La Sicilia, terra ricca di storia e misticismo, ospita numerosi eremi che rappresentano punti focali di fede, raccoglimento e tradizione. Questi luoghi, spesso immersi nella natura incontaminata, offrono un rifugio spirituale e conservano racconti di frati carismatici che ne hanno segnato la storia. Tra questi, spiccano l'Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina, l'Eremo di Sant'Anna ad Aci San Filippo e l'Eremo di Monte Scalpello, ciascuno con la propria peculiare identità e un profondo legame con il territorio.
L'Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina: Tra Storia e Leggenda
L'Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina è una costruzione suggestiva situata lungo le pendici del monte Quisquina, nel territorio di Santo Stefano Quisquina, a soli 4 km dal centro abitato. Posto a 986 metri s.l.m., si allunga sul lato nord dell'antica Serra Quisquina, immerso nel cuore di un fitto bosco naturale che lo circonda. Questo luogo, umido e ombroso, era chiamato "Koschin" (cioè oscuro) dai Saraceni, un'accezione appropriata che ne sottolinea il carattere misterioso e appartato, ideale per nascondersi.
La Dimora della Santa
La struttura eremitica è caratterizzata da uno stile architettonico definito ambientale, poiché è stata costruita e coltivata a tappe quasi in modo organico, mimetizzandosi perfettamente con l'ambiente circostante. L'eremo comprende, oltre alla "grotta", la chiesa, la cripta e gli ambienti conventuali come le celle, la cucina e il refettorio. Al centro di questo complesso vi è la grotta dove, secondo la tradizione, per gran parte della sua vita si rifugiò Santa Rosalia, la vergine palermitana. In una grotta mimetizzata dalla vegetazione e difficilmente accessibile, la giovane Rosalia, in fuga dalla vita mondana e in cerca di solitudine, pace e soprattutto di Dio, trovò dimora per dodici anni, probabilmente dal 1150 al 1162, prima di trasferirsi sul Monte Pellegrino. Una vocazione pura e integerrima traspare dall'iscrizione, ancora adesso chiaramente visibile sul muro della grotta della Quisquina: «Io Rosalia, figlia di Sinibaldo, signore della Quisquina e del Monte delle Rose, ho deciso di abitare in questa grotta per amore di mio Signore Gesù Cristo.»

Dalla Scoperta alla Fondazione
La storia dell'Eremo ha inizio nel 1624. Poche settimane dopo il ritrovamento delle spoglie della Santa nella grotta del Monte Pellegrino a Palermo, due muratori palermitani il 25 agosto ritrovarono la grotta e l'epigrafe nel secolare legno di quisquina. In quel periodo, il culto di Santa Rosalia si diffuse grazie al miracolo della liberazione di Palermo dalla peste, avvenuto dopo il ritrovamento delle ossa della Santa sul Monte Pellegrino e la loro processione, come indicato dalla stessa Rosalia apparsa a un uomo. Dopo quaranta giorni dalla processione miracolosa, i due muratori, impegnati nella costruzione del convento Domenicano di Santo Stefano Quisquina, si incamminarono nel bosco alla ricerca di tracce della presenza della santa, sapendo che lì aveva dimorato. La cappella fu immediatamente costruita nelle vicinanze.
Pochi anni dopo, il mercante genovese Francesco Scassi, colpito dalla storia di Santa Rosalia e della grotta, decise di trasferirsi in Sicilia e investire tutto il suo denaro nella costruzione dell'Eremo. Dopo aver edificato la chiesa, delle cellette, una cucina e una stalla, decise di ritirarsi e di vivere lì con altri tre uomini. Questi fondarono una congregazione indipendente di frati devoti a Santa Rosalia che, con il tempo, sarebbe diventata del tutto autosufficiente, con frantoio, granaio, calzoleria, falegnameria e quant'altro necessario all'interno dell'Eremo.
