La corretta interpretazione delle Scritture è fondamentale per comprendere i principi della fede cristiana e le istruzioni impartite da Gesù e dagli apostoli. Un esempio emblematico di come diverse traduzioni e approcci culturali possano alterare il significato originale si trova nell'analisi dell'espressione "non andate di casa in casa", spesso oggetto di dibattito tra le varie confessioni religiose.
Introduzione alla Corretta Interpretazione Biblica
Per comprendere appieno il significato di molti passi biblici, è fondamentale avvicinarsi al testo con la giusta mentalità, riconoscendo che fu scritto da ebrei con una mentalità orientale. Ignorare questo aspetto può portare a gravi ostacoli e malintesi.
La Mentalità Orientale vs. Occidentale
Leggere il testo biblico con in mente la propria religione è un grande ostacolo che impedisce di capire cosa veramente dice la Scrittura. Se si vuole, si fa dire alla Bibbia più o meno quello che si vuole. Citando frasi prese fuori dal contesto si possono ottenere degli assurdi. Gli stessi scrittori del cosiddetto “Nuovo Testamento” scrissero sì in greco, ma pensando in ebraico.
Per l’occidentale il cuore è la sede dei sentimenti. Invece, nel linguaggio orientale della Bibbia il cuore è la sede dei pensieri. Lo stesso Matteo riporta: “Dal cuore vengono malvagi ragionamenti” (Mt 15:19, TNM). Dato che il cuore è sede dei pensieri (la mente, per gli occidentali), si poteva dire degli apostoli che “il loro cuore era duro a comprendere” (Mr 6:52, TNM), perché in quel caso “non avevano afferrato il significato” (Ibidem). Era la mente (il cuore biblico) ad essere implicata, non il sentimento. Yeshùa conosceva “il ragionamento del loro cuore” (Lc 9:47, TNM). Così, il cuore (ovvero la mente, per noi) può diventare “ottuso” (At 28:27, TNM). Paolo parla di “cuore senza intelligenza” (Rm 1:21, TNM).
La parola che Matteo usa in Mt 22:37 è διάνοια (diànoia), che indica i pensieri, la facoltà intellettuale e la comprensione. Si tratta quindi di mettere tutta la propria potenzialità, il proprio impegno, nell’amare Dio. Una traduzione appropriata del passo mattaico è: “Con tutta la tua mente, con tutto te stesso e con tutto il tuo modo di pensare”.
Per l’ebreo biblico l’astrazione è un concetto assurdo. Gli ebrei erano concreti. Per esprimere quelle che per noi sarebbero solo idee astratte, l’ebreo usava materializzare il concetto. Il profeta Geremia, ad esempio, ricevette il comando: “Fatti delle catene e dei gioghi, e mettiteli sul collo” per profetizzare la schiavitù dei giudei.
Similmente, quando Gesù prese del pane e disse: “Prendete, questo è il mio corpo”, stava materializzando un concetto astratto, non compiendo una magia di transustanziazione, come alcune interpretazioni occidentali hanno suggerito. La traduzione corretta è spesso “questo significa il mio corpo”.
Il Rapporto tra Antico e Nuovo Testamento
Un altro grave errore è quello di interpretare il cosiddetto “Vecchio Testamento” alla luce del cosiddetto “Nuovo Testamento”. In verità, dovrebbe essere esattamente il contrario. Yeshùa stesso disse: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Mt 5:17).
Analisi della Frase "Non Andate di Casa in Casa"
La Controversa Traduzione della Traduzione del Nuovo Mondo (TNM)
È senza dubbio il pregiudizio religioso che fa tradurre alla Traduzione del Nuovo Mondo (TNM) il passo di Lc 10:7 così: “Non vi trasferite di casa in casa”. I Testimoni di Geova sono noti per il loro andare di casa in casa.
Nel testo originale Yeshùa dice: “Non passate di casa in casa”. Il verbo greco μεταβαίνω (metabàino) significa “passare”; è composto da βαίνω (bàino) che significa “camminare”, mentre μετά (metà, “tra”) dà l’idea del tragitto; in pratica: camminare da un posto all’altro. La traduzione di μεταβαίνω (metabàino) con “passare” è confermata dalla stessa TNM altrove (Gv 13:1).
Traducendo: “Non vi trasferite di casa in casa”, forse si evita l’idea che l’andare di casa in casa non sia implicato, ma si fa dire a Yeshùa esattamente il contrario di quello che diceva.
