Un percorso in sette tappe, condotte da padre Raniero Cantalamessa, predicatore del Papa, mira a scoprire la figura di Cristo prendendo spunto dai principali dogmi su Gesù formulati dalla Chiesa nel corso dei suoi due millenni di storia. Raniero Cantalamessa suggerisce riflessioni e percorsi di approfondimento spirituale, aiutando il lettore a instaurare un rapporto reale con la persona umana e divina di Gesù, nella conoscenza, nella fede, nella preghiera e mediante scelte della vita concreta. Questo perché, come sottolineato, non c'è vocazione più bella di innamorarsi di Cristo per poi far innamorare di lui altri.
Le Vie di Accesso alla Persona di Gesù
Esistono diverse vie per accostarsi alla persona di Gesù. Si può partire direttamente dalla Bibbia seguendo la via tipologica, che spiega Gesù alla luce delle profezie e delle figure dell'Antico Testamento, o la via storica, che ricostruisce lo sviluppo della fede in Cristo dalle varie tradizioni e titoli cristologici del Nuovo Testamento. Alternativamente, si può partire dalle domande e dai problemi dell'uomo d'oggi, o dalla propria esperienza di Cristo, per risalire alla Bibbia.
La Tradizione della Chiesa ha elaborato, ben presto, una sua via di accesso al mistero di Cristo, un modo per raccogliere e organizzare i dati biblici che lo riguardano, che si chiama il dogma cristologico, o via dogmatica. Cantalamessa ha scelto di accostarsi alla persona di Gesù Cristo seguendo questa via classica della Chiesa, proponendo sei riflessioni, di cui due dedicate all'umanità di Cristo, due alla divinità e due alla sua unità di persona.

La Vera Natura del Dogma Cristologico
Il dogma cristologico non intende essere una sintesi riduttiva di tutti i dati biblici, riassumendo la ricchezza delle affermazioni sul Cristo in una formula scarna come "due nature, una persona". La Chiesa crede e predica di Cristo tutto ciò che il Nuovo Testamento afferma di lui, senza esclusioni. Il dogma ha invece lo scopo di tracciare un quadro di riferimento, stabilire una "legge fondamentale" che ogni affermazione su Cristo deve rispettare. Tutto ciò che si dice di Cristo deve rispettare il dato certo e incontrovertibile che egli è Dio e uomo nello stesso tempo, nella stessa persona.
Il Dogma come "Struttura Aperta"
I dogmi sono definiti come "strutture aperte", pronte ad accogliere tutto ciò che di nuovo e di genuino ogni epoca scopre nella parola di Dio. Essi sono aperti a evolversi dal loro interno, purché sempre "nello stesso senso e nella stessa linea", senza che l'interpretazione di un'epoca contraddica quella precedente. Avvicinarsi a Cristo per via dogmatica non significa ripetere stancamente le stesse cose, ma leggere la Scrittura nella Tradizione, con gli occhi della Chiesa, in un modo sempre antico e sempre nuovo. Come diceva Sant'Ireneo, la verità rivelata è "come un liquore prezioso contenuto in un vaso di valore; per opera dello Spirito Santo, essa ringiovanisce sempre e fa ringiovanire anche il vaso che la contiene".
Il Ruolo dello Spirito Santo nel Dogma
La perenne novità e giovinezza della Chiesa nel leggere la Scrittura è garantita dallo Spirito Santo. Lo Spirito guida la Chiesa a raccogliere nuovi stimoli dalla storia e dal pensiero umano ("segni dei tempi") per leggere la parola di Dio in maniera sempre più profonda. Un Padre della Chiesa definì lo Spirito Santo la "luce dei dogmi". Rinnovare il dogma nello Spirito Santo significa permettere che esso brilli di luce nuova, facendo innamorare i credenti e riportandolo vicino alla loro esperienza, mostrando come il dogma sia portatore non solo di certezze, ma anche di energie per la Chiesa. Lo Spirito proietta luce su Gesù Cristo e rivela il suo mistero, rendendo possibile proclamare Gesù come "Signore" e come "vero Dio e vero uomo".
Il Triangolo Dogmatico su Cristo: Umanità, Divinità e Unità della Persona
Cantalamessa propone di considerare un triangolo dogmatico su Cristo, dove i due lati rappresentano la sua umanità e la sua divinità, e il vertice l'unità della sua persona. Gesù è "Dio e uomo nello stesso tempo; meglio nella stessa persona", un dato certo e incontrovertibile che ogni affermazione su Cristo deve rispettare.