3 Minuti di Storia - Eremo della Quisquina - Documentario
Crescita, Declino e la Figura di Fra Vicè
Nel Settecento, l'Eremo di Quisquina era uno dei più rinomati di tutta la Sicilia, visitato e sostenuto da donazioni di vescovi, principi e cardinali. La sua fama e prosperità attrassero molti nuovi frati, tanto che i Ventimiglia, Baroni di Santo Stefano Quisquina, provvidero ad ampliare e arricchire la struttura, portandola a poter ospitare fino a un centinaio di frati. In realtà, i frati stessi non superarono mai la decina, e i novizi dovevano superare un periodo di prova prima di diventare membri effettivi della congregazione. Questa selezione si rese necessaria data la varietà delle persone che arrivavano all'Eremo: accanto ai devoti, venivano i figli delle famiglie più povere della zona o persino criminali e banditi che avrebbero goduto di asilo religioso all'interno dell'ordine, un fattore che portò a un cambiamento nella struttura interna dell'Eremo.
Alla fine dell'Ottocento, numerosi episodi contribuirono al declino della congregazione, e i pochi veri religiosi rimasti furono posti in minoranza. Questo episodio di decadenza si concluse nel 1928, quando la congregazione venne sciolta e i frati furono espulsi dalla struttura. Nonostante l'espulsione, alcuni frati rimasero all'Eremo; l'ultimo eremita noto fu Fra Vicè (Vincenzo), che visse in solitudine gli ultimi anni della sua vita, sostenendosi con elemosine e ciò che gli offrivano le persone dei paesi vicini. Morì nel 1986 all'età di 98 anni.
L'Eremo Oggi: Tra Culto e Gestione
Oggi l'Eremo è affidato alla gestione della Pro Loco di Santo Stefano Quisquina e della cooperativa La Quercia Grande. Accoglie i visitatori nei locali conventuali - la cucina, la dispensa, le cellette, il refettorio, il frantoio, la stanza del principe, la legnaia che custodisce un museo etno-antropologico e la cripta - e nel santuario che conserva la scultura di Santa Rosalia nell'intento di incidere l'epigrafe. Si tratta di una statua molto particolare, realizzata dallo scultore Filippo Pennino usando un unico blocco di marmo ibrido, generalmente scartato dagli artisti perché difficile da lavorare. La grotta in cui dimorò la Santa è oggi visitabile attraversando uno stretto cunicolo per poi ritrovarsi in un antro dove è stata posta una statua della Santa stessa.
Grazie all'interessamento del Principe Ventimiglia, il 25 settembre 1625 alcuni frammenti delle reliquie della Santa furono donati agli stefanesi e collocati in un busto raffigurante Santa Rosalia. Da qualche anno, i luoghi di Santa Rosalia, dall'eremo a Santo Stefano Quisquina al santuario di Monte Pellegrino, sono collegati da un percorso lungo ben 185 chilometri, da percorrere a piedi, a cavallo o in bici, completamente immersi nella natura, noto come l'Itinerarium Rosaliae.
Eventi Storici e Misteri della Quisquina
La Quisquina è un luogo misterioso in cui sono accaduti, in varie epoche, una serie di fatti degni della massima rilevanza. Nel 1821, August Schweigger, medico e naturalista tedesco, fu trovato cadavere nel bosco che circonda il convento, ucciso a quanto pare dalla sua guida. Nel 1945, il 9 luglio, Monsignor Giovan Battista Peruzzo, vescovo di Agrigento, venne ferito con due colpi di moschetto e operato d'urgenza nel refettorio dell'Eremo; l'indagine individuò tre frati dell'Eremo quali colpevoli, a seguito di tensioni per l'allontanamento di un compagno accusato di aver eliminato il priore vent'anni prima. Erano gli anni '70 e l'ultimo monaco della Quisquina, l'ormai mitico Frabbicè, si aggirava per le vie del paese a chiedere l'elemosina, incarnando perfettamente lo spirito dei luoghi e del tempo. Tra il 1986 e l'87, un frate francese di passaggio soggiornò nell'Eremo, allora vuoto, venendo accolto dalla comunità stefanese con curiosità e rispetto per la sua discrezione e attaccamento alla povertà; il frate sparì e il suo cadavere fu ritrovato a Favara alcuni mesi dopo.
