L'Epifania, dal punto di vista etimologico, significa “apparizione”, “rivelazione al mondo” del soprannaturale. In età classica, ogni volta che il dio entrava in contatto con l’essere umano si manifestava l’epifania. Successivamente, il termine si tramutò in linguaggio popolare, cioè Befana, subendo l'influenza delle tradizioni magiche dei tempi precristiani.
Nella storia, l’Epifania è stata una festa di grande importanza, celebrata nelle maniere più disparate, come la tipica tradizione romana di scambio di doni diffusasi capillarmente in tutta Italia. Questo tema si presta a diverse argomentazioni, in quanto dietro queste festività si muovono moltissimi attori, ha una storia millenaria e molteplici manifestazioni. Ciò che risulta interessante è leggere questa festa attraverso le lenti della solidarietà e della Carità.
L'Epifania religiosa: la Manifestazione di Gesù ai Popoli

Il nome completo della festività del 6 gennaio è “Epifania di nostro Signore”. Questa ricorrenza riguarda Gesù, la sua venuta e il suo avvento, e la parola "Epifania" significa "manifestazione", quella, appunto, di Gesù a tutti i popoli. Questo fu davvero rivoluzionario per il mondo ebraico: il Vangelo dell’Epifania spiega sin da subito che Dio non vuole più essere “lontano”, ma intende stringere un nuovo patto con tutti gli uomini e non solo col popolo eletto. Si rompe quell’esclusività che da sempre caratterizzava il credo del tempo: ogni uomo sulla terra è una creatura di Dio, ogni essere vivente merita di poter pregare e godere dell’Amore di quel Dio che ci ha creati e animati col suo soffio.
I Magi: Sapienti in Ricerca della Luce
Nella tradizione cristiana, l’immagine della Befana è strettamente collegata a quella dei Magi. Il Vangelo di Matteo (2, 1-12) narra l’episodio della visita dei Magi a Gesù Bambino, i quali da Oriente giungono a Gerusalemme e chiedono: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». Il significato è teologico: i Magi simboleggiano gli stranieri e i pagani che riconoscono la venuta del vero Dio.
I Padri della Chiesa hanno dato molte interpretazioni dei Magi. Da nessuna parte viene scritto che fossero re, come non ci è dato sapere se fossero realmente tre. Sappiamo, però, che erano sapienti, persone istruite, di un certo ceto sociale. Non erano ebrei, poiché provenivano da terre lontane, dalle quali, però, non era sfuggito un cambiamento nel cielo, una stella diversa dalle altre che probabilmente voleva dire qualcosa. Si pensa fossero astrologi, scrutatori del cielo, uomini "alla ricerca di qualcosa". Come ha detto Benedetto XVI nell’omelia della solennità dell’Epifania del 2011, «erano persone certe che nella creazione esiste quella che potremmo definire la “firma” di Dio, una firma che l’uomo può e deve tentare di scoprire e decifrare».
L’Epifania è la meta di quel viaggio iniziato con l’avvento, con l’attesa di qualcuno. I Magi, scrutando il cielo, attendevano qualcosa che non sapevano, di cui non erano a conoscenza e che, probabilmente, non potevano neppure immaginare. L’avvento che inizia a fine novembre è la partenza di quel viaggio che i Magi intrapresero. I sapienti, come noi, non hanno atteso “da fermi”, ma si sono mossi, si sono resi protagonisti della loro vita e del tempo che gli era stato donato. Non rimangono a guardare il cielo, perché il segno è arrivato, il messaggio è partito e ora tocca loro, alla loro determinazione nel voler arrivare al cuore. È un’attesa pronta, scattante, come quella di un atleta pronto a partire al colpo di pistola dell’arbitro.