La Perfetta Umanità di Cristo
Quando il Nuovo Testamento parla dell'umanità di Gesù, è più interessato alla sua santità e perfezione morale che alla sua completezza ontologica. Gesù è presentato come l'uomo nuovo, "l'Adamo ultimo", "l'Immagine di Dio", colui che ha rivelato l'uomo "creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera". Egli è il "Santo di Dio", proclamato solennemente in momenti chiave della sua vita terrena (Lc 4,34; Gv 6,69). Gesù non è tanto un uomo che somiglia a tutti gli altri, quanto l'uomo al quale tutti gli altri uomini devono somigliare, la "misura di tutte le cose".
La Santità Reale di Gesù
La santità di Gesù non è un principio astratto, ma una santità reale, vissuta momento per momento. Le Beatitudini, per esempio, sono l'autoritratto di Gesù, la sua stessa vita che egli svela ai discepoli, chiamandoli ad entrare nella sua sfera di santità. Egli insegna ciò che fa, perdonando i suoi carnefici sulla croce ("Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno" - Lc 23,34). Oltre all'adesione costante alla volontà del Padre, la santità di Cristo si manifesta nell'assoluta mancanza di ogni peccato. Alla domanda "Chi di voi può convincermi di peccato?" (Gv 8,46), nessuno poté rispondere. Le testimonianze apostoliche sono unanimi: "Egli non aveva conosciuto peccato" (2 Cor 5,21), "non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca" (1 Pt 2,22), "fu provato in ogni cosa a somiglianza di noi, escluso il peccato" (Eb 4,15). Questa totale assenza di colpa, e di ammissione di colpa, pervade l'intero Vangelo e la vita di Gesù. Una tale esclusione di peccato indicherebbe un'umanità eccezionale, ma eccezionale nell'orgoglio, se non fosse la pura verità, provata dalla sua resurrezione.
La Santità di Cristo per Noi
La buona notizia è che Gesù non solo è il Santo di Dio, ma comunica, dona e regala la sua santità a noi. Mentre un genitore umano trasmette ai figli ciò che ha ma non ciò che è, Gesù, nel battesimo, trasmette non solo ciò che ha, ma ciò che è: egli è santo e ci fa santi; è Figlio di Dio e ci fa figli di Dio. La santità cristiana è prima di tutto un dono, non un dovere. Il cristianesimo inizia con ciò che Dio ha fatto per salvarci, non con ciò che noi dobbiamo fare per salvarci. Per accogliere questo dono e farne esperienza vissuta, è necessaria la fede. Non una fede qualsiasi, ma quella fede che ci permette di appropriarci di ciò che Cristo ha acquisito per noi, la fede che "fa il colpo di audacia e che fa fare il colpo d'ala alla nostra vita cristiana". L'apostolo Paolo afferma che "Cristo Gesù [...] per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione" (1 Cor 1, 30-31). Ciò che Cristo è diventato "per noi" ci appartiene più di quanto lo avremmo fatto noi stessi. È come se, in un'epica lotta, un valoroso avesse sconfitto il crudele tiranno e noi, ammirando la sua vittoria, ne condividessimo il premio. San Paolo esorta a "spogliarsi dell'uomo vecchio" e "rivestirsi di Cristo", un'operazione che è anzitutto di fede, consegnando a Cristo i propri peccati e rivestendosi della giustizia che egli ha acquisito. Dalla appropriazione si deve poi passare all'imitazione: la santità di Gesù è consistita nel fare sempre ciò che piaceva al Padre. Dobbiamo chiederci, di fronte a ogni decisione, cosa piacerebbe a Gesù che facessimo, e farlo senza indugio. La volontà di Gesù è più facile da conoscere rispetto alla volontà di Dio in astratto, basta ricordare ciò che dice nel Vangelo.
La Divinità di Cristo
Già nell'anno 111 o 112 d.C., Plinio il Giovane, governatore della Bitinia, testimoniava che i cristiani "intonano, a cori alterni, un inno a Cristo come a un Dio". Questo mostra come la divinità di Cristo fosse già proclamata nella liturgia a pochi anni dalla morte dell'ultimo apostolo. Il dogma della divinità di Cristo fu sancito solennemente nel Concilio di Nicea del 325 con le parole che ripetiamo nel Credo: "Credo in un solo Signore Gesù Cristo… Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre". Nonostante i successivi rigurgiti di arianesimo, questo dogma divenne patrimonio pacifico di tutta la cristianità.
