La Nunziatura Apostolica della Santa Sede a Panama rappresenta un punto di riferimento fondamentale per le relazioni diplomatiche e l'assistenza ai cittadini. Questa istituzione è l'unica rappresentanza della Santa Sede a Panama ed è una delle 102 rappresentanze straniere nel paese. A sua volta, la nunziatura è una delle 121 rappresentanze diplomatiche e consolari della Santa Sede all'estero, mentre Panama ha una propria ambasciata presso la Santa Sede.
La Rappresentanza Diplomatica della Santa Sede a Panama
La nunziatura apostolica della Santa Sede a Panama può offrire assistenza ai propri cittadini e servizi consolari generali. Tra i servizi consolari tipicamente disponibili vi sono: servizi di visto, servizi di passaporto, servizi notarili e legalizzazione, registrazione civile e documenti urgenti. Per la conferma della disponibilità di specifici servizi, è sempre consigliabile contattare direttamente la nunziatura apostolica. È importante notare che i cittadini di Panama non necessitano di visto per entrare nella Santa Sede.

Il Caso di Manuel Noriega e il Diritto di Asilo (Dicembre 1989)
L'Asilo nella Nunziatura: Un Episodio Chiave
Nel dicembre del 1989, l'ex dittatore panamense Manuel Noriega, per sfuggire alla cattura delle forze americane e avere salva la vita, si rifugiò per 10 giorni nella nunziatura di Panama. Noriega era divenuto, dopo il 1986, un ricercato numero uno, accusato di commerciare droga negli Usa, nonostante per anni fosse stato supportato dalla CIA per tenere sotto controllo i movimenti comunisti sudamericani. La nunziatura, descritta come una villa coloniale con un bel giardino, divenne il suo rifugio. Il 20 dicembre 1989, il Presidente degli Stati Uniti George H.W. Bush annunciò l'operazione "Just Cause" per rovesciare il regime di Noriega a Panama. Noriega riuscì a sfuggire per un soffio alla cattura, ma sulla sua testa pendeva una taglia di un milione di dollari. Con le truppe statunitensi che setacciavano la Capitale per trovare lui e la sua famiglia, il dittatore si rivolse alla nunziatura.
La vigilia di Natale, Noriega chiamò il Nunzio apostolico, l'Arcivescovo José Sebastián Laboa Gallego, chiedendo asilo immediato nella Nunziatura della Santa Sede. Sebbene Noriega non fosse un amico della Chiesa, e avesse persino maltrattato personalmente Laboa, il Nunzio agì rapidamente per evitare ulteriori violenze.
L'Operato dell'Arcivescovo José Sebastián Laboa
La versione ufficiale all'epoca metteva in rilievo il fatto che monsignor Laboa si assunse la responsabilità di decidere di ospitare Noriega. Disse di avere preso una decisione personale per mettere fine agli scontri armati che stavano prendendo piede a Panama. Lo stesso presidente Bush espresse soddisfazione per il fatto che Noriega, nel frattempo rifugiato in nunziatura, fosse sotto il controllo di autorità diplomatiche, affermando: «Il suo regno di terrore è terminato e operiamo per contribuire a ristabilire la legge e l'ordine a Panama». Il Vaticano confermava pure che Noriega si trovava in nunziatura come rifugiato politico. L'Osservatore Romano, in un articolo, dava risalto alle buone relazioni diplomatiche tra gli Usa e il Vaticano e che per Noriega sarebbe stato rispettato il diritto di asilo delle sedi diplomatiche.
In realtà, l'esercito americano per tentare di fare uscire Noriega dalla nunziatura ricorse anche ad uno stratagemma bizzarro: furono posti degli altoparlanti potentissimi vicino alla nunziatura per mandare a tutto volume musica rock giorno e notte. Il Vaticano naturalmente protestò, fino a che non iniziarono febbrili consultazioni dietro le quinte. Noriega, tuttavia, non ne voleva sapere di uscire. Il Segretario di Stato USA, in un primo momento, cercò di fare pressione sul Vaticano affinché consegnasse Noriega, affermando che, in quanto criminale, lui non aveva diritto all'asilo.