Le Istruzioni di Yeshùa in Luca 10:4-7
Yeshùa sta proprio dando istruzioni ai suoi discepoli su come compiere la predicazione pubblica.
- “Non abbracciate nessuno nel salutarlo lungo la strada.
- Dovunque entriate in una casa dite prima: ‘Questa casa abbia pace’.
- E se lì c’è un amico della pace, la vostra pace riposerà su di lui. Ma se non c’è, tornerà a voi.
- E restate in quella casa, mangiando e bevendo le cose che provvedono, poiché l’operaio è degno del suo salario” (Lc 10:4-7).
I discepoli non dovevano fermarsi a salutare nessuno lungo il cammino, il che è in contrasto con il sistema dei Testimoni di Geova di fermare i passanti.
“Dovunque entrare in una casa”, dice Yeshùa. Ma in quali casi vi entravano? Quando erano invitati, ovviamente. Questo era il metodo di Yeshùa stesso: “Andava in giro per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, e predicando la buona notizia” (Mt 4:23, TNM); “Gesù intraprese un giro di tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona notizia” (Mt 9:35, TNM).
Gesù non andava di casa in casa, ma di villaggio in villaggio. La sua predicazione era pubblica. Entrava in una casa quando e se vi era invitato.
I discepoli dovevano fare altrettanto: “In qualunque città o villaggio entriate, cercate chi vi è meritevole e lì rimanete finché non partiate” (Mt 10:11, TNM). “Dovunque entriate in una città e vi ricevano” (Lc 10:8, TNM).
Il consiglio era: “Restate in quella casa, mangiando e bevendo le cose che provvedono” (Lc 10:7), “Rimanetevi finché non andate via da quel luogo” (Mr 6:10, TNM).
Se nessuno li invitava a casa propria: “Ma dovunque entriate in una città e non vi ricevano . . . “ (Lc 10:10, TNM), dovevano andare in un altro villaggio, limitandosi a predicare all’aperto: “Mentre andate, predicate” (Mt 10:7, TNM).
Dovevano sì trasferirsi (cosa che TNM nega, contrariamente alla Bibbia) da una casa all’altra, essendovi invitati, ma non andare di casa in casa. Perché? Perché Yeshùa cercava i meritevoli. La predicazione era generica, ma solo chi era davvero mosso da sincero interesse avvicinava in privato Yeshùa o un suo discepolo. I discepoli fecero proprio come faceva Yeshùa e come lui stesso aveva comandato loro: “Usciti, predicarono affinché la gente si pentisse”.

"Per le Case" o "Di Casa in Casa": Un’Analisi di Atti degli Apostoli
L'assidua evangelizzazione da parte degli apostoli dopo la morte di Yeshùa avveniva (1) “ogni giorno” e (2) “nel tempio”. In quanto all’altro luogo in cui avveniva, c’è discordanza nelle traduzioni: “di casa in casa” o “per le case”.
Il Significato di κατ’ οἶκον (kat’òikon)
L’aspetto più facile riguarda la seconda parola: οἶκον (òikon). Significa “casa” (sostantivo οἶκος, òikos, G3624). La nostra attenzione si deve perciò focalizzare sulla preposizione κατὰ (katà). Questa preposizione può reggere due casi: genitivo o accusativo. Essendo qui οἶκον (òikon) al caso accusativo, dobbiamo riferirci al significato che κατὰ (katà) assume con questo caso: “secondo / verso / lungo”.
Se ci fermassimo alla grammatica, avremmo qui tre possibilità: una predicazione “secondo” la casa, ovvero solo in certe case secondo le caratteristiche particolari della famiglia che l’abitava; “verso” casa, intendendo forse una predicazione mentre tornavano a casa (il che non avrebbe molto senso); oppure “lungo” le case, stando sulla strada senza entrare nelle case (anche questa senza un vero senso).
Come sempre, è il contesto e il confronto con il resto della Bibbia a stabilire quale sfumatura si adatta meglio. La traduzione “a casa” è errata, come evidenziato dall'esegeta R. C. H. Lenski. L’espressione alternativa che egli propone - “di casa in casa” - va letta contrapposta a quella errata di “a casa”, non come una pratica sistematica di porta a porta.
