Santuario della Madonna della Nova a Ostuni: Storia, Arte e Tradizioni

La Contrada Madonna della Nova, situata a Ostuni, ospita uno dei più antichi e significativi luoghi di culto mariano della zona: il Santuario della Madonna della Nova. Questo luogo è un crocevia di storia, arte e devozione popolare.

Origini e Contesto Storico del Santuario

Secondo lo storico Ludovico Pepe, la costruzione del Santuario della Madonna della Nova risale al 1561, al tempo del vescovo G. Carlo Bovio. Tuttavia, attualmente, alcuni storici, suffragati da nuovi rinvenimenti, ipotizzano che la chiesa possa risalire al 1531. Fu edificata davanti a una preesistente cripta basiliana. Gli ultimi affreschi, rinvenuti nel 1996-97, e lo stile di alcune decorazioni, fanno pensare che prima della costruzione dell'attuale chiesa esistesse già un avancorpo: una piccolissima chiesetta che aveva come altare quello che ora è nella grotta. È considerato il più antico santuario mariano ostunese e il culto della Vergine, presso questa chiesetta, è stato sempre vivo nel corso dei secoli.

La chiesa fu voluta per rendere l’accesso alla cripta sottostante più dignitoso e consono al luogo sacro, meta di continui pellegrinaggi, soprattutto nel periodo pasquale. Un'altra fonte indica che la chiesa fu costruita intorno al 1560 per volere di una nobile casata di Ostuni, la famiglia Zaccaria, che lascia il proprio nome su un affresco all’interno. È considerata la chiesa più antica di Ostuni, in quanto fu edificata intorno al XVI secolo anticipando lo stile gotico-fiorito che poi avrebbe trovato la sua massima espressione con l'ex-cattedrale.

Santuario della Madonna della Nova, Ostuni: vista esterna del santuario con la facciata gotica

Architettura Esterna: Un Esempio di Gotico Fiorito

La chiesetta, ubicata sulla strada provinciale Ostuni-Carovigno, si trova a circa un chilometro sulla sinistra, per chi proviene dal centro abitato. Si giunge alla chiesa attraverso una scalinata che elimina il dislivello, di circa cinque metri, che vi è tra la strada provinciale e l’ingresso al luogo di culto. L’unico ingresso ad ogiva è simile a quello laterale della Cattedrale di Ostuni. Anche la rosa che lo sormonta, decorata da lievi motivi antropomorfi e vegetali, con le sue otto colonnine trilobate e la bella cornice, richiama subito alla mente le due rose delle navate laterali del massimo tempio della città. La lunetta, con la base a dentelli, è incompleta e questo ci fa pensare che la stessa doveva accogliere una scultura, anch'essa a modello delle lunette dei portali della Cattedrale. Ai due lati dell’ingresso si trovano due piccole monofore con archetti trilobati; sulla rosa un’altra monofora, sempre con archetto trilobato. Il coronamento è dato da una serie di archetti ciechi che alleggeriscono e impreziosiscono la già molto elegante facciata.

L'Interno del Santuario: Tra Barocco e Antichi Affreschi

L’interno, ad unica aula voltata a botte, è stato più volte ristrutturato e ridipinto; forse il pavimento a "chianche" è quello originario. Sulla controfacciata l’ingresso è ad arcosolio e, su di esso, si apre una finestra strombata in corrispondenza della rosa esterna. Sul lato sinistro, inserita nel muro, si trova un’acquasantiera scolpita a motivi vegetali. Delle nicchie si aprono sulle pareti laterali.

L'Altare Barocco

Addossato alla parete di fondo e sopraelevato di un gradino, è ubicato l’altare barocco costruito nel Settecento, in pietra gentile, fatto edificare nel 1761 dal canonico Antonio Tabarini. Questo altare, per la verità, privo di eleganza e pregio artistico, presenta un piano mensa sorretto da due mensole a volute, da cui si elevano due ripiani, chiusi ai lati da massicce sculture: il primo a foglie di acanto; il secondo a girali. Una cornice mistilinea inscrive una nicchia. L’altare presenta tracce di pittura ormai persa a causa dell’umidità. Al centro del paliotto si trova lo stemma del Vescovo Scoppa (sec. XVIII) raffigurante un cane voltato a sinistra, recante due fiori. Al di sotto dello stemma un cartiglio recita: EX DEVOTIONE REV. CAN. D. ANTONII TABARINI D.H.

