Le Riforme nello Stato Pontificio: Dal Motu Proprio del 1816 alla Crisi del Potere Temporale

Il ritorno di Papa Pio VII a Roma il 24 maggio 1814 segnò la restaurazione del suo dominio temporale, interrotto dall'arresto e dalla deportazione in Francia da parte di Napoleone Bonaparte nel luglio del 1809. Al Congresso di Vienna, la restaurazione dello Stato pontificio avvenne sostanzialmente senza discussioni, nonostante fosse chiaro a molti il suo carattere ormai arcaico e l'intrinseca debolezza di quella antica teocrazia.

Il Ruolo del Cardinale Ercole Consalvi e le Riforme del 1816

Protagonista della lotta contro Napoleone e dell'operazione restauratrice dello Stato fu l'abile Cardinale Ercole Consalvi, negoziatore a Vienna e richiamato da Pio VII come Segretario di Stato. Consalvi, con una brillante carriera alle spalle nella curia romana e pur con l'ostilità della Curia saldamente in mano agli esponenti più retrivi, cercò almeno in certa misura di ammodernare le strutture amministrative e giuridiche dello Stato.

Con il Motu proprio della Santità di Nostro Signore papa Pio VII del 6 luglio 1816, sulla organizzazione dell'amministrazione pubblica, vennero gettate nuove basi per l'amministrazione pontificia e l'ordinamento interno dello Stato. Il Cardinal Consalvi si rimboccò le maniche e iniziò ad operare, consigliando il governo pontificio a dare allo Stato quel nuovo ordinamento. Queste non erano "riforme" nel senso moderno, ma "necessarie date le mutate condizioni della popolazione".

Ritratto del Cardinale Ercole Consalvi

Consalvi, definito come uno statista moderno e di grande onestà intellettuale, cercò di armonizzare l'articolazione amministrativa delle province dello Stato pontificio. La legazione apostolica di Forlì fu una suddivisione amministrativa dello Stato della Chiesa, istituita nel territorio della Romagna con motu proprio di papa Pio VII del 6 luglio 1816. Era una delegazione di 1ª classe retta da un cardinale e aveva pertanto titolo di legazione.

La sua opera segnava un progresso non lieve sulle legislazioni precedenti. Tra le innovazioni si prevedeva la creazione di distretti, governi e "delegazioni" affidate a delegati. Vennero istituiti "Consigli Comunali" che eleggevano gli uscenti o li sostituivano con nuovi eletti, e nei paesi vi erano "priori" e sei conservatori.

Riforme Ecclesiastiche e Concordati

Parallelamente alle riforme amministrative, Pio VII e Consalvi lavorarono per ridefinire i rapporti della Chiesa con gli stati europei e riorganizzare l'assetto ecclesiastico. Consalvi fu l'artefice del Concordato con la Francia, firmato il 15 luglio 1801, che permise il riavvicinamento tra la Santa Sede e il governo francese. L'importanza del Concordato del 1818, stipulato tra Santa Sede e Regno delle Due Sicilie, è un altro esempio di queste riforme.

Questo concordato, composto di 35 articoli, prevedeva tra gli altri questi punti:

  • la religione cattolica è la sola ed unica religione di Stato (art. 1);
  • le diocesi di qua del Faro dovevano essere riformate, mentre quelle di là del Faro (ossia in Sicilia) rimanevano come erano;
  • ogni diocesi doveva avere il suo capitolo ed il suo seminario economicamente autosufficiente (art. 5);
  • il Papa avrebbe accordato ai sovrani napoletani l'indulto di nominare i vescovi e gli arcivescovi, che sarebbero stati presentati alla Santa Sede per l'istituzione canonica (art. 28);
  • vescovi e arcivescovi avrebbero dovuto prestare il giuramento di fedeltà davanti al Re.

Le reazioni ai provvedimenti di Pio VII non si fecero attendere, soprattutto da parte di quelle comunità diocesane che accusarono il colpo di vedere sminuiti la propria identità, il prestigio e l'autonomia. È emblematico il caso delle diocesi di Minori, Ravello e Scala, perché per molte città "vescovili" la privazione del vescovo residente rappresentava un indiscutibile declassamento.

I Carabinieri Pontifici: Istituzione e Sviluppo

Nell'ambito delle riforme del 1816, venne istituito il Corpo dei Carabinieri Pontifici. Con la Notificazione del 16 luglio 1816, si stabilì che sarebbe stato il Corpo Militare più distinto dello Stato, godendo di stipendi superiori e una disciplina severa.