Cosa fece Noriega nella nunziatura per una settimana e mezzo, mentre le forze americane giorno e notte riversavano musica rock a tutto volume sull'edificio e puntavano riflettori contro le sue finestre? L'arma principale del Nunzio con il suo ospite inatteso era la persuasione verbale. Laboa ebbe lunghe conversazioni con Noriega in merito alle sue possibili opzioni, simulò insieme a lui i potenziali, diversi scenari conseguenti alle sue possibili scelte e lo aiutò a vedere il modo migliore per andare avanti. In sostanza, Laboa assistette spiritualmente il fuggitivo, rimanendo in costante contatto con Roma. Alla fine, il generale cedette. Durante la messa mattutina, con il generale seduto nell'ultimo banco, Laboa tenne un'omelia su come le lealtà umane cambiano ma Dio rimane fedele. Poche ore dopo, il dittatore indossò la sua uniforme e disse al Nunzio che era pronto a partire, chiedendo di poter tenere la sua Bibbia. Attraversò il cortile della nunziatura con tre sacerdoti fino al cancello principale, dove si arrese. La resa incruenta di Noriega pose fine alla crisi immediatamente.
877- L'invasione USA di Panama, una storia di droga, soldi e politica [Pillole di Storia]
La Sovranità Territoriale e la Neutralità della Santa Sede
Ad oggi, il ruolo esatto del Vaticano nel caso Noriega resta in parte poco chiaro, e probabilmente bisognerà aspettare l'apertura degli archivi per una piena comprensione. Tuttavia, l'episodio sottolinea alcuni principi fondamentali della diplomazia vaticana. La sovranità territoriale è un concetto cardine per il sistema interstatale. La Chiesa non avrebbe consegnato Noriega a quella che i suoi alti diplomatici definivano “la potenza occupante” senza il consenso dello stesso Noriega. Il Nunzio disse di aver assicurato a Noriega che poteva restare: “Gli ho detto fino all'ultimo minuto: ‘Puoi restare qui. Non ti cacceremo mai’”.
La sovranità della Santa Sede, esplicitamente sancita dai Patti Lateranensi del 1929, costituisce una forma di protezione dell'indipendenza. La Santa Sede non prende posizione nelle controversie politiche (o militari) e si adopera per preservare la propria neutralità. Questo è un aspetto fondamentale da comprendere sul modo in cui la Santa Sede interagisce con i leader stranieri: essi sono considerati esseri umani, peccatori come tutti noi, e capaci di redenzione. L'individuo e la sua dignità sono al centro di qualsiasi analisi della situazione.
Il Nunzio Apostolico e le Attività Recenti in Panama
L’arcivescovo Dagoberto Campos Salas, l'attuale Nunzio Apostolico a Panama, è giunto all’aeroporto internazionale Tocumen di Panamá il 7 luglio ed è stato accolto da numerose autorità ecclesiastiche e governative. Tra questi, il cardinale José Luis Lacunza Maestrojuán, o.a.r., vescovo di David, i monsignori José Domingo Ulloa Mendieta, arcivescovo di Panamá, e Audilio Aguilar Aguilar, vescovo di Santiago di Verasaguas, la signora Xiomara Pérez, vice direttrice del Protocollo e cerimoniale di Stato del ministero degli Esteri, e don Linku Lenard Gomes, collaboratore della rappresentanza pontificia, oltre alle autorità aeroportuali per l’immigrazione.
L’8 luglio, il Nunzio Apostolico, dopo aver trasmesso i saluti del Santo Padre ai vescovi in occasione dell’assemblea annuale della Conferenza episcopale panamense, ha consegnato la lettera commendatizia del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin al vescovo Rafael Valdivieso Miranda, presidente della medesima Conferenza episcopale. Successivamente, il 14 luglio, il rappresentante pontificio ha consegnato le lettere credenziali alla signora Marta Elida Gordon, vice ministro degli Affari esteri e, il 23 del mese successivo, a Laurentino Cortizo Cohen, presidente della Repubblica. Durante il consueto colloquio, al quale era presente anche la signora Erika Mouynes, ministro degli Affari esteri, monsignor Dagoberto Campos Salas ha portato i saluti del Santo Padre. Da parte sua, il presidente ha ringraziato Papa Francesco e la Chiesa locale per il contributo al bene del Paese.
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