Un vestito non serve solo per coprirsi; il vestito dice qualcosa di noi. Quest’anno, durante la Novena di Natale, ci soffermeremo proprio sui vestiti, ma su dei vestiti speciali: quelli indossati da chi è stato protagonista, in un modo o nell’altro, di quel momento stupendo che è stata la nascita di Gesù. Saranno i loro abiti a comunicarci con quali atteggiamenti si sono posti davanti al Signore. Seguendo passo passo la storia del loro incontro con il Bambino celeste, scopriremo di avere anche noi un abito da portare, quello che abbiamo ricevuto il giorno del nostro battesimo e che attesta che in Cristo siamo diventati creature nuove.
Date e Orari della Novena
La Novena si svolgerà nei giorni lunedì 20, martedì 21, mercoledì 22 e giovedì 23 dicembre, dalle ore 17.00 alle ore 17,45, in Chiesa.

Benedizione delle Statuette di Gesù Bambino
Nel giorno di giovedì, alla fine della celebrazione, ci sarà la benedizione delle statuette di Gesù Bambino che saranno messe nei presepi il giorno di Natale.
I Pastori: Primi Testimoni e Messaggeri del Natale
I pastori sono stati i primi testimoni della nascita del Figlio di Dio. La loro era una notte come tutte le altre, e poi si è trasformata nella notte più straordinaria della storia. Non erano semplici spettatori, ma gente chiamata a guardare uno spettacolo, qualcosa che desidera manifestarsi. Ad invitarli è stato nientemeno che un angelo mandato da Dio, forse perché avevano gli occhi giusti per vedere in quel Bambino il Salvatore.

Il Coraggio e la Fede dei Pastori
La cosa bella è che i pastori sono partiti senza esitare per Betlemme, con l’animo forse pieno di curiosità per qualcosa di nuovo e di diverso che capitava nelle loro notti così ripetitive, ma anche pieno di fiducia nelle parole dell’angelo. Sono stati i protagonisti di quella notte. Per questo mettiamo nei nostri presepi tante statuine che li rappresentano; la Natività senza pastori non ha senso. L’angelo li ha raggiunti nel cuore della notte, mentre erano intenti al loro duro lavoro. E invece sono stati i primi invitati, proprio loro! Erano lontani da tutti, dimenticati dall’alta società, forse disprezzati per la loro semplicità. Là fuori, d’estate e d’inverno, con le loro pecore, e proprio là quell’angelo è venuto a coinvolgerli dentro a quello spettacolo. Non solo spettatori, ma anche attori dell’accoglienza del Figlio di Dio, partecipi del canto degli angeli, corona attorno alla Sacra Famiglia.
Pastori per presepe in movimento. Versione 2
Il Messaggio dei Pastori
I pastori sono stati testimoni, i messaggeri degli altri messaggeri che sono gli angeli. Testimoni addirittura per Maria, che ha custodito anche le loro parole nel suo cuore, in quella notte meravigliosa. Sì, Dio si è servito anche di loro per ‘far girare’ la notizia bella (il Vangelo) dell’incarnazione del suo Figlio. Forse qualcuno li aveva già presi per pazzi quando avevano udito gli angeli cantare ‘Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama’. Chissà cos’hanno detto quando poi hanno raccontato di aver visto un semplicissimo bambino in braccio ai suoi due giovani genitori dentro a una stalla, ma tra di loro la gioia doveva essere intima e incrollabile, espressa con la loro preghiera di gloria e di lode a Dio.
Il Simbolismo del Pastore
In fondo, anche noi siamo un po’ come i pastori. Vediamo e udiamo delle cose semplicissime nella nostra vita di cristiani. È bello che Gesù, da grande, abbia preso la loro professione come simbolo della sua. Chi è il pastore? Colui che si prende cura del suo gregge, che vive con le sue pecore giorno e notte, è sempre con loro. Cammina con loro, si ferma con loro, mangia, dorme, ride, soffre, sempre col suo gregge.
Imparare dai Pastori
Il presepe è luogo di pastori, gente semplice, abituata alle fatiche di giorni interminabili e notti di veglia. Guardandolo, possiamo contemplare l’atteggiamento del pastore, che attende con pazienza al suo lavoro, che coccola le sue pecore, che vive con serenità e fortezza il susseguirsi delle stagioni. I pastori del presepe hanno il coraggio di mettere da parte ogni pregiudizio e ascoltare un angelo, mettendosi in cammino verso quella grotta, e adorare il Dio con noi, anche Lui Pastore, che offre la sua vita per le pecore.