Insegna dei Carabinieri Pontifici

Potevano essere ammessi al Corpo tutti i cittadini celibi o vedovi senza prole, capaci di scrivere e leggere, con una statura non inferiore ai 5 piedi e 3 pollici per la Cavalleria e 5 piedi e 2 pollici per la Fanteria, di robusta e sana costituzione e di moralità irreprensibile.

Nel 1816 venne pubblicato un libretto di 72 pagine: "Sentimenti morali e brevi istruzioni per un Carabiniere", contenente le norme di buon comportamento e le disposizioni legislative. Ogni Carabiniere doveva custodire e portare con sé una copia di questo documento.

Per quanto attiene all’organico, il Regolamento del Corpo dei Carabinieri Pontifici, pubblicato il 22 ottobre 1816, definì l'organizzazione del Corpo sotto la supervisione di un Ispettore Generale, strutturato su due Reggimenti con sede operativa a Roma e Pesaro. Ogni Reggimento era composto da due Squadroni, formati a loro volta da due Compagnie.

Evoluzione Organizzativa e Coinvolgimento Politico

Il posto di Ispettore del Corpo dei Carabinieri fu abolito in seguito. In un secondo momento, il Corpo fu diviso in sei Squadroni, distribuiti tra diverse aree dello Stato. Il 1° Reggimento serviva la parte dello Stato da Terracina a Perugia, compresi i Ducati di Pontecorvo e Benevento, mentre il 2° Reggimento serviva nelle tre Legazioni e nelle tre Delegazioni di Urbino, Pesaro e delle Marche. Le Compagnie erano quattordici, e le Tenenze quarantatré.

Tuttavia, il numero dei Reggimenti si ridusse ad una sola unità dopo il 1831. Il 2° Reggimento fu sciolto perché reo di aver aderito al Governo Provvisorio instaurato in alcuni territori Pontifici il 5 febbraio 1831, in seguito alla sommossa popolare esplosa a Bologna. Il nuovo Governo ebbe termine il 26 marzo a seguito dell’intervento armato austriaco che, penetrato nei territori pontifici fino ad occupare Ancona, consentì nuovamente il ripristino del potere temporale del Papa su tutto lo Stato della Chiesa.

I Carabinieri si unirono nel marzo del 1848, con la benedizione di Papa Pio IX, ai Corpi Regolari del Generale Durando per rafforzare e difendere i confini dello Stato Pontificio qualora invasioni austriache ne avessero violato la sovranità. Il Corpo di Spedizione Romano, inclusi i Carabinieri Pontifici, oltrepassò la linea del Po entrando in territorio Lombardo-Veneto, sordi agli ordini di non intraprendere azioni offensive contro gli austriaci.

Instabilità Politica e Moti Rivoluzionari

Nonostante gli sforzi riformatori di Consalvi, lo Stato Pontificio restava una compagine fragile e arretrata. La condizione degli abitanti era resa tanto diversa da quella di prima. Il governo era ancora fermo al Seicento-Settecento, inoltre, era passato il ciclone napoleonico e qualcosa era rimasto. L'aristocrazia era virtualmente esclusa dal governo dello Stato, potendovi accedere solo se in abito talare. Questa pratica portava all'affollarsi di nobili negli alti ranghi della prelatura.

La fragilità della compagine statale si manifestò nella sua dipendenza dalle diplomazie e dalle armi straniere. L'esistenza del sovrano pontefice e del suo dominio temporale era ormai una faccenda sempre più decisa dagli equilibri politici internazionali. Ciò divenne chiaro nella grave crisi del 1831, allorché una rivolta scoppiata in tutte le Legazioni e ad Ancona, in concomitanza con il moto di Modena, portò al massiccio intervento militare austriaco (e in piccola parte anche francese), protrattosi fino al 1838. Una conferenza di ambasciatori delle principali potenze europee, riunitasi appositamente a Roma, stilò un Memorandum con cui si chiedeva al governo pontificio di varare al più presto un programma di riforme.

La Carboneria e la Cospirazione di Macerata (1817)

I primi anni dopo la Restaurazione furono caratterizzati da fermenti rivoluzionari. A Macerata, nel settembre 1817, si verificò una cospirazione della Carboneria. Un ex cappuccino, di nome Luigi Boatti, si trovava a Macerata. In questa città vi erano altri carbonari, tra cui Paolo Monti e Michele Mallio. La Carboneria di Macerata, aiutata da compagni interni, progettava di penetrare in città, sopraffare le sentinelle pontificie e far insorgere la popolazione. L'insurrezione doveva scoppiare il giorno di S. Bartolomeo. Un proclama, già pronto, incitava i "popoli delle Marche e della Romagna" a mostrare la loro forza contro i Pontifici, promettendo "ordine e giustizia". Tuttavia, a causa di una delazione, i congiurati si dispersero e molti furono arrestati in diverse città.

