Qual è il modo migliore per prepararsi a celebrare le nozze? Le parrocchie o le diocesi quale itinerario di preparazione dovrebbero offrire ai fidanzati perché possano adeguatamente celebrare con consapevolezza il loro matrimonio? È difficile dare una risposta esaustiva. Nell’introduzione ad un testo scritto da don Silvio Longobardi per Editrice Punto Famiglia, il sacerdote esperto di pastorale familiare, alla luce della sua trentennale esperienza con i fidanzati e gli sposi, propone un percorso di dodici incontri. Egli parte da una certezza: i giovani che si preparano al matrimonio "hanno bisogno di ricevere parole che sgorgano da quella Parola che risuona da duemila anni e che, stando alla promessa di Gesù, non sarà mai soffocata dalle tempeste della storia".
Quando si celebrano le nozze, si guarda sempre con trepidazione i giovani sposi. La loro ingenuità commuove e, a volte, spaventa. Ogni anno in Italia sono più di 150mila le persone che si sposano con il rito religioso. La maggior parte partecipa agli incontri di preparazione al matrimonio ed ha dunque la possibilità di un approccio, sia pur debole, con l'esperienza cristiana. Questa è una straordinaria occasione per annunciare il Vangelo ed è certamente quella numericamente più rilevante.
La Varietà dei Percorsi di Fede e la Risposta della Chiesa
La fotografia di questa folla che bussa alla porta della Chiesa è piuttosto variegata. Vi sono giovani che vivono un'esperienza di fede e quelli che da tempo hanno abbandonato ogni pratica religiosa. Vi sono coppie in cui la fede è patrimonio convinto solo di uno e non trova alcuna rispondenza nell'altro o solo un'accoglienza tiepida e formale. Vi sono quelli che cercano risposte e altri che pensano di sapere già tutto quello che serve. Alcuni arrivano alle nozze dopo anni di fidanzamento, altri nella scia di un'esperienza emotivamente coinvolgente. Un numero sempre maggiore è costituito da coppie che hanno alle spalle un periodo più o meno lungo di convivenza. Sono tante persone, ciascuna con la sua storia e le sue domande. Sono tutti figli di Dio. Figli amati. Come afferma Paolo VI: "Per la Chiesa cattolica nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è lontano".
Lo slancio che li sospinge non acceca il cuore; sanno benissimo che quella scelta è carica di responsabilità e di rischi. Anche se non lo dicono apertamente, la maggior parte dei nubendi sperimenta la fatica e forse la paura di non farcela. Non hanno bisogno di una pacca sulla spalla e di promesse vuote. Hanno bisogno di incontrare persone che raccontano un'esperienza, quella di chi ha incontrato Gesù e ha fatto del Vangelo la luce e il cuore della vita. Hanno bisogno di incontrare una Chiesa in cui le diverse vocazioni si intrecciano senza confondersi.
Nozze e Matrimonio: Oltre la Celebrazione Iniziale
Celebrare le nozze non è la stessa cosa che celebrare il matrimonio, anche se a volte le due espressioni vengono usate in modo equivalente. Le nozze fanno riferimento al primo giorno di questa grande avventura, rappresentano solo una festosa introduzione. Il matrimonio, invece, riguarda tutti i giorni che verranno. La celebrazione nuziale è un annuncio di quello che sarà, è come un canto che introduce nella liturgia coniugale. Quando si vedono gli sposi uscire dalla chiesa, al termine della celebrazione nuziale, si sa che li aspetta una folla di amici, pronti a riempire quella giornata di auguri e abbracci. Quel giorno il cielo è privo di nuvole. Ma si sa anche che la vita conduce anche per sentieri oscuri; i tornanti più ripidi sono quelli che non abbiamo previsto.

Il Vangelo di Giovanni come Guida per la Vita di Coppia
Bruno Maggioni diceva: "Il Vangelo di Giovanni è ricco e affascinante, ma anche denso e duro. Richiede fatica e pazienza". Questo sussidio, frutto di un lavoro d’équipe, offre oltre al testo del Vangelo di Giovanni un itinerario per la riflessione personale e in gruppo. Ognuna delle 12 tracce di riflessione è preceduta da alcune note su come impostare un incontro ed è scandita da quattro momenti: Le domande che la vita ci pone, In ascolto di Giovanni, Le domande che la Parola di Dio ci pone (con alcuni impegni concreti) e infine Cosa ci suggerisce di dire a Dio questa Parola? È una proposta per la catechesi adulti alla portata di tutti, un’opportunità di dialogo tra amici, fra discepoli e discepole di Gesù a partire dal Vangelo di Giovanni, per avere luce nella vita.