Chi erano davvero i Re Magi? La storia dietro il mito
Il Simbolismo dei Doni dei Magi
Avvicinandoci alla conclusione del tema dei Magi, è fondamentale analizzare il classico dei classici: i doni. Nella storia della Chiesa, varie sono state le interpretazioni date ai tre oggetti, che fanno riferimento alla duplice natura di Gesù, quella umana e quella divina:
- L’oro è il simbolo della regalità, del potere, del riconoscere Gesù come “vero uomo” a cui tutti devono riconoscere la gloria. L’oro è dei sovrani, di coloro che hanno la responsabilità di un popolo. È il dono riservato ai Re e Gesù è il Re dei Re.
- L’incenso simboleggia la relazione con Dio. È una resina che veniva bruciata, creando così un fumo dall’odore molto forte, utilizzata durante le cerimonie religiose e i rituali, come testimonianza di adorazione alla sua divinità, perché Gesù è Dio.
- La mirra è l’olio che veniva utilizzato sui corpi dei defunti, nel processo di mummificazione. Dall’odore molto forte, ha come significato la sofferenza, la “croce” che Gesù porterà nella sua vita. Da vero uomo morirà, da vero Dio risorgerà. Anticamente usata per preparare i corpi dei defunti per la sepoltura, simboleggia le nostre sofferenze, la tristezza che a volte abita nel cuore di ciascuno di noi.
Il Viaggio e la Trasformazione: L'Insegnamento dell'Epifania
L’omelia di Papa Francesco del 6 gennaio 2021 ha ripreso il concetto che “il viaggio implica trasformazione”. I Magi sono sapienti perché si pongono delle domande, dei quesiti, cercando una risposta che possa soddisfarli. Il viaggio che intraprendono è per ottenere una risposta importante: “cos’è quel segno che abbiamo visto?”. E quando arrivano non si meravigliano, non hanno dubbi di fronte al bambino: «Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono». Nel viaggio di ritorno i Magi non sono più gli stessi della partenza, portano con sé un tesoro diverso da quelli con cui sono partiti, hanno visto il Salvatore fra gli uomini, hanno visto che quel Dio che gli Ebrei credono non vuole essere esclusivo, di parte, ma intende con forza affermare che tutti, eletti e pagani, sono suoi figli nell’amore del Cristo. La stella dell’Epifania provoca scelte di vita opposte: i Magi ed Erode. La solennità dell’Epifania attesta, quindi, che il soprannaturale guida l’uomo ma che, nello stesso tempo, necessita degli uomini e, di ogni persona che è chiamata a mettere in gioco la propria libertà e, questo, nel bene e nel male.
La Befana: Tra Leggenda Popolare e Valori Cristiani

La figura della Befana, con la sua scopa e la sua calza piena di doni, è un elemento fondamentale delle tradizioni natalizie italiane, e rappresenta un simbolo di speranza e di ricompensa per moltissimi bambini. Le teorie sulla sua nascita sono molteplici. Alcuni studi scientifici la collegano alla tradizione cristiana dei Re Magi, altre la vedono come una divinità pagana legata ai culti invernali.
Origini della Leggenda della Befana
La leggenda narra che in una fredda notte d’inverno Baldassare, Gaspare e Melchiorre, avendo perso la strada verso Betlemme, dove avrebbero dovuto incontrare Gesù Bambino, chiesero informazioni ad una vecchietta, che fu loro disponibile. I Magi, allora, invitarono la donna a seguirli, ma la vecchietta rifiutò. Successivamente lei si pentì del rifiuto ed allora, preparato un sacco pieno di doni, si mise a cercarli. La vecchietta iniziò a bussare alle porte delle case, donando ad ogni bambino quanto aveva nel sacco, nella speranza di incontrare Gesù Bambino. Un’altra versione racconta che i Magi arrivarono dinanzi una casa, piccola e dall’aspetto un po’ decadente, nella quale trovarono una scontrosa vecchietta. Questa, indifferente alle richieste dei viaggiatori che cercavano un bambino seguendo una stella, li cacciò a malo modo, affermando che aveva cose più importanti a cui pensare. Dopo qualche tempo, però, la vecchia signora cominciò a ripensare all’evento e si pentì del suo comportamento. Decise quindi di cercare anche lei quel bambino, nella speranza di trovarlo e portargli un qualche dono. In casa, però, non aveva nulla di prezioso, solo pochi dolci fatti da lei. Povera com’era, non possedeva neppure una sacca adeguata, scegliendo senza altre alternative una delle sue calze come “borsa”.
