L'Amore come Compimento della Legge: Riflessioni Pasquali

Gesù realizza quello che le Scritture dicevano di lui, lo fa con la sua vita e la sua morte. Non svuota la Legge, ma la riempie fino alla sua più alta espressione. Alla venuta del Messia, la Legge precedente mostra tutti i segni della sua insufficienza. Solo Gesù va fino in fondo con l'amore che non trascura neanche un dettaglio.

La Giustizia del Regno e le Antitesi Evangeliche

La giustizia migliore di tutte, che supera di gran lunga quella degli scribi e dei farisei, è quella che Gesù ha concentrato in un principio dominante: l'amore di Dio e del prossimo. Gesù non propone un'altra legge, non contraddice quanto è stato già detto, ma lo spiega, lo approfondisce. L'uccisione fisica viene dall'ira, dal disprezzo, dall'uccisione della reciproca fratellanza. L'ira e il disprezzo sono l'uccisione dell'altro nel proprio cuore. È interiore, ma prepara quella esteriore. L'amore del prossimo è superiore anche alla preghiera. Senza pace con il fratello non c'è incontro con il Padre. E questo riguarda non solo chi ha offeso, ma anche chi è stato offeso: pure lui deve riconciliarsi col fratello.

In questa pagina di Vangelo, sono presentate alcune antitesi: fu detto… ma io vi dico, che spiegano la giustizia secondo Gesù:

  • non solo non uccidere, ma non infuriarti;
  • non solo non commettere adulterio, ma anche non desiderare di commetterlo;
  • non solo non giurare il falso, ma non giurare affatto: sì se è sì, no se è no.

La parola di Gesù è solida, esigente ed esclusiva: come è sufficiente un termine aggressivo per essere sottoposti al giudizio, così basta uno sguardo di possesso per essere adulteri nel cuore.

La Legge del Cuore e la Fraternità Universale

Se c'è una cosa tutta particolare della fede cristiana (innestata e cresciuta su quella ebraica), è la relazione tra le persone e con Dio. Per noi l'Altro, che sia Dio o il prossimo, è al centro della vita. Così nella relazione tra uomo e donna; fino al punto che nel cristianesimo questa relazione è immagine, sacramento, del rapporto con Dio. Il Vangelo torna a chiedere: dov'è tuo fratello? Dov'è tua moglie, tuo marito, la suocera, il figlio, l'altro con cui sei adirato? perché continui a non chiedere e dare perdono? Non puoi adorare Dio se prima non ami l'uomo. Il volto vero di ogni relazione è nel cuore, nell'intimo profondo di ogni persona.

Il cuore, nella Scrittura, non è solo il luogo delle emozioni e dei sentimenti, ma anche dell'intelligenza e della volontà. Per questo anche le azioni esterne nascono dentro. Non serve giurare. In Gesù, Dio si è fatto nostro prossimo: in ogni persona e in ogni avvenimento ci incontriamo con Lui. Giurare sarebbe dubitare di questa sua presenza e il nostro "sì, sì; no, no", vuol dire che la vita è tutta vissuta alla sua presenza, direttamente, senza barriere o mediatori. Il problema - questa la differenza - è che l'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda al cuore.

Il di più della nuova legge, quella del cuore, chiede di fare dei passi avanti. Per restare alle antitesi del Vangelo di oggi, a fare un passo avanti nella fraternità, un passo avanti nell'amore, un passo avanti nella sincerità. Dio non impone la sua alleanza, ma la propone suggerendoci di camminare con Lui sulla via che porta alla vita. Egli ci ha fatti liberi. La libertà dell'uomo non consiste nel fare ciò che vuole o avere tutto ciò che il suo cuore desidera, ma nel camminare insieme a Dio per costruire insieme un futuro felice. Avere fiducia in Dio significa lasciarsi prendere per mano da Colui che ci conosce meglio di noi stessi. Egli sa i nostri limiti e le nostre potenzialità, ciò che ci fa male e quello che ci fa bene. A tutti è data la possibilità di fare il bene a nessuno il permesso di operare il male, perché non c'è vera libertà quando si pecca.