Panoramica: Giovanni 1-12
Le Nozze di Cana: Un'Anticipazione della Nuova Creazione
Nel Vangelo di Giovanni, il racconto delle nozze di Cana è collocato nel settimo giorno di una settimana. Risalendo all'indietro, si scopre che il Vangelo inizia solennemente al versetto 1 con "In Principio". Bereshit, in ebraico. È la stessa parola con cui inizia la Bibbia, nel libro del Genesi. Si apre così una pista, un accostamento dei testi tra il capitolo uno del Genesi e il capitolo uno del Vangelo di Giovanni, suggerendo una lettura in parallelo tra questi due capitoli come racconti di due creazioni. Un dettaglio sembra confermare l’ipotesi: in entrambi i racconti il settimo giorno è all’inizio del capitolo due. Ci si domanda: Gesù è all’origine del processo di una nuova creazione? La settimana raccontata nel Vangelo di Giovanni narra il crescendo di relazioni speciali. Il primo giorno il Battista è solo voce di uno che grida nel deserto; la figura di Gesù appare ancora informe, sfuocata. Poi Giovanni lo riconosce come Colui che battezza col Soffio di Dio e orienta verso di lui i suoi discepoli. Questi ultimi spargono la voce e di amicizia in amicizia si invitano a conoscere Gesù, frequentando la sua casa.

Maria alle Nozze di Cana: "Madre" e "Donna"
Un cambio di scena avviene alle nozze di Cana. Maria non compare nel testo col suo nome proprio, lei è presente come la Madre e così viene nominata quattro volte nell’episodio. Gesù, invece, si rivolge a lei chiamandola Donna. Questo è un singolare e interessante invito ad interrogarci sul perché di questo differente piano di relazione tra loro. Nella nostra tradizione cristiana Maria è comunemente presentata come Vergine e Madre. Nell’intensità del loro primo incontro nel Vangelo di Giovanni, le parole e lo sguardo di Gesù ce la presentano semplicemente Donna. Lei chiede a lui di rivelare la sua identità di Messia; lui sembra rivelarci sua Madre innanzitutto come Donna. Gesù incontrerà nuovamente sua Madre nel Vangelo di Giovanni? Come? Quando? E la chiamerà ancora col nome di Donna? Il Vangelo di Giovanni non ci presenta il cammino di Maria, la sua storia, né quella di Gesù prima della sua missione pubblica. Per noi, oggi, questo è un invito a pensare che la creazione continua, attraverso il nostro modo di vivere le nostre relazioni e le nostre amicizie.
Il Miracolo del Vino e la Rivelazione Messianica
Il Vangelo narra: "Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: 'Non hanno vino'. E Gesù le rispose: 'Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora'". La domanda di Gesù ("Donna, che vuoi da me?", alla lettera: "Che c'è tra me e te, donna?") è formulata secondo un modo di dire ebraico usato da chi intende mantenere una certa distanza rispetto al proprio interlocutore (vedi Gdc 11,12; 2Sam 16,10; 19,23; 1Re 17,18; 2Re 3,13; 2Cr 35,21). Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le anfore"; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: "Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto". Ed essi gliene portarono. Il direttore del banchetto, dopo aver assaggiato l'acqua diventata vino - e non sapendo da dove venisse, ma lo sapevano i servitori -, chiamò lo sposo e gli disse: "Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora".
Questo fu l’inizio dei segni: non solo il primo dei segni, ma il modello di tutti (questo è il significato della parola greca tradotta con inizio). Il miracolo è una rivelazione messianica. Le nozze di Cana è il primo evento in cui Gesù si manifesta. Maria è con lui e lo invita a rivelarsi nel momento in cui il vino è terminato. Lui dapprima cerca di ignorare l’invito, ma di fronte alla determinazione della madre accetta e compie il primo miracolo. Perché il primo miracolo di Gesù non è una guarigione prodigiosa, la liberazione da un demonio, e nemmeno un evento di massa come la moltiplicazione dei pesci? Questo Vangelo vuole anticipare in questi pochi gesti, quasi come una parabola, l’annuncio del Regno di Dio: il banchetto sta per finire, come la nostra vita, per quanto bella, è destinata a terminare; Maria prega Gesù di intervenire e con la perseveranza riesce a fargli portare vino nuovo alla tavola. L’eternità che ci offre il Vangelo non solo ci permette di superare la soglia della morte, ma ci porterà proprio ad una nuova vita.
