La Santità: Un Cammino Condiviso nella Grazia di Dio

La Chiamata Universale alla Santità: Non un Ideale Lontano

Spesso ci si chiede se i ragazzi sappiano che possono diventare santi. Per esperienza, purtroppo no, anche se frequentano il catechismo. La domanda "Potete diventare santi?" li spiazza, come se si chiedesse "Qualcuno di voi andrà sulla luna?". Invece, la santità è una chiamata per tutti. Non si tratta di osannare figure eccezionali come Carlo Acutis come se fossero "alieni", ma di far comprendere che la santità è un percorso accessibile a ogni persona. Quasi tutti rispondono che la santità si raggiunge "con l'impegno" e "con la buona volontà", ma c'è un aspetto fondamentale spesso trascurato: la santità "si fa in due". Noi ci mettiamo l'impegno, la buona volontà e la disponibilità, ma c'è Qualcuno che ci guida e ci sta vicino. Questa verità radicale è che Dio può rendere sante tutte le persone, anche quelle che si sentono deboli, ferite e "sporche".

illustrazione schematica: due mani che si uniscono, una dall'alto (Divina) e una dal basso (Umana), con una luce che le avvolge, simbolo di grazia e collaborazione per la santità

Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un'esistenza mediocre, annacquata, inconsistente. Fin dalle prime pagine della Bibbia è presente la chiamata alla santità, come Dio la propose ad Abramo: «Cammina davanti a me e sii integro» (Gen 17,1). La santità è il volto più bello della Chiesa, ed è una chiamata personale che il Signore rivolge a ciascuno di noi: «Siate santi, perché io sono santo» (Lv 11,44; 1 Pt 1,16).

Superare l'Individualismo: La Santità è Essenzialmente Relazionale

La generazione attuale è stata spesso educata con l'idea che si possa realizzare tutto ciò che si vuole nella vita, purché ci si metta tutto il cuore e tutti gli sforzi. Questo porta al rischio di trasmettere un messaggio simile anche nella Chiesa: "Se lo vuoi, puoi diventare un santo. Dipende da te, dai tuoi sforzi e dalle tue decisioni." Non si nega che essere santi richieda sforzo, volontà e virtù, che sono indispensabili. Tuttavia, quando il cammino verso la santità viene trasmesso in questo modo, è facile cadere in errori come l'individualismo, la meritocrazia e il volontarismo. Questo può far molto male, perché prima o poi ci si trova di fronte a fallimenti, limiti e peccati.

La più grande malattia della società è l'individualismo. La santità è esattamente il contrario, perché è essenzialmente relazionale, come la natura stessa dell'uomo. Non si può avanzare di un passo nella santità, né dare una goccia d'amore al prossimo, se non deriva dall'amore incondizionato di Dio. Come ha detto Josef Pieper: "Chi non è amato non può amare nemmeno se stesso". La Chiesa ha sempre insegnato che «Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo». Nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana.

Le Falsificazioni della Santità: Gnosticismo e Pelagianesimo

Nel suo documento "Gaudete et Exsultate", Papa Francesco si sofferma su due "falsificazioni della santità che potrebbero farci sbagliare strada: lo gnosticismo e il pelagianesimo". Queste due eresie, sorte nei primi secoli cristiani, continuano ad avere un'allarmante attualità nella Chiesa. Si tratta di "due forme di sicurezza dottrinale o disciplinare che danno luogo ad un elitarismo narcisista e autoritario dove, invece di evangelizzare, si analizzano e si classificano gli altri, e invece di facilitare l'accesso alla grazia si consumano le energie nel controllare". Se la santità è un dono della grazia nella vita della Chiesa, queste sottili forme di eresia ne sono un ostacolo proprio perché rimuovono la necessità della grazia di Cristo, oppure svuotano la dinamica reale e gratuita del suo agire.