L'Eremo di Sant'Anna ad Aci San Filippo: Un'Oasi di Pace nel Catanese
L'Eremo di Sant'Anna, con il suo ingresso in via Eremo Sant'Anna 32 ad Aci San Filippo, frazione di Aci Catena nel Catanese, è un luogo di preghiera e di pace. Situato in una collina rigogliosa che sovrasta l'abitato, offre un panorama mozzafiato a metà strada fra l'Etna e il Mar Jonio. Qui la vita scorre lenta, in un perpetuo ascolto del "Divino", circondati dal profumo agro dei limoni e all'ombra dei nespoli. Dalla metà del Settecento, "Sant'Anna" è stata una sacra dimora da sogno, quasi remota, solitaria, appartata dal mondo e con i primi monaci eremiti dediti alla preghiera, al lavoro e alla penitenza.
Contesto e Vocazione Spirituale
Oggi questo luogo incantevole, abitato dalla piccola comunità "Fraternità Mariana Totus Tuus", vuole continuare a stare in vita nel silenzio assoluto della preghiera. Fra queste mura che odorano di sacro, il pellegrino trova un luogo di devozione religiosa, aperto e inclusivo, di elevazione dell'animo, un'oasi di bellezza che scalda il cuore e che dispensa pace e riflessione, un rifugio dal mondo secolarizzato, frenetico e iper-connesso. Come afferma il rettore Don Enzo Calà, è "un luogo di spiritualità, di preghiera, di ricerca di Dio". All'eremo la pace interiore si può conquistare, si può sempre inseguire il sentiero interrotto della ricerca dentro noi stessi nella quiete riposante delle campagne.

Un Luogo di Ascolto e Ritiro
Circa 400 visitatori giungono ogni settimana all'eremo, che profuma di limoni, intercettando un bisogno diffuso di ritorno alla spiritualità. Don Enzo Calà desidera che questo luogo diventi sempre più una dimora di spiritualità, di preghiera, di pace e di ricerca di Dio, e sottolinea come molte persone chiedano di poter pregare lì, desiderando pace e tranquillità, e sentendo la necessità di aprirsi. La comunità offre un importante servizio di ascolto: "Ascoltiamo la gente che viene qui, magari carica dei suoi problemi, delle sue difficoltà".
Negli ultimi anni, "Sant'Anna" ha dato riparo anche ai sacerdoti diocesani. Padre Arturo Grasso, che guida l'Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Acireale, riferisce che la struttura fa parte della Comunità parrocchiale di Aci San Filippo. Qui per due volte all'anno il Vescovo di Acireale, Monsignor Antonino Raspanti, fa svolgere i ritiri spirituali aperti a tutta la comunità diocesana, riservati a tutti quei fedeli che hanno desiderio di ricerca del Signore, nel rispetto dello stile della giornata dei religiosi presenti, che termina la sera sempre con una celebrazione eucaristica. Padre Grasso aggiunge che "questi luoghi immersi nella natura nascono per tutti coloro che vogliono uscire dalla città e dalla sua frenesia, per poi riconciliarsi con il Signore, perché anche attraverso la natura, si può ascoltare la voce del Signore". Il silenzio, la meditazione, la riflessione sono fondamentali per mettersi in ascolto del Signore, condividendo un momento di preghiera con la comunità ospitante. Tanti sono i religiosi che vi hanno soggiornato per vivere periodi di raccoglimento e di contemplazione.
3 Minuti di Storia - Eremo della Quisquina - Documentario
Elementi Storici e Tradizioni
Tra i luoghi da vedere e visitare all'Eremo di Sant'Anna vi è la cella austera, semplice e sobria che ospitò nel Settecento il fondatore fra Rosario Campione, così come l'antica cantoria, in posizione di balconata sulla chiesa, con i banchi lignei e l'annesso prezioso organo. Don Enzo spiega che un tempo nella cantoria pregavano gli Eremiti, mentre oggi canta il coro la domenica, ed è tutto visitabile. I pellegrini possono riposarsi, ritemprarsi e trovare ristoro all'ombra dei limoni, nel chiostro o sotto il pergolato. Superato lo spiazzo della chiesetta, con un belvedere unico che digrada verso il mare di un azzurro celestiale, lateralmente al grande edificio c'è l'ingresso di via Eremo Sant'Anna 32, Aci San Filippo, con all'interno una piccola cappella dell'Adorazione eucaristica perpetua dedicata al Beato Carlo Acutis, accessibile da lunedì a sabato, dalle ore 6 alle 22.