La Dimensione Psicologica e Pedagogica della Befana per i Bambini
La figura della Befana stimola la fantasia dei bambini. Con il suo aspetto misterioso e il ruolo di portatrice di doni o carbone, offre ai bambini un terreno fertile per l’immaginazione. Il suo carattere ambivalente - gentile e generoso, ma anche severo e giudicante - permette ai più piccoli di proiettare desideri, paure e conflitti. Il volo su una scopa e la capacità di visitare tutte le case in una sola notte aggiungono un elemento magico che affascina e stimola la fantasia, creando un ponte tra il mondo della realtà e quello del mito. Inoltre, i rituali legati alla Befana, come lasciare una calza o immaginare il contenuto che troveranno, favoriscono il gioco simbolico, un’attività fondamentale per lo sviluppo psicologico ed emotivo.
L’attesa dell’arrivo della Befana suscita nei bambini una vasta gamma di emozioni: gioia, ansia, speranza, eccitazione. L’attesa del suo arrivo è un’opportunità preziosa per i bambini di esplorare e comprendere il proprio mondo emotivo. L’atmosfera dell’Epifania si costruisce con piccoli gesti e abitudini che alimentano la fantasia dei più piccoli. Oltre ad essere un momento magico e di festa, racchiude diversi insegnamenti, offrendo ai bambini la possibilità di riflettere sul proprio comportamento. Racchiude un valore simbolico, aiuta a comprendere l’importanza delle azioni e a valorizzare i comportamenti positivi, così come a poter rimediare a quelli negativi. Aiuta ad interiorizzare valori come la gentilezza, il rispetto anche del giudizio altrui e la condivisione di un momento di gioia. Ricevere un dono è sempre un’occasione che va colta per insegnare ai bambini il valore della gratitudine e della bontà d’animo. I doni non sono semplicemente degli oggetti materiali, racchiudono in sé anche l’affetto e le attenzioni dei genitori, per questo devono essere pensati e non essere per forza costosi. Sapere che possono ricevere anche carbone o frutta insieme ai dolciumi, li stimola ad affrontare la coesistenza nella propria vita e in se stessi, di cose buone e cose cattive. Poiché il carbone è “simbolico”, è bene che sia un dolciume insieme a frutta amata dai bambini, scelta con cura dai genitori proprio per loro.
Consigli per i Genitori:
- Tenere conto che ciascun bambino vive la magia della Befana in modo diverso. Alcuni sono incuriositi, altri possono essere intimoriti da una figura misteriosa, con la scopa volante, ma anzianissima, non è certo Harry Potter!
- Non esagerare con carbone o frutta.
- Valorizzare sempre i risultati dei bambini, spiegando anche con l’aiuto di una letterina, lasciata dalla Befana, in che cosa possono migliorare e cosa possono fare attivamente.
- Prepararli alla verità, iniziando fin da subito il racconto dei tre Re Magi. L’Epifania è sia un evento religioso, rappresentato dall’arrivo dei tre Re Magi, che secolarizzato con le tradizioni legate alla Befana in sé, comprese le canzoncine propiziatorie come “La Befana vien di notte”. È un modo per trasmettere ai bambini la storia di Gesù e i suoi insegnamenti o narrare Gesù storico. Conoscere e sapere, renderà i bambini liberi di scegliere in futuro, coltivando comunque una spiritualità, ideali e valori indispensabili per una vita ben vissuta.