Tra i principali condannati del moto carbonaro di Macerata figurano Monsignor Tiberio Pacca, il Sarti di Bologna, Libero Pomili, presidente della Vendita di S. Paolo, Luigi Carletti, l'avv. Vincenzo Pieri e Raffaele Zucchi. Le sentenze furono emesse l'8 ottobre, il 24 dello stesso mese e il 5 novembre. La Corte di giustizia criminale del Tribunale di Macerata, presieduta da Monsignor Tiberio Pacca, comminò diverse condanne. Il duca Sforza Cesarini fu condannato a morte, mentre un carbonaro del Piceno, anche lui, a cinque. Il Pontefice intervenne, commutando la pena capitale in venti anni di reclusione e diminuendo altre minori condanne.

La Repubblica Romana (1849) e la Fine dei Carabinieri Pontifici

Il convulso evolversi degli eventi portò a una forte radicalizzazione politica nello Stato, soprattutto nella sua parte settentrionale. Il mancato rientro a Roma dei Reparti pontifici, compresi i Carabinieri Pontifici, nel 1848 segnò il declino di questo Corpo. Una spaccatura ancora più profonda e irreversibile si verificò con la fuga di Pio IX a Gaeta nella notte del 24 novembre 1848, a seguito dei tumulti popolari.

Alle ore "una" del mattino del 9 febbraio 1849 venne proclamata la Repubblica Romana. Il potere temporale del Papa era decaduto e al suo posto sorgeva una forma di governo laico, con regime egualitario, rispettoso della sovranità popolare e delle amministrazioni locali, che sarebbero state autonome.

I Carabinieri, aderendo a uno dei primi atti del nuovo Governo, modificarono i propri bolli di franchigia, sostituendo le insegne pontificie con il nuovo stemma repubblicano: un'Aquila circondata da corona civica e fasci consolari fra gli artigli. Passati alle dirette dipendenze del Ministero della Guerra con Ordine del 22 marzo 1849, i Carabinieri si distinsero in numerose battaglie, l’ultima delle quali fu la difesa delle mura della Roma Repubblicana.

Tuttavia, il 4 luglio 1849 la Repubblica Romana cadeva per mano dei Reparti francesi. La fine del sogno repubblicano e il successivo ritorno di Pio IX segnarono un momento critico per il Corpo dei Carabinieri Pontifici. L'adesione ai moti del 1831 e il giuramento di fedeltà al Governo Repubblicano di Roma furono severamente castigati con la Notificazione del 17 settembre 1849, a firma dei Cardinali Della Genga Sermattei, Vannicelli Casoni e Altieri.

La Notificazione stabiliva che: "Il Corpo dei Carabinieri è abolito in ogni parte dè dominii Pontificii (art. 1)". Contemporaneamente, veniva istituita una nuova arma politica per il pubblico servizio, denominata Reggimento - Veliti Pontifici (art. 2). Questo Reggimento sarebbe stato comandato da un Colonnello residente a Roma e diviso in tre Squadroni.

La Trasformazione: Dai Veliti alla Gendarmeria Pontificia

Dopo poco meno di 10 mesi dalla sua istituzione, il Corpo dei Veliti Pontifici mutò denominazione in Gendarmeria Pontificia. Questa rimase la sua denominazione fino al 15 dicembre 1970, quando la Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano sciolse il Corpo, istituendo in sua vece un nuovo servizio denominato Ufficio Centrale di Vigilanza. Mutata nuovamente denominazione il 25 marzo 1991 in Corpo di Vigilanza dello Stato della Città del Vaticano, il 2 gennaio 2002 assunse quella attualmente in vigore di Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano.

La Crisi Finale del Potere Temporale e la Questione Romana

L'aristocrazia era difatti virtualmente esclusa dal governo dello Stato, potendovi accedere solo se in abito talare. L'effetto di tale pratica era l'affollarsi di nobili negli alti ranghi della prelatura. Al contempo, tuttavia, dopo la Restaurazione la carriera ecclesiastica si era andata burocratizzando, divenendo appunto una carriera, e dunque vedendo assegnare all'età una funzione decisiva ai fini dell'avanzamento.

