Gli apostoli di Gesù Cristo, dal greco ἀπόστολος ('inviato'), sono i dodici scelti e costituiti da Gesù stesso. Il Nuovo Testamento descrive la loro chiamata e il potere conferito loro: «Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.» (Matteo 10, 1). Le liste dei dodici apostoli compaiono in diversi vangeli:
- In Matteo 10, 1-4 i nomi sono: Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota.
- In Luca 6, 12-16 sono: Simone (Pietro), Andrea (suo fratello), Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota.
- In Marco 3,13-19: Simone (Pietro), poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni (fratello di Giacomo), Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota.
Nelle quattro liste troviamo sempre tre gruppi di quattro apostoli, con un ordine dei nomi che cambia, ma che rimangono gli stessi. Al primo posto c'è sempre Simon Pietro. Ai dodici originari si aggiungono Mattia, eletto per sostituire Giuda Iscariota prima della Pentecoste, e tradizionalmente Paolo di Tarso e anche Barnaba.
La Chiamata di Andrea, il "Primo Chiamato"
Andrea, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa, era fratello di Simone, che sarebbe stato rinominato Pietro (Gv 1,40-42). Entrambi abitavano a Betsaida, "la città di Andrea e di Pietro" (Gv 1,44), un piccolo villaggio sulle rive del mare di Galilea, e facevano il mestiere di pescatori.
Il Vangelo di Giovanni (1,40) ci racconta che Andrea, insieme a Giovanni, era dapprima discepolo di Giovanni il Battista. Dopo aver sentito il Battista chiamare Gesù «l’agnello di Dio», Andrea decise di seguire Gesù. Questa pagina evangelica narra con poche parole l'intensità dell'incontro tra Andrea e un altro discepolo innominato con colui che il Battista aveva additato come l'Agnello di Dio: «Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: Che cosa cercate? Gli risposero: Rabbì (che tradotto, significa Maestro) dove dimori?. Disse loro: Venite e vedrete.» (Gv 1,37-39). Il colloquio con Gesù, di cui non sappiamo nulla, si svolse «circa le quattro del pomeriggio», un'ora importante, definita da Sant'Agostino come l'ora del compimento.
Andrea fu il primo a riconoscere in Gesù il Messia e, subito dopo, condusse a Gesù il fratello Simone, dicendogli: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41-43), dimostrando un non comune spirito apostolico. Per questo motivo, nella Chiesa Bizantina, Andrea è chiamato Protoclito, che significa appunto "il primo chiamato", il chiamato della prima ora. La vocazione definitiva dei due fratelli lungo il lago ci viene raccontata anche da Matteo (4,18) e Marco (1,16), dove Gesù li invitò a essere "pescatori di uomini" (ἁλιεὺς ἀνθρώπων, halieus anthropon), tradotto anche come "pescatore di anime". All'inizio della vita pubblica di Gesù, Andrea e Pietro occupavano la stessa casa a Cafarnao (Mc 1:21-29), dove Gesù guarì la suocera di Pietro.

Il Nome Greco e il Contesto Culturale
Una caratteristica notevole di Andrea è il suo nome: non è ebraico, ma greco (Ανδρέας), derivante dal vocabolo greco ἀνδρεία, "virilità, valore, fortezza". Questo è un segno non trascurabile di una certa apertura culturale della sua famiglia, in un'area in cui le colonie greche erano abbastanza presenti. Il Nuovo Testamento afferma che Andrea era figlio di Giona (Mt 16:17) o Giovanni (Gv 1:42) e che era nato a Betsaida in Galilea (Gv 1:44).
Andrea nei Vangeli: tre episodi significativi
Il nome di Andrea compare sempre nelle liste degli Apostoli (Mt 10,2; Mc 3,18 e Lc 6,14), ma negli Atti degli Apostoli si trova solo una menzione marginale della sua figura (At 1:13). Tuttavia, i Vangeli Sinottici e Giovanni ci offrono tre episodi in cui la sua presenza è esplicitamente sottolineata e ricca di significato:
- La Moltiplicazione dei Pani: Prima del segno della moltiplicazione dei pani, è Andrea a dire a Gesù che c’è un ragazzo con «cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?» (Gv 6,8-9). Nonostante la sua delusione per l'insufficienza delle risorse, il "poco dell'uomo" messo nelle mani del Signore divenne pane sufficiente per sfamare cinquemila persone, con dodici canestri di avanzi.
- Domanda sulla Fine dei Tempi: A Gerusalemme, Gesù annuncia la distruzione del Tempio. Andrea, insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni (i primi discepoli ad essere chiamati), gli chiede: «Quando accadranno queste cose e quale sarà il segno...» (Mc 13,1-4). Questo episodio introduce il grande discorso escatologico di Gesù, invitando alla vigilanza.
