La Riflessione sul Terremoto e il Contributo dei Religiosi alla Sismologia

La complessità del fenomeno sismico ha stimolato l'umanità a ricercarne il senso, sia a livello teologico che scientifico. Questo articolo esplora come il terremoto abbia influenzato la riflessione spirituale e come figure religiose abbiano contribuito in modo significativo allo sviluppo della sismologia moderna.

La Testimonianza e la Rielaborazione Teologica di Don Luigi Maria Epicoco

Ancora sul terremoto! Ancora un prete! Ancora la ricerca di un senso legato a Dio! Don Luigi Maria Epicoco, sacerdote della diocesi di L’Aquila, è ormai noto per essere scampato al sisma del 6 aprile 2009. Il 2 novembre scorso è stato ospite di “Nemo - Nessuno escluso”, la trasmissione di Rai due in onda il mercoledì sera, presentata da Enrico Lucci e Valentina Petrini, in una serata interamente dedicata al tema del terremoto.

E la differenza si sente tutta! Prima ancora che capirla, per le parole, si percepisce nel non verbale, il tono, la postura, la mimica, l’inclinazione della voce. È la differenza di chi parla perché ha visto le case aprirsi, ha sentito l’odore della polvere, ha udito le grida della paura, ha gustato l’acido dell’aria, ha toccato la rugosità tagliente dei mattoni rotti.

E dentro a questo ha sentito che quel Dio che aveva in testa prima non gli tornava più. Lasciandogli dentro un terribile “tremore”, quello delle fondamenta del mondo, della vita, della fede che “sono scosse”. Un baratro si apre: quello dell’ordine del mondo che è scardinato. Di fronte a ciò, egli rifiuta la risposta mistificatoria che cerca la colpa, per garantirsi che l’ordine del mondo non sia toccato. Accetta invece il mistero della vita, come Giobbe, affermando: “Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te. (…) Io ti conoscevo per sentito dire” (Gb. 42, 2-5).

È la differenza di chi ha imparato a leggere il mondo davvero sulla logica dell’amore, quello vero e radicale di un Dio “impazzito” per l’uomo, e ha deciso che la lettura giuridica del “do ut des”, del rapporto obbligato colpa - punizione esiste solo nei tribunali. E quando è applicato alla vita reale annulla il senso dell’umano. Così può ascoltare qualcos’altro che Dio può dirci: “Io ti amo, per questo tu puoi vivere anche una cosa difficile. Io non posso evitarti la vita.”

È la differenza di chi accetta di perdere, di non avere risposte al perché. Di chi, per un momento, accetta che la sua fede resti sepolta sotto quelle macerie. E non ha paura di ammettere: “Io non ce l’ho la risposta, non so perché questo succede, accade”. Ma lo può fare soltanto uno che si sente davvero amato, perché nell’amore anche il mistero che resta impenetrabile si rende vivibile, può essere attraversato e permette di concludere la frase di Giobbe: “ora i miei occhi ti vedono”.

Don Luigi Maria Epicoco durante un intervento pubblico

Le Interpretazioni del Terremoto Attraverso i Secoli

Dalla Mitologia Antica alle Visioni Monoteiste

Nel mondo antico il terremoto è manifestazione diretta di una delle tante divinità dei pantheon politeisti. Poseidone, o Nettuno per i romani, è il dio del mare e dei terremoti e maremoti nella mitologia greca. La tradizione giapponese vuole che a causare i terremoti e i maremoti sia un grande pesce scuro chiamato Namazu (pesce gatto). È lui che vivendo nel mare vicino alle coste con i suoi movimenti fa tremare la terra e poi sbattendo la sua coda causa gli tsunami. La cultura giapponese lo teme e lo onora allo stesso tempo, e nei disegni tradizionali la figura di Namazu è assai presente.

La visione monoteista elimina queste credenze, assenti quindi nel mondo ebraico antico e in quello cristianizzato, che rifuggono l’animismo come forma di idolatria.

Rappresentazione di Namazu, il pesce gatto gigante giapponese che causa terremoti

Le Spiegazioni Teologiche e Naturalistiche nel Medioevo

Già in età alto-medievale i teologi cristiani da una parte affermano che se un terremoto avviene, è perché, in ultima analisi, Dio lo permette (per “richiamare” gli uomini), e lo ricollegano, come ogni manifestazione di violenza naturale, al peccato originale, origine di ogni squilibrio spirituale e fisico (“tutta la creazione geme, come nelle doglie del parto”, scriveva san Paolo). Nel contempo, propongono delle interpretazioni naturalistiche, delle cause secundae, dei fenomeni sismici.

Così per esempio sant’Isidoro vescovo di Siviglia (nel suo De natura rerum), il venerabile Beda, Dante Alighieri, sant’Alberto Magno nel suo De mineralibus et rebus metallicis e il frate Ristoro d’Arezzo nella sua Composizione del mondo (1282), hanno esplorato queste spiegazioni. Nel XIV secolo il canonico del Duomo di Regensburg, Konrad di Megenberg (1309-1374) respinge la spiegazione popolare di origine pagana secondo cui il terremoto era causato da un enorme pesce di nome Celebrant che di tanto in tanto si muove mordendosi la pinna caudale, e, dopo aver identificato in Dio la causa prima, propone una spiegazione naturalista del fenomeno.

Il Contributo Cruciale dei Religiosi alla Nascita della Sismologia Scientifica

In questo percorso di graduale comprensione dei fenomeni sismici, occupa un posto di rilievo anche un religioso anglicano, l’inglese John Michell (1724-1793), parroco di Thomhill Curch nello Yorkshire, filosofo e teologo. Secondo alcuni, fu “il primo sismologo dell’età moderna”, per il quale il terremoto ha il carattere di un’onda che si propaga nella Terra grazie all’elasticità delle rocce.