I "nuovi pelagiani", ad esempio, pensando che tutto dipenda dallo sforzo umano incanalato attraverso norme e strutture ecclesiali, complicano il Vangelo e diventano "schiavi di uno schema che lascia pochi spiragli perché la grazia agisca". Essi si impegnano a seguire la strada della giustificazione mediante le proprie forze, dell'adorazione della volontà umana e della propria capacità, che si traduce in un autocompiacimento egocentrico ed elitario privo del vero amore.

infografica che schematizza le differenze tra Gnosticismo, Pelagianesimo e la vera dottrina della santità basata sulla grazia e l'amore

Le Beatitudini: La "Carta d'Identità" del Cristiano nel Cammino di Santità

Gesù ha spiegato con tutta semplicità cosa sia essere santi, e lo ha fatto lasciandoci le Beatitudini (cfr Mt 5,3-12; Lc 6,20-23), che sono come la "carta d'identità del cristiano". Vivere le Beatitudini diventa difficile e può essere addirittura una cosa malvista, sospetta, ridicolizzata, ma in esse si delinea il volto del Maestro che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita. Papa Francesco le rilegge attualizzandole, mostrando come la santità sia intrinsecamente legata all'amore per Dio e per il prossimo, che non possono essere separati. Ecco alcuni aspetti chiave:

  • Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Le ricchezze non assicurano nulla; anzi, un cuore che si sente ricco è così soddisfatto di sé da non avere spazio per la Parola di Dio e per amare i fratelli. Essere poveri nel cuore, questo è santità.
  • Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. In un mondo pieno di inimicizia e divisioni, la mitezza, propria di Cristo, permette di ereditare le promesse di Dio. Reagire con mitezza, anche difendendo la propria fede, questo è santità.
  • Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. La persona che si lascia trafiggere dal dolore e piange nel suo cuore è capace di raggiungere le profondità della vita e di essere veramente felice. Saper piangere con gli altri, questo è santità.
  • Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. La giustizia di Gesù non è quella del mondo, spesso macchiata da interessi meschini. Cercare la giustizia con fame e sete, senza compromessi, questo è santità.
  • Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Gesù chiama beati coloro che perdonano "settanta volte sette". Guardare e agire con misericordia, questo è santità.
  • Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Quando il cuore ama Dio e il prossimo con vera intenzione, esso è puro e può vedere Dio. Mantenere il cuore pulito da tutto ciò che sporca l'amore, questo è santità.
  • Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. I pacifici costruiscono pace e amicizia sociale, anche se non è facile includere tutti. Seminare pace intorno a noi, questo è santità.
  • Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Se non vogliamo sprofondare in una oscura mediocrità, non dobbiamo pretendere una vita comoda, ma accettare la via del Vangelo nonostante i problemi che può procurare. Accettare ogni giorno la via del Vangelo nonostante ci procuri problemi, questo è santità.

Queste Beatitudini ci ricordano che la santità si rivela anche nel comandamento centrale della carità: l'amore non separabile per Dio e per il prossimo. Cristo ci ha consegnato «due volti, quello del Padre e quello del fratello», o meglio, uno solo, quello di Dio che si riflette in molti, perché in ogni fratello è presente l'immagine stessa di Dio. L'amore per Dio e per il prossimo non possono perciò essere separati.

La Santità nella Quotidianità: Piccoli Gesti, Grande Amore

La santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti nella vita di ogni giorno. Ad esempio, una signora che va al mercato, incontra una vicina e, pur tentata dalla critica, decide di non parlare male di nessuno: questo è un passo verso la santità. O quando, stanca, si siede accanto al figlio che le chiede di parlare delle sue fantasie e lo ascolta con pazienza e affetto: ecco un'altra offerta che santifica. O ancora, quando sperimenta angoscia, ma ricorda l'amore della Vergine Maria, prende il rosario e prega con fede: questa è un'altra via di santità. Questi sono i "santi della porta accanto", persone che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio nella costanza di andare avanti giorno dopo giorno. Annaida Di Rosario, moglie, madre e commessa, testimonia che è possibile santificarsi nella quotidianità delle piccole cose, vivendo con amore e professionalità le proprie occupazioni ordinarie. La santità è pienezza della vita: Dio ci ama e ci invita ad amare con completezza le persone che ci sono vicine.