- Intermediario per i Greci: A Gerusalemme, poco prima della festa di Pasqua, Andrea si fa intermediario di alcuni Greci (forse proseliti o "timorati di Dio") che volevano vedere Gesù (Gv 12,22). Filippo e Andrea, entrambi con nomi greci, si consultano prima di presentare la loro richiesta a Gesù. La risposta di Gesù in questo contesto è enigmatica ma ricca di significato: «È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.» (Gv 12,23-24). Queste parole non si riferiscono a un semplice colloquio, ma annunciano che l'incontro tra Gesù e i Greci avverrà attraverso la sua glorificazione nella morte, che sarà luce per i popoli e le culture, attirando a sé il mondo come un chicco di grano che diventa pane.
Il Ministero dopo la Pentecoste e i Patronati
Dopo la Pentecoste, come per quasi tutti gli apostoli, le tracce di Andrea si perdono. L'unica pista possibile è fornita da Eusebio di Cesarea (265-340) nella sua Storia ecclesiastica (III, 1), dove ricorda un insegnamento di Origene secondo cui Andrea operò in Scizia, ovvero sulle coste romane del Mar Nero a sud del Danubio, popolate da antiche colonie greche, e anche sul Volga e sul Dnepr.
Esistono anche degli Atti apocrifi di Andrea, un testo noto ad Eusebio ma giunto a noi solo in frammenti e in un riassunto latino di Gregorio di Tours (VI secolo). Questi Atti raccontano le vicende dell’apostolo in Tracia e del suo martirio in Acaia, ma sono di carattere leggendario e non databili prima della fine del III secolo. Sebbene il Decreum Gelasianum (VI secolo) li elenchi tra le opere da rigettare, non si esclude che possano contenere echi di ricordi più antichi.
Patronati e Pretese Storiche
Nel corso della storia, la figura di Andrea è stata spesso associata a diverse Chiese e nazioni, talvolta per ragioni politiche o leggendarie:
- Bisanzio (Costantinopoli): Volendo fondare "storicamente" la sua pretesa di preminenza sull’Oriente, la Chiesa di Bisanzio rispolverò il leggendario ministero apostolico di Andrea proprio in quelle zone. Si attribuì ad Andrea la fondazione della comunità di Bisanzio, attribuendogli il titolo di “Primo Chiamato” (Protoclito), in contrapposizione a Roma che vantava Pietro e Paolo.
- Russia: Una tradizione del XII secolo vuole Andrea predicare sul Volga e sul Dnepr. Per questa ragione, Andrea è oggi patrono della Russia.
- Romania: Il ricercatore George Alexandrou, in un libro del 2010, ha sostenuto che l’apostolo avrebbe trascorso 20 anni nei territori dei Daco-Romani, vivendo in una caverna in Romania. Tuttavia, questa teoria presenta problemi storici, poiché la Dacia fu conquistata dai Romani solo tra il 101 e il 106 d.C., probabilmente troppo tardi per Andrea.

Il Martirio e la "Croce di Sant'Andrea"
Secondo la tradizione, Andrea fu martirizzato a Patrasso in Acaia (Grecia) sotto il regno dell’imperatore Nerone (37-68), forse nel 60 d.C., per crocifissione. Dagli Atti apocrifi di Andrea, citati da Gregorio di Tours, si sa che Andrea venne legato e non inchiodato su una croce. Tuttavia, la tradizione più diffusa vuole che sia stato crocifisso su una croce decussata, a forma di 'X', conosciuta come la "Croce di Sant'Andrea". Questa scelta iconografica, che appare solo intorno al X secolo ma divenne comune nel XVII secolo, si ritiene fosse personale, in quanto Andrea non avrebbe osato eguagliare il Maestro nel martirio. La scelta di una croce diversa da quella latina fu probabilmente fatta per distinguere la crocifissione di Cristo da quella degli apostoli. Proprio per il suo martirio, sant'Andrea è divenuto anche il patrono di Patrasso. Nella sua vita, egli fu annunciatore e interprete di Gesù per il mondo greco, e con la sua crocifissione raggiunse la piena assimilazione al Redentore.

Le Reliquie di Sant'Andrea: un Viaggio tra Oriente e Occidente
Le spoglie dell’apostolo riposarono a Patrasso per un periodo limitato. Il corpo di Sant'Andrea venne traslato a Costantinopoli, secondo San Girolamo, nel 357 d.C. per ordine dell’imperatore Costanzo II.
Le Reliquie a Roma e in Liguria
Nel VI secolo, due reliquie (una mano e un braccio) furono portate da Costantinopoli a Roma da un certo Andrea, maggiordomo di palazzo dell’imperatore bizantino Maurizio. Successivamente, papa Gregorio Magno le donò al vescovo Venanzio di Luni (Liguria). Per custodirle, nel X secolo, fu costruita la chiesa di S. Andrea a Sarzana (Liguria), oggi l'edificio più antico in città. L'apostolo è il Patrono della città e le sue reliquie sono conservate nella Cattedrale.
