Simon Vouet: Un Maître tra Influenze Caravaggesche e Scoperta di Opere

La Carriera di Simon Vouet: Tra Roma e Parigi

Simon Vouet (Parigi, 1590 - 1649) è uno degli artisti più affascinanti nel panorama romano della seconda e terza decade del Seicento. La sua carriera fu caratterizzata da un'intensa attività che lo vide protagonista sia in Italia che in Francia, distinguendosi per la sua capacità di assimilare e rielaborare le tendenze artistiche del suo tempo.

Il Periodo Romano e l'Eredità di Caravaggio

Vouet giunse a Roma ventiduenne, nel 1612, rimanendovi 15 anni e abbandonando la capitale delle arti nel 1627. Durante il suo soggiorno romano, ebbe modo di studiare da vicino le tele rivoluzionarie di Caravaggio, morto solo pochi anni prima del suo arrivo a Roma, nel 1610. Del periodo romano di Vouet gli studiosi ritengono siano rimasti circa una trentina di dipinti.

L'influenza di Caravaggio sulla nuova pittura barocca fu profonda e rivoluzionaria. La resa della realtà attraverso l’uso dei forti contrasti di luce ed ombra non era mai stata tanto veritiera e vitale. Caravaggio influenzò anche una fitta schiera di artisti francesi, tra i quali Louis Le Nain, Valentin de Boulogne, Simon Vouet e Georges de La Tour, noto per i notevoli effetti “a luce di candela”.

Simon Vouet arrivò nella capitale per studiare i grandi: Raffaello e Michelangelo in primis, ma anche i Carracci e Caravaggio. A differenza di molti suoi compaesani, fu fortunato: era un entusiasta, aveva un carattere allegro, sapeva coltivare le sue relazioni e soprattutto era protetto dal re di Francia. Tutto questo, unito ad una cospicua pensione che arrivava da Luigi XIII in persona, favorì l’inizio di una brillante carriera di pittore ufficiale. Sotto l’ala protettrice dei Barberini, Vouet ricevette le prime commissioni, e dal suo valente pennello nacque una serie di capolavori, memori della lezione di Caravaggio.

Ritratto di Simon Vouet, pittore francese del XVII secolo

Il Successo in Francia e la Grande Bottega

Nel 1624 Vouet venne nominato Principe dell'Accademia di San Luca, segno del suo crescente prestigio. Tornato a Parigi nel 1627, si mise subito al servizio del suo re e aprì una grande bottega dove si lavorava a ritmi incessanti. Dall’atelier uscivano grandi pale d’altare, raffinate storie mitologiche e disegni preparatori per arazzi e decorazioni, commissionate da celebri personaggi come il cardinale Richelieu e Anna d’Austria.

La "Nascita della Vergine" a San Francesco a Ripa: Un Esempio Chiave

Dettagli dell'Opera e la Sua Rilevanza

La Nascita della Vergine di Simon Vouet, custodita nella prima cappella a sinistra di San Francesco a Ripa a Trastevere, è una signora tela, commissionata a Vouet dal Cardinal Del Monte, mecenate a suo tempo di Caravaggio. L'opera, databile presumibilmente fra il 1618 e il 1620, dimostra le qualità di questo caravaggesco francese, assurto a primo pittore di Luigi XIII e anche nelle grazie del cardinale Richelieu.

La tela presenta un forte risalto delle figure così evidenti e vive contro il fondo scuro, con una luce che piove dall’alto creando ombre nette e violente, e un realismo sensuoso dei panneggi. I panni bianchi sono sovrabbondanti ovunque per dar luce e generare impatto visivo. La tavolozza è ricca di colori - azzurri, arancioni, ovviamente rossi - che si materializzano in panneggi di gran pennello. Altrettanto ricchi i particolari: l’acconciatura elaborata dei capelli del personaggio di spalle e il suo piede nudo in primo piano, il vaso bianco a terra in contrasto al grande catino di rame, i merletti della camicia e il turbante della donna a destra. La mano sinistra di quest’ultima, tipica posa caravaggesca, protesa aperta verso lo spettatore, conferisce un colpo di profondità alla scena.

Nonostante la qualità di prim’ordine dell'opera, la sua posizione e la scarsa illuminazione (sebbene sia possibile accendere una piantana Ikea posta provvidenzialmente nella cappella) la rendono difficile da apprezzare per il visitatore.

La Nascita della Vergine di Simon Vouet nella chiesa di San Francesco a Ripa, Roma

L'Evoluzione Stilistica: Dal Caravaggismo al Classicismo

Gli stranieri che venivano a Roma nel secondo decennio del Seicento, tra cui connazionali del Vouet come Nicola Tournier, Valentin de Boulogne, Nicolas Regnier e Claude Vignon, erano attratti soprattutto dal caravaggismo. Vouet stesso, nel suo primissimo tempo romano, fu fortemente attratto dal mondo caravaggesco e dai suoi temi, dal fascino di un approccio naturalistico e di una pittura densamente intrisa di vita.

