Nell'ambito di un vasto riassetto pastorale che coinvolge diverse comunità e presbiteri, il Vescovo Enrico Solmi ha reso noto l'affidamento di nuovi servizi pastorali ad alcuni sacerdoti e persone consacrate. Ringraziandoli della disponibilità manifestata, il Vescovo si è detto "certo che le comunità cristiane interessate sapranno accompagnarli con senso ecclesiale."
Il Vasto Riassetto Pastorale della Diocesi
Tra i criteri ispiratori di queste scelte vi è l'attuazione del Nuovo Assetto della Diocesi, volto a consentire alle Nuove Parrocchie e alle Zone Pastorali un adeguato ministero presbiterale che, oggi più che mai, richiede comunione ecclesiale e concreta collaborazione tra presbiteri, tra persone consacrate e comunità. Le decisioni prese possono rappresentare un buon metodo da utilizzare anche in futuro.

Questa riorganizzazione si inserisce in un contesto caratterizzato da un innegabile calo del numero dei preti. Molti sacerdoti hanno lasciato il ministero, sono stati trasferiti (anche temporaneamente) altrove per motivi di studio o non possono più prendersi cura delle comunità per ragioni di salute. In questo contesto, la carenza di sacerdoti è un dato di fatto stringente, che ha reso inevitabile affrontare il tema delle unità pastorali di cui si parla da molti anni.
Si osserva una chiara tendenza verso la formazione di nuove comunità sacerdotali. Ad esempio, l’unità pastorale di Nostra Signora di Fatima, San Francesco e Croce Coperta ne raduna quattro nello stesso luogo. La vita comunitaria, pur con le regole e le difficoltà che presenta, è considerata un valore aggiunto per i sacerdoti, poiché li costringe al confronto, permette di guardare alle situazioni con occhi diversi e offre opportunità di correzione reciproca. La compagnia è un ingrediente senza il quale, alla lunga, la vita perde di sapore.
Un aspetto che rappresenta una novità assoluta sul territorio diocesano è la guida di comunità da parte di un diacono permanente, dove il sacerdote, a cui spetta "solo" la legale rappresentanza, lascia spazio all'azione dei laici.
L'Avvicendamento alla Guida Pastorale di Castel Guelfo
In questo quadro di riorganizzazioni, Don Romano Quagliotti lascia la Parrocchia di S. Maria Maddalena in Castelguelfo-Pontetaro per divenire Presbitero moderatore della Nuova Parrocchia n. 35 dei “Discepoli di Emmaus” e parroco delle comunità che la compongono (San Polo, Torrile, Gainago, S. Andrea Bagni).
Con la partenza di Don Quagliotti, la comunità di Castel Guelfo si prepara ad accogliere il suo nuovo pastore: Don Gregorio. Egli è il ventottesimo parroco a guidare le comunità di Castel Guelfo e Crocetta, come testimoniato dalla lapide posta in fondo alla Chiesa che riporta tutti i sacerdoti che si sono succeduti nella guida di questa comunità.
L'8 gennaio sarà un giorno prezioso per la comunità di Castel Guelfo, che avrà l'opportunità di incontrare il proprio Vescovo, Matteo Maria Zuppi, prima ancora che il nuovo parroco. Questo incontro evidenzia la profonda connessione del Vescovo con Gesù Cristo attraverso la successione apostolica, sottolineando che non è solo il dirigente di un'azienda chiamata Chiesa.

Il Significato Profondo del Ruolo del Parroco e della Comunità
La parrocchia viene definita come "una comunità di fedeli", un'esperienza di cristiani che, in quanto battezzati e figli di Dio, vivono il Vangelo, lo annunciano, lo celebrano e lo mettono in pratica nelle opere. La parrocchia non si identifica con il parroco, ma è una realtà preesistente, già abitata dalla Presenza di Dio. Una comunità, tuttavia, non è autoreferenziale; non si muove in modo disgiunto dal parroco né si concepisce chiusa in sé stessa. Il Vangelo, infatti, mette necessariamente in relazione le persone, come porzioni di una comunità più ampia, membra di un corpo integrale.
Don Gregorio viene accolto come il "suo proprio pastore", una bella espressione usata dal Codice che richiama un linguaggio quasi nuziale, dove il pastore è della sua comunità e viceversa. Il parroco è chiamato ad essere pastore ad immagine del Buon Pastore. In fondo, è Cristo stesso il vero parroco di queste due comunità. "Benvenuto tra noi, don Gregorio."
Le Riflessioni sull'Addio e il Nuovo Cammino Pastorale
Il sacerdote uscente, a conclusione di nove anni di servizio, ha condiviso le sue riflessioni su un addio che ha significato un'accettazione, seppur iniziale e confusa, di una proposta inaspettata: portare il Vangelo nel mondo dello Sport. Egli ha immaginato una "rete da gettare... per pescare uomini e donne in pantaloncini corti e gocce di sudore sul viso". L'addio alla comunità che lo ha servito per nove anni è stato un momento toccante, caratterizzato da numerose lacrime e un profondo senso di gratitudine, un "cuore pieno" che testimonia la presenza divina. Le sue riflessioni sottolineano l'importanza di essere un prete "in uscita", come richiesto da Papa Francesco, non limitandosi alla sacrestia ma confrontandosi attivamente con il mondo.
La Sfida della Fede nel Contesto Attuale
Queste nomine e avvicendamenti non rappresentano un semplice "rimpasto di governo o del calciomercato estivo", ma una profonda e affascinante sfida della fede, in un'epoca in cui tutto sembra remare contro. La vera azione pastorale, come si riflette, si realizza nel contatto umano e personale, nella convinzione che "andare a cena con una persona vale più di mille riunioni, incontri e perfino consigli pastorali."