Rappresentazione artistica del concetto di

La Sapienza Divina e il Mistero dell'Amore

Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. La sapienza di Dio è il suo progetto di allargare i confini della Sua famiglia all'uomo per fare casa insieme a lui. È il sì di Dio all'uomo che ama fino al punto di donare tutto sé stesso a lui affinché egli gli appartenga come figlio. La sapienza di Dio è il grande mistero dell'amore che mira a fare dell'uomo non un suddito sottomesso alla legge ma un partner col quale condividere la vita.

Testi Liturgici della Sesta Domenica di Pasqua (Anno A)

Antifona

Con voce di giubilo date il grande annunzio, fatelo giungere ai confini del mondo: il Signore ha liberato il suo popolo. Alleluia. (cf. Is 48,20)

Prima Lettura (dagli Atti degli Apostoli)

In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città. Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samarìa aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù.

Salmo Responsoriale (Dal Salmo 65)

R. Acclamate Dio, voi tutti della terra.

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!

A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.

Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno.

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia.

Seconda Lettura (dalla Prima Lettera di San Pietro Apostolo)

1Pt 3,15-18
Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.

Vangelo (dal Vangelo secondo Giovanni)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me».

Antifona alla Comunione

Se mi amate, osservate i miei comandamenti, dice il Signore. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, che rimanga con voi in eterno. Alleluia.

Approfondimento del Messaggio Evangelico: L'Amore e i Comandamenti

Gesù ci invita ad avere un amore forte verso la sua persona. Dio non è un'idea, per quanto sublime, è una persona! È capace di relazione. Il rischio è sempre quello di pensare al rapporto con la divinità come ad un rapporto con la religione, con dei concetti, delle idee. La ritualità, il culto, il vivere religioso non sono il fare esperienza di Dio. L'uomo ha bisogno di relazionarsi, di ascoltare, di entrare in comunione con Dio a livello personale, ed è per questo che Dio si è fatto carne e quindi persona! Da quel momento abbiamo un cristianesimo che non è più fondato su prescrizioni e precetti, ma sull'entrare in relazione con una persona e accettare che questa ci ami come desidera amarci.

Gesù ci ha lasciato un solo comandamento, quello dell'amore. Questo amore va vissuto e declinato in mille rivoli diversi, a seconda delle situazioni in cui ci troviamo, delle persone che incontriamo e delle scelte che facciamo. Ciò che ci viene comandato di vivere, ci viene previamente donato, è un dono! Siamo prima amati, raggiunti dall'amore e solo dopo aver fatto esperienza di questo amore, possiamo vivere con gli altri questo medesimo amore. Se amiamo Gesù, se gli permettiamo di entrare in relazione con noi, se facciamo esperienza del suo amore, Gesù stesso ci assicura che pregherà «il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito (consolatore) perché rimanga con voi per sempre».

Noi ci troveremo sempre accanto un avvocato difensore che ci difende da colui che ci accusa, dal "satana" che nella Bibbia ha il compito di accusare gli uomini dinanzi a Dio. Con l'amore di Gesù, non abbiamo più da temere nulla, per quante cose il satana possa accusarci: abbiamo continuamente un avvocato difensore dinanzi a Dio. L'amore è sempre più forte di ogni male, il peccato è vinto dall'amore! Gesù parla di un altro Paràclito perché il primo Paràclito è Lui e ora che se ne va, rimane con noi un altro Paràclito per sempre; è lo Spirito Santo che viene a noi proprio grazie all'andarsene di Gesù. Gesù ha distrutto il male una volta per tutte. Lo Spirito è il respiro di Dio, è la sua vita e ci conduce alla verità, ci fa scoprire cioè la verità su di noi, che siamo figli, su Dio stesso, amore infinito, sugli altri, fratelli amati anch'essi da Dio.

Gesù dice che non ci lascerà orfani, grazie a questo Spirito in noi. Orfano significa "orbo", con un occhio solo, mancante di una parte che lo completi. Senza questo Amore in noi - lo Spirito - mancheremmo sempre di qualcosa di essenziale per essere pienamente noi stessi. Siamo più fortunati noi dei discepoli che hanno vissuto con Gesù: loro lo avevano a fianco, noi lo abbiamo dentro. Loro hanno vissuto con Gesù, il Dio con noi, noi viviamo grazie allo Spirito con Gesù, il Dio in noi. Con la croce, il mondo pensava di "aver fatto fuori" Gesù e, infatti, dopo la croce non lo vedrà più, ma l'amore ha una prerogativa: se viene ucciso, resuscita e passa avanti; l'amore dà sempre il meglio di sé quando viene ferito. Il mondo estromettendolo dalla realtà, ve lo ha introdotto in modo definitivo. Ma ai suoi Gesù dice: "Voi invece mi vedrete perché io vivo e voi vivrete". Amare da Dio vuol dire dare la vita a chi ce la sta togliendo, vuol dire amare i nemici. Tutto ciò si chiama Vangelo, parola mai udita, ma che Gesù è venuto a narrarci con la sua Parola, e a renderla possibile per noi con la sua vita.

il Paràclito, lo Spirito Santo, vi insegnerà ogni cosa.