Opere come La buona Ventura del museo di Ottawa o Gli amanti della Galleria Pallavicini denotano un deciso avvicinamento al caravaggismo. Tuttavia, ben presto, pur restando fedele a un modo di dipingere intensamente naturalistico, Simon Vouet si allontanò progressivamente dal caravaggismo più stretto, quello dei seguaci della manfrediana methodus, per elaborare invece un suo stile più complesso, più colto, più attento ai richiami classici e rivolto a un diverso tipo di committenza.

Un esempio evidente di questa sua tendenza aperta è proprio la bellissima Nascita della Vergine. Il forte risalto delle figure contro il fondo scuro, la luce che crea ombre nette e violente, il realismo sensuoso dei panneggi e quel piede nudo della donna di schiena sono certamente elementi di un caravaggismo corposo e sincero. Tuttavia, il senso generale dell’opera volge verso una direzione diversa. La composizione, studiata con meditazione pensosa, è decisamente classica, quasi raffaellesca: intorno al grande bacile rotondo di rame, le quattro figure femminili si dispongono in un cerchio perfetto, armoniosamente, con un gestire studiato che accompagna l’andamento circolare del gruppo. Anche la tenda rossa, elemento tipico del repertorio caravaggesco sacro, ha qui un andamento regale, solenne, quasi teatrale.

Questo quadro, già nel secondo decennio del Seicento, propone un modo di deviare il caravaggismo verso l’historia, di accordarlo al decoro, preannunciando il futuro Vouet peintre du Roi. Anche in opere come l’Allegoria de L’Intelletto, La Memoria e La Volontà, Vouet dimostra di ricordare il San Giovanni di Caravaggio, ma la composizione delle tre figure è invece di matrice classica, richiamando Raffaello.

Opere di Simon Vouet in Collezioni e Ambienti Diversi

Il "Ritratto di Bambina con Colomba": Una Rara Acquisizione per il Prado

La Campagna di Micromecenatismo e il Coinvolgimento Civile

Il 25 settembre 2018, il Museo del Prado, preparandosi a celebrare i suoi 200 anni di storia, ha lanciato la sua “primera campaña de micromecenazgo”, la prima raccolta fondi “democratica” per l'acquisto di una rara e inedita tela di Simon Vouet. Il dipinto in questione è un “Ritratto di bambina con colomba” acceso da suggestive luci caravaggesche, attualmente conservato in una collezione privata spagnola appartenente a una famiglia straniera residente in Spagna.

La campagna, che durerà sino al 9 dicembre 2018, mirava a raccogliere 200.000 euro, cifra concordata con i proprietari del dipinto. Sino ad allora, il museo aveva raccolto quasi 48.985 euro. Il direttore del museo, Miguel Falomir, ha voluto creare con questa originale iniziativa di micro-sponsorship un maggiore coinvolgimento della società civile, permettendo a tutti di dare il proprio contributo diventando donatori del Prado, anche con soli 5 euro di donazione.

Ritratto di bambina con colomba di Simon Vouet, collezione privata

Il Valore dell'Opera per il Museo e il Legame con Altre Tele

Il “Retrato de niña con paloma” (66,5 x 49,5 cm) è stato dipinto da Simon Vouet su tela tra il 1620 e il 1622, probabilmente in Italia, durante il suo soggiorno romano. Per il Prado, si tratta di un acquisto particolarmente importante e significativo. Infatti, il museo spagnolo possiede già due opere del pittore francese, tra cui L'allegoria del Tempo vinto dalla Speranza e dalla Bellezza, entrata a far parte delle raccolte nel 1954.

Andrés Úbeda, direttore aggiunto del museo, ha spiegato che ne L'allegoria del Tempo vinto dalla Speranza e dalla Bellezza, opera realizzata verso la fine del soggiorno romano di Vouet nel 1627, la figura femminile della Bellezza presenta il volto della stessa modella del ritratto in collezione privata. Si tratta probabilmente della stessa donna, sebbene il suo aspetto cambi leggermente come conseguenza del tempo trascorso tra il primo e il secondo dipinto. Nel ritratto, il soggetto appare leggermente più giovane, suggerendo che l'opera sia stata realizzata attorno al 1620-1622. La scoperta del ritratto della bambina con la colomba ha affascinato gli studiosi con l'idea di legare le due opere, permettendo che entrambe siano conservate nello stesso museo e diventino patrimonio di tutte le persone che visitano il Prado.

L'allegoria del Tempo vinto dalla Speranza e dalla Bellezza di Simon Vouet, Museo del Prado

L' "Angelo con il Simbolo della Passione": Questioni Attributive e Collezioni

L'Opera di Brindisi e la Serie degli Angeli

Un quadro significativo per Brindisi è l'Angelo con il simbolo della Passione: la scala della Croce, esposto nel Museo Tarantini presso la Chiesa di S. Teresa, appartenente sicuramente all’ambito di Simon Vouet. L'interesse per questo dipinto ha attratto esperti da Parigi.

