La figura del nunzio apostolico riveste un'importanza cruciale nelle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e le nazioni. In particolare, la Nunziatura Apostolica in Italia ha attraversato una storia complessa e significativa, modellata dagli eventi storici e dalle dinamiche politiche del paese. Questo ruolo, definito dal Codex Iuris Canonici del 1917, prevede la rappresentanza della Santa Sede presso i governi stranieri, la cura delle relazioni diplomatiche e la vigilanza sulla vita diocesana locale, con un rapporto diretto con il Papa.

La Ristabilimento delle Relazioni Diplomatiche e la Prima Nunziatura
Le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Regno d'Italia furono ristabilite l'11 febbraio 1929, in concomitanza con la firma dei Patti del Laterano. Questo evento pose fine a un'interruzione iniziata il 20 settembre 1870, a seguito dell'annessione di Roma al Regno d'Italia. Il primo nunzio apostolico in Italia fu monsignor Francesco Borgongini Duca (1884-1954), precedentemente segretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari. Egli ricoprì questa carica dal 1929 al 1953.
Il Ruolo di Monsignor Borgongini Duca nel Contesto Fascista
La nomina di Borgongini Duca avvenne in un contesto delicato, quello dei rapporti tra la Santa Sede e il regime fascista. Papa Pio XI cercava un ecclesiastico che fosse non solo ben introdotto negli ambienti curiali e romani, ma anche gradito al regime e fedele alle direttive pontificie. Borgongini Duca, avendo partecipato attivamente alle trattative concordatarie, possedeva le caratteristiche richieste. La sua nomina non comportò istruzioni specifiche sulla linea di politica ecclesiastica da tenere nei confronti del regime fascista, suggerendo una gestione diretta da parte del Papa e della Segreteria di Stato.
Il 2 luglio 1929, Borgongini Duca si insediò ufficialmente nella sede della Nunziatura in via Nomentana. Il suo rapporto del 15 luglio 1929 al Cardinale Gasparri descrive un contesto cerimoniale che rifletteva ancora il trauma del 1870, ma anche un compiacimento per la ripresa del ruolo della Chiesa nella vita pubblica nazionale. Borgongini Duca, nel suo resoconto, sottolineò come la massoneria avesse inteso "dare l’ultimo colpo alla Chiesa e al Pontificato" con l'ingresso delle truppe italiane a Roma, mentre ora, con il "consenso universale del popolo italiano", l'umile rappresentante del Pontefice riprendeva il suo posto d'onore.
Le sue relazioni e gli appunti delle udienze con Mussolini non delineano un mero esecutore delle volontà pontificie, ma piuttosto un diplomatico rigorosamente legato alle linee formulate dal pontefice. Operava in un ambiente romano complesso, a contatto con due figure di grande potere come Pio XI e Benito Mussolini, in circostanze spesso drammatiche.

