La Quinta Domenica di Quaresima: Il Mistero della Vita e della Resurrezione

A piccoli passi ci stiamo avvicinando alla celebrazione della Settimana Santa. Il Vangelo della quinta domenica di Quaresima ci presenta il miracolo di Lazzaro, riportato in vita da Gesù. Questo brano del Vangelo di Giovanni, come quelli precedenti, non fa altro, in questo contesto quaresimale, che prepararci al mistero della morte e risurrezione del Signore.

Il Miracolo di Lazzaro: Tra Vita Terrena e Vita Eterna

La storia della resurrezione di Lazzaro (Gv 11) è una prefigurazione del mistero della Risurrezione del Signore. Questo miracolo viene classificato come la risurrezione di Lazzaro, ma in realtà è soltanto un ritorno alla vita terrena di un essere umano deceduto da quattro giorni e già in fase di decomposizione. La risurrezione che Cristo celebra con la sua Pasqua è quella definitiva, perché il corpo di Gesù assume i connotati dell'eternità, mentre la risurrezione di Lazzaro è solo un fatto temporaneo e non eterno e definitivo. Tanto è vero che Lazzaro, terminato il corso terreno della sua esistenza, muore definitivamente ed è anche lui in attesa della risurrezione finale, quando i corpi mortali risorgeranno a vita nuova.

Il bellissimo dialogo che intercorre tra Gesù e Marta di fronte alla morte del fratello Lazzaro ci fa capire quanta fede c'era in questa donna, al punto tale che dice: "Se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto". Questa è una professione di fede nel Cristo che dona la vita, oltre la stessa vita terrena, una professione di fede che afferma che egli risorgerà nell'ultimo giorno. A quel punto Gesù si presenta come colui che è la risurrezione, affermando che chi crede in lui ha la vita eterna. Di fronte a questo mistero, la preghiera spontanea è: "Signore aumenta la nostra fede".

Gesù risuscita Lazzaro dal sepolcro, con Marta e Maria presenti

Simbologia Profonda nel Vangelo di Giovanni (Gv 11, 1-45)

La Quinta Domenica di Quaresima è incentrata sulla resurrezione di Lazzaro, simbolo del passaggio dalla morte del peccato alla vita in Cristo. Gesù si rivela come "la Risurrezione e la Vita", anticipando la Pasqua con il pianto per l'amico e il comando di sciogliere le bende, segno di rinascita spirituale.

  • Lazzaro: Rappresenta l'umanità chiusa nel sepolcro del peccato, incapace di salvarsi da sola.
  • Betania: Significa "Casa dell'afflizione" o "Casa del povero", luogo della sofferenza umana che incontra Dio.
  • Le Bende e il Sudario: Simboleggiano i legami del peccato e della morte che ancora imprigionano l'uomo.
  • "Venite fuori": La Parola di Cristo è potente e chiama a una vita nuova, uscendo dalle tenebre.
  • "Scioglietelo e lasciatelo andare": Rappresenta il ruolo della comunità/Chiesa che libera dal peccato, operando la riconciliazione.

L'amicizia di Gesù è evidente: Gesù piange per Lazzaro, mostrando compassione divina e la vicinanza di Dio nel dolore.

Vangelo e Vita. La resurrezione di Lazzaro

Contesto Liturgico e Teologico della Domenica

Questa domenica prepara direttamente al mistero della passione, morte e risurrezione. La resurrezione di Lazzaro è un segno profetico del Battesimo: morire al peccato con Cristo per risorgere con Lui.

