Il nono giorno della Novena allo Spirito Santo rappresenta il culmine di un percorso di preghiera, preparatorio alla Pentecoste. In questa giornata, l'attenzione si concentra sull'invocazione dello Spirito per ottenere luce, fortezza e santità, culminando nell'attesa del "Dono dei doni".
La Preghiera del Nono Giorno
Invocazione e Supplica Personale
La supplica allo Spirito Santo è un atto di profonda fede e abbandono. Si chiede di illuminare la mente con "lumi chiari" e di sostenere la "debole volontà con grazie di amore e di fortezza". Questa illuminazione è considerata necessaria non solo per il supplicante, ma anche per coloro che a lui si rivolgono. Lo Spirito è invocato come:
- Divino Santificatore: Si chiede di essere condotti alla "vetta della santità" attraverso un lavoro continuo, paziente e docile alle sue premure, riconoscendo che la santità è lo Spirito stesso che vive e opera nell'anima.
- Divino Rinnovatore: Si invoca il suo potere per "rinnovare tutto", rimuovere ogni male, pericolo e cattiveria, rifacendo l'essere "tutto nuovo, tutto puro, tutto santo".
- Divino Vivificatore: Considerato "anima dell'anima", si chiede la forza di attestare e glorificare il Figlio divino, vivendo per la sua gloria e morendo nel suo amore.
- Divino Donatore: Si prega per ricevere i suoi doni al fine di "contemplare Dio nella luce dei suoi misteri", comprendere il vero valore della vita e delle cose, e amare tutti con "pura carità", come se si fosse già in Cielo.

La Preghiera Comunitario e la Sequenza di Pentecoste
La preghiera comunitaria esprime il desiderio che lo Spirito divino "ci illumini, ci infiammi, ci purifichi", affinché possa penetrare con la sua "celeste rugiada" e riempire di opere buone, per i meriti di Gesù. Viene recitata la sequenza di Pentecoste, "Vieni, Santo Spirito manda a noi dal cielo un raggio della tua luce", che invoca lo Spirito come:
- Padre dei poveri, datore dei doni, luce dei cuori.
- Consolatore perfetto, ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo.
- Riposo nella fatica, riparo nella calura, conforto nel pianto.
Si chiede inoltre allo Spirito di invadere l'intimo dei fedeli, riconoscendo che "senza la tua forza nulla è nell'uomo, nulla senza colpa". La preghiera prosegue con suppliche specifiche: "Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato". La richiesta finale è di donare ai fedeli i suoi santi doni, virtù e premio, una morte santa e la gioia eterna.
La Meta della Novena: Spirito e Santità
La Consapevolezza del Traguardo
La meta di ogni lavoro è il fine per cui si lavora. La piena consapevolezza di un traguardo si ha quando si coglie di non aver viaggiato da soli, riconoscendo che senza l'aiuto dello Spirito non si sarebbe mai riusciti. Il "nono giorno" è la vigilia di Pentecoste, un momento di attesa intensa in cui si compirà la promessa di Gesù: "Riceverete forza dall’alto e di me sarete testimoni".
Il Dono del Timore del Signore
In quest'ultimo giorno, si chiede allo Spirito Santo di rinnovare il dono del timore del Signore. Questo non è inteso come timore servile, ma come "Timore filiale", un amore delicato e attento che porta a stare in guardia per non amareggiare il cuore del Padre celeste con azioni perverse. La superbia è identificata come un nemico mortale di questo santo Timor di Dio, inducendo l'uomo al disprezzo della divina legge e dei castighi eterni. L'uomo, fin dall'infanzia, può rifiutare gli insegnamenti e, crescendo, disprezzare le cose sacre, la Chiesa, i suoi precetti e ministri, giungendo talvolta a disprezzare Dio stesso. Si sottolinea l'importanza dell'intervento dello Spirito Santo, attraverso il dono del suo Timore, per rimediare a tale danno.

Vivere la Fede e la Carità nel Quotidiano
La Preghiera che Si Trasforma in Amore
La Novena culmina nella comprensione che la preghiera autentica alimenta una donazione quotidiana d'amore. Il modo migliore per discernere l'autenticità del cammino di preghiera è osservare in che misura la vita si trasforma alla luce della misericordia. Essere cristiani significa riconoscere negli altri esseri umani, anche in situazioni di difficoltà, un'immagine di Dio e un fratello redento da Cristo. La gloria a Dio non si limita al culto e alla preghiera, ma si estende a ciò che si fa per gli altri. La forza della testimonianza dei santi risiede nel vivere le Beatitudini e la regola di comportamento del giudizio finale, rendendo il cristianesimo una pratica quotidiana del Vangelo.