Il Patrimonio Artistico Murale

Affreschi interni del Santuario della Madonna della Nova: Madonna con Bambino e santi

Affreschi della Parete di Sinistra

Sulla parete di sinistra si distinguono chiaramente la Santa Maria della Nova (cioè della buona novella) con il Bambinello, San Bernardino da Siena e un altro santo di difficile identificazione. Sotto questi affreschi campeggia un altro palinsesto pittorico che occupa l’intera parete di cui si distingue solo un viso maschile. Anche la parete di fronte era completamente affrescata, oggi si intravedono solo alcuni frammenti di colore.

Accostato al riquadro del Santo francescano appare una Madonna con Bambino, dipinto deturpato dalla perdita di ampi brani e dal completo svanimento dei volti delle due figure. Le figure sono inserite in un’elaborata struttura dal profilo interno trapezoidale, che simula una intelaiatura lignea, interrotta lungo i lati da riquadri incassati e, in alto, da borchie tondeggianti. L’appartenenza dell’immagine ostunese alla temperie aristocratica e raffinata del tardo gotico si coglie in alcuni significativi dettagli. Si noti il fitto pieghettarsi della veste della Madonna e il sontuoso mantello azzurro, che a tratti si rovescia, esibendo la preziosa foderatura che ritma i bordi con flessuosi ondeggiamenti. Il quadro è delimitato da una profonda cornice azzurrata, illuminata nel bordino interno, come se fosse colpita dalla luce proveniente dal portale della chiesa. Assisa su un trono marmoreo privo di schienale, la Madonna si uniforma, per posizione e per abbigliamento, al similare repertorio figurativo delle tarde icone bizantineggianti. Una ciocca di capelli, che ricade in una serie di riccioli ai lati del viso, è l’unica concessione a un atteggiamento austero e quasi severo del volto. Il Bambino, tutto proteso a carpire un oggetto inidentificabile (forse una rosa), è, invece, più spontaneo e vivace; la corta e aderente tunichetta, pur conservando la memoria di decorativismi tipicamente tardo-gotici, lascia, infatti, intuire il robusto modellato del corpicino, liberamente mosso nello spazio. Si può proporre una datazione del dipinto murale al XVI secolo.

La figura di San Bernardino da Siena (1380-1444) giganteggia in un pannello verticale, sviluppato sul lato sinistro della porta che introduce nella dimora del romito. Il ductus, semplice e modesto dell’ignoto pittore si evince non solo nei rapporti sbilanciati del busto con la parte inferiore del corpo ma, anche, nei panneggi del saio, riuniti in gruppi di tre pieghe. Il volto, asciutto e allungato, è percorso da innumerevoli rughe, più sottili sulla fronte e intorno agli occhi, profondamente marcate intorno al mento e alle labbra; maggiore naturalezza rivela il trattamento dei capelli, raccolti dietro alle orecchie in ciocche canute, abilmente tratteggiate. Tali cifre stilistiche si riscontrano in quella cerchia di artisti che nel cantiere galatinese della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, si è espressa con una forte accentuazione fisionomica, quasi caricaturale delle figure, anche se è difficile proporre dei confronti convincenti. Informazioni preziose possono desumersi, infatti, dall’analisi paleografica dei segni alfabetici trascritti sul libro. L’invocazione conclusiva del testo sul volume, nominando Bernardino come beato, andrebbe valutata accuratamente: nelle iscrizioni dedicatorie presenti su alcuni dipinti, datati prima della canonizzazione, avvenuta nel 1450, San Bernardino, infatti, è indicato come beato, anche se è aureolato. Un altro elemento da puntualizzare è quello relativo alla diffusione del culto tributato al santo senese in Puglia e, più specificatamente, nel Brindisino. La stretta connessione di San Bernardino con gruppi di flagellanti, d’altra parte, avendo egli aderito diciottenne alla Confraternita dei Disciplinati di Santa Maria della Scala a Spoleto, non può non tener conto della presenza di compagini confraternali, effigiate con insistenza nella chiesa.

Il tratto di parete compreso tra la porta d’accesso alla casa del romito e a quella che immette nella grotta dal lato sinistro, è occupato dall’immagine di San Giovanni Battista. La figura olosoma sembra rompere la rigida frontalità, propria dei soggetti devozionali bizantini, avendo il busto leggermente ruotato verso destra; tale movimento è, probabilmente, assecondato da una leggera flessione della gamba corrispondente, intuibile da un frammento superstite.

Affreschi della Parete di Destra

La rimozione di numerosi strati di calce e, in alcuni punti, di pezzi d’intonaco, operata nel 2002 sulla parete destra della Chiesa, ha riportato alla luce tre brani pittorici in cattivo stato di conservazione, tale da inficiarne la lettura.