foto realistica di una donna che aiuta un anziano ad attraversare la strada, oppure di una madre che gioca con i figli, a simboleggiare la santità della vita quotidiana

La Santità come Missione ed Evangelizzazione

La santità è parresia: è audacia, è slancio evangelizzatore che lascia un segno in questo mondo. Ogni cristiano, nella misura in cui si santifica, diventa più fecondo per il mondo. San Francesco d'Assisi invitava i frati a predicare sempre il Vangelo «se fosse necessario, anche con le parole!», perché "non c'è tanto bisogno di maestri, ma di testimoni coraggiosi, convinti e convincenti." I Santi sono Vangelo vivo e, per questo, strumenti preziosi per l'evangelizzazione. La santità nasce dall'evangelizzazione e genera evangelizzazione perché mostra vie di redenzione. Per fare un santo ci vuole un peccatore, ma un peccatore che si lasci invadere da Gesù nelle ferite, nelle colpe, nelle incapacità. Così l'uomo incontra l'amore di Cristo, sceglie di viverlo e trasmetterlo: divampa cioè l'incendio della carità.

Un impegno mosso dall'ansietà, dall'orgoglio, dalla necessità di apparire e di dominare, certamente non sarà santificante. La sfida è vivere la propria donazione in maniera tale che gli sforzi abbiano un senso evangelico e ci identifichino sempre più con Gesù Cristo. La nostra missione è inseparabile dalla costruzione del Regno: «Cercate innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia» (Mt 6,33). Questo implica l'impegno a costruire, con Cristo, un Regno di amore, di giustizia e di pace per tutti. Non ci si santifica senza consegnarsi corpo e anima per dare il meglio di sé in tale impegno. Non è sano amare il silenzio ed evitare l'incontro con l'altro, desiderare il riposo e respingere l'attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all'azione, e ci santifichiamo nell'esercizio responsabile e generoso della nostra missione.

La Grazia Divina: Fondamento della Santità

Dio è la fonte di ogni santità, come ci ricorda la Divina Liturgia: "Vere Sanctus es, Dómine, fons omnis sanctitátis." La santità del popolo di Dio è causata, generata, motivata dalla santità del Signore. Questo nesso di causalità è al centro del codice di santità che segnalerà la peculiarità del popolo di Dio: «Io sono il Signore che vi santifico, che vi ho fatto uscire dalla terra d'Egitto per essere vostro Dio» (Lv 22,32-33). I paradigmi principali della santità sono l'elezione del popolo, la separazione dagli altri popoli, l'appartenenza al Dio dell'Alleanza e la partecipazione del popolo alla santità di Dio.

La santificazione è frutto dell'amore. Il suo vertice è nell'amore: di Dio per noi e di noi verso Lui e verso il prossimo. La santità è l'incontro della nostra debolezza con la forza della grazia. "Non è più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20): queste parole descrivono l'essenza della santità, che prima di essere risposta, è dono della chiamata e della grazia. Diventare santi significa lasciarsi raggiungere dall'amore e dalla consegna che Cristo ha fatto di sé per ogni persona umana. Questo interscambio è possibile soltanto mediante l'azione dello Spirito di Cristo. Se la santità è dono a cui tutti gli esseri umani sono chiamati è perché lo Spirito Santo, messo da Dio nel cuore umano, è la caparra che sarà colmata soltanto nel nostro incontro definitivo con Cristo. La santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella nostra vita (cfr Gal 5,22-23).

Lo Spirito Santo nella vita del cristiano

La forza dello Spirito Santo ci permette di non scoraggiarci di fronte alla nostra debolezza. «Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo.» In questa prospettiva, la santità non ti rende meno umano, ma è l'incontro della tua debolezza con la forza della grazia. Come diceva León Bloy, nella vita «non c'è che una tristezza… quella di non essere santi.» Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troveremo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per crescere verso la santità, poiché il Signore l'ha colmata di doni con la Parola, i Sacramenti, i santuari, la vita delle comunità, la testimonianza dei santi e una multiforme bellezza che procede dall'amore del Signore.

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