La Festa come Esperienza Collettiva e Solidale
Prima di addentrarsi nel tema specifico, è interessante fare una piccola introduzione sulla festa che può aiutare a comprendere meglio come veniva vissuta l’Epifania durante il Novecento. Ci si è interrogati spesso sull’utilità o sulla pericolosità della festa; ma è pratica contemporanea fare considerazioni sulle trasformazioni che questa ebbe nella società industriale denunciando la scomparsa della dimensione comunitaria. La festa è diversa dal rito, ma spesso i due termini sono confusi. La festa è un vissuto collettivo che ha a che fare con la sfera delle emozioni in un determinato contesto, determinando due esperienze: quella della comunità e quella del tempo. Si può dire che la festa sia proprio un’esperienza del tempo che interrompe il quotidiano.
Durkheim e Rousseau furono tra i più grandi studiosi circa la festa; ragionarono sulla sua dimensione pedagogica, patriottica, sulla sua relazione con il sacro in contrapposizione al profano di tutti i giorni. È da attribuire a loro l'identificazione tra festa e unità sociale: la festa è il luogo della rappresentazione del sacro che è a sua volta la base fondante della collettività. Nella sua versione positiva è un’esperienza della comunità. La festa, in Italia, diventa sia una categoria culturale (Lanternari) che come istituzione storica e culturale (Gallini). Valeri aggiunge che la dimensione trasgressiva che ha da sempre “identificato” le feste, si pensi al carnevale, non è una dimensione necessaria, una categoria vincolante di festa. Questo perché? Perché ci sono delle categorie che sono irrinunciabili: la totalità della comunità e il tempo unitario, che sono le ragioni ultime. Se la festa non è comunitaria in primis e non è ugualitaria non si può definire festa. Ciò che dalla nozione di festa comunitaria appare è la condivisione di valori comuni, un’appartenenza unica. Gadamer scrive proprio che la “festa è sempre di tutti”.
La Solidarietà nella Storia dell'Epifania in Italia
La solidarietà è costruita da enti di assistenza laici e religiosi per poter riequilibrare le sperequazioni sociali sia in ambito istituzionale che fuori di esso. La solidarietà implica una componente di aiuto; c’è una rinuncia da parte di un soggetto in favore di altri. Dal punto di vista psicologico, dono e solidarietà sono accomunati da una componente altruistica antiutilitaria in opposizione ad un sistema economico fondato sulla ricerca del profitto.
Le Befane Aziendali e dei Vigili
Il tema della festa si presta a diverse argomentazioni, in quanto dietro queste festività si muovono moltissimi attori, ha una storia millenaria e molteplici manifestazioni. Ciò che si reputa interessante, però, è leggere questa festa attraverso le lenti della solidarietà, della Carità, rievocando ciò che molti hanno rimosso, ma che potrà strappare un sorriso facendo riemergere meravigliosi ricordi: la Befana aziendale e la Befana dei Civich.
- La Befana aziendale era una tradizione ben radicata in tutta Italia. Nacque nel 1946, subito dopo la guerra, e si protrasse per 20 anni fino alla fine degli anni Sessanta, quando il tutto andò scemando. Le aziende che si astenevano dall’omaggiare i figli dei dipendenti il giorno di Natale recuperavano il 6 di gennaio.
- Curiosa è anche la tradizione della Befana dei vigili, famosa in tutta Italia, testimoniata principalmente attraverso dei video dell’Istituto Luce, per Torino, Roma e Milano. Anche questa ricorrenza nacque dopo la guerra, con lo scopo di aiutare quei vigili in difficoltà economiche. Funzionava così: gli automobilisti porgevano loro dei doni che venivano appoggiati sulle pedane su cui normalmente i vigili compivano il loro lavoro; molti guidatori dovettero fermarsi per aiutare a sistemare meglio i doni perché questi intralciavano il traffico. Inoltre c’era uno stop delle multe. Era un modo per riconciliarsi. A Torino, per esempio, contribuivano alla tradizione la Gazzetta del Popolo, famoso giornale di sinistra che poi entrerà nelle sfide della Democrazia Cristiana, e l’Automobile Club. I vigili a loro volta organizzarono cene per i bambini poveri; sempre sulla linea della solidarietà la Croce Verde organizzava cene per i dimenticati.