Un ruolo fondamentale lo hanno però soprattutto alcuni religiosi cattolici, inventori di una grande varietà di strumenti di misurazione.

I Pionieri degli Strumenti Sismici

Tra i primi sismometri troviamo quello ideato nel 1703 dall’abate francese Jean De Haute-Feuille. Costui costruì “una vaschetta con fori presso l’orlo, orientati secondo i punti cardinali; la vaschetta era riempita di mercurio fin presso i fori. Ad ogni scossa il mercurio, oscillando, traboccava da uno o più fori, e cadeva in apposite scodellette, indicando così non solo la direzione della scossa, ma anche la sua intensità, dalla quantità di mercurio traboccato.”

L’abate Atanasio Cavalli, nel 1784, vi aggiunse un orologio orizzontale con quadrante girevole e con fori corrispondenti alle diverse ore; “il mercurio, cadendo nei fori che indicavano le ore, rivelava così anche l’ora della scossa.”

Ma il primo sismografo moderno, a pendolo (1751), fu invenzione del monaco benedettino padre Andrea Bina. Egli “fece sì che una massa di piombo, sospesa ad un filo e munita di una punta nella parte inferiore, solcasse in uno strato di sabbia le tracce del movimento tellurico.”

Schizzo o disegno tecnico di un sismometro antico come quello di Jean De Haute-Feuille o Andrea Bina

Lo Sviluppo del Sismografo a Registrazione Continua con Filippo Cecchi

All’opera di costoro, e di alcuni altri, si affianca quella di un altro padre scolopio, Filippo Cecchi, a cui dobbiamo il primo strumento sismografico (detto anche Sismografo analizzatore) che registri con continuità “i movimenti del suolo in funzione del tempo.”

“Nello strumento del Cecchi, l’inizio del terremoto mette in moto un orologio e aziona lo scorrimento di un nastro di carta sul quale vengono registrate le oscillazioni del suolo.” Il Sismografo elettrico a carte affumicate scorrevoli e il Sismografo a carte affumicate non scorrevoli del Cecchi si diffusero molto rapidamente negli osservatori italiani e stranieri e gli meritarono la medaglia d’oro all’Esposizione nazionale di Torino del 1884.

Diagramma schematico di un sismografo a registrazione continua di Filippo Cecchi

Figure Emblematiche della Sismologia Italiana

Tra i religiosi italiani che si distinsero a livello mondiale nello studio e negli apporti alla sismologia va ricordato anche don Giuseppe Mercalli (1850-1914), inventore della famosa scala sismica che da lui prende il nome e della prima carta sismica d’Italia.

Il padre scolopio Guido Alfani (1876-1940), che “impiantò una stazione radiotelegrafica per il servizio orario degli apparecchi sismici, la prima in Italia.”

E soprattutto il padre barnabita Timoteo Bertelli (1826-1905), che può essere definito il padre della microsismica.

Ritratto di Don Giuseppe Mercalli

Timoteo Bertelli: Il Padre della Microsismica e le Sue Scoperte

Timoteo Bertelli nacque a Bologna nel 1826 da Francesco, professore di Astronomia presso l’Università locale, e Teresa Pallotti. Entrò nell’ordine dei barnabiti nel 1845 e successivamente insegnò presso il prestigioso collegio barnabita Alla Querce di Firenze, come ricordato da Enzo Pozzato nel Dizionario Biografico degli Italiani (Vol.9, 1967).

La maggior gloria del Bertelli è l’organizzazione, su basi scientifiche, di una nuova scienza, la sismologia. Sulla base delle esperienze effettuate dal barnabita padre Cavalleri (inventore straordinario anche di microscopi, telescopi, elicoscopi, lampade elettriche a corrente continua ecc.), e dopo aver effettuato una ricerca storica sulle scoperte di Alessandro di Calignon (1643) e di P. Parnisetti (canonico e professore di Fisica nel Seminario di Alessandria), nel 1868 costruì un primo pendolo di osservazione chiamato tromometro. Esso era costituito di un peso di pochi chilogrammi sospeso ad un filo di rame e munito nella parte inferiore di una punta finissima, che doveva essere osservata con il microscopio.

Procedendo nelle osservazioni con rigore sperimentale, negli anni 1870-71 il Bertelli osservò che i fenomeni microsismici erano denunciati dal pendolo, che il fenomeno si ripeteva nei mesi invernali quasi quotidianamente e con maggiore intensità durante gli abbassamenti barometrici e che nei mesi estivi i fenomeni microsismici erano quasi impercettibili.

Per capirne di più, possiamo trarre una citazione da un breve saggio di C. Melzi d’Eril e G. Boffito, intitolato Il P. Barnabita Timoteo Bertelli di Bologna (1826 - 1905): primo indagatore e propagatore della sismica e microsismica (1924). In esso si afferma che il “Bertelli ha sorpreso il fenomeno nascosto sino ad allora all’umanità, il tremito voglio dire spontaneo della terra. Per lui non v’è più dubbio…sì, anche quando tutto pare fermo, il suolo ha le sue microscopiche convulsioni. Non è il vento che agiti l’aria d’intorno…non è il vento che agiti l’edificio perché è giornata di assoluta calma; non è lo squilibrio termometrico, perché in quell’andito la temperatura è costante; non sono veicoli che passino, persone che girino per la casa, perché è notte avanzata. Eppure il pendolo si muove ed è la terra che ha i suoi terremoti microscopici…”.

Per misurare questi moti, da lui per primo identificati, Bertelli inventò appunto il tromometro ed altri strumenti.

Ritratto di Padre Timoteo Bertelli con il suo tromometro

Vita e morte di Giovanni Gentile - La Storia Siamo Noi

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