  • Del primo soggetto, identificato come Madonna con Bambino, si scorge abbastanza chiaramente l’ordito globale di due figure che si accampano in un’articolata struttura architettonica, poco chiara nell’organizzazione degli elementi compositivi. Ai lati risultano percepibili cinque elementi di sostegno, mentre in alto si scorge una sequenza di mensoline e una serie di piani, sviluppati orizzontalmente, diversi per grandezza e per colorazione. Una ricostruzione ipotetica di questo spazio attrezzato potrebbe far pensare a due logge, rette da quattro pilastri, poste a sostegno di un ambiente coperto da un soffitto a cassettoni, forse sviluppato nella parte posteriore in una cavità archivoltata, nella quale troneggia la Madonna con Bambino. Simili apparati si osservano in diversi affreschi della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, attribuiti a un pittore denominato Maestro dei casamenti. Il mantello della Madonna, inoltre, si adagia sul pavimento in lembi morbidi e flessuosi in maniera non dissimile da quello della Madonna con Bambino, raffigurata sulla parete opposta della chiesa.
  • Del secondo dipinto, di grandi dimensioni, si conservano solo pochi frammenti leggibili. Nel margine inferiore compare una teoria di figure incappucciate, capeggiate da un personaggio a volto scoperto; tutti si prostrano davanti a una croce astile e si dispongono ai piedi di una pedana dai bordi irregolari. La datazione del soggetto è improponibile, perché non suggellata da alcun elemento utile.
  • Il terzo dipinto potrebbe essere un’Imago Pietatis, soggetto solitamente inserito in piccoli incavi dei luoghi sacri. Nel margine inferiore destro dell’affresco in questione si scorge una cassa reticolata, che induce a pensare all’urna dalla quale risorge il Cristo.

La Statua della Vergine con Bambino

Al centro della nicchia dell’altare si colloca la statua litica della Vergine con Bambino datata nel XVI secolo. La statua raffigura la Vergine con il Bambino assisa in trono. Sui due lati, all’altezza del capo, due piccoli angeli reggono una mensola sulla quale poggia la corona. Il primo soggetto, estremamente lacunoso, è composto sullo stesso strato pittorico del dipinto raffigurante la Madonna con Bambino. Rappresenta un Santo francescano individuabile dal saio color grigio.

Statua della Vergine con Bambino all'interno del Santuario della Madonna della Nova

La Grotta Naturale e i Suoi Tesori

Dietro l’altare si apre una grotta naturale, lunga 38,80 mt, larga da 2,60 a 3,80 mt ed alta da due a tre metri. Il pavimento è tutto interrato dall’ocra argillosa che riveste le colline ostunesi; la volta è di forma triangolare, solo in parte ingrandita a colpi di piccone. Le acque calcarifere, gocciolando da questa volta sul pavimento e sulle pareti, ne hanno arrotondato gli spigoli sporgenti e vi hanno disteso dei piccoli festoni stalattitici. Prima della costruzione dell’attuale chiesa vi era quella più antica, probabilmente interamente in grotta, dedicata alla Madre di Dio. L’affresco più antico esistente all’interno della grotta è un Deesis raffigurante il Cristo in trono con ai lati la Vergine e San Giovanni Battista. Il Cristo è consumato in volto e ciò è riconducibile alla tradizione bizantina che prevedeva ad ogni celebrazione di baciare il sacro volto.

Affreschi nel Vestibolo della Grotta

Sul lato sinistro del vestibolo, che precede la lunga galleria della grotta, si conservano due dipinti:

  • Il primo raffigura una Processione di Flagellanti datata al 1524. Questa originale pittura, svolta su tre registri, ripropone un singolare episodio della storia ostunese. Protagonista della sezione superiore è un gruppo confraternale, che accoglie tra i propri componenti un flagellante con il capo occultato da un cappuccio e con il corpo denudato a esclusione del bacino. Un altro corteo confraternale, forse contemporaneo a quello della grotta, è dipinto sulla parete destra della chiesa. In questa scena, analogamente, una teoria di appartenenti a un pio sodalizio indossa un lungo saio bianco, aperto sulla schiena per mostrare la pelle piagata dai colpi delle verghe. Queste significative testimonianze pittoriche, abbastanza insolite nel panorama decorativo tradizionale delle chiese pugliesi, inducono a prendere atto di una realtà penitenziale, che potrebbe aver scelto la Chiesa di Santa Maria della Nova come sede del proprio culto e delle proprie pratiche espiatorie. Allo scadere del primo quarto del Cinquecento si può far risalire la rappresentazione, ancora in rupe, della Madonna che allatta il Bambino, verso la quale sembra dirigersi la Processione di flagellanti rappresentata nel 1524 sul muro adiacente.
  • L’altro raffigura la Madonna che allatta il Bambino, una versione cinquecentesca della bizantina Galaktotrophousa, soggetto che largo consenso aveva avuto nella pittura medioevale della regione. Lo schema iconografico mariano di stampo bizantino persiste nella posizione della Madonna, ritratta a mezza figura, mentre sostiene tra le braccia il Bambino, che sugge da una mammella posta in un’improbabile area anatomica.