Solidarietà Post-Bellica e Ruolo della Chiesa
Quando l’Italia esce dalla Seconda guerra mondiale si trova in una situazione di disgregazione sociale, diretta conseguenza dei progetti fascisti che smantellarono le reti dell’associazionismo e della società civile tentando di portarle sotto lo stretto controllo statale. Con la resistenza e con la successiva liberazione si crearono delle esperienze di communitas e nuove forme di solidarietà. La ricostruzione post bellica aveva definito questo nuovo moto come impegno volontario di impresa cooperativa e di fiducia comunitaria. In questo periodo storico, tuttavia, è difficile trasformare queste esperienze in un “qualcosa” di istituzionalizzato; lo stato, infatti, non di rado cerca di costruire un sistema moderno di welfare in grado di alimentare momenti di solidarietà organizzata.
Durante il dopoguerra scompaiono o vengono riassorbite le correnti della solidarietà assistenziale laica, liberale e massonica. Se vengono riassorbite, vengono riassorbite nelle iniziative dei partiti di sinistra. Tra il 1946 e 1947 le pubbliche assistenze e le misericordie tengono i loro primi congressi nazionali, con la principale preoccupazione di riconquistare l’autonomia e soprattutto i beni confiscati durante il fascismo. Queste due, nei primi anni Cinquanta, sottoscrissero un accordo con la Croce Rossa e il governo. Questo accordo prevedeva un reciproco riconoscimento e l’istituzione di forme di coordinamento in relazione a missioni di soccorso in uno spirito di reciproca amicizia. Tuttavia, la situazione è molto più complessa di quanto traspare da questi accordi. Comunque, in questo periodo di guerra fredda si costruisce un legame forte tra il volontariato delle pubbliche assistenze e la militanza politica e sindacale. Ciò rispose al progetto dei partiti comunisti e socialisti di creare un’iniziativa egemonica e dei veri e propri servizi popolari paralleli a quelli statali. Del resto vigeva l’assenza delle politiche governative nel settore giustificativa. Quindi, nei decenni del primo dopoguerra il volontariato organizzato si sviluppa tramite associazioni nate nello Stato preunitario che per certi versi mantengono la stessa struttura e finalità. Le tre tipologie del volontariato post unitario trovano una dicotomia tra le organizzazioni cattoliche con riferimento nelle parrocchie e nella DC; quelle laiche si appoggiavano principalmente alla sinistra. Questo fino alla fine degli anni Sessanta, quando il modo di essere della società economica è messo in discussione.
Dal punto di vista prettamente religioso, il fulcro ha origine dalla pubblicazione dell’enciclica Rerum Novarum che avrà autorità fino alla vigilia del Concilio Vaticano II. Il nucleo del documento era relativo ai poveri sia dal punto di vista dottrinale che teologico. Nel linguaggio dell’epoca il povero faceva rima con un operaio di fabbrica, mentre la figura del sottoproletario sparisce. Gli eventi dell’epoca contribuirono a creare una frattura tra Chiesa e operaio; in quanto la prima era accusata di trasmettere un senso di rassegnazione ai poveri. Chi provò a colmare il divario fu Leone XIII che invitò il mondo cattolico ad andare incontro al mondo operaio. Proprio in questo frangente iniziò la campagna di critica al socialismo e al comunismo. La carità aveva un campo di intervento molto ampio: la fedeltà al Vangelo non si esauriva nell’individualità, ma doveva essere rapportata ai bisogni complessivi della società; veniva esaltata la funzione sociale della proprietà privata; il lavoro veniva indicato come mezzo attraverso cui sviluppare la propria personalità. La carità si faceva sociale e la Chiesa usciva dal sacro e dal corporativismo medievaleggiante, riconciliandosi al mondo moderno. L’intento era andare tra il popolo, infatti venne istituzionalizzata la figura del cappellano del lavoro che trovò spazio durante il boom economico, certo non senza problemi.
