I simboli hanno permeato la storia dell'umanità, arricchendo edifici storici e cattedrali con significati nascosti e profondi. Tra questi, l'immagine dell'Occhio che Tutto Vede spicca per la sua universalità e le sue molteplici interpretazioni, spesso associato alla provvidenza divina e, in tempi più recenti, anche alla Massoneria. Allo stesso modo, il simbolismo del "volare", incarnato dall'aquila, offre spunti sulla ricerca di una conoscenza superiore legata alla figura di Gesù.
L'Occhio Divino nelle Tradizioni Antiche e Bibliche
L'immagine dell'occhio, in virtù della sua importanza quale organo di senso, simboleggia presso quasi tutti i popoli l'occhio divino che vede tutto. Questa universalità si manifesta già nell'antichità, dove l'occhio compariva abitualmente come raffigurazione del dio Sole, emblema di luce, vita e onniscienza. Anche nella Bibbia si parla dell'“occhio di Dio” per rappresentarne l'onnipresenza e l'onniscienza, un concetto che sottolinea la costante vigilanza divina sull'umanità.
L'Occhio e la Santissima Trinità nell'Iconografia Cristiana
A partire dal Rinascimento, nell'iconografia cristiana l'occhio venne disegnato di frequente all'interno di un triangolo, con un chiaro riferimento al mistero della Santissima Trinità. Il triangolo equilatero, con i suoi angoli identici e il riferimento al numero 3, simbolo di perfezione, è fin dal Medioevo uno dei simboli privilegiati per esprimere tale mistero. Questo simbolo di perfezione, il triangolo equilatero, è il corrispondente geometrico del numero 3, che universalmente rappresenta la perfezione.
Nella cultura ebraica, come del resto nella tradizione pitagorica, il triangolo che da base larga tende verso l'apice simboleggia l'ascesa dal molteplice all'Uno. Quando il triangolo è circondato da raggi e ha al centro l'occhio, il riferimento è alla provvidenza divina che nella Trinità trova la sua espressione massima. L'occhio del Dio trino scruta il cuore dell'uomo non per un giudizio, ma per soccorrerlo nei suoi bisogni, prima ancora che siano manifestati. Nel triangolo compariva di frequente anche il nome ebraico di Dio: Jahvè o JHWH, e talvolta assumeva la forma visibile di uno Iod, la decima lettera dell'alfabeto ebraico, simbolo della divinità e dell'inizio.

Interpretazioni Artistiche dell'Occhio della Provvidenza
Artisti di diverse epoche hanno esplorato il concetto dell'occhio divino. Nel dipinto "Cena in Emmaus" del Pontormo (Jacopo Carrucci), per esempio, si narra di una Trinità tricefala posta sopra il volto estatico di Gesù, un'immagine inconsueta ma non rara per esprimere il Mistero. Questa rappresentazione, proibita nel periodo della Controriforma, pare esser stata sostituita da Jacopo da Empoli con quella più accettata del triangolo con l'occhio. La tela del Pontormo, una delle poche firmate e datate, fu progettata per il refettorio della Certosa di Galluzzo, dove l'artista si rifugiò nel 1523 per scampare alla peste, vivendo da monaco. Il riferimento alla Trinità entro la cena di Emmaus è singolare e insolito, e il Pontormo volle forse testimoniare, in quel luogo, l'esperienza personale dello sguardo divino su di sé, maturando una singolare percezione del divino in tutte le cose dopo la sua vita certosina.

Un'analoga percezione si ritrova anche in Marc Chagall, artista ebreo del secolo scorso. Ne «La casa dall’occhio verde», una tela del 1944, l'artista rievoca la tranquillità e la dolcezza della sua città natale, Vitebsk. La scena, con una donna intenta a mungere una mucchetta in un panorama agreste, sollecita in Chagall la memoria forte dello sguardo provvidente di Dio sopra ogni cosa, tanto da indurlo a dipingere sul frontespizio della casa, entro l'ideale triangolo del tetto, un enorme e benevolo occhio divino.
L'Occhio che Tutto Vede nella Massoneria
L'Occhio che tutto vede apparve per la prima volta come parte dell'iconografia della Massoneria nel 1797, con la pubblicazione del Freemasons Monitor di Thomas Smith Webb. Tuttavia, come già menzionato, la simbologia risale perlomeno al Medioevo. L'occhio racchiuso nel triangolo è poi entrato anche nell'iconografia massonica. I massoni attribuiscono all'occhio una duplice simbologia: sul piano fisico il Sole, sul piano spirituale il Grande Architetto dell'Universo, un modo per indicare Dio. Esso rappresenta l'occhio onniveggente di Dio ed è un promemoria per il Massone: i suoi pensieri e le sue azioni sono sempre osservate dal Grande Architetto dell'Universo.

L'Occhio sul Dollaro Americano: Miti e Realtà
Nonostante le sue radici antiche e cristiane, questo simbolo è diventato ormai appannaggio di numerose teorie del complotto, che lo individuano ovunque. Famosa è l'interpretazione del rovescio della banconota da un dollaro americano: lì il triangolo con l'occhio sarebbe, per alcuni, un chiaro riferimento al dominio massonico dell'economia americana. Tuttavia, il simbolo fu progettato dall'artista ginevrino Pierre Eugene du Simitiere nel 1776 e scelto come stemma degli USA nel 1782, molto prima che la Massoneria lo adottasse ufficialmente nel 1797. Benché Benjamin Franklin fosse un massone, l'Occhio che Tutto Vede sul dollaro non significa che i massoni controllino segretamente il governo americano o globale. Il suo scopo, invece, non è nascondere la verità, ma selezionare coloro che, integrandosi a esso, si mostrano degni di accedere alla Realtà ultima, un significato più profondo nell'ambito iniziatico.

L'Aquila e il Simbolismo del "Volare" nella Conoscenza Spirituale
Il concetto di "volare" o di "elevazione" è spesso associato alla ricerca di una conoscenza superiore. L'aquila, in questo contesto, è un simbolo potente. L'aquila bicipite (a due teste) simboleggia la duplice natura di Gesù, metà uomo e metà Dio, ma anche la rigenerazione spirituale di sé attraverso l'unificazione degli opposti, ricordandoci che il bene senza il male non potrebbe esistere. L'aquila reale è l'uccello che in natura vola più in alto degli altri, riuscendo a volare anche in direzione del sole senza chiudere gli occhi, rappresentando così la capacità di affrontare la verità e la luce divina. L'aquila accompagna Giove, padre degli Dei, e San Giovanni Evangelista, colui al quale Gesù prima di morire avrebbe passato i suoi insegnamenti più complessi e di difficile comprensione. Per questo, San Giovanni è considerato il rappresentante della chiesa "gnostica" (o "Cristiani di San Giovanni"). Secondo la «gnosi cristiana», la salvezza dipende da una forma di conoscenza superiore e illuminata (gnosi), frutto del vissuto personale di Gesù nella ricerca della Verità.