Sant'Andrea Patrono della Scozia
Alla metà del X secolo, Andrea divenne Santo Patrono della Scozia. La storia è leggendaria: si dice che reliquie dell'apostolo furono miracolosamente portate a Oengus I Mac Fergusa, re dei Pitti. È probabile che queste reliquie facessero parte della collezione del vescovo Acca (668-740), abate di S. Andrea e vescovo di Hexham, e successivamente entrarono in possesso dei Pitti. La devozione scozzese ad Andrea è testimoniata anche dalla bandiera, che presenta una croce decussata, bianca su fondo blu.
Reliquie in Umbria
A Città di Castello (Umbria), nella chiesa di S. Francesco, si conserva una reliquia dell’osso di un braccio di Andrea. Una tradizione locale vuole che sia stata donata da papa Celestino II (1100-1144), nativo della città, a un monastero locale. Oggi la si può ammirare in uno splendido reliquiario in argento del XV secolo, esposto nella Pinacoteca Comunale.
L'Arrivo ad Amalfi
La maggior parte del corpo di Andrea rimase a Bisanzio fino al 1208, quando il cardinale Pietro Capuano (…-1214) le portò nella sua città natale: Amalfi. Questo fu possibile perché Amalfi era ancora una delle potenze marittime del Mediterraneo. Nel 1218, secondo una leggenda, san Francesco d’Assisi si recò nella Cattedrale di Amalfi per venerare le reliquie dell’apostolo e fondò in città il convento di Santa Maria degli Angeli.
La Testa dell'Apostolo tra Roma e Patrasso
Nel 1461, Tommaso Paleologo (1409-1465), despota di Morea (Grecia), deposto dagli Ottomani, donò a papa Pio II (1405-1464) la testa di Andrea, insieme a un mignolo e piccole parti della croce. In cambio, Paleologo chiedeva l'impegno per una crociata per riconquistare Costantinopoli. Il papa accettò il dono, promettendo di restituire le reliquie quando la Grecia fosse stata liberata. La crociata non ebbe mai luogo e le reliquie rimasero a Roma. Nel XV secolo, la testa di Andrea venne posta in una teca in uno dei quattro pilastri principali della Basilica di San Pietro. Il resto delle reliquie giunse a Pienza (Toscana) in un antico reliquiario.
Nel settembre del 1964, come gesto di apertura verso la Chiesa ortodossa greca, Paolo VI (1897-1978) consegnò il reliquiario pietino alla chiesa di Patrasso, dove si trova ancora oggi nella chiesa di S. Andrea. In cambio, il papa donò alla cattedrale di Pienza il busto-reliquiario con la testa di Andrea conservato in Vaticano.
Ritorno a Istanbul
Nel 2007, una reliquia dell’apostolo è stata consegnata dal vescovo di Amalfi a Bartolomeo (1940-…), patriarca ecumenico di Costantinopoli, per essere conservata nella cattedrale di S. Giorgio a Istanbul.
RITROVATA RELIQUIA DI SANT'ANDREA | IL VIDEO
L'Iconografia di Andrea: il volto severo e la croce decussata
Andrea, come Pietro e Paolo, presenta caratteristiche iconografiche precise fin dalle rappresentazioni più antiche. È sempre descritto con un volto severo, barba e capelli grigi o bianchi arruffati. Come gli altri apostoli, indossa sandali e tunica e talvolta regge un rotolo o un libro. Le più antiche raffigurazioni risalgono al V secolo, mentre in Italia giungono tra il VI e l’VIII secolo, come dimostrano i mosaici ravennati in S. Vitale.
A partire dal IX secolo, dapprima nei codici greci e poi in quelli latini, compaiono gli attributi del libro e della croce latina. Ispirandosi sempre agli Atti di Andrea, gli artisti medievali scelsero la croce come attributo del santo, come si vede nel timpano di S. Andrea a Vercelli. Questa tradizione iconografica di Andrea con la croce latina continuò tra Quattrocento e Cinquecento in opere di artisti come Pinturicchio, Tintoretto e Masaccio.
Parallelamente, si sviluppò una tradizione di origine greca che ebbe maggiore fortuna nelle opere d’arte, secondo cui si preferì la cosiddetta «croce di s. Andrea», con i bracci uguali posti a X (decussata). Nel XVII secolo la croce decussata trionfò definitivamente, come si può osservare nei dipinti di Ribera e Murillo, e nella statua di François Duquesnoy. Probabilmente, come già accennato, la scelta di una croce diversa da quella latina fu fatta con l’intento di distinguere la crocifissione di Cristo da quella degli apostoli.