Le Antitesi del Vangelo e le Sfide Attuali

Il Precetto del "Non Uccidere"

I divieti di omicidio, di adulterio e di falsa testimonianza sono tre precetti della seconda parte dei comandamenti in cui si declinano i doveri nei confronti del prossimo. Il comandamento di non uccidere è circoscritto da Gesù al fratricidio che è il primo omicidio narrato nella Bibbia. Infatti, il crimine del fratricidio avviene non solo in maniera cruenta ma anche incruenta quando si esprimono giudizi taglienti contro un altro fratello privandolo della dignità. Non si tratta semplicemente di insulti ma di accuse che "inchiodano" la vittima al punto da essere emarginato dalla comunità e considerato morto. A Dio sta a cuore la vita di ogni uomo anche se peccatore. Egli non gode della morte del peccatore ma desidera che si converta e viva. Se il giudizio di condanna fa morire, la riconciliazione invece è un'opportunità di vita. L'offerta gradita a Dio è l'intenzione della riconciliazione. Il precetto del non uccidere si compie allorquando l'uomo si astiene dall'uso violento della giustizia. Tuttavia, tale pratica si realizza nella misura in cui nel cuore si coltiva il desiderio della fraternità e la si traduce in strategia di riconciliazione.

Il Precetto del "Non Commettere Adulterio"

Il secondo caso preso in considerazione è il divieto di commettere adulterio. In una società maschilista che fa ricadere sulla donna la colpa dei peccati sessuali, Gesù si rivolge innanzitutto agli uomini perché, prima che essere capi delle loro mogli, devono essere padroni di sé stessi purificando il proprio cuore dalla tendenza al possesso e imparando a educarlo per indirizzare il desiderio di amare verso la propria moglie. Il guardare la donna con desiderio esprime l'intenzione del cuore di possederla come se fosse un oggetto. L'occhio che guarda con desiderio cade nell'inganno della tentazione che si traduce poi in azione peccaminosa. Da qui l'invito di Gesù a non coltivare pensieri e abitudini che alimentano lo stile utilitaristico e opportunistico delle relazioni. La fedeltà matrimoniale si rafforza nella misura in cui si rinuncia al proprio egoismo che influenza pensieri e azioni negativi. In questo consiste la povertà di spirito per farsi arricchire dall'amore di Dio che rafforza i legami familiari.

Dalla separazione da quella parte di sé che adultera l'amore, Gesù passa alla questione del divorzio strettamente connessa con l'adulterio. L'uomo che ripudia la moglie induce all'adulterio lei e colui che eventualmente la sposa. Gesù sembra affermare che il ripudio non è mai lecito, fatta eccezione del caso di una conclamata relazione extra coniugale, perché il divorzio diventa causa dell'adulterio in quanto il matrimonio è unico. L'idea è che la relazione coniugale, quando entra in crisi, non va sbrigativamente eliminata ma pazientemente curata. Il ripudio non è una soluzione alla crisi. Come per il fratello che ha commesso una colpa bisogna far prevalere la misericordia che persegue la riconciliazione, così nella relazione coniugale in crisi è necessario ristabilire l'unità partendo dalla conversione personale.