Fra Filippo Maria La Rosa fa parte della comunità dell'eremo, descritto come una persona solare e sempre sorridente. L'eremo è dedicato a Sant'Anna e Fra Filippo riferisce che "durante i festeggiamenti della santa patrona è tradizione radicata offrire a tutti la granita al limone ai piedi di Sant'Anna in chiesa, una granita prodotta coi limoni nostri qui all'eremo, dopo la Santa Messa". La dimora sacra di Sant'Anna rappresenta forse un "unicum" della provincia etnea, sia per chi volesse accedere a percorsi di fede e di spiritualità, sia come occasione speciale per un ritiro spirituale individuale o comunitario. Qui si apre alla vista un rigoglioso giardino mediterraneo, visitabile, con terreni attorno alle mura dell'edificio "dell'estensione di due ettari e mezzo, dove prevale la coltivazione di limoni". La filosofia dell'eremo in passato è stata improntata all'autosufficienza, per cui, dentro le mura, ogni eremita provvedeva a una necessità comunitaria, compresa la conduzione manuale agricola dei terreni. Prendersi cura di questo luogo non è semplice, ma luoghi ed edifici qui emanano un irresistibile fascino per chiunque sia alla ricerca di bellezza immateriale, nella semplicità della vita contemplativa.
L'Eremo di Monte Scalpello: Antica Tradizione Basiliana
Eretto sulla cresta dell'omonimo monte, a 583 metri s.l.m. tra le province di Enna e Catania, l'Eremo di Monte Scalpello rappresenta un insostituibile presidio di spiritualità, storia e cultura. Le sue origini, risalenti al VII secolo d.C., si devono ai monaci basiliani di Agira, i quali diedero vita a una tradizione di preghiera e contemplazione che, nei secoli, ha arricchito il territorio di valori inestimabili. Custode delle reliquie dei fondatori - i frati Filippo, Matteo e Mariano, venerati come "Corpora Sancta" - l'Eremo è da sempre un punto di riferimento per la devozione popolare e la memoria collettiva.
Origini e Significato
Nel corso del tempo, è divenuto meta di pellegrinaggi e solenni celebrazioni mariane, che coinvolgono non solo le comunità locali ma anche fedeli e visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Tra coloro che hanno trovato in questo luogo rifugio e silenzio spirituale si ricorda anche Fratel Biagio Conte, che vi trascorse settimane di preghiera ed eremitaggio. Le ricorrenze annuali - la prima domenica di maggio, dedicata a San Giuseppe e la prima domenica di ottobre, in onore della Madonna del Rosario - rappresentano momenti di profonda partecipazione e di fede comunitaria.

Il Progetto di Restauro e la Comunità
Nonostante l'impegno e le risorse iniziali, a breve distanza dall'avvio del cantiere si è verificata un'improvvisa interruzione dei lavori. L'esecuzione delle opere è stata ostacolata da numerose criticità amministrative, tra cui le frequenti sostituzioni dei Responsabili Unici del Procedimento (RUP) e la conseguente necessità di una perizia di variante e suppletiva. In questa fase complessa, il Comitato "Eremo di Monte Scalpello", presieduto dal Rev. Sac. Pietro Mannuca, con il contributo di Graziano Catania, Antonino Russo e Antonio Agati, ha svolto un ruolo decisivo. Animato da fede, passione e spirito di servizio, con il sostegno dei devoti, dei cittadini e delle comunità locali, ha affrontato con determinazione le difficoltà politiche, amministrative e burocratiche, promuovendo tutte le iniziative necessarie per ottenere i nulla osta, le autorizzazioni e i finanziamenti indispensabili alla ripresa dei lavori. Il restauro strutturale è oggi concluso e la consegna ufficiale è imminente. Sostenere oggi il progetto di restauro dell'Eremo di Monte Scalpello significa tutelare un patrimonio di fede, arte e identità siciliana, un atto di amore verso la storia e un passo concreto per ridare vita a uno dei luoghi più suggestivi della Sicilia.