La Nunziatura sotto Papa Pio XII e gli Anni del Dopoguerra
Durante il pontificato di Pio XII, il peso specifico della Nunziatura Apostolica in Italia non subì un aumento significativo. Sia durante il periodo bellico che negli anni del dopoguerra e del centrismo degasperiano, le questioni di carattere politico e diplomatico concernenti i rapporti con il governo italiano furono gestite direttamente da Papa Pacelli, che fungeva anche da Segretario di Stato dopo la morte del Cardinale Maglione. La Nunziatura si trovò spesso scavalcata dai rapporti diretti tra i governi a guida democristiana e la Segreteria di Stato, nonché dal canale rappresentato dall'ambasciata italiana presso la Santa Sede.
Un ulteriore fattore di debolezza della Nunziatura fu rappresentato dalle iniziative personali di cardinali e vescovi, che, in un contesto di rapida modernizzazione e dell'incipiente boom economico, cercavano di influenzare le scelte politiche per raggiungere i propri obiettivi specifici.
I Successori di Borgongini Duca: Monsignor Fietta e Monsignor Grano
Nel 1953, monsignor Giuseppe Fietta (1883-1960), già nunzio in America Centrale e nell'Argentina di Perón, subentrò a Borgongini Duca. La sua nomina fu considerata una "quarta scelta" dalla Santa Sede, dopo che erano stati presi in considerazione altri prelati. Nonostante ciò, l'ambasciatore Mameli lo descrisse come un "prelato di alte doti" e di "sentimenti altamente italiani".
Nel 1958, papa Giovanni XXIII nominò monsignor Carlo Grano (1887-1976) come successore di Fietta. Grano, entrato in Segreteria di Stato nel 1923, non era noto per una vasta esperienza politica e diplomatica, ma piuttosto, come annotato dall'ambasciatore Migone, per la sua "pietà e il senso di assoluta devozione ai pontefici". Questa scelta, secondo l'ambasciatore, indicava una tendenza della Santa Sede a designare personalità "politicamente incolori" per la Nunziatura in Italia, al fine di evitare iniziative autonome.
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L'Evoluzione del Ruolo del Nunzio Apostolico
Gli anni del Concilio Vaticano II segnarono un'ulteriore evoluzione del ruolo del nunzio apostolico. Si tentò di armonizzare la figura diplomatica con il nuovo ruolo pastorale progressivamente delineato per i vescovi diocesani e le conferenze episcopali. Già nel 1951, in un discorso tenuto in occasione dei 250 anni della Pontificia Accademia Ecclesiastica, monsignor Montini aveva sottolineato l'indole sacerdotale del nunzio, impegnato sia a "difendere i diritti della Santa Sede" sia a "servire i bisogni dei popoli presso cui va".
Questa intenzione trovò formalizzazione nel nuovo Codice di Diritto Canonico promulgato da papa Giovanni Paolo II nel 1983. Il nuovo codice confermò un ruolo più ecclesiastico che diplomatico per i nunzi, formati maggiormente sul campo che in accademia.
I Nunzi Apostolici in Italia dal 1967 ad Oggi
Nel periodo che va dal 1967 al 1969, la Nunziatura Apostolica in Italia fu retta dall'emiliano Egano Righi-Lambertini (1906-2000). A lui successe, dal 1969 al 1986, il marchigiano Romolo Carboni (1911-1999).
Durante il pontificato di Giovanni Paolo II, si sono succeduti alla Nunziatura:
- Luigi Poggi (1917-2010), nunzio dal 1986 al 1992. Precedentemente aveva contribuito allo stabilimento del concordato tra Santa Sede e Tunisia (1964) e aveva ricoperto incarichi diplomatici in Africa centrale, Perù e come inviato speciale per migliorare le relazioni con paesi aderenti al Patto di Varsavia.
- Carlo Furno (1921-), nunzio dal 1992 al 1994. Aveva precedentemente svolto incarichi simili in Perù, Libano e Brasile.
- Francesco Colasuonno (1925-2003), nunzio dal 1994 al 1998. Aveva ricoperto il ruolo di pro-nunzio in Jugoslavia, nunzio con poteri speciali in Polonia e rappresentante presso la Federazione Russa.
- Andrea Cordero Lanza di Montezemolo (1925-), nunzio dal 1998 al 2001. Aveva precedentemente svolto incarichi in Honduras e Nicaragua, Uruguay, e come delegato apostolico e pro-nunzio a Gerusalemme e in Palestina.
- Paolo Romeo (1938-), nunzio dal 2001 al 2006. Le sue esperienze diplomatiche includono Haiti, Colombia e Canada.

Il Caso Orlandi e la Nunziatura di Villa Giorgina
Un evento recente che ha riportato l'attenzione sulla Nunziatura Apostolica presso l'Italia, situata in Villa Giorgina, è stato il ritrovamento di ossa umane. Inizialmente, vi sono state speculazioni mediatiche che collegavano questo ritrovamento al caso di Emanuela Orlandi, scomparsa nel 1983. Tuttavia, le indagini successive hanno escluso tale collegamento.
Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha chiarito che la Santa Sede non aveva stabilito alcun collegamento diretto con il caso Orlandi. Le analisi genetiche hanno rivelato che le ossa risalgono a un periodo precedente al 1964 e appartengono a un uomo, non a una donna come nel caso di Emanuela Orlandi (nata nel gennaio 1968) o Mirella Gregori (nata nell'autunno 1967).
Le indagini condotte dalla polizia scientifica hanno stabilito, tramite l'analisi del Carbonio 14, che la persona sarebbe morta prima del 1963. Ulteriori accertamenti sul cromosoma Y e sulla quantità di alleli hanno confermato il sesso maschile del defunto. Sebbene alcuni reperti non siano stati ancora sottoposti a indagine, l'avvocato della famiglia Orlandi ha dichiarato che il caso non è da considerarsi chiuso fino a quando non saranno completate tutte le analisi.

La Nunziatura Apostolica in Italia continua a svolgere un ruolo fondamentale nel mantenimento delle relazioni tra la Santa Sede e lo Stato italiano, un legame che affonda le sue radici in una storia lunga e articolata, costantemente influenzata dalle vicende politiche e sociali del paese.