Connessioni con l'Antico Testamento

Il racconto della risurrezione di Lazzaro è una delle “storie di segni” che racconta san Giovanni. Si tratta qui di presentare Gesù, vincitore della morte. Il racconto culmina nella frase di Gesù su se stesso: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me non morrà in eterno” (vv. 25-26). Che Dio abbia il potere di vincere la morte è già la convinzione dei racconti tardivi dell’Antico Testamento:

  • La profezia di Ezechiele (I Lettura) sui sepolcri aperti e lo Spirito infuso simboleggia la nuova creazione e la promessa di vita eterna (Ez 37,1-14).
  • Nella sua “Apocalisse”, Isaia si aspetta che Dio sopprima la morte per sempre, che asciughi le lacrime su tutti i volti (Is 25,8).
  • Il libro di Daniele prevede che i morti si risveglino - alcuni per la vita eterna, altri per l’orrore eterno (Dn 12,2).

Ma il nostro Vangelo va oltre questa speranza futura, perché vede già date in Gesù “la risurrezione e la vita” che sono così attuali. Colui che crede in Gesù ha già una parte di questi doni della fine dei tempi. Egli possiede una “vita senza fine” che la morte fisica non può distruggere.

Il "Vieni e Vedi" nel Vangelo di Giovanni

È Marta la prima a parlare con Gesù, poi - avvisata dalla sorella - va anche Maria. Questo “vieni e vedi”, per chi ha un po’ di dimestichezza col Vangelo di Giovanni, non è un’espressione nuova. La prima e più famosa, in Gv 1,39, è quando due discepoli di Giovanni Battista, avendogli sentito dire, indicando proprio Gesù, «Ecco l’agnello di Dio!», avevano seguito quel Rabbi, sentendosi domandare «Che cercate?». «Vieni e vedi» è anche quanto il giorno seguente Filippo aveva detto a Natanaele, che all’annuncio «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret», aveva risposto: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». In tutto il Vangelo è dunque Gesù quello da cui andare, quello da vedere. Nel Vangelo Gesù prende per mano l’uomo e lo porta a vedere Dio. L’uomo prende per mano Gesù e lo porta a vedere la morte. Lo strazio. Questa è la vita di chi lo incontra: farsi prendere per mano e lasciarsi portare a vedere Dio.

L'Amore che Vince la Morte: La Metafora del Chicco di Grano

Il Vangelo di Giovanni ci propone anche un'altra immagine profonda: "In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto". Gesù è consapevole di trovarsi dinanzi alla morte. Se parla del chicco di grano caduto in terra, sa che sta parlando di se stesso. Gesù sa qual è il modo per contrastare e per vincere lo scandalo della morte: non difendendo egoisticamente ciò che si possiede, ma facendo dono della propria vita per amore.

Illustrazione del chicco di grano che muore per portare frutto

Tutto ciò che si possiede muore. Il volto di questo mondo passa inesorabilmente. C'è però una possibilità di salvezza: è la croce affrontata per amore; è il perdere e il perdersi per amore. La parola di Gesù definisce questa legge con una chiarezza tale che non ammette incertezze: chi ama la sua vita la perde, chi invece la perde, la ritrova come "vita eterna". Gesù vuole che attraversiamo lo spessore della negatività investendo tutta la nostra speranza nell'amore che ci è donato e che noi possiamo ridonare. È per questa via che ogni croce si riveste di gloria.

Il Momento dell'Offertorio nella Liturgia

Durante l'Offertorio, la comunità presenta i doni del pane e del vino, che diventeranno il Corpo e il Sangue di Cristo, e con essi offre anche la propria vita, le proprie intenzioni e le proprie sofferenze, in unione con il sacrificio di Gesù. Questo gesto acquista un significato particolare nella Quinta Domenica di Quaresima, alla luce del Vangelo di Lazzaro e del "chicco di grano". È il momento in cui, memori della vittoria di Cristo sulla morte e invitati a donare la nostra vita per amore, ci uniamo a Lui nella sua Pasqua.

L'Antifona alla comunione di questa domenica risuona con la promessa di Gesù: «Chiunque vive e crede in me non morirà in eterno», dice il Signore. Essa ci ricorda il culmine della speranza cristiana, che trova compimento nell'Eucaristia.

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