In Atti 5:42 l’espressione “nel tempio e per le case [κατ’ οἶκον (kat’òikon)]” significa che insegnavano ogni giorno nel Tempio e per le case, cioè dov’erano invitati a parlare della loro fede. Lo studioso della Scrittura non si ferma alla sola grammatica.
Contraddizioni Nelle Traduzioni della TNM
La stessa identica espressione la troviamo in Atti 2:46: “Ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case [κατ’ οἶκον (kat’òikon)] e prendevano il loro cibo insieme”. Qui, contrariamente a Atti 5:42, la TNM traduce: “Prendevano i loro pasti nelle case private”, salvo poi indicare nella nota in calce: “O, ‘di casa in casa’. Gr. kat´ òikon”. Questo suggerisce un tentativo di prevenire obiezioni da chi conosce il greco.
In Atti 20:20, Paolo afferma: “Non vi ho nascosto nessuna delle cose che vi erano utili, e ve le ho annunciate e insegnate in pubblico e nelle vostre case [κατ’ οἴκους (kat’òikus)]”. Qui la preposizione κατὰ (katà) regge l’accusativo plurale. La TNM traduce “di casa in casa”, ma nella nota in calce spiega: “O, ‘e in case private’. Lett. ‘e secondo [le] case’. Gr. kai kat´ òikous. Qui katà è usato con l’accusativo pl. in senso distributivo”.
Dobbiamo osservare che, per essere coerenti, qui TNM dovrebbe tradurre “di case in case”, data la presenza del plurale, il che non avrebbe senso. La nota in calce però, suo malgrado, dice una verità: “Lett. ‘e secondo [le] case’”, riconoscendo il senso di katà e riconoscendo che l’espressione greca significa “secondo le case”. Questo significato di κατὰ (katà) - “secondo” - è infatti il primo significato che la preposizione greca assume reggendo l’accusativo.
Il Contesto del Discorso di Paolo a Mileto
Il riferimento di Paolo in Atti 20:20 non è affatto alla sua predicazione porta a porta o “di casa in casa”. Paolo stava parlando agli anziani della comunità di Efeso. A costoro dice che ‘non aveva nascosto loro nessuna delle cose che erano utili e le aveva annunciate e insegnate in pubblico e nelle loro case’, κατ’ οἴκους (kat’òikus), “secondo le case”.
Paolo non era andato di casa in casa a insegnare, ma era andato “secondo le case”, cioè dove era necessario andare. Paolo conosceva molto bene la congregazione di Efeso, dove aveva soggiornato a lungo, formando una comunità forte (“Ho lottato con le belve a Efeso”, “Rimarrò a Efeso fino alla Pentecoste” (1Cor 15:32; 16:8)).
Vi è una chiara differenza tra insegnare ai credenti e rendere testimonianza ai non credenti. Agli anziani di Efeso (credenti), Paolo aveva insegnato (διδάξαι ὑμᾶς δημοσίᾳ καὶ κατ’ οἴκους - “insegnare a voi [agli anziani efesini] pubblicamente e secondo le case”), mentre ai Giudei e Greci (non credenti) si era limitato a rendere testimonianza (διαμαρτυρόμενος Ἰουδαίοις τε καὶ Ἕλλησιν - “rendendo testimonianza a giudei e greci”).

La Proibizione Esplicita in Luca 10:7
L’espressione vera e propria “di casa in casa”, nelle Scritture Greche, la troviamo in Lc 10:7: “Non passate di casa in casa”.
Yeshùa invia i settanta discepoli e dà precise istruzioni: “Non salutate nessuno per via”. Non dovevano attaccare bottone con le persone per strada.
“In qualunque casa entrate [...] Rimanete in quella stessa casa, mangiando e bevendo di quello che hanno”. Non dovevano cercare di andare in altre case. Si tratta di accettare l’ospitalità.
La frase chiave è: “Non passate di casa in casa”. L’evangelizzazione fatta a porta a porta viene vietata da Yeshùa. Qui non si tratta di evitare le case che respingono il messaggio, ma della specifica proibizione di andare ἐξ οἰκίας εἰς οἰκίαν (ecs oikìas èis oikìan), “di casa in casa”.
Aggiustare il verbo traducendo “non vi trasferite di casa in casa”, come fa TNM, confonde solo le acque. “μὴ μεταβαίνετε ἐξ οἰκίας εἰς οἰκίαν” indica una chiara negazione qualificata (“non”) del verbo “passare da un luogo all’altro”, nello specifico “di casa in casa”.