Tre anni fa, l'entusiasmo per il ritrovamento di opere di indubbia qualità aveva portato all'assegnazione di questo dipinto, proveniente dalla chiesa di S. Teresa a Brindisi, nientemeno che a Simon Vouet. A Vouet risultavano già assegnati altri quattro dipinti facenti parte di una serie di dodici, raffiguranti tutti Angeli con simboli della Passione. Dai documenti risultava che Vouet aveva eseguito per il cardinale Filomarino detta serie, e che questi erano passati in eredità ai nipoti del ramo Filomarino della Torre, rimanendo nel loro palazzo fino al 1799, quando fu saccheggiato e incendiato, e la collezione dispersa. Fonti francesi, come il Cochin, riferivano di aver visto i dodici Angeli in casa dei Filomarino della Rocca.

La produzione artistica del giovane Vouet durante i suoi quindici anni di permanenza in Italia all’inizio del Seicento è stata minuziosamente studiata ed è ben documentata per le opere più importanti, realizzate a Genova e soprattutto a Roma.

Angelo con il simbolo della Passione di ambito di Simon Vouet, Museo Tarantini Brindisi

Il Dilemma della Doppia Serie e le Ipotesi sulla Paternità

Non essendoci alcun motivo per il cambiamento di sede o di proprietario di una raccolta rimasta integra fino alla Rivoluzione, si è ipotizzata una seconda serie di angeli vouetiani, ossia di copie. Il fatto che due esemplari dello stesso angelo, forse il più bello e commovente della serie, siano finiti uno sulle sponde dello Ionio (Brindisi) e l’altro in riva all’Adriatico (collezione privata napoletana) ha alimentato questo enigma. È vero che, come i gioielli di grande pregio, anche le opere d’arte viaggiavano molto già negli anni del passato.

Il restauro del dipinto di Brindisi si è rivelato utile per ritornare sul problema, anche alla luce di quanto la recente mostra di Vouet ha potuto chiarire sul pittore. Il confronto di idee con Paul Bedarida ha permesso di valutare diversamente alcune caratteristiche. L'esatta identificazione del simbolo della Passione, del tutto illeggibile prima del restauro, è stata chiarita come la scala e non la croce.

Dunque, un declassamento del dipinto di Brindisi? Certamente se lo si considera in rapporto al modello; sicuramente no, se si tiene conto della sua qualità che rimane e che rivela un autore così vicino al modello, anzi con una tale conoscenza del suo stile da confondersi con il medesimo. Del resto, questa ipotesi sembra anche la via più probabile per risolvere il problema della doppia serie. Tutte ipotesi che escluderebbero l’esistenza di una doppia serie e che confermerebbero quella che vede nascere la copia di Brindisi come unicum nell’atelier di Vouet già al tempo del completamento della serie. Questa ipotesi dà particolare risalto alla circostanza che la scelta del copista sia caduta sul dipinto che deve essere avvertito come il più intenso ed espressivo della serie.

La mostra di Vouet ha posto in primo piano, tra l'altro, il problema critico del suo seguito già al tempo del periodo romano. C’è generale concordanza nel ritenere la serie dei dodici Angeli opera eseguita negli ultimi anni del soggiorno romano del pittore, periodo nel quale gli artisti che fanno capo al suo atelier non sono molti. Il confronto con quanto risulta al loro attivo porta almeno per ora ad escludere che alcuni di essi possano essere i probabili autori del dipinto di Brindisi. Sembra, infatti, che si possano escludere Jacques de Letin, Jacques Lhomme e Jean-Baptiste Mole; dovrebbero essere esclusi anche Jean Francois, per quanto si può evincere dal carattere della sua pittura dall’unica incisione riferibile a un suo dipinto, e Charles Mellin, la cui pittura porta sì l’impronta della lezione di Vouet ma ha sicuramente una sua precisa identità.

Restano Claude Mellan e la moglie di Vouet, Virginia da Vezzo. Per entrambi è ancora aperto il problema dell’identificazione delle loro opere pittoriche, mentre è documentata, per il primo ampiamente, l’attività incisoria. Lo stile che traspare dall’incisione di Mellan, con il modo di piegare le stoffe e di lumeggiarle per sottolinearne la preziosità e ricchezza cromatica o ancora il modo di girare le ombre, ben si addice a quello del dipinto di Brindisi.

Virginia da Vezzo: La Figura dell'Artista e Consorte

Simon Vouet e Virginia da Vezzo si incontrarono attorno al 1623, quando la ragazza aveva sedici o diciassette anni, e il loro matrimonio fu suggellato il 21 aprile di tre anni dopo. Delineare la figura di Virginia da Vezzo risulta ostico, ma i plausi che trapelano dalle fonti e i dubbi attributivi che ruotano attorno a questa coppia d’arte rendono appassionante la ricerca. Difficile è l’attribuzione dei suoi quadri, molti dei quali firmati dal marito, in base agli usi del tempo.

Virginia da Vezzo, pur giovanissima, venne ammessa all’Accademia di San Luca. Si ipotizza che proprio il dipinto di Brindisi, con le sue caratteristiche stilistiche, possa essere la prima opera pittorica da assegnare a Virginia da Vezzo.

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