Il Grande Cuore di Anna e la Solennità della Pentecoste

La Solennità di Pentecoste è una delle feste più importanti dell’anno liturgico cattolico, celebrata cinquanta giorni dopo la Pasqua. In questa data la Chiesa fa memoria della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, evento che segna l’inizio della missione evangelizzatrice della Chiesa nel mondo. L'evento della Pentecoste, il cui termine deriva dal greco e significa "cinquantesimo giorno", è stato fonte di ispirazioni per gli artisti nelle varie epoche storiche. Cinquanta giorni dopo la Pasqua, la Chiesa celebra la solennità della Pentecoste, nella quale si fa memoria della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli.

L'Origine e i Nomi della Pentecoste

L’origine del nome: “Pentecoste” significa “cinquantesimo”

Il termine deriva dal greco pentēkostḗ hēméra, che significa “cinquantesimo giorno” dopo la Pasqua. Nell’Antico Testamento questa festa coincide con la festa delle settimane o delle primizie, e si celebrava cinquanta giorni dopo la Pasqua ebraica. Nell’ebraismo è oggi conosciuta come Shavuot (in ebraico: “Settimane”). Nel mondo anglosassone, Pentecoste era chiamata anche Whitsunday (Domenica Bianca), probabilmente in riferimento alle vesti bianche dei neofiti.

Una festa con molti nomi

Pentecoste è anche chiamata “festa delle settimane”, “festa della mietitura” o “giorno delle primizie”, a seconda del contesto biblico. Questi nomi riflettono la sua origine agricola come ringraziamento a Dio per il raccolto.

Pentecoste nell’Antico Testamento: festa della mietitura

Nel Deuteronomio si legge:

«Conterai sette settimane; da quando comincerai a mettere la falce al grano, comincerai a contare sette settimane. Celebrerai quindi la festa delle Settimane per il Signore tuo Dio con l’offerta spontanea delle tue mani, che darai secondo la benedizione che il Signore tuo Dio ti avrà concessa»

(Deuteronomio 16, 9-10 - CEI 2008)

Era dunque una festa di gratitudine, in cui si offrivano a Dio le primizie del raccolto.

La Discesa dello Spirito Santo e la Nascita della Chiesa

Il compimento della promessa di Cristo

Nel Vangelo secondo Luca, Gesù annuncia:

«Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».

(Luca 24, 46-49 - CEI 2008)

Questo si compie nel giorno di Pentecoste, quando lo Spirito Santo scende sugli Apostoli. Con la Pentecoste, infatti, nasce la Chiesa apostolica, perché gli apostoli seguono ciò che Cristo ha iniziato. Con la Pentecoste non sarà più la Legge a guidare gli uomini ma lo Spirito Santo, l'amore di Dio.

L'evento nel Cenacolo

La Pentecoste

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Gli Atti degli Apostoli (At 2, 1-4) descrivono così la discesa dello Spirito Santo sui dodici.

In questo contesto, la figura di Maria nel Cenacolo è fondamentale. Maria, dal momento della morte del suo amato Figlio, con la sua presenza, è stata determinante per tenere uniti gli apostoli, e nel Cenacolo da donna orante con le preghiere era in fiduciosa e paziente attesa per ciò che doveva avvenire. È stata "strumento di Dio" presso gli Apostoli e lo è oggi per tutti noi. La sua presenza non è menzionata esplicitamente nella scena descritta dagli Atti, ma nell'iconografia tradizionale gli Apostoli sono riuniti attorno alla Vergine. Al battesimo della Chiesa Maria è degnissima «madrina».

I simboli dello Spirito Santo: vento e fuoco

Il libro degli Atti degli Apostoli descrive così il giorno di Pentecoste:

«Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi».

(Atti 2, 1-4 - CEI 2008)

Il vento è un simbolo fondamentale dello Spirito: in greco pneuma significa sia “spirito” che “soffio” o “vento”. Il fuoco, invece, è simbolo di trasformazione e santificazione. Come spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica:

«Il fuoco, mentre l’acqua significava la nascita e la fecondità della vita donata nello Spirito Santo, simboleggia l’energia trasformante degli atti dello Spirito Santo. […] Il fuoco dello Spirito Santo trasforma quanto tocca»

(CIC, n. 696)

Il significato delle “lingue” di fuoco e delle “lingue” parlate

Nel testo greco, la parola glōssai indica sia le “lingue” di fuoco che le lingue parlate. Questo doppio significato mette in evidenza l’azione miracolosa dello Spirito: le lingue come fiamme conducono al parlare in nuove lingue, cioè idiomi, come segno dell’universalità del Vangelo. In alto si libra la colomba, simbolo dello Spirito Santo, che lascia cadere su ognuno una pioggia di fiamme o lingue di fuoco dando loro la capacità di parlare più lingue. Se la presunzione della costruzione della Torre di Babele aveva condotto gli uomini a non intendersi più, nel giorno di Pentecoste popoli di lingue e nazioni diverse riescono a comprendersi, a vivere in comunione con Dio e tra loro.

