione delle ceneri, un facile gesto esteriore, va compreso in profondità, nella sua verità evocativa, così che ne siano coinvolti o almeno toccati i nostri sentimenti e le nostre convinzioni esistenziali. Diversamente meriterebbe anch'esso - ed è un rischio che possono correre persino l'elemosina, l'orazione e il digiuno, come ci ha ammonito il Vangelo - la qualifica di "ipocrisia", cioè di "commedia recitata". Quel rito ha un intento preciso: ci invita a ricordarci di ciò che saremmo, se fosse vero che tutto con la morte finisse. Allora sul serio e incontestabilmente la vita intera non sarebbe che un pugno di polvere.
Ma chi sa, ed è certo, di provenire dal Dio Trino, che tutto ha creato per amore ed è fedele ai suoi disegni di bontà e di predilezione; chi sa, ed è certo, di essere destinato alla stessa gloria eterna nella quale già vive e regna Gesù, il Risorto, nostro Signore e nostro fratello: per lui le ceneri non dicono ciò che siamo, ma ciò che saremmo stati senza la sorprendente misericordia da cui siamo stati salvati. Per questo il credente compie anche questo gesto nella gioia: una gioia che nasce dalla speranza. Non hanno dunque lo scopo di rattristarci con il pensiero della nostra morte: col loro linguaggio simbolico tendono piuttosto ad ammonirci di quanto diventerebbe vuota e desolata qualunque avventura umana, se non la illuminassimo ogni giorno con la parola rasserenante di Cristo. Proprio per questo nel rito delle ceneri ci viene detto: "Convertitevi e credete al Vangelo". Credere cioè con tutta la vostra anima alla lieta notizia recataci dal Figlio di Dio incarnato, crocifisso per noi e risorto, che ora vive trionfante e ci aspetta alla destra del Padre. Insomma, il rito delle ceneri, che ci introduce nella Quaresima, è in sostanza un prezioso appuntamento che ci viene dato: l'appuntamento al giorno splendente della Pasqua, verso il quale oggi ci mettiamo tutti in cammino.