La Purificazione del Tempio: Il Corpo di Cristo come Nuovo Luogo di Culto
Dopo questo fatto, Gesù scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. E ai venditori di colombe disse: "Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!". I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: "Lo zelo per la tua casa mi divorerà". Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: "Quale segno ci mostri per fare queste cose?". Rispose loro Gesù: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". Gli dissero allora i Giudei: "Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?". Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Giovanni parla del corpo di Gesù solo qui e poi nel momento in cui si compie questa profezia: alla deposizione del cadavere (tempio distrutto) di Gesù dalla croce e alla scoperta del sepolcro privo del cadavere (perché Gesù è risorto). Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo.
Percorsi di Accompagnamento per Fidanzati e Sposi
Il Percorso Lui&Lei è un cammino di discernimento vocazionale per fidanzati. Nasce in una diocesi nel 2001 grazie alla genialità e all’amore per le giovani coppie di Franco e Lidia D’Alessandro, che, forti della loro decennale esperienza nelle Equipes Notre Dame (movimento internazionale di spiritualità coniugale), decidono di strutturare un percorso biennale per fidanzati che non desiderassero prepararsi al matrimonio (o almeno non in quel momento) ma cercassero di crescere come coppia, di mettere in discussione la propria relazione per riconoscere eventuali incompatibilità e rischi. L’itinerario non è stato strutturato in cicli di lezioni o di conferenze, ma coinvolge e valorizza al massimo l’apporto che i fidanzati possono offrire nella serie di incontri che li vede protagonisti. Gli incontri vengono effettuati nelle case delle coppie animatrici. Lo stile che è stato scelto è dunque quello dell’accoglienza e dell’animazione, vissuto anche con gesti concreti di familiarità, di attenzione, di ascolto, di confronto e di gioia. Il percorso si svolge in gruppi di coppie di fidanzati, è diocesano e quindi interparrocchiale. I fidanzati hanno a disposizione dei libretti su cui lavorano prima dell’incontro. Gli incontri si svolgono nella casa della coppia compagna di viaggio.
Temi per la Formazione Continua delle Coppie di Sposi
Al termine dell’itinerario diocesano per fidanzati e dopo la celebrazione del matrimonio, alcune giovani coppie hanno spontaneamente avviato un gruppo di confronto sulla propria nuova esperienza, che desideravano vivere alla luce della fede. I temi trattati includono:
- Dall’«io-tu» al «noi»: Dalla fusione dell’innamoramento alla realtà dell’integrazione di coppia.
- La comunicazione nella coppia: Dinamiche comunicative e relazionali dopo il «giorno più bello».
- L’esercizio della sessualità nuziale: Tra tenerezza, passione e progetti di procreazione.
- La relazione con le famiglie di origine: Tra debito di riconoscenza, dipendenza prolungata e giusta autonomia.
- La relazione con Dio: La preghiera e il discernimento per fare scelte cristiane nella coppia.
- Tempo della coppia e tempo del lavoro: Come trovare il giusto equilibrio?
- Gioie e insidie della vita a due: Gestire i problemi e gustare i frutti dell’amore.
- Amici e amicizie prima e dopo il matrimonio: Sposarsi significa incarcerarsi?
- «... neanche un prete per chiacchierar…»: Il cammino e l’accompagnamento spirituale in coppia da sposati.
- L’arrivo del primo figlio: Come sopravvivere felici?
- Dalla paura alla gratitudine.
PAOLO CIOTTI, psicologo clinico e in formazione come psicoterapeuta sistemico relazionale, docente di Psicologia della religione dal 2003 a Milano, è laureato in Scienze della educazione e baccalaureato in Teologia. Svolge pratica clinica ed ha esperienza nel lavoro consultoriale e pastorale con le coppie e le famiglie.