La Befana che Viaggia: Un Esempio di Solidarietà Internazionale
La tradizione della Befana è tipica dell’Europa centrale e risulta essere sconosciuta in particolare nei Paesi dell’Est Europa. Quest’anno la Befana si è messa in viaggio ed ha intrapreso un lungo cammino verso est, in particolare la Moldavia. Una Befana partita dal sud dell’Italia, dalla cittadina di Monteroni, nella provincia di Lecce, dove la tradizione racconta l’esistenza della “casa della Befana” e la presenza di una vecchietta, riconosciuta come tale. La vecchietta, carica di doni, ha intrapreso il viaggio, evitando l’uso della tradizionale scopa, così come raffigurata nell’immaginario collettivo, e preferendo i più sicuri e certi mezzi moderni. Ha preso con sé doni, tradizioni, valori, e soprattutto un carico di speranza da condividere. Una volta giunta a Chişinău, capitale della Moldavia, la Befana ha iniziato il suo cammino, bussando cuore dopo cuore, offrendo doni sia materiali che morali.
L’iniziativa è stata organizzata dalla diocesi di Chişinău e dalla Fondazione “Regina Pacis”, con l’obiettivo di condividere una tradizione ricca di bontà e fino ad ora sconosciuta alla popolazione locale. La Befana ha incontrato gli anziani della mensa “Papa Francesco” ed i bambini radunati dalla comunità cattolica e provenienti da situazioni di grave disagio sociale. Ha suscitato stupore ed interesse, attenzione e curiosità, ma è stata proprio l'offerta dei doni che ha immediatamente abbattuto ogni timore ed aperto il cuore all’amicizia. La Befana ha portato un messaggio ed è stato questo il vero regalo, quello dell'attenzione rivolta ad anziani e bambini, che sono i soggetti maggiormente fragili nell’Est Europa. Oltre al dono, che certamente non è mancato, c’è stato il contatto umano con una figura della tradizione, che parla di bontà ed amore. La presenza della Befana giunta dall’Italia è stata un modo per riaffermare anche la festa dell'Epifania, perché, come ha sottolineato don Giuseppe Spedicato, promotore in Italia della Casa della Befana: “questa donna con il suo stile legato alla tradizione passata è portatrice di valori, come quello della famiglia e della solidarietà umana”. Sulla stessa linea il vescovo di Chişinău, monsignor Anton Cosa, nel rivolgere un suo saluto ai bambini che attendevano la Befana: ”Questa è una tradizione italiana - ha affermato - che parla di bontà, speranza, amicizia, che sono i doni più belli che il Natale ci possa trasmettere, e la vecchia nonnina ne è il simbolo”.
Gli anziani della mensa di Chişinău hanno inizialmente osservato con stupore l’anziana, con loro in fila per ricevere un pasto caldo, ed hanno pensato ad una donna bisognosa di aiuto. Lo stupore si è trasformato in gioia, quando la Befana ha iniziato a distribuire doni ed arricchire il cuore. Hanno così colto un’attenzione nei loro confronti, un concreto gesto di bontà, un affetto venuto da lontano per esprimere vicinanza e solidarietà. Non è certamente poco per chi è abituato, come nel caso degli anziani della mensa, a ricevere solo indifferenza e distacco. Più ricco di entusiasmo l’incontro con i bambini, giunti numerosi e soprattutto senza sapere cosa li attendesse. L’ingresso della Befana ha ammutolito i piccoli, che hanno osservato questa anziana donna, mal vestita e ripiegata su sé stessa, che tirava alle sue spalle due enormi sacchi, senza tralasciare la tradizionale scopa. L’apertura dei sacchi e la visione dei doni ha illuminato gli occhi dei piccoli, i quali, dopo aver ascoltato le parole della Befana, si sono messi in coda per ricevere i regali. Non è mancata la sorpresa del dolce, il tipico “pasticciotto leccese”. La presenza della Befana voluta in Moldavia è stata un messaggio chiaro di solidarietà ed affetto di una Chiesa che difende in valori del Vangelo, afferma la bontà e l’amore fraterno, tende la mano a chi non ha nulla, offre una festa per ridare speranze e rompere le barriere dell’isolamento e della solitudine.