Ecco Natale per noi: imparare dai pastori come andare oltre al tornaconto, al calcolo; imparare a essere dono per gli altri, dimenticando se stessi. Pastori, veniamo da voi all’inizio di questa novena in preparazione al Natale, e anche se i modi sono rudi, accogliamo il vostro insegnamento di vita: dedizione e affetto, fede e costanza, obbedienza e affidamento. Siano questi i doni da scoprire nelle prossime feste, magari non sotto l’albero, ma nel cuore nostro e di chi ci vive accanto.
Il Presepe: Un Percorso di Fede
Quanta emozione dovrebbe accompagnarci mentre collochiamo nel presepe le montagne, i ruscelli, le pecore e i pastori! In questo modo ricordiamo, come avevano preannunciato i profeti, che tutto il creato partecipa alla festa della venuta del Messia. Gli angeli e la stella cometa sono il segno che noi pure siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere la grotta e adorare il Signore.
«Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2,15): così dicono i pastori dopo l’annuncio fatto dagli angeli. È un insegnamento molto bello che ci proviene nella semplicità della descrizione. A differenza di tanta gente intenta a fare mille altre cose, i pastori diventano i primi testimoni dell’essenziale, cioè della salvezza che viene donata. Sono i più umili e i più poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione. A Dio che ci viene incontro nel Bambino Gesù, i pastori rispondono mettendosi in cammino verso di Lui, per un incontro di amore e di grato stupore.
La Costruzione del Presepe e le sue Figure
Si racconta che alla nascita di Gesù i pastori si organizzarono per andare a vedere ciò che era stato detto loro per mezzo dell’angelo. Ciascuno prese quel poco che aveva per portarlo al Dio fattosi carne. Le figure che riappaiono ogni anno, tirate fuori dai loro ripostigli, e poi nuovamente ricollocate al loro posto, rappresentano: i pastori che portano l’annuncio dell’angelo, nelle vicinanze il gregge che riposa tranquillo, in lontananza le case della città, la grotta e il presepio con i protagonisti, Maria, Giuseppe e, in lenta marcia verso Betlemme, la carovana dei Magi.
Il presepe è probabilmente uno degli strumenti più importanti per visualizzare le scene evangeliche, sicuramente dotato di una forza maggiore di quella dei moderni mezzi audiovisivi. Si cercherà di accompagnare la costruzione del nostro presepe facendo costante riferimento ai Vangeli. Inizieremo la realizzazione del nostro “presepe a tappe” mercoledì prossimo 15 dicembre alle 19.00, contemporaneamente alla Novena di Natale.

Personaggi Oltre la Tradizione
Già in quel giorno incontreremo il primo personaggio sul quale si soffermerà la nostra riflessione: Cesare Augusto, che insieme ad Erode, seppur menzionati più volte nei Vangeli, non appaiono nei nostri tradizionali presepi. Si tratta di due figure che si impongono in tutta la loro forza inquietante! Questo personaggio non compare mai nei presepi, almeno per quanto se ne sappia. Normalmente sta fuori, a fare da spettatore più o meno interessato, coinvolto non più di tanto, a osservare, e magari giudicare. Invece deve abbandonare quella comoda posizione ed entrare da protagonista attivo nel presepe e vivere l’avventura del Natale insieme agli altri personaggi tradizionali. Il bue, l’asino, le pecore, i pastori fanno la loro parte. E ognuno di noi deve fare la propria parte (non recitarla, beninteso!), inventandola e improvvisandola.
Il Natale e lo Stupore del Bambino
Si dice che il presepe, il Natale, Gesù Bambino e i relativi doni siano cose da bambini. Appunto. Noi dobbiamo diventare bambini per recuperare la gioia e scoprire la novità del Natale. “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli” (Mt 18,3), e nemmeno nel presepe. Georges Bernanos osservava: "Ci sono tanti morti nella mia vita, e più morto di tutti è il ragazzo che fui." Invece, il celebre violinista Yehudi Menuhin confessava: "Io ero vecchio da bambino e sono rimasto bambino da vecchio." Questa sì è una conquista. Giovannino Guareschi, in un dialogo con la figlia Carlotta, faceva notare che bisogna ricordarsi del bambino che si era, passeggiando con lui per la campagna, facendolo rifugiare "nel suo solido nido, dentro il mio vecchio cuore che ora batte come se avesse dodici anni." Dunque, cosa ci impedisce di entrare veramente nel presepe da protagonista e, insieme, da bambino?