Sfide e Riscoperta della Divinità di Cristo
La Riforma protestante, pur mantenendo intatto il dogma della divinità, inserì un elemento che aprì a sviluppi futuri: "Conoscere Cristo significa riconoscere i suoi benefici, non indagare le sue nature". Il Cristo "per me" divenne più importante del Cristo "in sé". L'Illuminismo e il razionalismo, con figure come Kant, ridussero il cristianianesimo a un ideale morale, spogliando il Vangelo del soprannaturale e mettendo in discussione la divinità e persino l'esistenza storica di Cristo. Bultmann, con la sua demitologizzazione, sosteneva che "Cristo è Dio" è corretto solo se "Dio" è inteso come l'evento dell'attuazione divina, non come un essere oggettivabile, allontanandosi dal dogma niceno. Di fronte a queste sfide, è fondamentale risvegliare una fede luminosa, oggettiva e soggettiva nella divinità di Cristo.
La Proclamazione della Divinità nei Vangeli
Nei Vangeli sinottici, la divinità di Cristo non è mai dichiarata apertamente, ma continuamente sottintesa attraverso detti come: "Il Figlio dell'uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati" (Mt 9,6); "Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio" (Mt 11,27); "I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno". Ma è soprattutto Giovanni che ha fatto della divinità di Cristo lo scopo primario del suo Vangelo, unificando ogni aspetto. Egli conclude il suo Vangelo dicendo: "Questi [segni] sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome" (Gv 20,31).
Gli "Io Sono" di Gesù
Il Vangelo di Giovanni contiene numerosi "Io Sono" (ego eimi) pronunciati da Gesù: "Se non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati… Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono … Prima che Abramo fosse, Io Sono" (Gv 8,24.28.58). Con queste affermazioni, Gesù si attribuisce il nome che Dio rivendica per sé in Isaia ("Perché mi conosciate e crediate in me e comprendiate che Io sono" - Is 43,10). Questa proclamazione rivela l'identità totale di natura tra il Padre e il Figlio: "Io e il Padre siamo una cosa sola" (Gv 10,30).
Il Pericolo di Vivere "Etsi Christus non daretur"
Esiste un pericolo mortale per la Chiesa e per i credenti: quello di vivere "etsi Christus non daretur", cioè come se Cristo non esistesse. Questa è una massima tipica del pensiero moderno illuminista, che Bonhoeffer tentò di reinterpretare in senso cristiano. Oggi, il mondo e i suoi mezzi di comunicazione parlano della Chiesa interessandosi della sua storia, organizzazione, fatti e pettegolezzi, ma raramente menzionano la persona di Gesù. Cristo spesso non entra nei dialoghi tra fede e filosofia, fede e scienza, o nei dialoghi interreligiosi. Anche i credenti rischiano di comportarsi "etsi Christus non daretur", parlando della Chiesa prescindendo da Cristo e dal suo Vangelo. Papa Francesco ha ricordato che l'esistenza della Chiesa ha senso solo se resta saldamente unita a Cristo, nella sua Parola, nell'Eucaristia e nella preghiera. Le meditazioni di Cantalamessa vogliono fare un "primissimo piano" sulla persona di Gesù Cristo, non con un intento apologetico, ma spirituale, affinché egli divenga sempre più il Signore della nostra vita, il nostro tutto. La domanda centrale non è "Che posto occupa Gesù nel mondo o nella Chiesa?", ma "Che posto occupa Gesù nella mia vita?".
La Fede Personale e l'Ecumenismo
La divinità di Cristo è la vetta più alta della fede. Credere in un Dio nato in una stalla e morto su una croce richiede di demolire la falsa convinzione di essere "a posto" con la fede. Dobbiamo ricreare le condizioni per una ripresa della fede nella divinità di Cristo, riproducendo lo slancio da cui nacque il dogma di Nicea. Per san Paolo, "con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza" (Rm 10,10). La fede nasce dalle radici del cuore, un atto singolare che ciascuno deve compiere nella solitudine con Dio, rispondendo alla domanda di Gesù: "Credi tu?".
Questo ha importanti conseguenze anche per l'ecumenismo cristiano. Esistono due tipi di ecumenismo: quello della fede, che unisce tutti coloro che credono in Gesù come Figlio di Dio e nella Trinità, e quello dell'incredulità, che si limita a "interpretare" queste verità. La distinzione fondamentale tra gli spiriti, in ambito di fede, non è tra cattolici, ortodossi e protestanti, ma tra chi crede in maniera autentica e chi no.
tags: #cantalamessa #sapere #gesu #cristo