Il Precetto del "Non Giurare"

Il terzo caso tratta del giuramento e della falsa testimonianza. Il precetto citato ha lo scopo di difendere la verità e custodire la giustizia dalle manipolazioni, anche quelle ideologiche. In tribunale la testimonianza è fondamentale per stabilire la verità dei fatti in modo che il giudice possa condannare il colpevole e assolvere l'innocente. Non si è chiamati ad esprimere la propria opinione o un giudizio personale, perché non siamo il giudice, ma a narrare. La narrazione, al contrario del giudizio, aiuta ad andare al cuore del problema. Gesù invita ad assumere un atteggiamento fatto di parole essenziali e coerenti alla vita. Più che giurare, impegnando ciò che non è nostro, bisogna mettere in gioco la propria volontà affidando il proprio cuore a Dio affinché ci aiuti a colmare la distanza tra il dire e il fare. Il sì a Dio si traduca nel sì al fratello bisognoso di aiuto, il no al peccato deve diventare un'opposizione coraggiosa e, a volte anche cruenta, al proprio egoismo.

Illustrazione del

L'Incarnazione della Fede nella Vita Quotidiana e le Sfide di Oggi

La Parola di Dio è un patto di alleanza che il Signore ci propone basato sulla fiducia. Si tratta di una proposta non di una imposizione. Tuttavia, questo non significa che la Sapienza di Dio sia solo una possibilità diversa rispetto a quella «di questo mondo» e dei «dominatori di questo mondo»; anzi le due logiche di vita sono diametralmente opposte e con conseguenze estremamente diverse. Gesù non si pone in un atteggiamento di competizione rispetto ad altri maestri, né tantomeno pretende di offrire una nuova legge. Lo Spirito Santo scrive la legge di Dio nel cuore dell'uomo, cioè gli permette di interiorizzarla e non di subirla come un dovere imposto, accontentandosi di attuarla solo formalmente. La proposta di Gesù è quella di passare dal piano del "dover non fare o dire" a quello del "voler essere".

Il cristianesimo non è un insieme di leggi da osservare; il cristianesimo è una persona, è Gesù che ci ama e ci chiede di amarlo e di amarci. "Chi mi ama osserverà i miei comandamenti", e poi, capovolgendo la frase: "Se osservate i miei comandamenti, allora vuol dire che mi amate". L'amore non basta annunciarlo, l'amore si pronuncia, si dona, si proclama, si dichiara, ma poi si vive, altrimenti siamo contraddittori. La parola di Gesù ha valore normativo perché fornisce i criteri per fare discernimento e scegliere la via che porta alla vita. Ci fa scoprire ogni giorno di essere amati non per i nostri meriti, ma per una scelta di Dio libera, consapevole e gioiosa.

La Responsabilità dei Genitori e l'Importanza della Comunità

La festa della Prima Comunione, per esempio, dà motivo a una profonda commozione, particolarmente per coloro che non si fermano alla esteriorità, alla cerimonia, e si preoccupano dell'educazione vera, dell'educazione cristiana, in un contesto sociale che è spesso colpevole di scandali. È fondamentale comprendere la nostra responsabilità per rendere la società più giusta e umana, e la comunità parrocchiale più viva ed efficace. Senza Dio, senza la sua grazia, senza l'osservanza dei suoi comandamenti, trionfa solo l'egoismo, la confusione e l'orgoglio. Genitori, il vostro dovere non si ferma alla Prima Comunione dei vostri figli, ma inizia qui: siete responsabili della loro crescita nella fede. Educateli alla Messa di ogni domenica, perché è l'unione con Cristo e con i fratelli, che rende disponibili a Dio e agli altri. L'Eucaristia costruisce nella carità, nella bontà, nella concordia, nella pace. Educateli alla comprensione della Chiesa, fate che amino la parrocchia, dove possono essere spronati ed edificati. Educateli ad essere generosi con gli altri, a non fermarsi in sé stessi, ma ad aprirsi. Educateli ad essere responsabili del loro dovere, perché apprendano che è gioia fare il bene e tristezza fare il male.

A voi bambini, Gesù vi invita a restare nel suo amore. Dio vi ama, Gesù ha fatto tutto per voi e vi dona anche il suo corpo. Ricordate: se noi dobbiamo osservare i comandamenti di Dio, non sono essi un'imposizione, ma una scelta di amore. Li osserviamo perché amiamo Dio, perché Dio li ha dati per la nostra gioia, affinché ognuno di noi sia contento nella vita presente e in quella eterna. Amate il Signore con tutta l'anima, scegliete sempre Lui, perché è il nostro pastore e ci comprende anche quando ci allontaniamo. Chiedete molto a Gesù, con piena confidenza, per le vostre famiglie, la vostra parrocchia, la Chiesa e la pace del mondo, perché "chi molto chiede, molto avrà".

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