Il Natale "Risaputo" e la Ricerca della Novità
C’è un guaio, neppure troppo nascosto, che ci impedisce di vivere la novità del Natale e che sta all’origine di tante altre sfasature: il risaputo. Noi, purtroppo, sappiamo che cos’è il Natale. E ci illudiamo di sapere come deve essere. Sappiamo quando arriva (spesso con largo anticipo, come accade oggi nelle grandi città, dove si accendono le luminarie natalizie nel mese di novembre) e quanto dura (per lasciare il posto ad altre cose che premono). Chi l’ha vissuto la prima volta, invece, aveva la fortuna di non sapere di che cosa si trattasse, che cosa fare, e cosa sarebbe successo dopo. Maria e Giuseppe stessi non sapevano che cosa fosse il Natale. Neppure i pastori. Tantomeno Erode. L’avvenimento li ha colti alla sprovvista. Hanno dovuto interrogarsi, inventare, scegliere, soprattutto improvvisare. Non sono stati loro a decidere che cos’era il Natale e in che modo andava vissuto. È stato un Altro a decidere. Noi, purtroppo, sappiamo già tutto in partenza. Il nostro è un Natale deciso, programmato, fissato da noi, oserei dire prefabbricato, senza neppure più preoccuparsi di controllarne l’autenticità confrontandolo con il copione evangelico.
Il Natale Moderno: Tra Tradizione e Consumo
In un cassetto dell’armadio c’è la scatola del presepe. Basta recuperarla, montare i vari pezzi, piazzare al loro posto i personaggi, aggiungere al massimo qualche “diavoleria” tecnologica. Così per l’albero (che pure, checché se ne dica, ha un profondo significato religioso). E tutto viene sistemato nel modo giusto. Si passa dai negozi con la lista della spesa, l’elenco sterminato dei doni. Si prende l’appuntamento dalla parrucchiera. Si sceglie l’abito giusto. Ci si accerta che in cucina non manchi nulla (meglio, anzi, abbondare). Nel solito giornale, poi, c’è la solita “penna”, esperta nel “ricamar bellurie”, che si incarica di fornirci i sentimenti che dobbiamo indossare, copiosamente spruzzati di nostalgia per i Natali d’antan. Sì, perché pare che soltanto i Natali di una volta fossero veri Natali. Infine, naturalmente, si fa anche una capatina in chiesa per la messa di mezzanotte, sperando che non vada troppo per le lunghe.

La Prevedibilità di un Natale Senza Sorprese
Al ritorno, prima dei rituali scoppi dello spumante, ci sono le note languide esalate dal carillon e dal giradischi: Astro del Ciel. Il Natale funziona, come previsto. Cioè, non funziona come previsto. È come un disco che si inceppa e ripete lo stesso ritornello. Si tratta di un Natale decrepito, logoro, usurato, anche se levigato di modernità. Un Natale senza sorprese. Recitato, più che vissuto. “Ci risiamo”.
Provo a immaginare cosa succederebbe se non trovassi più il presepe. Se fossero sparite le statuine dei pastori con agnellino incorporato in spalla. Se il bue e l’asinello si fossero posti in salvo in qualche parco protetto (protetto dalla banalità). Se Giuseppe non fosse disponibile, perché lontano a lavorare. Se Maria non avesse tempo. Se gli angioletti fossero colpiti da improvvisa raucedine. Se Erode si trovasse in vacanza o impegnato in qualche vertice di “grandi”. Se i Magi si fossero smarriti per strada. Se avessimo rotto la chiave del cofanetto dove teniamo i gioielli. Se fosse sparita la pelliccia o il cappotto elegante (magari dimenticati in lavanderia). Se i negozi risultassero inspiegabilmente chiusi. Fossero esauriti i doni nel mercato. La mano del giornalista specialista nel “ricamar bellurie” fosse stata bloccata dai crampi. Ci verrebbe in mente che bastiamo noi? Che il presepe sarebbe completo anche con la nostra sola presenza (oltre quella, obbligatoria, del bambino)? Quale fortuna se fosse scomparso il “mio” Natale, il solito Natale, quello messo a punto e collaudato da noi e dai nostri simili. Quale guadagno se avessimo disimparato come si festeggia il Natale, e quindi fossimo costretti a scoprirlo, avendo soltanto la sobria pagina dell’evangelista Luca (2,1-20) quale unico punto di riferimento.
Risvegliare lo Stupore del Natale
Si dice che i piccoli, salvo qualche rara eccezione, non credono più a Gesù Bambino. Ormai “sanno” che sono i genitori a portare i doni. Il vero problema, però, è come “non far sapere” ai genitori. Togliergli l’esperienza. Ridargli il senso dello stupore. Farli aprire all’inedito. Renderli disponibili alla sorpresa. Fargli sospettare che Gesù Bambino è un altro. Che il Natale è altro. Siamo noi adulti che non dobbiamo sapere. Proprio perché sappiamo, finiamo per non capire nulla, abbiamo smarrito il significato. Siamo noi, cosiddetti adulti, che dobbiamo deciderci a credere che c’è Gesù Bambino, e ci aspetta, ci riserva qualche sorpresa. Che Gesù Bambino non siamo noi!