Nell'arco di tempo compreso tra il periodo delle grandi riforme di Pio VII e la crisi finale del potere temporale, lo Stato pontificio conobbe un grande fermento di idee innovative, ma anche la certezza della propria inevitabile fine. Grandi furono gli sforzi per trasformare radicalmente lo Stato nelle sue strutture politico-amministrative con l'introduzione di criteri più moderni per la conduzione e il coordinamento delle autonomie locali. Agli sforzi per le riforme istituzionali, tesi a conciliare il regime della monarchia assoluta con il governo parlamentare, si affiancò il tentativo di trasformare la società civile con nuove norme codificate. Ma gli esiti, in misura più o meno evidente, furono negativi.

Il fallito tentativo di produrre un codice civile portò alla superficie in modo inequivocabile le ragioni di fondo che rendevano ormai insostenibile il potere temporale e il ruolo del papa-re. Con progressiva consapevolezza il ceto politico prese atto della inutilità di dare allo Stato un codice di leggi che ne avrebbe solo anticipato la fine. Una illusoria volontà di prestigio politico e ancor più la convinzione di riuscire, nonostante tutto, ad evitare le insidie della normativa romano-canonistica, inestricabilmente avviluppata nell'area del diritto civile, sostennero tuttavia, solo alla fine, la ricerca di nuove vie di riforma.

Mappa dello Stato Pontificio nel 1847

Il distacco del potere dai gruppi moderati e ispirati a qualche desiderio di progresso divenne in tal modo incolmabile, mentre ormai lo Stato era presidiato stabilmente da truppe austriache e francesi e i tre quarti del suo debito pubblico era in mani straniere. La crisi del 1859-60 vide il più completo isolamento della Santa Sede di fronte all'iniziativa franco-piemontese. Gli anni dal 1860 al '70 furono, per lo Stato della Chiesa, gli anni di una lenta agonia. Solo quando Parigi, in seguito alla guerra con la Prussia nel 1870, decise di rinunciare a continuare a difendere il dominio papale, il governo italiano poté finalmente ordinare al generale Cadorna di conquistare militarmente la città.

La Legge delle Guarentigie e la Protesta di Pio IX

Dopo il 20 settembre 1870, il Papa non aveva più un proprio territorio e si trovava "rinchiuso" nei palazzi del Vaticano, in territorio italiano. Pio IX espresse questi suoi sentimenti nell'enciclica Respicientes ea omnia del 1° novembre 1870, contenente una protesta contro la presa di Roma e una dettagliata esposizione dei fatti. Il Papa si considerava un prigioniero di fatto.

Il nuovo Stato italiano si rese conto della difficoltà e tentò di tamponare la ferita aperta. Per questo, formulò, in modo unilaterale, una legislazione per regolare i nuovi rapporti tra lo Stato italiano e il Sommo Pontefice: la Legge delle Guarentigie (13 maggio 1871, n. 214). Questa legge esprimeva la sostanza dei rapporti tra Stato e Chiesa fino ai Patti Lateranensi del 1929, armonizzando il principio di preminenza dello Stato con la realtà storica della Chiesa cattolica.

Tuttavia, questa legislazione, sia nella sua ideazione che nei suoi contenuti, dimostrò le sue gravi carenze e la mancanza di originalità. Pio IX non accettò questa legislazione, spiegando i motivi del rifiuto nell'enciclica Ubi nos arcano del 15 maggio 1871. Egli dichiarò solennemente che né le "guarentigie" né alcun altro titolo o privilegio potevano garantire l'uso libero del potere affidato a Dio e la necessaria libertà della Chiesa. Il Pontefice temeva che, trovandosi nella situazione di ospite in uno Stato straniero, non avrebbe potuto godere di quella libertà e autonomia indispensabili per l'esercizio del ministero petrino, con un intento prettamente spirituale, alieno da calcoli politici.

Dal 1870 al 1929 il Pontefice visse in territorio italiano, sottomesso come qualsiasi cittadino italiano alla legge comune. Tuttavia, la legislazione, riconosciuta solo dallo Stato italiano, non limitò l'attività della Santa Sede, che anzi vide accrescere gradualmente la sua influenza e prestigio anche in ambito politico. Durante l'intervallo della Questione Romana (1870-1929) la Santa Sede, pur mancante di un territorio e di sudditi propri, si presentò alla comunità internazionale quale soggetto di pieno diritto, confermato dalle visite ufficiali di numerosi Capi di Stato al Sommo Pontefice.

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