Lo Spirito Santo è la terza Persona della Trinità

Come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica:

«Lo Spirito Santo è la terza Persona della Santissima Trinità. È Dio uno e uguale al Padre e al Figlio»

(CIC, n. 685)

E ancora:

«Gesù non rivela pienamente lo Spirito Santo se non dopo la sua Risurrezione. Tuttavia lo allude progressivamente, anche nel suo insegnamento alle folle, quando rivela che la sua carne sarà cibo per la vita del mondo»

(CIC, n. 728)

Lo Spirito è persona, non una forza impersonale. Ha un’opera propria, è colui che guida, consola, illumina e santifica.

La Preghiera e la Missione della Chiesa

Pentecoste: partecipare alla vita divina e testimoniarla

Il 27 maggio 2012, Papa Benedetto XVI spiegava così il significato della Pentecoste:

«Questa solennità ci fa ricordare e rivivere l’effusione dello Spirito Santo sugli Apostoli e sui discepoli, riuniti in preghiera con la Vergine Maria nel Cenacolo. Gesù, risorto e asceso al cielo, manda alla Chiesa il suo Spirito, perché ogni cristiano possa partecipare alla sua stessa vita divina e diventi suo testimone nel mondo. Lo Spirito Santo irrompe nella storia, sconfigge la sua aridità, apre i cuori alla speranza, stimola e favorisce in noi la maturazione interiore nella relazione con Dio e con il prossimo»

(Benedetto XVI, Omelia nella Solennità di Pentecoste, 27 maggio 2012)

Tradotto e adattato dal team di EWTN Italia.

La correlazione tra preghiera e Spirito Santo

I cristiani sono immersi in costanti e ininterrotte preghiere, nelle quali c'è il desiderio di Dio in richieste d'aiuto. La correlazione tra la preghiera e lo Spirito Santo è impressionante: se lo si invoca con il cuore e non solo con la bocca, lo Spirito arriverà, entrerà nell'anima, forgerà la vita, renderà liberi da ogni legame che ostacoli la salvezza. Le preghiere devono ricalcare quelle invocate da Maria e dagli Apostoli: concordi e perseveranti, che li hanno trasformati in un cuore solo e una anima sola. Quando si prega per gli altri, infatti, si prega anche per se stessi.

Papa Leone XIV ha detto agli Apostoli che, alla vigilia della morte del Maestro, erano turbati e angosciati e si chiedevano come avrebbero potuto essere continuatori e testimoni del Regno di Dio, Gesù annuncia il dono dello Spirito Santo, con questa meravigliosa promessa: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». Così, Gesù libera i discepoli da ogni angoscia e preoccupazione e può dire loro: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (v. 27). Se rimaniamo nel suo amore, infatti, Lui stesso prende dimora in noi, la nostra vita diventa tempio di Dio e questo amore ci illumina, si fa spazio nel nostro modo di pensare e nelle nostre scelte, fino a espandersi anche verso gli altri e irradiare tutte le situazioni della nostra esistenza.

Lo Spirito Santo e la Chiesa

Quando l’uragano della Pentecoste si fu placato e le lingue di fuoco svanirono, la Chiesa era ormai abilitata alla missione. Ormai è capace di missione, perché battezzata nel fuoco dello Spirito. Questo assioma patristico deve diventare un convincimento fortemente radicato nell’animo del popolo cristiano. La sua portata di senso è intensa: in negativo, significa che, senza lo Spirito, non c’è la Chiesa; in positivo, che la Chiesa è una sua creazione, anzi il suo «capolavoro», come scriveva, con molta verità, il card. G. Biffi. Tuttavia, fra le molte consolazioni che oggi andiamo conoscendo sullo Spirito di Dio, vi sono quelle relative al suo rapporto con la Chiesa, che è intimo, forte, costitutivo.

Cristo ha fondato la Chiesa lungo gli anni della sua opera messianica, istituendo i sacramenti, l’apostolato, la primazialità petrina; ma è a Pentecoste, con l’invio dello Spirito, che egli dona ad essa il soffio della vita. Lo Spirito costituisce con la Chiesa una profonda unità; in similitudine con ciò che diciamo del rapporto Chiesa-Cristo (la Chiesa è corpo di Cristo), possiamo parlare della Chiesa come creatura dello Spirito: lo Spirito costruisce quello spazio ecclesiale in cui vive Cristo. Dopo aver costruito la Chiesa, lo Spirito la riempie della sua forza e della sua luce. La sua presenza dentro la Chiesa è essenziale perché essa viva. I cristiani non sono uniti e concordi perché li tiene insieme l’amicizia, la tolleranza, la carità, la comunione, quanto piuttosto lo Spirito in persona. Egli non si limita a ispirare l’unità del pensare e dell’agire, ma fa di più: è presente personalmente nella Chiesa celebrandovi e operandovi il mistero della comunione, perpetuandovi l’evento pentecostale (cf. At 2). Lo Spirito esercita pertanto funzioni simili a quelle dell’anima nel corpo del singolo uomo, come insegna l’enciclica di Pio XII Mystici Corporis (1943): «Egli, col suo celeste soffio di vita, è il principio di ogni azione vitale ed efficacemente salutare nelle diverse parti del corpo». Le energie dello Spirito la rendono fattiva ed essenzialmente dinamica.