La Madonna Nikopeia

Uno degli affreschi più interessanti della grotta della Madonna della Nova è sicuramente la Madonna Nikopeia (Colei che conduce alla vittoria), raffigurata secondo la diffusa iconografia bizantina, desunta dall’immagine-stendardo che guidava in battaglia gli eserciti imperiali. La Madonna, assisa in trono e con un’aureola perlinata, indossa un maphorion azzurro, che dalla testa discende fino ai piedi. Il Bambino benedice alla greca con la destra e sostiene con la sinistra il volumen; è adagiato sulle ginocchia della Madre, che lo trattiene amorevolmente. Il trono, sviluppato in profondità, mostra un’elaborata struttura, decorata nella parte anteriore con motivi a “serratura” e a reticolo. Il cattivo stato di conservazione delle vesti non consente di valutare distintamente il movimento dei panneggi, che nei pochi punti chiari appare lineare, articolato in pieghe tubolari e appena lumeggiate.

Tradizioni e Festività

La Madonna della Nova è festeggiata dalla comunità ostunese la domenica “in Albis” (la prima domenica dopo Pasqua) con un pellegrinaggio attraverso il quale ci si reca a rendere omaggio alla Madonna della “Buona Novella” partecipando alla tradizionale festa popolare detta della “Palomma”. Questo nome deriva dal dolce tipico che le nonne o le mamme preparano per questa occasione, come citato da Alfredo Tanzarella in "Folklore ostunese, Le feste paesane: la Madonna della Nova".

Nel passato era una vera e propria folla quella che si riversava verso la chiesetta, seguendo una tradizione che affonda le radici nei secoli. Per lo più si trattava di comitive composte da parenti e da amici che, certamente, progettavano con notevole anticipo la gita, considerata in sostanza tale perché la chiesa della Madonna della Nova altro non era se non un vero e proprio Santuario di campagna, al pari di quelli non meno famosi di S. Biagio e di S. Oronzo, Celebrati ancora oggi.

I ricordi che si affollano alla mente, suffragati ed ampliati da altri più antichi e in un certo senso più interessanti di vecchi ostunesi, parlano di palomme, di taralloni coperti di zucchero, di frisedde allu vine cullu fenucchie, tutta roba fatta in casa per lo più dai nonni che veniva considerata vera e propria leccornia, dell’immancabile mazzo di lattughe ma ancor più di remanedde che, insieme allu cucche de creta nel quale il vino si conservava fresco, costituivano l’appetitoso bagaglio di chi doveva festeggiare come si doveva la tradizionale festa.

Ancora oggi, nonostante il mutare dei tempi e delle consuetudini e, nonostante il traffico intenso che si svolge lungo l’arteria Bari-Brindisi, piccole comitive di cittadini si recano alla chiesetta per festeggiare la domenica in Albis con una bella scampagnata, anche se l’antica chiesa è ormai compresa nel perimetro dell’abitato.

Altri Usi Storici

Nel XVIII secolo, durante la peste che colpì anche la nostra cittadina, fu utilizzata come lazzaretto. Fu meta di pellegrinaggio anche durante l’ultimo conflitto mondiale. Genitori, mogli, fidanzate e figli vi si recavano portando foto dei parenti che erano in guerra e di cui non si avevano notizie da molto tempo, con la speranza di avere la “buona novella” riguardante i loro cari.

Centro di Spiritualità Madonna della Nova

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Il design del Centro di Spiritualità Madonna della Nova riflette la sua storia come ex convento, creando un’atmosfera di serenità e relax. Gli ospiti apprezzano la pulizia impeccabile, le lenzuola fresche e la disponibilità del personale, che è sempre pronto a soddisfare ogni esigenza. Le camere, dotate di scrivania e TV a schermo piatto, offrono tutto il necessario per un soggiorno piacevole. Scegliere il Centro di Spiritualità Madonna della Nova significa immergersi in un ambiente accogliente e caloroso, ideale per chi cerca relax e spiritualità. Con una posizione strategica vicino a luoghi d’interesse come la Cattedrale di Taranto e il Castello Aragonese, questo hotel è la base perfetta per esplorare la bellezza pugliese.

Esterno del Centro di Spiritualità Madonna della Nova, un ex convento

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