I discepoli avevano a che fare con le case solo per esservi ospitati. Il loro annuncio doveva essere pubblico: “Mentre andate, predicate” (Mt 10:7, TNM). Lo scopo del cercare “chi vi è meritevole” (Mt 10:11, TNM) era trovare alloggio, non andare porta a porta. Questo era in perfetta armonia con il metodo che Yeshùa stesso seguiva, che predicava pubblicamente e attendeva che gli altri si rivolgessero a lui.
Il Vero Scopo della Predicazione e l'Autorità Suprema
Predicare: Testimonianza, Non Conversione Forzata
L’idea di dover andare casa per casa a portare la buona notizia è un’idea del tutto moderna, umana, religiosa e di stampo statunitense (vendita a porta a porta); essa è perfino contraria alle indicazioni bibliche.
In Mt 24:14 Yeshùa predisse: “Questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine”. Lo scopo della predicazione è “affinché ne sia resa testimonianza”, non cercare di convertire le persone. La Bibbia dice chiaramente che solo una piccola parte dell’umanità si converte: “Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano” (Mt 7:13,14).
Tuttavia, il mondo intero deve ricevere la testimonianza di cui parla Mt 24:14. Anche se l’ignorano, i più odono qualcosa intorno agli ammonimenti di Dio. La testimonianza riguarda “tutte le genti”, ma non si legga qui come se si trattasse di tutte le persone.
Cristo come Autorità Massima
Dio è l’autorità suprema. Egli, essendo il Creatore di ogni essere, è colui da cui tutti dipendono per la vita stessa. La guida di Dio si attua solitamente attraverso dei mediatori. Dio rimane l’autorità suprema, ma questa autorità non è esercitata direttamente.
Qual è dunque l’autorità di riferimento, stabilita da Dio, per i credenti? “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio” (2Tm 3:16, TNM); “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Sl 119:105, ND). Indubbiamente la Bibbia è parola di Dio; essa è “utile per insegnare, per riprendere, per correggere, per disciplinare nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia pienamente competente, del tutto preparato per ogni opera buona” (2Tm 3:16,17, TNM). Eppure la Bibbia non è l’autorità massima nella vita del credente.
L’autorità vera è il Cristo. La Bibbia rimane parola di Dio, come affermato dal Cristo stesso: ‘La tua parola [di Dio] è verità’ (Gv 17:17); “Non dovete pensare che io sia venuto ad abolire la legge di Mosè e l’insegnamento dei profeti. Io non sono venuto per abolirla ma per completarla in modo perfetto” (Mt 5:17, PdS).
Il Cristo risorto non si presenta con una nuova legislazione, ma con il suo comportamento esistenziale. Non si impone con la forza: la sua è un’autorità d’amore a cui ognuno liberamente si sottopone.
La Bibbia ha valore perché è l’unico mezzo con cui oggi conosciamo il Cristo. È il Cristo che sta al centro della vita del credente, non la Bibbia (che comunque rimane l’insostituibile parola rivelata di Dio). La Bibbia è lo scrigno, Cristo è il suo contenuto prezioso. Lo scrigno è importante per quel che contiene. La Bibbia ci presenta il Cristo come salvezza di Dio, ma la Bibbia non è il Cristo; e neppure è la salvezza.
“Queste cose sono state scritte affinché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome”. Tutto conduce quindi al Cristo, secondo la volontà di Dio.
Testimonianza di fede – Conoscere l'autorità e la sovranità di Dio nella vita
L'Importanza di Costruire con Dio
Ciò che gli uomini cercano di edificare, se non fatto con la guida divina, sarà del tutto vano. Come afferma il Salmo 127:1: "Se l'Eterno non edifica la casa, invano vi si affaticano i costruttori; se l'Eterno non custodisce la città, invano vegliano le guardie."
Da soli non possiamo produrre nulla di vero valore. Tutto ciò che facciamo per conto nostro sarà interamente distrutto. Per avere Dio che edifica per noi, dobbiamo dimorare in Cristo. Ciò significa avere sempre tempo per mettere Dio al primo posto e meditare giorno e notte sulle sue verità. Solo così Dio edifica per noi, mentre edifichiamo con Lui, lasciando un'eredità che durerà per tutta l'eternità.