Quasi quarant’anni fa, il Consiglio Ecumenico delle Chiese, nel celebre incontro ecumenico di Uppsala, affrontò il tema Lo Spirito Santo e la cattolicità della Chiesa. Nel documento finale furono scritte cose raffinatissime circa la sua opera molteplice e multiforme dentro la Chiesa.

Lo Spirito di Dio nella Storia

Lo Spirito di Pentecoste aleggia sul mondo e dentro la storia dell’uomo da sempre, fin dall’atto della sua creazione (cf. Gn 2,7). Come insuperabile consigliere intorno alle cose del Regno, egli guida la storia dell’alleanza antica e nuova: parla per mezzo dei profeti fino all’immediato Precursore del Cristo che è «ripieno di Spirito Santo» (Lc 1,15); suscita Gesù nel seno della Vergine Madre (cf. Lc 1,35), lo consacra Messia al Giordano (cf. Lc 3,22); fa giungere la storia santa a compimento (cf. Nel fare la storia, infatti, lo Spirito si rivela come l’immedesimarsi di Dio nel mondo e come l’interiorità di Dio che assume in sé il mondo per elevarlo fino al cuore dei Padre, scaturigine di ogni salvezza).

Riflessioni sulla Fede e la Vita Rinnovata

Dopo la sua morte e risurrezione, gli Apostoli lo rivedono risorto nel Cenacolo per ben due volte, e Gesù quando gli si presenta non appare come risorto, ma come Crocifisso Risorto, gli parlano, lo toccano ed è una esperienza emozionante l'incontro con Cristo vivo e invece subito dopo quando lui va via, loro vogliono tornare vacillanti alla loro vita precedente di semplici pescatori, il loro senso umano ricco di incertezze chiede il certo, ciò che sanno fare, non è possibile questo! È una seconda fine. Nel progetto di Dio per la costruzione del Regno sulla terra, la scelta è su questi uomini, dal cuore semplice ma pronto se invaso dalla forza divina a ricredersi sulle proprie possibilità. Oggi la nostra umanità è fragile e bisognosa di passare da un nuovo Cenacolo, per una vita rinnovata.

Facciamo una considerazione: siamo esperti nel celebrare la Quaresima fatta di astinenza e preghiera, quaranta giorni dopo la Pasqua: passione, morte e risurrezione e pensiamo che tutto sia finito lì. No! È lo scopo del tempo Pasquale: la Pentecoste! Noi viviamo l'emotività del momento, che arriva la provi e passa, tutto esterno. Piccolo impegno per noi tutti sarà la Preghiera allo Spirito di Dio, che non ha bisogno di grosse parole, ma di perseveranza e costante fiducia nella sua opera.

Il Santuario di Sant'Anna a Livo

Luogo di culto della fede mariana, il Santuario si trova a Livo, piccolo comune di 200 abitanti a monte del “Pian dei Gorghi”. Il piccolo tempio cristiano, risalente al 1600, è conosciuto anche come Santuario di Mezza Crèsta o di Sant’Anna; qui infatti, ogni 26 luglio, si celebra la festa dedicata alla Santa. Il santuario venne edificato nel XVII secolo, in stile barocco; l’origine dell’oratorio risale alla volontà dei livesi di dare una sistemazione più consona all’immagine di una Madonna con il Bambino, ritenuta miracolosa, affrescata in un’antica cappelletta. Da oltre un secolo è una delle espressioni più importanti e significative di fede popolare in Alto Lario, punto di riferimento per numerosi pellegrini.

Rappresentazioni artistiche della Pentecoste

L’evento è descritto mirabilmente in una xilografia di Gustave Dorè conservata alla Biblioteca Vaticana. Paul Jonnard-Pacel da Gustave Doré, [La Pentecoste], xilografia, in Gustave Doré, [La Bibbia], Deventer 1887. BAV, Stampe II.337, tav. 41. Particolarmente significativa è una straordinaria xilografia, conservata tra le stampe della Biblioteca Apostolica Vaticana: è disegnata dal celebre Gustave Doré ed incisa da Paul Jonnard-Pacel, uno dei suoi collaboratori. Gli Apostoli e la Vergine Maria, qui ritratta in primo piano sulla sinistra e non al centro della scena - come solitamente avviene - sono radunati nel Cenacolo di Gerusalemme ricordato dall’architettura sullo sfondo.

xilografia di Gustave Doré raffigurante la Pentecoste

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